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“ADESSO E’ …”

 

 

“ADESSO” E’ … 

 

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Ave Maria (Pavarotti)

 

1. ADESSOè l’ adesso dell’uomo, l’attimo delle sue giornate nell’Oggi Eterno di Dio. E’ anche l’ADESSO di Dio: il Natale che entra nella mia esistenza:

  • Di chi, stanco e deluso, vive lo smarrimento e l’angoscia.
  • A tutti è offerta la felicità dell’EVENTO capace di sconvolgere la vita,
  • Tutti possono accogliere il VERBO, la parola di Dio fatta carne,
  • Tutti possono aprirele porte per diventare in Gesù Figlio del Padre, figli di Dio.
  • Per qualcuno può essere l’inizio di un viaggio nuovo.
  • Di fronte all’annuncio incredibile dell’amore e della luce di Dio, del Dio con noi,si può pregare e adorare estatici, a condizione di essere umili pastori rapiti dal mistero della luce sfolgorante che squarcia le tenebre della terra.
  • In tutti Egli fa scattare l’esigenza di portare al mondo la BUONA NOTIZIA che tutte le riassume: Dio ci ama teneramente e ci conosce per nome.

 2. ADESSO è l’uscire dalla notte di pesca infruttuosa, riconoscere il misterioso personaggio che appare sul lago della vita, rompere il silenzio del mattino e gridare con la fede della Chiesa primitiva: “E’ il Signore” (Gv 21,7)

3. ADESSO è distruggere in se stessi tutto ciò che alla Parola si oppone: paure, infedeltà, indolenze, per aprirsi alla forza dello Spirito, in un atteggiamento di obbedienza alla Sua ispirazione.

4.ADESSOlaCOMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI“, alla scuola del Vangelo e dei santi testimoni  e discepoli del Signore Gesu’, San Giovanni di Dio, San Riccardo Pampuri, il medico Pierluigi Micheli e fra Raimondo Fabello,  è sogno e visione.   Il già e non ancora… di un Movimento: una storia ancora tutta da scrivere.

  • Si prefigge di essere strumento di animazione della CGR che si affida all’azione dello Spirito, nella consapevolezza che solo i figli di Dio, nel senso neotestamentario, sono i veri liberatori del creato, capaci di ridare alla creazione il suo senso, in virtù della conoscenza che loro ne dà il Verbo, per cui tutte le cose furono fatte (Gv 15,5).
  • Si propone ai Collaboratori dei Centri Fatebenefratelli e a tutti coloro che operano negli spazi della sanità pubblica, nei centri di accoglienza, nelle “terre di nessuno”, dove la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto (Rom 8, 18-25).
  • Premesso che il Figlio, ed Egli solo, passando dovunque e facendo il bene e sanando tutti (Atti 10,38), vivendo e morendo durissimamente, da Figlio, in un mondo totalmente schiavo e non ancora redento da alcuno, ha aperto, tra gli scogli del peccato e attraverso il baratro della morte, il vero arduo e definitivo sentiero della liberazione del creato (Mt 7, 13-14 e Lc 13,22-24),
  • Il Movimento si presenta come espressione del carisma formidabile che ha ispirato il Patrono dei malati e degli operatori sanitari, san Giovanni di Dio, riconosciuto ed enunciato nella Chiesa come fondatore dell’ordine religioso dell’hospitalitas”, ossia del servizio sanante, nel significato più esteso del termine, ispiratosi alla scuola del Maestro Divino, il Samaritano dell’umanità.
  • Gli aggregati nel suo nome non si propongono solo di limitarsi ad umanizzare la sanità, le istituzioni, ma tendono alla divinizzazione dell’uomo, facendo afidamento unicamente sulla forza dello Spirito

5. ADESSO è distruggere in se stessi tutto ciò che alla Parola si oppone: paure, infedeltà, indolenze, per aprirsi alla forza dello Spirito, in un atteggiamento di obbedienza alla Sua ispirazione.

6. ADESSO è una parola d’ordine che sott’intende: “super omnia Charitas”. E’ l’ “amate nostro Signore Gesù Cristo sopra tutte le cose del mondo, ché per molto lo amiate, molto più Lui ama voi. AbbIate sempre carità, perché dove non cè vcarità non c’è Dio, anche se Dio è in ogni luogo” di cui parla Giovanni di Dio in una sua lettera a Loui Bautista.

Paolo VI nel suo vaggio in Oceania, a proposito della carià ha detto: “Questa è, a noi sembra, la virtù principale, che è demandata alla Chiesa Cattolica in quest’ora delmondo“.

Due modi di dire:

  • “carità organizzata” (Paolo VI)
  • “carità incarnata (Patriarca Atenagora)

 7. ADESSO è un’idea. Sant’Agostino è la persona più adatta per spiegare un simile concetto:

“Tu puoi averla nel tuo cuore e sarà come un’idea nata nella tua mente, da essa partorita come sua prole, sarà come un figlio del tuo cuore.
Se, ad esempio, devi costruire un edificio, devi realizzare qualcosa digrande, prima ne concepisci l’idea nella tua mente.
  • L’idea è già nata quando l’opera non è ancora eseguita;
  • tu vedi già quello che vuoi fare, ma gli altri non potranno ammirarlo se non quando avrai costruito e ultimato l’edificio,se non quando avrai realizzato e portato a compimento la tua opera.
  • Essi ammirano il tuo progetto e aspettano la costruzione mirabile; restano ammirati di fronte a ciò che vedono e amano ciò che ancora non vedono: chi può, infatti, vedere l’idea?” (S.Agostino Comm.Vangelo Giov. I).
Ai GLOBULI ROSSI coinvolti nell’ADESSO è chiesto di impossessarsene e renderla visibile sotto la guida dello Spirito e del suo uomo di fiducia, il Capo-mastro di Granada.

 

 

 

8. ADESSO è una luce: si rifà alla grande visione dell’Evangelista: ” E la luce risplende tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno compresa (Gv 1, 5).
Sant’Agostino così commenta:
“Immaginate, fratelli, un cieco in pieno sole: il sole è presente a lui, ma lui è assente al sole. Così è degli stolti, dei malvagi, degli iniqui: il loro cuore è cieco;
la sapienza è lì presente, ma trovandosi di fronte a un cieco, per gli occhi di costui è come se essa non ci fosse;
non perché la sapienza non sia presente a lui, ma è lui che è assente.
Che deve fare allora quest’uomo?
Purifichi l’occhio con cui potrà vedere Dio.
Faccia conto di non riuscire a vedere perché ha gli occhi sporchi o malati: per la polvere, per un’infiammazione o per il fumo.
Il medico gli dirà: Pulisciti gli occhi, liberandoti da tutto ciò che ti impedisce di vedere la luce.
Polvere, infiammazione, fumo, sono i peccati e le iniquità.
Togli via tutto, e vedrai la sapienza, che è presente, perché Dio è la sapienza.
 Sta scritto infatti: “Beati i puri di cuore, perché essi vedranno Dio” (Mt 5, 8).(S.Agostino, idem)
Le tenebre oscure e impenetrabili sono lette dal Card. C.M.Martini in questi termini:
 “ Nella storia umana e nella loro esperienza possiamo distinguere tre tipi di tenebre.
Le tenebre, per esempio, costituite dai singoli crimini che oscurano e abbruttiscono l’umanità: violenze, rapine, furti, tradimenti, disonestà, infedeltà; esse offuscano l’anima di chi commette questi reati e sono le tenebre dei nostri peccati personali. 
In secondo luogo, ci sono tenebre che potranno chiamare aberrazioni sociali, forme di disordine che guastano la società e la disgregano, la rendono malata e sofferente: crisi occupazionale, crisi economica, corruzione diffusa, crisi politica in cui si perdono il senso e le ragioni dello stare insieme, discordie, conflitti, guerre. Sono tutte le frammentazioni e le lacerazioni del tessuto civile, che non sono dovute semplicemente all’uno o l’altro gesto criminoso, ma rappresentano l’indice di un malessere comune, di una patologia contagiosa, che intacca e distrugge il corpo di un popolo. Questi fenomeni terribili sono chiamati tenebre in quanto frutto di orientamenti sbagliati, di atti di non intelligenza, di non chiarezza, di errata comprensione del processo sociale, del misconoscimento delle condizioni di sviluppo di una comunità di persone, sono peccati della volontà e dell’intelligenza comune, conseguenze di aberrazioni collettive di sentire e di pigrizia diffusa morale e mentale.
Tuttavia, peggiori di questi peccati sociali, sono le tenebre costituite da una cultura, da una mentalità che avendo perso il senso dei valori più alti, non trova più in se neppure la forza per ri-orientarsi e per smascherare, per superare e contrastare le aberrazioni sociali. E’ tenebra che riguarda i giudizi ultimi sulla vita e sulla morte, sul significato dell’esistenza umana, sul perché siamo uomini e donne, sulla terra; è insomma la perdita della spertanza in un futuro eterno, è la tenebra più spessa e impenetrabile, di cui Giovanni dice: “La luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta”.
L’accoglienza del Verbo
“Non l’hanno accolta perché rifiutano i primi principi dell’accoglienza, che sono
un sano concetto di Dio e dell’uomo,
il senso creaturale,
la coscienza del proprio peccato,
il bisogno di salvezza.
A tali disperanti tenebre, il Vangelo di Natale oppone l’accoglienza al Verbo di Dio: “A quanti l’hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”.
La salvezza dalle tenebre viene dunque dall’accoglienza del messaggio natalizio, dall’accoglienza del Salvatore che è nato per noi. E’ da essa che siamo innazitutto illuminati e rinnovati nella percezione dei valori eterni, di quei beni perenni che fanno della vita umana un’esistenza degna, anzi un’esistenza da figli di Dio; sono i valori della fede e della speranza, i valori che ricostituiscono l’orizzonte di senso in cui collocare le vicende umane, anche le più disperate e le più disgraziate, per avere la forza di uscirne con amore.
Dalla ricostruzione di questo orizzonte di senso, dalla forza di amore che viene dalla fede e dalla speranza, nasce l’energia per riconoscere e controbattere i processi disgregativi del tessuto sociale; nasce la forza per confessare ed espiare gli errori personali che a tale degrado hanno contribuito.
Questa è la conversione, la grazia della nuova vita di Cristo, la capacità di vivere nel mondo da figli di Dio: è il Natale che entra nella nostra esistenza”
L’arcivescovo Martini non si ferma alle analisi. Le riflessioni – c’insegna – si devono tramutarsi in preghiera. Questa ci mette sulle labbra: “Donaci, o Signore, di intuire qualcosa della luce della tua incarnazione. Donaci di lasciarci irradiare dalla gloria che risplende sul tuo volto e sii il Dio con noi”.
Vita, luce, tenebre, accoglienza, rifiuto, il Verbo che pone la tenda in mezzo a noi…sono i concetti basilari che suffragano l’hospitalitas, senza dei quali rischia di ridursi a un termine asfittico, di corto respiro, un’accoglienza alberghiera.
 

 

 

9. ADESSO è un concerto di voci armoniose per solisti e coro:

Voce del Maestro interiore: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, smetta di pensare a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. 25Chi pensa soltanto a salvare la propria vita la perderà; chi invece è pronto a sacrificare la propria vita per me la ritroverà. 26Se un uomo riesce a guadagnare anche il mondo intero, ma perde la vita, che vantaggio ne avrà? Oppure, c’è qualcosa che un uomo potrà dare per riavere, in cambio, la propria vita!” (Mt 16,24-25).
Voce che viene:   “Fratelli, voi appartenete a Dio che vi ha chiamati. Perciò guardate attentamente Gesù: egli è l’inviato di Dio e il sommo sacerdote della fede che professiamo.…Perciò, come dice lo Spirito Santo nella Bibbia:
Oggi, se udite la voce di Dio,  8non indurite i vostri cuori,  come avete fatto nel giorno della ribellione,  quando nel deserto avete messo Dio alla prova.  9Là, dice il Signore  i vostri padri mi hanno messo alla prova,  benché avessero visto per quarant’anni  ciò che avevo fatto per loro.
Voce che va:   “ 13Piuttosto incoraggiatevi a vicenda, ogni giorno, per tutto il tempo che dura questo lungo oggi di cui parla la Bibbia. Incoraggiatevi, affinché nessuno di voi sia ostinato e si lasci ingannare dal peccato. 14Perché noi siamo diventati compagni di Cristo e lo saremo ancora, se conserveremo salda sino alla fine la fiducia che abbiamo avuto fin dall’inizio” (Ebrei 3,1-19)
 

10. ADESSO è un orizzonte: “A me è stato dato ogni potere in cielo e in terra. 19Perciò andate, fate che tutti diventino miei discepoli; battezzateli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo; 20insegnate loro a ubbidire a tutto ciò che io vi ho comandato. E sappiate che io sarò sempre con voi, tutti i giorni, sino alla fine del mondo”.

 

11. ADESSO è sapienza contadina spinta ad altezze vertiginose. Regola: “24Se il seme di frumento non finisce sottoterra e non muore, non porta frutto. Se muore, invece, porta molto frutto. Ve l’assicuro. 25Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. 26Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E chi serve me sarà onorato dal Padre”. (Giov 12,24)

 

12. ADESSO è un clima: vivere la gioia. Sant’Agostino ci spiega che la pienezza della gioia

“è lo scopo di tutto ciò che Cristo ha detto e ha fatto.
 Si potrà raggiungere nel secolo futuro, a condizione però che si viva in questo secolo con pietà, giustizia e temperanza”. Ma ora io vengo a te, e dico queste cose mentre sono ancora nel mondo, affinché essi abbiano in se stessi la mia gioia, nella sua pienezza (Gv 17, 13).
Ecco che afferma di parlare nel mondo, colui che prima aveva detto: Io non sono più nel mondo.
Già lo abbiamo spiegato; o meglio, abbiamo fatto notare la spiegazione che egli stesso ha dato. Ora, siccome non se n’era ancora andato, era ancora qui; e siccome la sua partenza era imminente, in certo modo non era più qui.
Di quale gioia poi intenda parlare, dicendo: affinché essi abbiano in se stessi la mia gioia, nella sua pienezza, lo ha già spiegato prima, quando ha detto: affinché siano uno come noi.
Questa sua gioia, questa gioia cioè che proviene da lui, deve raggiungere in loro la pienezza; è per questo motivo, dice, che ha parlato nel mondo.
Ecco la pace e la beatitudine eterna, per conseguire la quale bisogna vivere con saggezza, giustizia e pietà nel secolo presente”. (S Agostino. Omelia 108,1, 8)
 

13. ADESSO è una certezza che nasce da un atto di fede nel Magnificat di Maria:” ha fatto della mia vita un luogo di prodigi, ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore” (Lc 1,47). Cosi il Vescovo di Ippona a proposito degli apostoli:

“Caddero, infatti, in tale disperazione che giunsero alla morte, se così si può dire, della loro fede anteriore.
Ciò appare evidente in Cleofa, il discepolo che parlando, senza saperlo, con il Signore risorto, nel raccontargli quanto era accaduto, gli dice: Noi speravamo che fosse colui che deve redimere Israele (Lc 24, 21).
Ecco, fino a che punto lo avevano abbandonato: perdendo anche quel po’ di fede con cui prima avevano creduto.
Invece, nelle tribolazioni che dovettero subire dopo la risurrezione del Signore, siccome avevano ricevuto lo Spirito Santo, non lo abbandonarono;
e benché fuggissero di città in città, non fuggirono lontano da lui, ma in mezzo alle tribolazioni che ebbero nel mondo, pur di avere in lui la pace, non furono disertori da lui ma posero in lui il loro rifugio.
Una volta ricevuto lo Spirito Santo, si verificò in loro quanto il Signore disse: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. Essi ebbero fiducia e vinsero. In grazia di chi vinsero, se non in grazia di lui? Egli non avrebbe vinto il mondo, se il mondo avesse sconfitto le sue membra.
Per questo l’Apostolo dice: Siano rese grazie a Dio che ci concede la vittoria; e subito aggiunge: per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (1 Cor 15, 57), il quale aveva detto ai suoi: Abbiate fiducia, io ho vinto il mondo. (S. Agostino, Omelia 103,3)
 

14. ADESSO è ardimento: la riscoperta di quella primitiva audacia di Giovanni di Dio, rimasta scolpita nei cuori di chi l’ha conosciuto e tramandata grazie al germe che l’Azionista di Dio, investendo tutto in carità, indebitandosi fino al collo, sempre con l’acqua alla gola a causa di Cristo e del suo straziante grido: “Ho sete!”, ha lasciato in eredità fino ai giorni nostri.

 

15. ADESSO è il notaio, un mandatario verbale dell’idea originaria lasciata in eredità da Giovanni di Dio per chi si arruola nella sua grande avventura, deposito dei suoi esempi, testimonianza delle sue virtù. 

 

16. ADESSO è un cuore che accoglie le segnalazioni che vengono dal fronte, dalle trincee della sofferenza, quando l’anima, soggetta alle patologie metaboliche, necessita di essere posta in dialisi. 

 

17. ADESSO è un atto di coraggio: un uomo d’onore non si permette di lasciare agli altri la pesante eredità dei suoi adesso sempre rimandati o traditi.

 

18. ADESSO è l’aprirsi allo Spirito per il dono dell’hospitalitas, ossia di una nuova capacità di percezione:

povertà, miseria, dolore, non solo quelli visibili,
infermità non solo quella clinicamente accertata, indigenza occulta, dolore taciuto, accettato, vergognoso;
lacrime silenziose, quotidiana ristrettezza che conduce alla morte ignorata e meschina,
un vivere sepolto di esseri invisibili,
 povertà segrete trascinate come catene che nessuno vede. 
 

19. ADESSO è partecipazione a un progetto: “Il piano di Giovanni di Dio è carità, ma carità assoluta, senza specializzazioni, senza confini, senza zone proibite. L’esempio del Cristo è, a tal riguardo, chiaro come la luce. Le sue mani arrivano a tutti: a lebbrosi, a storpi, a ciechi, a morti, a bambini, a donne buone e cattive. Nulla fu estraneo alla sua attenzione: nemmeno il biancore dei denti di un cane” (Josè Cruset in Un Avventuriero Illuminato)

 

20. ADESSO è consumarsi ad occhi aperti in un mondo che per tanti non è per nulla cambiato. Scrive il Cruset: “Giovanni di Dio consumava la vita in tre occupazioni vitali:

l’abbandono assoluto della sua persona,
la orazione (il cibo per resistere nel duro cammino),
e la carità totale.
 E, col filo delle persone che accorrono a lui, entra nel labirinto della miseria di Granada, e soccorre orfani, vedove, fanciulli e soldati, operai poveri e “litigiosi” (come dice Castro),
 e per tutti trova parole corroboranti e concreto aiuto o raccomandazione per chi possa risolvere il loro caso.
 In tal modo scopre la zona occulta della povertà vergognosa e silente:
fanciulle,
religiose (si riferisce a persone laiche con voti, ritirate nelle proprie case come religiose, senza esserlo),
umili focolari che hanno necessità segrete, occulte, avvilite dall’indigenza, vergognose di mostrarla.
Giovanni di Dio frequenta le loro case, si informa della loro situazione.
Parla con chi possa dar elemosina per questi scopi,
e lui stesso provvede il necessario al sostentamento di questi esseri deboli;
procura lavoro in casa ,
e li esorta alla virtù” (idem).
Sono tutti verbi che i GLOBULI ROSSI devono imparare a menadito per metterli in azione
 

21. ADESSO è dilatazione del cuore di Giovanni di Dio, per farne luogo di appuntamenti e incontri, scambio di doni e carismi, esposizione del suo carisma, consegna dell’hospitalitas perché e esca dalla cerchia protetta dei Centri Fatebenefratelli e raggiunga le periferie senza confini del dolore, segreto e più celato nelle case della gente, più palese e manifesto nei luoghi di pubblica assistenza, spesso benemeriti ma anche centri di potere, di colossali interessi, dove lo spazio per la divinizzazione dell’uomo e delle sue strutture è mortificato e la desertificazione avanza inesorabile.

 

22. ADESSO è antenna di percezione dei tenui segnali di vita sepolta sotto le macerie dopo il terremoto di una diagnosi infausta, un evento doloroso; strumento di contatto per gl’interventi di soccorso dei GLOBULI ROSSI, avvezzi al rischio di muoversi in terreni minati.

 

23. ADESSO è leggere con gli occhi rivolti al futuro, il terzo millennio dell’era cristiana, appena iniziato. Per farlo, bisogna cercar di capire le ragioni del personaggio che è San Giovanni di Dio e di coloro che gli fanno corona nella gloria: san Giovanni Grande, san Benedetto Menni, san Riccardo Pampuri, i 71 Betati martiri di Spagna, gli altri in lista di attesa per la beatificazione ed i Fratelli Ospedalieri che sono nella Comunione dei Santi. Parole e immagini, lettere e documenti storici,possono rendere bene gli originali. Ma solo da un cuore a cure, un guancia a guancia con essi, si può ricavare la netta sensazione di essersi incontrati con uomini che hanno vissuto in Dio, fatto dipendere da Lui il significato della gioia, la consistenza della loro vita.

Matteo nella parabola del regno dei cieli, “simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio”, svela il sogno di Dio e la fragilità degli uomini. Gesù vuole scuotere i suoi uditori (e noi), farli uscire dalla secca della religiosità tradizionale per riscoprire la bellezza dell’appartenenza al popolo di Dio.
La Parola richiama alla gioia, alla festa. Tutti, ma soprattutto chi è nella prova della sofferenza, avverte una fitta al cuore nel constatare la gioia media che trasuda dalle comunità cristiane che si riuniscono per l’Eucaristia. Volti irrigiditi, distanze tenute. Chi si avvicina alla Chiesa (ossia a me, a te, a noi) la prima sensazione che prova non è la gioia di occhi che hanno visto Dio. Riscoprire la gioia vuol dire lasciare che sia la bellezza di credere, il senso della festa, a preoccupare il nostro annuncio. Dare testimonianza di una religiosità tristemente doverosa non avvicina nessuno alla fede!
Purtroppo il tempo in cui si vive è un tempo che divora il tempo, che uccide le coscienze. Chi non si rende conto di essere schiavo dell’agire? Ognuno lo vive sulla sua pelle: restare cristiani, oggi, richiede uno sforzo enorme.
 

24. ADESSO è impedire che gli attimi vadano in fumo. Non si tratta di rifuggire l’azione ma di calarsi nell’agire costante di Dio. Certo, quando Gesù paragona il suo Regno a una festa, per chi vive accanto al dolore umano, lì per lì, fatica a entrare nella Sua ottica. La parabola ricorda che la chiamata del Signore è per tutti, che non sta a noi stendere la lista delle nozze, anzi, invitato alla festa è proprio chi all’apparenza è distante.

 

25. ADESSO è punto di riferimento dei GLOBULI ROSSI, schiena a disposizione di Dio, onorate più del puledro d’asino che ha portato il Re d’Israele, Suoi manovali più che rappresentanti. Luogo in cui Gesù ripete al Movimento: “Capite quello che ho fatto per voi? 13Voi mi chiamate Maestro e Signore, e fate bene perché lo sono. 14Dunque, se io, Signore e Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. 15Io vi ho dato un esempio perché facciate come io ho fatto a voi. 16Certamente un servo non è più importante del suo padrone e un ambasciatore non è più grande di chi lo ha mandato. 17Ora sapete queste cose; ma sarete beati quando le metterete in pratica.

Fatica? Certamente. Ma le schiene a disposizione di Gesù, il risorto, il vivente, si sentono sostenute dalla Sua confortante promessa: “lo sono con voi tutti i giorni” (Mt 28,20).
 

26. ADESSO è centro di comunicazione responsabile, di irradiazione del messaggio evangelico. Non dice di saper cambiare le pietre in pane ma crede che nulla è impossibile a Dio, dal momento che abbiamo ereditato il suo Spirito: “non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi; ma uno spirito che ci dà forza, amore e saggezza. 8Dunque non aver vergogna quando parli del nostro Signore e dichiari di credere in lui, e non vergognarti di me [Paolo] che sono in prigione per lui. Piuttosto anche tu, aiutato dalla forza di Dio, soffri insieme con me per il Vangelo” (2 Tm 1,7-8) .

 

27. ADESSO è la capacità di sognare il giorno benedetto in cui i GLOBULI ROSSI, nei loro vestiti di lavoro si daranno appuntamento a san Pietro, la piazza del Mondo, sulla tomba dell’Apostolo che, alle domande di Gesù ha risposto anche per noi:

“Forse volete andarvene anche voi?” “- Signore, da chi andremo? Tu solo hai parole che danno la vita eterna. 69E ora noi crediamo e sappiamo che tu sei quello che Dio ha mandato.” (Gv 6, 68)                                                                                         
“- Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di questi altri?… Rispose: – Signore, tu sai tutto. Tu sai che io ti amo” (Giov 21,15-17).
 

28. ADESSO è amplificazione della voce del Papa per i suoi “Non abbiate paura: aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!”. I GLOBULI ROSSI sono donne e uomini, laici, sacerdoti e consacrati che amano il Papa perché riconoscono la sua voce. Essi lo identificano con il Pastore Buono che ama le pecore del suo gregge. Come servitori del Re dei RE, ascoltano il successore di Pietro che rinnova l’invito di uscire per la missione:

”andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze.
Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali “.
I chiamati all’ hospitalitas, nell’accoglienza verso chi arriva, assumono lo stile di Dio che non dividere le persone né le soppesa e classifica. Il Padrone dell’Universo non si scoraggia davanti ai rifiuti così ingenuamente motivati da chi ha sempre impegni importanti da assolvere: 
nella parabola Egli invita persone sconosciute. Noi tendiamo a identificarle con quelle che chiamiamo barboni e rom, prostitute, alcolisti e tutta la categoria degli emarginati. Solo che l’elenco è riduttivo.
Sconosciuti. A noi. Ma chi è sconosciuto davanti a Dio?
L’ordine è preciso:” tutti quelli che troverete”. Anche i “benpensanti”.
Gesù ribalta le posizioni sociali e i ruoli: nel Regno non conta chi è riuscito, colui che si considera persona per bene ma chi ha accettato di partecipare al banchetto.
Dunque, si può essere partecipi anche da un letto d’ospedale.
Per una festa? Sì, per un banchetto. Purché non si porti la scusante dell’inappetenza o di essere a dieta.
A tutti il Signore chiede di non sederci sulla nostra fede, di non stare sulle proprie posizioni, di non invocare il privilegio della “esenzione” per egoistiche patologie dello spirito ma di avere sempre un cuore da mendicanti, pieno di stupore.
Solo uno dei “trovati” viene espulso: “Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l’abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz’abito nuziale? Ed egli ammutolì”. Le chiamate alle nozze del Figlio si susseguono. L’unica cosa che Dio non sopporta è l’ipocrisia, la falsità, il partecipare indossando un vestito che non ci appartiene: il cuore di pietra al posto della veste battesimale.  
Ora, se amare il Papa è oscurantismo fanatico, qualcuno dovrebbe spiegare a che titolo si dovrebbe credere alle sirene, ai saggi imbonitori televisivi, ad esperti, elzeviristi, filosofi che sbucano da ogni angolo, a psicologi ed opinionisti, a maghi e cartomanti, ai pieni di sé, ai presuntuosi e giocolieri, ai menestrelli…ai…ai…ai… che non finiscono mai? 
 

29. ADESSO è momento Eucaristico: apertura del cuore, fusione in Dio, vita eterna senza interruzioni: noi in Lui-Chiesa-Corsìa-Strada. Il Movimento GLOBULI ROSSI ho si fonda sul Mistero Eucaristico o non è.

Il 14 dicembre 2004 a San Pietro, migliaia di universitari e professori delle Università romane, delegazioni universitarie di altre città europee ed autorità civili e religiose hanno partecipato alla Santa Messa annuale per gli universitari, presieduta dal Santo Padre, che ha detto: “Grazie perché come ‘sentinelle del mattino’ volete vegliare – oggi, in queste settimane, e nella vita intera – per essere pronti ad accogliere il Signore che viene”.
Ed ancora: “scoprite la verità dell’uomo nel mistero eucaristico”

“Cari universitari” – ha continuato il Pontefice – “siamo nell’Anno dell’Eucaristia e, in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, voi state riflettendo sul tema: ‘Eucaristia e verità dell’uomo’. È un tema esigente. Infatti davanti al Mistero eucaristico siamo spinti a verificare la verità della nostra fede, della nostra speranza e della nostra carità. Non si può restare indifferenti quando Cristo dice: ‘Io sono il pane vivo, disceso dal cielo’. Nella coscienza emerge subito la domanda che Egli pone: ‘Credi che sono Io? Credi davvero?’. Alla luce delle sue parole: ‘Se qualcuno mangia di questo pane, vivrà in eterno’, non possiamo non interrogarci sul senso e il valore del nostro quotidiano”. Sottolineando che l’amore più grande è stato l’amore di Cristo che si è “immolato per la vita del mondo”, il Santo Padre ha detto: “Viene allora spontanea la domanda: ‘E la mia carne – cioè la mia umanità, la mia esistenza – è per qualcuno? È colma dell’amore di Dio e della carità per il prossimo? O resta invece imprigionata nel cerchio opprimente dell’egoismo?”. “Non si giunge alla verità dell’uomo solo con i mezzi che offre la scienza” – ha affermato il Santo Padre – “Voi sapete bene che è possibile scoprire fino in fondo la verità dell’uomo, la verità di noi stessi, soltanto grazie allo sguardo pieno di amore di Cristo. E Lui, il Signore, ci viene incontro nel Mistero dell’Eucaristia. Non cessate mai, pertanto, di cercarLo e scoprirete nei suoi occhi un attraente riflesso della bontà e della bellezza che Egli stesso ha effuso nei vostri cuori con il dono del suo Spirito”.
 
30. ADESSO è l‘ “Ite, Missa est”, ossia la Messa-in-azione, l’ invito a gettare ponti tra l’altare e la strada, la corsia d’ospedale, la psicopatologia randagia, il marciapiede, il carcere, la droga, la tratta delle schiave da prostituzione, la mercificazione adolescenziale, la fame, l’immigrazione desolata… : “Fate questo in memoria di me”. Non è ricordo pietoso ma Passione ardente che vivamente si rinnova ad ogni richiesta: “Manda il tuo Spirito perché pane e vino diventino corpo e sangue… per la vita del mondo”.
 
31. ADESSO è un pensiero della giovinezza che si attua man mano che la fede si fa matura. L’antica profezia di Gioiele trova riscontro anche oggi. In ogni ADESSO c’è la voce della promessa divina: “manderò il mio spirito su tutti gli uomini:i vostri figli e le vostre figlie saranno profeti, gli anziani avranno sogni e i giovani avranno visioni.2In quei giorni manderò il mio spirito anche sugli schiavi e sulle schiave.(Gio. 3, 1-2)
E’ scritto che persino gli anziani, così poco suggestionabili, potranno sognare e perfino i giovani, sognatori per natura, avranno visioni realistiche, capacità di pensare in grande. San Giovanni di Dio è un classico: educato alla fede dalla fanciullezza, solo a quarantacinque anni smette di fare l’avventuriero. Da ora, sogno e visione camminano insieme. Così può rinunciare a tutto ma non al bene del suo prossimo. E ripetere anche alla nostra generazione che:
il cristiano, in nome dell’ unum necessarium, della sola cosa che conta, non può rintanarsi in un misticismo personale, isolato.
La tentazione dell’inerzia è il rifiuto dell’Incarnazione.
Il cristiano non ferma l’attimo per goderlo ma per contemplarlo e donarlo.
Dio mi fa posto in quello che è Suo, perché non mi rinchiuda, né escluda nessuno.
Il cristiano che opera in sanità e nel sociale è un testimone.
Con un suo proprio stile di modi e di linguaggio, egli e in missione battesimale;
A sostenerlo è il carattere, ossia il temperamento impressogli dallo Spirito con il sacramento della Cresima.
Lì è la sua terra di missione, il “vai nel luogo che ti indicherò” (Gen 12,1).
 

32. ADESSO è un gradino dopo l’altro. La mia ascensione al cielo avviene attraverso la scala che Dio ha disposto nel cuore umano: ogni passo nuovo, ogni gradino che salgo,mi avvicina alla vetta. Salire è uno sforzo ma se il gradino è roccioso, mi regge, mi porta.

 
33. ADESSO è stazione di rifornimento dove i GLOBULI ROSSI sostano per fare “il pieno”, la forza di Dio, che è lo Spirito, e dal quale deriva la capacità di creare situazioni esplosive nella storia e una nuova architettura del mondo e dei rapporti umani. Se ogni GLOBULO ROSSO incomincia da se stesso ad azionare la leva del mutamento di mentalità, non saranno i potenti per denaro o per intelligenza a fare la storia, ma gli affamati e gli umili di cui parla Maria:
  • “Coloro che si fidano della forza sono senza troni. 
  • Coloro che non contano nulla hanno il nido nella sua mano”.
E se il mio nido è la mano di Dio, di chi avrò paura?
 

34. ADESSO è riconoscere gli ostacoli per non ignorarli e nemmeno aggirarli ma per attraversarli e contestarli. A cominciare dalla malattia. I GLOBULI ROSSI non si muovono sulla logica del calcolo di probabilità né si fondano sull’analisi della storia. Non sono degli illusi, anch’essi vedono che la terra non è un giardino di bellezza né un mondo di bontà. Perciò, dal momento che la fame uccide, i cimiteri spopolano, quando è sensazione diffusa che l’impresa di Dio con le sue promesse sia fallita,

non dicono a cuor leggero le parole della speranza,
non distribuiscono “pacche sulle spalle”, né gratuiti inviti alla pazienza.
Se non trovano parole confortanti, preferiscono condividere in silenzio.
 

35. ADESSO è capacità di stupore e di futuro. Per i GLOBULI ROSSI che hanno negl’orecchi lo stupore di Maria, il futuro è già presente prima ancora che accada.

 

36. ADESSO è uno spazio carismatico. L’aiuto ai bisognosi si espleta anche con preghiere di guarigione e preghiere di liberazione. I GLOBULI ROSSI che percorrono il cammino nel Rinnovamento nello Spirito, si ispirano al movimento carismatico e si adeguano alle indicazioni della Chiesa che così concepisce il “Il «carisma di guarigione» nel contesto attuale”:

1.“Lungo i secoli della storia della Chiesa non sono mancati santi taumaturghi che hanno operato guarigioni miracolose. Il fenomeno, pertanto, non era limitato al tempo apostolico; tuttavia, il cosiddetto «carisma di guarigione» sul quale è opportuno attualmente fornire alcuni chiarimenti dottrinali non rientra fra quei fenomeni taumaturgici.
2. La questione si pone piuttosto in riferimento ad apposite riunioni di preghiera organizzate al fine di ottenere guarigioni prodigiose tra i malati partecipanti, oppure preghiere di guarigione al termine della comunione eucaristica con il medesimo scopo.
3.…Per quanto riguarda le riunioni di preghiera con lo scopo di ottenere guarigioni, scopo, se non prevalente, almeno certamente influente nella loro programmazione, è opportuno distinguere tra quelle che possono far pensare a un «carisma di guarigione», vero o apparente che sia, e le altre senza connessione con tale carisma.
4. Perché possano riguardare un eventuale carisma occorre che vi emerga come determinante per l’efficacia della preghiera l’intervento di una o di alcune persone singole o di una categoria qualificata, ad esempio, i dirigenti del gruppo che promuove la riunione.
5. Se non c’è connessione col «carisma di guarigione», ovviamente le celebrazioni previste nei libri liturgici, se si realizzano nel rispetto delle norme liturgiche, sono lecite, e spesso opportune, come è il caso della Messa pro infirmis. Se non rispettano la normativa liturgica, la legittimità viene a mancare.” (n.5 Congr.Dottrina della Fede).
L’ ”Istruzione circa le preghiere per ottenere da Dio la guarigione”, riportata in allegato, è una preziosa fonte di riferimenti biblici alla quale possono attingere i chiamati all’hospitalitas.
 
37. ADESSO è un atto di fede: “Ma il terzo giorno egli risusciterà”. (Mt 20,19) Nel groviglio del vivere, i GLOBULI ROSSI con Maria e sull’esempio di san Giovanni di Dio, si fanno coraggiosi e liberi, decisi a sfidare la notte per contendere il mondo alle sue forze tenebrose.
Il punto di leva sono le promesse di Dio che ha mandato Gesù a condividere ogni dolore.
Il sole non è ancora spuntato ma ogni ADESSO è un segnale premonitore dell’alba. Perché “Il futuro entra in noi molto prima che accada” (R.M. Rilche).
Quando Maria usa i verbi al passato, è perché dà per scontato e sicuro l’esito dell’azione di Dio.
Il cuore di san Giovanni di Dio aveva occhi che già vedevano il futuro. Con i suoi ripetuti ADESSO, la sua profezia ha bruciato i tempi, superato gli ostacoli ed è giunta a noi. La staffetta continua.
Visto con i suoi occhi di fede, l’innesto dei GLOBULI ROSSI sull’ulivo plurisecolare dell’ Impresario di Granada è già realtà, ancor prima che accada: “Ha fatto dei miei giorni un tempo di stupore, della mia vita un luogo di prodigi”.
 
38. ADESSO è una fede motivata: Così scrive sant’Agostino: “ Colui che in un libro guarda dei caratteri, ma non sa ciò che questi caratteri vogliono dire, ciò a cui essi rimandano, loda con gli occhi, ma non comprende con lo spirito. Un altro, al contrario, loda l’opera d’arte e ne comprende il senso, colui cioè che non è soltanto in grado di vedere, così come ognuno ne è capace, ma che sa anche leggere. E ciò lo può soltanto colui che lo ha appreso”(Discorsi 98,3).
Don Giussani nel suo metodo educativo indica due cardini e un rischio che sono una preziosa indicazione anche per il Movimento dei GLOBULI ROSSI:
  • Primo cardine: i contenuti della fede hanno bisogno di essere abbracciati ragionevolmente, debbono cioè essere esposti nella loro capacità di miglioramento, illuminazione ed esaltazione degli autentici valori umani.
  • Secondo cardine: si può esprimere dicendo che quella presentazione deve essere verificata nell’azione, cioè l’evidenza razionale può illuminarsi fino alla convinzione solo nell’esperienza di un bisogno umano affrontato dall’interno di una partecipazione al fatto cristiano: e tale partecipazione è un coinvolgimento nella realtà cristiana come fatto essenzialmente sociale o comunionale.
La prova del rischio
In tale metodo ovviamente si gioca un rischio nell’insistere sulla razionalità del progetto di fede: non può pretendere di essere una dimostrazione matematica o comunque apodittica.
E si entra in rischio quando si dice che è dall’esperienza che una convinzione può scaturire: non si tratta infatti di un feeling da evocare, di un’emozione pietistica da suscitare; si è quindi alla mercè delle sabbie mobili di una libertà. Ricordo una significativa affermazione di Hans Urs von Balthasar: “Egli comprende che, per comprendere, deve realizzare la verità in maniera vitale. In questo modo egli diventerà “discepolo” Egli si impegna, si affida al “cammino” “ (Giussani, idem)
 

39. ADESSO è coscienza di una Presenza costante. Vedere la realtà percependo la presenza di un altro. Coscienza di una presenza dentro l’orbita di qualsiasi esperienza che faccio. Ciò mi è possibile nonostante una vita di sbandi, di errori, di incoerenze. E’ la ragione che vede oltre, oltre la ragione. La percezione che esiste una presenza di Senso ma che, nella sua misteriosità, è inesprimibile. Una via preclusa se il Senso stesso non fosse venuto tra noi a dire: “Io sono la via, la resurrezione, la vita” (Gv 14.6). Perché il Senso è proprio questo: che “Il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14). Dunque, le aspirazioni del cuore sono appagate.

  • Heinrich Schlier: “ Il senso ultimo e peculiare di un evento, e quindi l’evento stesso nella sua verità, si apre [cioè si comunica] solo e sempre a una esperienza che s’abbandoni ad esso e in questo abbandono cerchi di interpretarlo”.
  • Don Giussani: “A una esperienza”: un evento si palesa a chi partecipa all’esperienza di esso; si palesa solo a un’esperienza che è vera,
  • [si palesa] se è adeguata all’evento in questione.
  • L’evento in questione è che Dio si è fatto carne, uomo, ed è presente: “Sarò con voi tutti i giorni”.
  • E’ presente, è presente tutti i giorni! Egli disse che sarebbe stato presente ogni giorno nella comunità dei credenti, che li raccoglie e che li fa essere il Suo Corpo misterioso “.(Il rischio educativo, p.35).
La Compagnia dei GLOBULI ROSSI di san Giovanni di Dio è tale, a condizione che 
  • si abbandoni a questa Presenza,
  • viva all’interno di questa Presenza,
  • sotto l’influsso di questa Presenza,
  • illuminata da questa Presenza,
  • sostenuta da questa Presenza.
Diversamente, si trasforma in un Movimento di cellule impazzite, tossine prevedibilmente pericolose, se non mortali.
 

40. ADESSO è evento cristiano partecipato. Ad esso va sottoposta la vita, la vita intera nell’istante, l’intera storia del vissuto. L’ Evento non va gelosamente custodito ma generosamente partecipato: “La fede è la risposta finale a ciò che l’uomo vive come esigenza suprema per cui è fatto, a cui la ragione non può e non sa trovare risposta; tuttavia, se seguita, la ragione porta a quel punto in cui uno dice: “Ma qui rimanda ad altro. Dunque è segno. Tutto è segno di qualcosa d’altro!” (idem Giussani).

 
41. ADESSO è un abbraccio universale. Il mettersi insieme dei GLOBULI ROSSI, il fare famiglia, è un abbraccio destinato a dilatarsi fino a raggiungere la circonferenza del mondo, nella misura in cui ogni cosa, evento, situazione sanno cogliere il bene che vi è racchiuso, contenuto. E lo esaltano, lo sentono fraterno, compagno di viaggio. Abbraccio che si dilata perché essi, per loro natura (il DNA di san Giovanni di Dio) soffrono per il mondo, penano per il mondo, partecipano alla pena del Crocifisso per il mondo (“Padre, non sanno quello che fanno”) e sentono la Risurrezione, il suo palpito per il bene, il buono che c’è in ognuno, ovunque.
 
42. ADESSO è attimo di pace ecumenica che si ripete all’infinito perché origina nella Magnanimità divina che ci fa partecipi, magnanimi, dal cuore grande. Il gemellaggio Betlemme-Granada, culla del nostro sentire ecumenico:
  • con gesti di pace: hospitalitas = Cristo presente, sperimentato tra noi;
  • la fede: “Promessa dell’Eterno: la pace dove conviviamo” (Giussani);
  • ciò che è vero, rimane per sempre: Veritas Domini manet in aeternum” (1Pietro 1,25) 

 

 
 43.ADESSO è far parlare un profeta, san Giovanni di Dio, quel suo vedere non ciò che accadrà dopo di lui, ma quel suo vedere oltre, in un’altra profondità.
  • Da una parte L’Europa del suo tempo si assomiglia tutta: più che lasciar parlare il sogno d’Isaia, sogno di lance che diventeranno falci, fa cantare le armi. Sogni di conquiste, di nuove terre, di ignote rotte marine…
  • Dall’altra, il Figlio dell’Uomo che lo aspetta al varco a Granada.

 In un attimo, come un ladro,

  • gli ruba tutto ciò che non è essenziale,
  • lo spoglia,
  • lo lascia povero perché non metta più il cuore nelle cose, nei mestieri che s’inventa di volta in volta, nel denaro.
  • Povero e nudo, per restituirlo alla verità e semplicità delle relazioni.
  • Gli fa capire che di niente ha bisogno se non di essere se stesso, non di due tuniche, non di borsa o calzari,
  • ma di una vocazione e di un Amico su cui appoggiare il cuore.
  • E lo spinge a calarsi nell’umano, a guardarsi in giro.
E cosa vede? Matti intorno a lui, relegato all’Ospedale Regio come pazzo, e più pazzi coloro che li assistono.
  • Lì si rende conto di possedere un tesoro: il desiderio di Dio.La con-versione è un’esperienza di violazione: “Mi hai sedotto, Signore,mi hai fatto forza e hai prevalso, e io sentivo un fuoco chiuso in me” (Ger 20,7).
  • La passione per Dio si tramuta in compassione per l’uomo straziato.
  • Ogni suo ADESSO è un nulla fragile e glorioso, perché ha subito un trapianto di cuore: si muove, agisce con il Cuore di Dio.
  • Mentre sazia la fame di pane, trasmette fame di Cielo.
Se ascolto il profeta, mi faccio profezia per il mio tempo. Solo che “Dio vuole che il suo dono diventi nostra conquista” (S.Agostino).  a vedere parole incarnate,
 
44. ADESSO è un tornare nel deserto della desolazione di Granada. Non a sentire Giovanni di Dio, ma
  • a vedere parole incarnate,
  • A scrutare l’uomo che si muove con determinazione ma che conosce il dubbio, la fede inquieta,
  • che nonsmette di interrogarsi
  • che patisce delusioni,
  • ma non si arrende e genera cercatori di verità.
Al giovane Angulo che vorrebbe seguirlo, così scrive: “Mi sembra che andiate come una barca senza remo, infatti molte volte mi sorge il dubbio d’essere un uomo senza remo, perché siamo in due a non saper che fare, né voi né io. Ma Dio è quello che sa e rimedia, e Lui dia consiglio a tutti noi” (Lett. A Louis Bautista).
 
45. ADESSO è l’andare oltre le apparenze: Giovanni di Dio ha una povera apparenza. Aspetto, abbigliamento, immagine, figura, forma…lasciano a desiderare. Ma è affascinante. 
Scrive il Cruset:
  • “Quest’uomo è, con piena evidenza, un uomo di Dio. E a Granada si diffonde il commento e l’accurata rievocazione di tutti gli avvenimenti della vita di Giovanni di Dio, di tutti i casi che la gente ricorda e conosce, che garantiscono la sua condotta, chiaramente connessa con il prodigioso.
  • E da questa rievocazione, che alimenta la fama di santità, sorge anche tutta una leggenda, perché i fatti si ampliano sulle labbra attonite;
  • leggenda che non è la vita del Santo, ma sì la chiara dimostrazione della sua qualità eccezionale. Perché quest’uomo è, evidentemente, un uomo di Dio.
  • Già lo aveva intravisto Giovanni d’Avila nella crisi esplosa nell’Eremo dei Martiri
  • già l’aveva compreso il prelato di Tuy quando lo aveva chiamato Giovanni di Dio
  • e lo dimostrava l’arcivescovo Guerriero con il suo aiuto senza riserva, nonostante la povera apparenza dell’uomo rasato e senza qualifica alcuna.
  • Dal momento del suo abbandono alla luce del Signore tutto sarà possibile in Giovanni di Dio. Prima no. Era un uomo come tanti, senz’alcun contatto con il soprannaturale.
  • E’ logico pensare che Dio faccia giungere le sue voci agli eletti.
  • Ma gli eletti son quelli che con la loro umana volontà abbandonano le strade del mondo e seguono la sua , con sforzo, con lotta, con il dolore di abbandonare tutto ciò che è placido.
  • Gli eletti non sono comodamente eletti per speciale simpatia, come potrebbe pensarsi se avessimo dato credito alle campane che suonano da sole a Montemaggiore.
  • Adesso, per la gente di Granata, tutto ha un senso, una spiegazione. Si sentono capaci persino di comprendere la crisi di Giovanni di Dio come una pazzia verso il divino.
  • …Il corpo va dimagrendo, se ne sta andando, e cede il passo all’anima perché tutti possano contemplare.

Isaia:“Spunterà un nuovo germoglio:nella famiglia di lesse dalle sue radici…Non giudicherà secondo le apparenze, non deciderà per sentito dire. 4Renderà giustizia ai poveri e difenderà i diritti degli oppressi “ (11,1-3).

Goffi, sgraziati, taglie forti, carcasse ambulati, impacciati, rozzi…non devono temere. La razza è protetta!
 
45. ADESSO è un perenne rinnovarsi del Natale, un sogno gioioso pieno d’incoscienza di chi sa sperare e cantare al futuro, nonostante il mucchio di rovine, il mare di paure, il mondo di violenti che circonda ilvivere. I GLOBULI ROSSI sono angeli di Natale che si recano dai poveri di Dio con la scritta sulla maglietta: “Gloria e Pace”:
  • “vi annuncio una grande gioia”:
  • “Oggi è nato per voi un Salvatore”
La missione di Giovanni di Dio è salvare. Chi? Il bambino, il neonato che è in ogni uomo, bisognoso di affidarsi a delle mani materne, che può vivere solo se amato. Degli amori, delle lacrime, delle speranze, nulla deve andare perduto, dal momento che Dio ora è dentro la carene e piange con chi piange, soffre con chi soffre….
Dal momento che il Verbo s’è fatto carne, i GLOBULI ROSSI di San Giovanni di Dio sono i collaboratori del processo inverso:
  • fare della carne un Evento:
  • la carne che diventa Verbo.
  • Qui c’è l’intenso abbraccio di Creatore e creatura, l’estasi della storia, il capovolgimento delle illusioni.
 
47. ADESSO è aiutare Dio a vivere, a essere vivo in questo mondo. Il Verbo incarnato mi dice che non intende fare da solo, ha bisogno delle mie mani per incarnarsi nelle case, nelle strade, nelle isole del dolore. Non basta la vita. Essa deve altresì risplendere. Anche il diamante se non è levigato, se non è aiutato, è solo una pietra, non un gioiello.
Giovanni di Dio, imitazione di Cristo,
  • si fa spalle per le pecore smarrite,
  • mani che lavano i piedi,
  • carne inchiodata dove spasima il dolore,
  • silenzio per ascoltare (preghiera e digiuno, morire a se stesso),
  • mattino di Pasqua che riaccende le speranze (Maria di Magdala, i due di Emmaus…)
  • nomi di sofferenti pronunciati con un amore che fa vibrare l’anima.
 
48. ADESSO è voce della Provvidenza. Quando si dice che “Dio è là dove la ragione si scandalizza, dove la natura si ribella, dove io non vorrei mai essere”(E. Ronchi), si afferma la pura verità. Il mio ADESSO è di stare in prima linea, a perdere la faccia per il Verbo che si è fatto carne.
Come?
Per Giovanni di Dio, sempre esposto, premuto dall’urgenza e mai solo, il Natale di ogni giorno è questo:
  • ” …Dovete sapere, fratello mio molto amato e molto diletto in Cristo Gesù, che son tanti i poveri che qui giungono, che io stesso molte volte ne resto spaventato, come si possano alimentare;
  •  ma Gesù Cristo provvede tutto e dà loro da mangiare, perché solo per la legna ci vogliono sette od otto reali ogni giorno; perché essendo la città grande e molto fredda, specialmente adesso d’inverno, son molti i poveri che giungono a questa casa di Dio;
  • perché fra tutti, infermi e sani e gente di servizio e pellegrini, ce ne sono più di centodieci;
  • perché essendo questa casa generale, vi ricevono generalmente gente d’ogni tipo e con ogni infermità;
  • sicché ci son qui rattrappiti, mutilati, lebbrosi, muti, pazzi, paralitici, tignosi e altri molto vecchi e molti bambini; e senza contar questi, molti altri pellegrini e viandanti che qui giungono, e dàn loro fuoco e acqua e sale e recipienti per cucinare e mangiare;
  • e per tutto questo non c’è rendita;
  • ma Gesù Cristo provvede tutto perché non c’è nessun giorno in cui non occorrano per le provviste della casa quattro ducati e mezzo, e a volte cinque: ciò per il pane e carne e galline e legna, senza contar le medicine e i vestiti, che è un’altra spesa a parte;
  • e il giorno in cui non si trova tanta elemosina che basti a provvedere quel che ho detto, prendono a prestito e altre volte digiunano.
  • E in questo modo sono qui indebitato e prigioniero solo per Gesù Cristo, e debbo più di duecento ducati per camicie, zimarre e scarpe e lenzuola e coperte e per molte altre cose che occorrono in questa casa di Dio, e anche per l’allevamento dei bambini che abbandonano a noi.
  • Sicché, fratello mio, mi vedo così indebitato che molte volte non esco di casa a motivo dei debiti, e vedendo patire tanti poveri miei fratelli, e prossimi in tanta indigenza così di corpo come di anima, non potendoli soccorrere rimango molto afflitto;
  • comunque confido solo in Gesù Cristo che mi libera dai debiti, perché Lui conosce il mio cuore.
  • Sicché dico maledetto l’uomo che confida negli uomini e non solamente in Gesù Cristo: dagli uomini devi essere separato, lo voglia a no; ma Gesù Cristo è fedele e costante;
  • e poiché Gesù Cristo prevede tutto, a Lui siano rese grazie per sempre. Amen….”
Così ragiona il re accattone degli straccioni di Granada che ha fatto scuola nei secoli fino ai nostri giorni, erede la beata Madre Teresa di Calcutta.

49. ADESSO è uno sguardo di benevolenza verso il mondo. Occhi e cuore dilatati sull’oggetto della predilezione divina per cogliere la vita come servizio per amore: “E Dio vide che era cosa buona…E fu sera e poi mattina…”. Mondo fatto di cose ma, soprattutto di persone: “Faciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza…”

Del creato un sapiente rispetto. Sul mondo degli uomin un ADESSO di benevolenza, di comprensione, mai di condanna se non per il male in sè che egli sa compiere.

 

50. ADESSO è il “come” dei GLOBULI ROSSI. Il “come” è avverbio che non sta in piedi da solo. Rimanda oltre, domanda un altro:

  • Siate perfetti come il Padre mio,
  • Amatevi come io vi ho amato,
  • Siate misericordiosi come il Padre,
  • La Tua volontà in terra come in cielo,
  • E’ il continuo misurarsi con Dio e con il Vangelo per servire amorevolmente là dove la vita langue e minaccia di spegnersi.
 

 51. ADESSO è commozione: il primo modo di muoversi è quello di commuoversi, cioè muoversi insieme alla Presenza che si è rivelata, alla Parola di Dio. Dio è la nostra defintività nel senso pieno della parola, non soltanto finalistico, ma proprio come definizione di noi. Si legge nel Genesi: “E Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza”(Gen 1,26) (Giussani)

 

 

52. ADESSO è anche il mio tendere la mano quando mi comunico. Mi accosto alla mensa del Re. Egli mi invita ad essere un bambino che allunga la mano per una sorpresa. Io lo so che è il gesto di chi è povero e bisognoso di aiuto. Ma Lui non intende umiliarmi e mi allunga la Sua. Non mi toglie dai piedi con due spiccioli. Nel dono che porge c’è il diritto di sedermi con Lui sul trono regale. Se fosse per Lui potrei dimorare per sempre nella Sua casa. Io so soltanto una cosa: che quando mi chiede di stare, io scoppio in lacrime di gioia. E piango in latino e poi in italiano: “«vivo ego, iam non ego, vivit vero in me Christus – Non sono più io che vivo: è Cristo che vive in me. La vita che ora vivo in questo mondo la vivo per la fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e volle morire per me.» (Gal 2,20).

Se mi rattrista la collezione di tanti ADESSO mancati, mi consola il rinnovarsi degli inviti senza rancori.  
 
53. ADESSO è tensione nel mio definirmi in Dio, nel suo mistero:
6
Cercate il Signore, ora che si fa trovare. Chiamatelo, adesso che è vicino. 7
Chi è senza fede e senza legge cambi mentalità; chi è perverso rinunzi alla sua malvagità! Tornate tutti al Signore, ed egli avrà pietà di voi! Tornate al nostro Dio che perdona con larghezza! 8
Dice il Signore: “I miei pensieri non sono come i vostri e le mie azioni sono diverse dalle vostre. 9
I miei pensieri e i vostri, il mio modo di agire e il vostro sono distanti tra loro come il cielo è lontano dalla terra (Isaia 55, 6-9)
Ne consegue che
  • Il riconoscimento del mistero è radice di tensione morale: sono in una posizione sempre volta a qualcosa d’altro, disponibile a correggerla man mano che penetro in una realtà più grande di me, quanto “il cielo e lontano dalla terra”.
  • Mi pongo di fronte al mistero come un povero: in nulla la mia sicurezza se non nel mistero.
Beato l’ADESSO in cui riuscirò ad affermare che divento vero per la pietà e misericordia di un altro, che “La mia salvezza è Cristo”:
  • “per me il vivere è Cristo” (Fil 1,21),
  •  “non sono più io che vivo, è Cristo che vive in me” (Gal 2,20).
E’ struggente la tensione missionaria dell’Apostolo verso i Galati: “Quando non conoscevate Dio eravate schiavi di dèi che in realtà sono soltanto degli idoli. 9Ma ora avete conosciuto Dio; anzi è Dio che vi conosce. Perché dunque volete ritornare a sottomettervi a forze che non possono salvarvi? Volete essere di nuovo i loro schiavi? (Gal 4,19).
 

54. ADESSO è un movimento che consiste nel cercare e contribuire a creare condizioni di vita che facilitino di questa comprensione: “La mia salvezza è Cristo”. La non razionalità naturalistica di tale espressione, evidenzia che c’è un oltre: la natura può partecipare alla coscienza di Dio. Non solo è ragionevole quindi, ma è somma ragione.

Un carisma è un dono di Dio, un dono fatto ad un uomo. La manifestazione è nel suo modo di pensare, parlare, agire. Nikolaus Lobkowicz, già preside dell’Università Cattolica di Eichstätt, nella prefazione in “Rischio Educativo”, riferendosi al carisma di Don Giussani, ci rivela anche il criterio di lettura del carisma di san Giovanni di Dio. Così scrive in proposito:
“Noi cristiani tendiamo o a insistere ostinatamente, e perciò senza capacità di dialogo, sulle convinzioni che ci sono state trasmesse, oppure – di solito di nascosto e in qualche modo con la coscienza sporca – a fare l’occhiolino al “mondo”, che sembra offrirci frutti che a noi, in quanto cristiani sono proibiti.
La conseguenza è che percepiamo il nostro essere cristiani come una serie di prescrizioni, e nell’istante decisivo non capiamo perché dovremmo osservarle. “Non puoi…”, “Devi….”, queste sembrano essere le due norme principali alle quali noi cristiani ci atteniamo. Per questo soprattutto i giovani percepiscono troppo facilmente la Chiesa solo come un’istanza di dirette o indirette norme etiche che impedisce loro di fare quello che volentieri farebbero. Forse si può descrivere il fenomeno anche in questo modo: il cristianesimo non pare compiere nessuno dei desideri che realmente ci muovono. Così vi partecipiamo ma senza troppo entusiasmo…
Don Giussani ha opposto a questo atteggiamento una riflessione di tutt’altro genere: come io divento “me stesso”?
Ed ha portato le sue buone ragioni:
  • O facendomi trascinare dalle mode del tempo, e venendo per così dire, pilotato dall’esterno,
  • Oppure affidandomi a un’autorità;
  • Non però consegnandomi ciecamente a essa (come accade per le ideologie, e le sette, che praticano un divieto di pensare),
  • Bensì volendo verificare dove essa mi conduce – forse proprio verso me stesso -.
“Verificare” non significa quindi un semplice “provare”; questo implicherebbe un impegno per nulla serio con l’autorità. Piuttosto significa paragonare ciò che essa propone, o – meglio – desidera, con la mia esperienza, con la concezione di me stesso e della realtà che mi circonda di cui dispongo, secondo la percezione che ne avevo prima dell’incontro con l’autorità e quella che ne ho ora.
In poche parole si tratta di seguire un’autorità domandandosi continuamente: mi sta conducendo verso il mio vero io, verso la mia intima libertà, una libertà che io sperimento realmente come tale?
In questo modo l’autorità agisce (quasi) come una proposta: “Prova una volta a considerare tutto quanto fa parte della tua esperienza dal punto di vista dell’essere cristiano, della tua possibile fedeltà al Signore”.
L’impegno strumento di verifica:
  • “Tutto deve essere consapevolmente impostato come verifica”, come prova del valore della tradizione cristiana.
  • Non esiste niente di più importante oggi, che impegnare noi come parte viva della comunità della Chiesa, ma la comunità grande della Chiesa sarebbe una cosa lontana e astratta, se non emergesse là ove siamo.
  • Perciò non esiste nulla di più importante del contribuire a rendere presente o a far vivere la comunità della Chiesa nel nostro ambiente, attraverso la “crisi” del nostro impegno.
  • Chi non passa attraverso questo impegno o rimarrà cristiano senza dir nulla di nuovo, oppure se ne andrà via.
  • L’unico modo per non vivere “alienati” in questa società, così terribile nei suoi strumenti di invadenza, è avere il senso della storia, vivere genuinamente la propria “crisi”, impegnandosi adeguatamente con la tradizione in cui si è nati, con la proposta cristiana,
  • ed è magnifico che questa proposta, unica fra tutte le altre, abbia un carattere così concreto, così esistenziale: sia una comunità nel mondo, un mondo nel mondo, una realtà diversa dentro la realtà, e non diversa per interessi diversi, bensì per il modo diverso di realizzare i comuni interessi”.
Conclusione: “LUI è il cammino che educatore ed educando sono chiamati a percorrere insieme, ed è nel percorso comune, definito dalla meta decisiva del destino, che si impara come è fatta la strada” (Giussani p.49)
 

 

55. ADESSO è un amèn, ossia l’indicazione di punti fissi, un aiuto prezioso che utilizzava il popolo Ebraico per attraversare il deserto. Nella misura in cui della Parola di Dio è la bussola del mondo, si tratta di piantare dei paletti segnaletici che danno sicurezza al viandante: “Luce ai miei passi è la tua Parola”. 

 

56. ADESSO è l’antica canzone d’amore: “FateBeneFratelli”.

“FaccioBeneAttenzione” è un ritornello aggiuntivo che si addice ad ogni annunciatore perché il messaggio sia credibile.
  • C’è una stretta coincidenza tra il messaggio che viene dal deserto per bocca di Giovanni il Battista e Giovanni di Dio: il primo grida alle folle: “Fate opere di conversione”, ossia “Dimostrate con i fatti che avete cambiato vita e non mettetevi a dire: “Noi siamo discendenti di Abramo”. (Luca 3,8).
  • L’appello del questuante di Granata è analogo: “Fate bene a voi stessi, fratelli, per amore di Dio”. La penitenza, il cambiamento di mentalità (metànoite), sono la carità.
 Per religiosi e laici sarebbe sconveniente gloriarsi per il casato, la nobile discendenza, il ramo di appartenenza, se non vi fosse anche l’imitazione del Servo geniale Giovanni di Dio.
 

57. ADESSO è un camminare insieme, un peregrinare operoso e orante verso la città di Dio, la celeste Gerusalemme, che si può ben dire la “nostra terra”, il “nostro paese”. Così si nutre la fede del popolo ebraico in cammino, la Ahavà . rabbà: 

“Di un grande amore ci hai amati, Signore, nostro Dio;
 di una grande, infinita pietà ci hai fatto oggetto.
 Nostro Padre, nostro Re, in grazia dei nostri progenitori che hanno avuto fede in te e ai quali hai insegnato le tue leggi di vita, sii propizio anche con noi e istruiscici.
 Padre nostro, Padre misericordioso, clemente, abbi pietà di noi e dà al nostro cuore la facoltà di discernere e di comprendere, di ascoltare, di imparare e di insegnare, di osservare e di praticare con amore tutte le parole che studiamo nella tua Torah.
 Illumina i nostri cuori con la luce della tua Legge, avvinci il nostro cuore ai tuoi comandamenti e disponi il nostro animo all’amore e i al timore del tuo Nome, sì che non abbiamo mai da arrossire.
Noi fidiamo nel tuo Nome santo, grande e venerabile e perciò noi giubileremo e gioiremo per il tuo soccorso.
Riuniscici in pace dai i quattro angoli della terra e riconducici a testa alta nel nostro paese, poiché tu sei Dio, autore di salvezza, e noi hai scelto fra tutti i popoli e tutte le lingue e ci hai avvicinati al tuo Nome grande perché ti lodiamo e proclamiamo la tua unità con ardore.
Benedetto tu, Signore, che nel tuo amore eleggesti il tuo popolo Israele.
La meta e il centro di questo cammino dei popoli è Gerusalemme.
Verso di essa leviamo i nostri occhi, per la sua pace prega il nostro cuore.
Ma non per questo dimenticheremo l’immensa e urgente sofferenza del mondo “.
 

58. ADESSO è il kairòs, termine che designa l’istante privilegiato che offre possibilità inedite e affascinanti, capaci di rinnovare la faccia della terra: è il momento opportuno, il tempo propizio per la scelta decisiva, l’occasione da non perdere e da cogliere al volo. Gli autori biblici lo hanno percepito in maniera originale, come l’istante in cui la libera volontà dell’uomo, di ogni uomo, può adeguarsi o meno al progetto divino, determinando così il corso futuro degli eventi.

La novità del messaggio di Gesù è tutta qui: oggi, per chi crede, giunge il momento della vittoria sul peccato e quindi dell’impegno per la liberazione degli oppressi, per la fine delle sofferenze. E Paolo, convinto anche lui che “tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto”(Romani 8, 22), non si stanca di riecheggiare l’appello di Gesù, esortando i suoi corrispondenti a “prendere coscienza che è giunta l’ora”(ivi 13, 11), a capire che “è ormai tempo di svegliarsi dal sonno”(ivi) per costruire una società fondata sull’agape, perché da questo tutto dipende: “qualsiasi altro comandamento si riassume in queste parole:ama il prossimo tuo come te stesso”
 

 

59. ADESSO è il momento propizio anche per chiedere il dono delle lacrime. Se penso che Dio avrebbe chiesto al Figlio di sacrificarsi anche se io fossi stato il solo peccatore in una terra di giusti, non basterebbero le lacrime di commozione:” vi assicuro che in cielo si fa più festa per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione” (Luca 15,7).

 

 60. ADESSO è  presa di coscienza che di fronte alla sfida della  post-modernità, in un mondo segnato dalla secolarizzazione e dall’indifferentismo, non vale né deplorare, né rimpiangere.

Meglio radicarsi in una profonda dimensione di interiorità e di preghiera, facendo della Parola ascoltata e meditata il rifrimento vivo del proprio esistere e  dell’Eucaristia l’ispirazione della propria vita.

La COMPAGNIA è chiamata a offrire prospettive di senso, a indicare che la storia ha un signficato e una direzione a partire dal disegno di Dio che in Gesù è orientata verso un’esplosione di speranza e di amore. 

 61. ADESSO è il coraggio della speranza che postula il richiamo alle virtù necessarie per questa perseveranza: l’amore alla verità, la sincerità conro ogni maniplazione o strumentalizzazione, l’abbandono fiducioso al Padre, la serenità del “servo inutile”…

Ma senza trascurare le grandi prospettive della vita di fede:

  • l’evangelizzazione,
  • l’apostolato che fiorisce nella compassione,
  • ‘intercessione,
  • l’apertura a quell’orizzonte escatologico sovente dimenticato e dal quale, invece “tutto va capito e giudicato”.

Se ogni storia di santità è un’incarnazione dell’unica Parola, per la COMPAGNIA la vicenda terrena dì Riccardo Pampuri,  nella semplicità della sua esistenza,  diviene icona di quel totale abbandono che è radice di ogni perseverare e resistere. Egli è testimone di un incrollabile “coraggio di sperare” che ci aiuta a partecipare alla lacerante carenza di fede e di speranza in cui  è oggi  immerso il nostro mondo occidentale.

 PERCHE’ SHALôM”

E’ il saluto della famiglia

Il termine biblico Shalôm descrive una dimensione originaria della vita umana caratterizzata dall’abbondanza e dalla pienezza di senso.

  1. Il significato letterale sembra comprendere l’idea di PACE-BENEVOLENZA in opposizione a guerra e inimicizia, e quella di BENESSERE-COMPLETEZZA, con forte accento sui beni materiali, ma anche sull’armonia e la forza del corpo e dell’animo umano.
  2. Nella sua forma verbale può assumere il significato di PAGARE-RIPAGARE, come nell’espressione lebab shalem , che significa “cuore che paga”, nel senso di cuorericonoscente (al Signore);
  3. oppure il significato di ESSERE COMPLETO, come in 1Re 9,25: “Egli (Salomone) completò (Shalam) il tempio”. Volendo ulteriormente esemplificare:
  4. Shalôm è benedizione: presenza di Dio;
  5. Shalôm è frutto di giustizia sociale, di rispetto del diritto; di educazione sapiente dell’uomo;
  6. Con la sua fecondità e abbondanza, anche la natura è manifestazione di Shalôm ;
  7. Shalôm è un termine che esprime anche una promessa:
  8. Shalôm ha un forte senso religioso; è’ il dono di Dio perché gli ideali che sembrano impossibili possano concretizzarsi;
  9. Shalôm è la pienezza che ricolma ogni carenza, che risana ogni ferita.
  10. Come sostantivo è usato per descrivere la situazione di CHI HA A SUFFICIENZA, CON MISURA TRABOCCANTE, SENZA AVERE NULLA DI MENO DEL MASSIMO.
  11. L’espressione “fare shalom” è talvolta sinonimo di “stipulare un accordo, un patto”.
  12. Nel Salmo 85,11 Shalôm fa coppia con giustizia, per escrivere la pienezza dei beni messianici: “Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno…”.
  13. Il Salmo 22 ne illustra bene il significato, anche se non compare il termine specifico Shalôm: ” Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla…il mio calice trabocca…”.
  14. Sono molti i nomi propri che portano la radice Shalôm: Gerusalemme (città della pace), Salomone (la sua  ricompensa), Assalonne (mio padre è pace) e molti altri.

Abbondanza e pienezza di senso rientrano nel progetto di Dio. Le patologie della famiglia si possono curare se ci si apre alla  condivisione delle problematiche. Segregarsi con le proprie incognite equivale a chiudersi nel cucinino senza sfiatatoio: la pentola bolle, l’acqua fuoriesce, la fiamma si spegne e il gas si disperde incontrollato…

Ciao-Shalôm

Di fronte a tante famiglie deluse e scoraggiate, esiste una cosa pratica che si può fare subito, un intervento per tamponare l’emergenza? Ce lo insegnano gli ebrei, i nostri fratelli maggiori: immettere in circolazione e scambiarsi questa benedizione che è anche promessa e speranza. Ciao di qua…, ciao di là…E perché no Shalôm ? Così, se verremo interrogati sul significato del saluto, si aprirà uno spiraglio che permetterà l’aggancio alla Parola.

Vedi 34 quando i pipistrelli mettono

SU OGNI LETTO-ALTARE HA ADORATO LA VITTIMA
Sul “Volto dolente” di Cristo Redentore, così Giovanni Paolo II al n. 25 della “Novo Millennio ineunte”:
 può che prostrarsi in a“La contemplazione del volto di Cristo ci conduce così ad accostare l’aspetto più paradossale del suo mistero, quale emerge nell’ora estrema, l’ora della Croce. Mistero nel mistero, davanti al quale l’essere umano non dorazione”.
Per riportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del «volto» del peccato “( cfr.: 2 Cor 5,21).
Il Suo volto contemporaneo è la Messa.
Nella sua Messa, la nostra Messa,
nel Suo Volto, i nostri volti.
Eucaristia è Sacramentum Hospitalitatis: nel Suo, il mio;  noi in Lui
Per me cristiano il valore della mia persona è nel Corpo di Cristo che cresce, si espande,  nel mistero di Cristo presente nella Sua Chiesa-Assemblea-Casa-Ospedale.
Ralizzo il mio valore se realizzo la Sua Chiesa.
Allora devo “ospitare” in me stesso gli altri: l’ospitalità è far sì che un altro sia parte del mio vivere.
Dopo quello del dare la vita, l’ospitalità è il sacrificio più grande. Per questa ragione difficilmente so ospitare davvero. Talvolta non so farlo neppure con me stesso.
La vera imitazione di Cristo è rendere gli altri parte della mia vita, dal momento che Lui nella Sua mi ha talmente ospitato da farmi diventare membra del Suo Corpo.
Il mistero del Corpo di Cristo è il mistero dell’ospitalità della mia vita nella Sua. Mi faccio uomo ospitale, Fatebenefratello, Compagnia…perché sono stato ospitato.
All’interno di questa possibilità dell’ospitare in me gli altri che Cristo mi dà (Congregavit nos in unum Christi amor- Ci ha raccolti in una cosa sola l’amore di Cristo), la possibilità che emerga, si faccia visibile un “frammento”, un pezzo di umanità diversa, nuova, esca fuori una sacca di GLOBULI ROSSI dove l’uomo cominci a respirare tutto:”Omnia possum in eo qui me confortat – Posso far fronte a tutte le difficoltà perché Cristo me ne dà la forza “ (Fil 4,13).
Questo frammento di vita nuova in Cristo è parte del Corpo di Cristo. Ma è anche tutta la passione della mia vita, così che qualsiasi gesto, a partire dal più banale fino a…, persino dare un bicchier d’acqua, è perché questo Corpo-Cristo-Chiesa si dilati.
Ne consegue che “il sacrificio di sé a Cristo è il contenuto del gesto più espressivo che si possa compiere come cristiani: la Messa.
L’Eucaristia è un gesto di Cristo, ma è anche un gesto “mio” che si identifica col gesto di Cristo, il quale a sua volta torna a identificarsi col “mio”gesto:
L’offertorio è un gesto “mio”,
La consacrazione è un gesto mio,
La comunione consuma e compie questo gesto “mio”. (Giussani)
Il mio sacrifico dunque coincide con l’offrirmi, dal momento che riconosco Cristo essere tutto di me (“Per me il vivere è Cristo” Fil 1,21), nell’accetarlo e cercare di comportarmi secondo questa consapevolezza, una coscienza diversa voluta, creata ed educata in quel frammento (l’Ordine ospedaliero), in quella sacca (la Compagnia) proprio dal Lui: ” Ecce nova facio omnia – Ora faccio nuova ogni cosa… Ciò che dico è vero e degno di essere creduto… Io sono l’Inizio e la Fine, il Primo e l’Ultimo. ( Apoc . 21, 5; cfr. 2 Cor . 5, 17);    “Avreta la forza dello Spirito Santo, che scenderà su di voi” (At 1,8).
Il votato all’ospitalità, religioso o laico, se non sente la sua compagnia vocazionale come inizio di umanità nuova che incomincia a s-velare, a farsi segno del mistero per cui Cristo è la sostanza di tutto, se non sente così ogni cosa con cui viene a contatto ogni giorno, non può vivere “sospeso” al mistero e rendergli gloria e testimonianza. Prima o poi si sgancia.
S. Agostino insegna che: “La sesta operazione dello Spirito Santo, che è l’intelletto, si addice ai puri di cuore, i quali con l’occhio purificato possono vedere quanto occhio non vide”. San Giovanni di Dio ha praticamente capito con intelletto d’amore che l’ospitalità è arte divina prodotta da mani d’artista che fanno vibrare il volto di Cristo nel mondo. Quelle mani (le mie, le tue, le nostre) sono capaci di rendere ciò che toccano, nel modo con cui toccano, Corpo di Cristo, segno della Sua misteriosa Presenza.
La santità perciò è l’arte suprema di trasformare. “Gesù: andate… guarite… annunciate…” (Matt 10,5)
La santità è abbracciare gli uomini e le cose, ripescare gli sganciati, avvolgere di tenerezza gli sfiduciati, dire la Parola sanante, toccare la carne debole e renderla Corpo di Cristo, proclamare che la sostanza di tutto è Lui: ”Quel che io vi dico nel buio, voi ripetetelo alla luce del giorno; quel che ascoltate sottovoce, gridatelo dalle terrazze” (Mt 10,27)
che ogni parola o gesto sanante è Suo e non nostro:” “E quelli che avranno fede faranno segni miracolosi: cacceranno i demòni invocando il mio nome; parleranno lingue nuove; 18prenderanno in mano serpenti e se berranno veleno non farà loro alcun male; poseranno le mani sopra i malati ed essi guariranno”(Marco 16,17).
Ma attenzione: capisco il senso dell’abbraccio se sono stato abbracciato, se ho fatto esperienza della tenerezza:
Il mio impatto con il istero, l’emozione e commozione nello spalancarGli il cuore,
La mamma che non si vergogna di camminare per la strada  con la sua creatura menomata,
Due ragazzi che si baciano con la consapevolezza del dono,
Due coniugi in un amplesso amoroso,
Un monaco in contemplazione (Solo? No. Con Dio. Sublime!)
Io infermiere e la ferita purulenta di un lebbroso,
Io chirurgo che aggredisco il seno tumorale di una donna,
Io psichiatra che giròvago nei labirinti di una mente convulsa,
Io questuante, elemosiniere per la fame rabbiosa di moltitudini sterminate,
Io…
Sono tutti modi per dire Dio. Se non c’è amore, nessuna cattedra teologica, nessuna corrente filosofica sa dire Dio.
Quando c’è incontro, relazione, comunione, dono,
è come dire estasi, uscire da sé, ritrovarsi in Dio.
 Ciò si verifica ogni volta che il letto è recepito come altare.
 E’ l’umano letto con gl’ occhi dello stupore, la meraviglia dell’Altro  
in me.

HA FATTO DEI SUOI COMPONENTI UNA COMUNITÀ EVANGELICA
Così recita la liturgia della Dedicazione:
” Effondi su di noi il tuo Spirito affinché questa comunità sia davvero sottomessa alla Parola
nella preghiera interiore
e nella comunione fraterna;
sia ricca di sapienza spirituale che dia vero senso al suo “fare pastorale”;
sia forte nella speranza,
libera e coraggiosa nella fedeltà e nella testimonianza del tuo Vangelo;
sia vigile e operosa nell’attesa del Tuo ritorno,
dicendo, con lo Spirito Santo, “Vieni, Signore Gesù!”
E al saluto finale:
Dio vi conceda di portare nella vita i frutti del sacrificio a cui avete partecipato in forza del vostro sacerdozio regale.
 Egli che vi ha radunati alla sua mensa e vi ha nutriti dell’unico pane faccia di voi un cuor solo e un’anima sola.
Annunziate il Vangelo con la testimonianza della vita, perché tutti gli uomini riconoscano il Cristo Signore.
Siamo nel dopo l’Ascensione di Gesù al cielo. Cristo ha unificato l’umanità, lo Spirito ha diversificato le persone. Egli prima era con i discepoli, ora sarà dentro di loro:
Dio parla con le mie parole,
Dio piange con le mie lacrime,
Mi sorride come nessuno,
La mia parola gli dà parola,
La mia vita disseta la Sua sete di vita: “Sitio – Ho sete!”
Ciò è possibile nella misura in cui ho la consapevolezza del mio ESSERE-IN, così ripetuto da Gesù: 
lo Spirito sarà in voi…
 Io sono nel Padre,
Voi siete in me ed io in voi,
Per noi vuol dire essere
le sue mani
un frammento del suo cuore
per essere accanto, presso, vicino, dentro, immersi, uniti…
Giovanni di Dio non ha impartito questa lezione da una cattedra universitaria ma con il suo essere-in di perenne attualità.

HA CAMMINATO SECONDO LO SPIRITO.
Per i discepoli è colui che fa crescere. L’incontro con la sua persona è rivelatore di novità, stupore, rispetto. Egli appartiene alla specie di cui parla Paolo:
 ”18Nessuno inganni se stesso. Se qualcuno pensa di essere sapiente in questo mondo, diventi pazzo, e allora sarà sapiente davvero. 19Dio infatti considera pazzia quel che il mondo crede sia sapienza. Si legge infatti nella Bibbia: Dio fa cadere i sapienti nella trappola della loro astuzia.20E ancora, in un altro passo leggiamo: Il Signore conosce i pensieri dei sapienti. Sa che non valgono nulla.” (1 Cor 3,18-20)
Questa pazzia implica sequela:
farsi suoi “discepoli”,
rifarsi alla sua esperienza:
richiamo ai valori ultimi e all’impegno della coscienza con essi,
permanente criterio di giudizio sulla realtà della sofferenza e dei bisogni,
stimolo alla coerenza,
visione realistica del vivere,
ispiratore di vita,
paradigma di azione,
scuola d’imprenditoriato no profit,
azionista della Provvidenza,
la “borsa” intesa come sporta…
questuante per aiutare i ricchi a salvarsi aiutando i poveri, esposti come sono ad alto rischio di perdere l’anima…
PERCHE’ FATEBENEFRATELLI
Come anelli di una catena di testimoni del suo messaggio. Legame che si crea nella partecipazione al medesimo carisma   dell’ Hospitalitas. Comunione, quindi, con i Fratelli Ospedalieri del mondo, nel ministero di Chiesa sanante.
Il mandato che la Chiesa affida ai diaconi come ministero, riguarda anche i cresimati:
“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore:
credi sempre a ciò che proclami,
insegna ciò che credi,
vivi ciò che insegni”. 

PERCHE’ COLLABORATORI-AGGREGATI-CORRESPONSABILI
E’ una comunione d’intenti: “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (2 Cor 1,24).
Collaboratori, aggregati, annessi, associati, Christifideles laici … contro ogni ambiguità, è bene che nessuno si appropri di questa cooperazione per altri fini che non siano il Vangelo della Misericordia. Secondo l’Apostolo si tratta di “uniti nel lavoro per servire Dio”, insieme, “collaboratori della Verità”
.
Un Movimento, proprio perché realtà viva, dinamica, pasta in fermento, è fatto di slanci ma anche di ripiegamenti, di visioni profetiche, di radicalità evangelica ma è capace anche di schieramenti, visioni miopi, partigianerie. L’Apostolo Paolo aiuta nel discernimento di una realtà multiforme:  
“1Io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a cristiani maturi. Eravate ancora troppo legati ai valori di questo mondo, ancora troppo bambini nella fede in Cristo. 2Ho dovuto nutrirvi di latte, non di cibo solido, perché non avreste potuto sopportarlo. Nemmeno ora lo potete, perché siete come tutti gli altri. 3Le vostre discordie e le vostre divisioni dimostrano che voi ancora pensate e vi comportate come gli altri. 4Quando uno di voi dice: “Io sono di Paolo”, e un altro ribatte: “Io invece di Apollo!”, non fate forse come fanno tutti? 5Ma chi è poi Apollo? e chi è Paolo? Semplici servitori per mezzo dei quali voi siete giunti alla fede. A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito. 6Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere. 7Perciò chi pianta e chi innaffia non contano nulla: chi conta è Dio che fa crescere. 8Chi pianta e chi innaffia hanno la stessa importanza. Ognuno di loro riceverà la ricompensa per il lavoro svolto. 9Infatti, noi siamo collaboratori di Dio nel suo campo, e voi siete il campo di Dio.
Voi siete anche l’edificio di Dio. 10Dio mi ha dato il compito e il privilegio di mettere il fondamento, come fa un saggio architetto. Altri poi innalza su di esso la costruzione. Ciascuno però badi bene a come costruisce. 11Il fondamento già posto è Gesù Cristo. Nessuno può metterne un altro. 12Su quel fondamento altri costruiranno servendosi di oro, di argento, di pietre preziose, di legno, di fieno, di paglia. 13Ma nel giorno del giudizio Dio rivelerà quel che vale l’opera di ciascuno. Essa verrà sottoposta alla prova del fuoco, e il fuoco ne proverà la consistenza. 14Se ciò che uno costruisce sul fondamento resisterà, egli ne avrà la ricompensa. 15Se invece la sua opera sarà distrutta dal fuoco, egli perderà la ricompensa. Egli personalmente sarà tuttavia salvo, come uno che passa attraverso un incendio.
16Voi sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi. 17Ebbene, se qualcuno distrugge la vostra comunità che è il santo tempio di Dio, Dio distruggerà lui.
21Perciò non vantatevi di appartenere a capi terreni, perché tutto vi  appartiene: 22Paolo, Apollo, Pietro, il mondo, la morte, il presente e il futuro: tutto è vostro, 23voi invece appartenete a Cristo e Cristo appartiene a Dio. (1Cor 3, 1-23).
.
La riflessione è aperta. La distinzione tra chi sono i collaboratori e chi è il campo è l’impegno di frati e laici chiamati a realizzare la Comunione Fraterna. Può essere di stimolo la parola di Giovanni Paolo II alle Famiglie:
.
”Entriamo così nel nucleo stesso della verità evangelica sulla libertà.
 La persona si realizza mediante l’esercizio della libertà nella verità.
La libertà non può essere intesa come facoltà di fare qualsiasi cosa: essa significa dono di sé.
 Di più: significa interiore disciplina del dono.
Nel concetto di dono non è inscritta soltanto la libera iniziativa del soggetto, ma anche la dimensione del dovere.
Tutto ciò si realizza nella « comunione delle persone ». Siamo così nel cuore stesso di ogni famiglia.
Siamo anche sulle orme dell’antitesi tra l’individualismo e il personalismo.
L’amore, la civiltà dell’amore si collega con il personalismo.
Perché proprio col personalismo? Perché l’individualismo minaccia la civiltà dell’amore? Troviamo la chiave della risposta nell’espressione conciliare: un «dono sincero».
L’individualismo suppone un uso della libertà nel quale il soggetto fa ciò che vuole, «stabilendo » egli stesso « la verità » di ciò che gli piace o gli torna utile.
Non ammette che altri
« voglia » o esiga qualcosa da lui nel nome di una verità oggettiva.
Non vuole « dare » ad un altro sulla base della verità, non vuole diventare un « dono sincero ».
L’individualismo rimane pertanto egocentrico ed egoistico. L’antitesi col personalismo nasce non soltanto sul terreno della teoria, ma ancor più su quello dell’« ethos ».
L’« ethos » del personalismo è altruistico: muove la persona a farsi dono per gli altri e a trovare gioia nel donarsi. È la gioia di cui parla Cristo (cfr Gv 15,11; 16,20.22).
Occorre pertanto che le società umane, ed in esse le famiglie, che vivono spesso in un contesto di lotta tra la civiltà dell’amore e le sue antitesi, cerchino il loro fondamento stabile in una giusta visione dell’uomo e di quanto decide della piena « realizzazione » della sua umanità” (1994).

LA COMUNITÀ
è il luogo dell’incontro con Dio, dove nello stesso tempo si impara e si insegnapregare, a lodare , a comunicare la propria esperienza quotidiana di Gesù;
è il luogo in cui il Signore opera le sue meraviglie, in cui si rinnova continuamente l’alleanza di Dio con il Suo popolo,è il luogo in cui si continua a vivere l’ evento della Pentecoste.

Scrive il Cruset:
“Giovanni di Dio consumava la vita in tre occupazioni vitali:’
  • abbandono assoluto della sua persona,
  • la orazione (il cibo per resistere nel duro cammino), 
  • e la carità totale.
 E, col filo delle persone che accorrono a lui, entra nel labirinto della miseria di Granada, e soccorre orfani, vedove, fanciulli e soldati, operai poveri e “litigiosi” (come dice Castro), e per tutti trova parole corroboranti e concreto aiuto o raccomandazione per chi possa risolvere il loro caso.
 In tal modo scopre la zona occulta della povertà vergognosa e silente:
  • fanciulle,
  • religiose (si riferisce a persone laiche con voti, ritirate nelle proprie case come religiose, senza esserlo),
  • umili focolari che hanno necessità segrete, occulte, avvilite dall’indigenza, vergognose di mostrarla.
Giovanni di Dio frequenta le loro case, si informa della loro situazione.
Parla con chi possa dar elemosina per questi scopi,e lui stesso provvede il necessario al sostentamento di questi esseri deboli;
procura lavoro in casa, e li esorta alla virtù” (idem).
Sono tutti verbi che i GLOBULI ROSSI devono imparare a menadito per metterli in azione
  
 
Il pesce è la raffigurazione simbo-lica di Gesù poiché in greco le lettere della parola “pesce” che sono: I-Ch-Th-U-S (ichthus), sono le iniziali di: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Nelle catacombe di San Callisto a Roma il più famoso affresco della fine del II secolo raffigura un pesce con un cestino di pane, simbolo dell’Eucaristia.
L’àncora è lo strumento indispensabile alla nave: la ferma quando il mare è agitato, affinché non vada alla deriva. Essa simboleggia:
.  la speranza fiduciosa nella salvezza
.  la croce che è l’ “albero maestro” della nave,          cioé della Chiesa.


  

UNA COMPAGNIA CON LO SPIRITO DELL’APOSTOLO
“ PAOLO ARRIVA A ROMA
11Dopo tre mesi ci imbarcammo su una nave della città di Alessandria che aveva passato l’inverno in quell’isola. La nave si chiamava “I Diòscuri”. 12Arrivammo a Siracusa e qui rimanemmo tre giorni. 13Poi, navigando lungo la costa, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò il vento del sud e così in due giorni potemmo arrivare a Pozzuoli. 14Qui trovammo alcuni cristiani che ci invitarono a restare una settimana con loro. Infine partimmo per Roma. 15I cristiani di Roma furono avvertiti del nostro arrivo e ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne. Appena li vide, Paolo ringraziò il Signore e si sentì molto incoraggiato. 16Arrivati a Roma, fu permesso a Paolo di abitare per suo conto, con un soldato di guardia
PAOLO PREDICA A ROMA
17Dopo tre giorni, Paolo fece chiamare i capi degli Ebrei di Roma. Quando furono riuniti disse loro:
“Fratelli, io non ho fatto nulla contro il nostro popolo e le tradizioni dei padri. Eppure a Gerusalemme gli Ebrei mi hanno arrestato e mi hanno consegnato ai Romani. 18I Romani mi hanno interrogato e volevano lasciarmi libero perché non trovavano in me nessuna colpa che meritasse la morte. 19Ma gli Ebrei si sono opposti a questa decisione, e allora sono stato costretto a fare ricorso all’imperatore. Io però non ho alcuna intenzione di portare accuse contro il mio popolo. 20Per questo motivo ho chiesto di vedervi e di parlarvi. Infatti io porto queste catene a causa di colui che il popolo di Israele ha sempre aspettato.
21Gli risposero:
“Noi non abbiamo ricevuto dalla Giudea nessuna lettera che ti riguarda, e nessuno dei nostri fratelli è venuto a riferire o a parlar male di te. Tuttavia, noi vorremmo ascoltare da te quel che pensi: perché abbiamo saputo che la setta alla quale tu appartieni, un po’ dappertutto trova delle opposizioni.
Poi si diedero un appuntamento.
Nel giorno fissato, vennero nell’alloggio di Paolo ancor più numerosi. Dal mattino fino alla sera Paolo dava spiegazioni e annunziava loro il regno di Dio. Partendo dalla legge di Mosè e dagli scritti dei profeti, Paolo cercava di convincerli a credere in Gesù. 24Alcuni si lasciarono convincere dalle parole di Paolo, altri invece non vollero credere. 25Senza essere d’accordo tra loro, se ne andavano via mentre Paolo aggiungeva soltanto queste parole:
 “Lo Spirito Santo aveva ragione quando, per mezzo del profeta Isaia, disse ai vostri padri: 26Va’ da questo popolo e parlagli così:
  • Ascolterete e non capirete;
  • guarderete e non vedrete
  • 27perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile:
  • sono diventati duri d’orecchi,
  • hanno chiuso gli occhi,
  • per non vedere con gli occhi,
  • per non sentire con gli orecchi,
  • per non comprendere con il cuore,
  • per non tornare a Dio,
  • per non lasciarsi guarire da lui”.

28Poi Paolo aggiunse:

  • “Sappiate che questa salvezza Dio ora l’ha rivolta ai pagani, ed essi l’accoglieranno”. 29
30Paolo rimase due anni interi nella casa che aveva preso in affitto, e riceveva tutti quelli che andavano da lui.
 31Egli annunziava il regno di Dio e insegnava tutto quello che riguarda il Signore Gesù Cristo con grande coraggio e senza essere ostacolato” (Atti 28, 11-29).
Le parole dell’Apostolo aiutano a rendere grazie a Dio per il Movimento, che è Sua opera, ed a prendere coraggio per navigare in tutte le latitudini dove sarà spinto dal Vento dello Spirito che la anima. 

 

PERCHE’ COMPAGNIA
Come vocazione,  per non vivere solitari e sospesi:
“8In realtà il   Signore ha insegnato agli uomini quel che è bene, quel che esige da noi: praticare la giustizia, ricercare la bontà e vivere con umiltà davanti al nostro Dio“.
 Camminare umilmente con Dio, “ ecco la trasformazione, l’arte suprema che è la santità! La santità è abbracciare gli uomini e le cose trasformando questo in cammino e in grido, un grido che proclama come la sostanza di tutto sia Cristo, come quell’abbraccio sia Suo e non nostro” (Don Giussani, Il rischio educativo)

 

PERCHÉ GLOBULI ROSSI
Energia, sangue, vita, consanguinei del Signore…sacche di carità-divina-Sangue- di-Cristo da donare e trasfondere nei tessuti anemici, nella lotta instancabile contro tutte le espressioni di povertà e miseria umana.
L’ortoprassi=prassi retta, il fare corretto che accomuna consacrati e Christifideles laici è la “Vita secondo lo Spirito”.
Mettendo l’accento sul fare quello che è retto agli occhi del Signore (Ef 15,26), su di una prassi conforme alla rivelata Verità di Dio, su di un fare che provenga dal credere, significa prendere coscienza che ogni percorso alternativo è tentazione di  fuga, rischio di sbando.
Per entrambi, “Divinizzazione dell’uomo e liberazione del mondo per opera di un’umanità nuova, fatta di figli di Dio nel Figlio unico”: è questo il nome vero della “promozione dell’uomo” e della “liberazione della sua storia”, degno di costituire un proposito cristiano, che si ispiri alla Parola e alla Sapienza rivelata nel Nuovo Testamento, ossia in GESU’.

 

EUCARISTIA  COME SACRAMENTUM HOSPITALITATIS  –  LA LUCE NELLA NOTTE
 
TEMPIO
OSPEDALE-COMUNITA’ TERAPEUTICA
 «Assidui nella preghiera» (At 1,14)
“Portate i pesi gli uni degli altri, così adempirete la legge di Cristo” (Gal 6,2).
ALTARE SACRIFICALE
LETTO/LITURGIA DEL MALATO
«Fate quello che vi dirà» (Gv 2,5).
Liturgia del Samaritano: olio, aceto, cavalcatura, albergo denaro, pagherò… fermarsi,alzarsi,i
nginocchiarsi,
caricarsi, trasportare…
AMBONE/PAROLA
LA MISSIONE ANNUNCIO/DIACONIA
Parola – Ascolto – Risposta – Carismi «Fate questo in memoria di me» (Le 22, 19).
MATERIA SACRIFICALE
PANE-VINO-CORPO- SANGUE-DI- CRISTO
MALATO «Questo è il mio corpo che è dato per voi» (Lc 22,19)
LUOGO:CHIESA LOCALE
Ospedale come luogo di pellegrinaggio periodico:
– vescovi, presbiteri, fedeli radunati per il Sacramentum hospitalitatis;
– scambio di doni e carismi nella la Chiesa locale

  • SAN GIOVANNI DI DIO

  • “ Tutti i giorni della vostra vita vedete Dio,
  •  assistete sempre all’ intera Messa,
  • confessatevi minuziosamente se sarà possibile: non dormite in peccato mortale nessuna notte;
  • amate nostro Signore Gesù Cristo sopra tutte le cose del mondo, chè per molto che lo amiate, molto più Lui ama voi.
  • Abbiate sempre carità, perché dove non c’è carità non c’è Dio, anche se Dio è in ogni luogo. (Lettera di San Giovanni di Dio  a Louis Bautista)

 

TEMPIO DI DIO, LUOGO DELLA SUA PRESENZA 
Dalla liturgia la teologia del Tempio:
  • “Questo luogo è segno del mistero della Chiesa santificata dal sangue di Cristo…
  • Chiesa beata, dimora di Dio tra gli uomini,tempio santo costruito con pietre vive sul fondamento degli Apostoli,in Cristo Gesù, fulcro di unità e pietra angolare…
  • Ora o Padre avvolgi della tua santità questa chiesa,  [questo ospedale]  perché sia sempre per tutti un luogo santo…».(Liturgia della Dedicazione.)
Il profeta Ezechiele vede la gloria di Dio presso i deportati in Babilonia, e l’annuncia con queste parole:
“Giunsi dai deportati di Tel Aviv, che abitano lungo il canale di Chebar, dove hanno preso dimora […] ed ecco, la gloria del Signore era là” (Ez 3, 15.23); il profeta descrive anche l’esilio della Shekinah: “La gloria del Signore uscì dalla soglia del tempio” (Ez. 10,18Giovanni di Dio ha capito che dove va il sofferente, la Gloria lo segue. Se l’ospedale è la dimora di Dio ne è anche il suo Tempio.

HA FATTO DI OGNI LETTO UN ALTARE COLLEGATO ALL’ALTARE CENTRALE DEL SACRIFICIO EUCARISTICO.
Le parole consacratorie sono cariche di simbolismi. Non è difficile ravvisarvi l’Ospedale come lo ha concepito San Giovanni di Dio:
“ Ti lodiamo e ti benediciamo, Padre Santo, perché il Cristo tuo Figlio nel disegno mirabile del tuo amore ha dato compimento alle molteplici figure antiche nell’unico mistero dell’altare.
  1. Noè, patriarca della stirpe umana scampata dal diluvio, eresse a te un altare e ti offrì un sacrificio; e tu lo gradisti, o Dio, rinnovando con gli uomini la tua alleanza.
  2.  Abramo, nostro padre nella fede, in piena obbedienza alla tua parola, edificò un altare, pronto a immolarvi, per piacere a te, Isacco, suo diletto figlio.
  3.  Anche Mosè, mediatore della legge antica, costruì un altare, che asperso con il sangue dell’agnello, fu annunzio profetico dell’altare della croce.
  4. Infine il Cristo nel mistero della sua Pasqua compì tutti i segni antichi; salendo sull’albero della croce, sacerdote e vittima, si offrì a te, o Padre, in oblazione pura per distruggere i peccati del mondo e stabilire con te l’alleanza nuova ed eterna.
  5. E ora ti preghiamo umilmente, Signore, avvolgi della tua santità questo altare eretto nella casa della tua Chiesa, perché sia dedicato a te per sempre come ara del sacrificio di Cristo e mensa del suo convito, cheredime e nutre il suo popolo.
  6. 6. Questa pietra preziosa ed eletta sia per noi il segno di Cristo dal cui fianco squarciato scaturirono l’acqua e il sangue fonte dei sacramenti della Chiesa.
  7. 7.    Sia la mensa del convito festivo a cui accorrano lieti i commensali di Cristo e sollevati dal peso degli affanni quotidiani attingano rinnovato vigore per il loro cammino.
  8. 8.     Sia luogo di intima unione con te, o Padre, nella gioia e nella pace, perché quanti si nutrono del corpo e sangue del tuo Figlio, animati dallo Spirito Santo, crescano nel tuo amore.
  9. 9.       Sia fonte di unità per la Chiesa e rafforzi nei fratelli, riuniti nella comune preghiera, il vincolo di carità e di concordia.
  10. 10. Sia il centro della nostra lode e del comune rendimento di grazie, finché nella patria eterna ti offriremo esultanti il sacrificio della lode perenne con Cristo, pontefice sommo e altare vivente. Egli è Dio e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo per tutti i secoli dei secoli. Amen”
UNZIONE:“Santifichi il Signore con la sua potenza questo altare, che mediante il nostro ministero è unto con il crisma; sia segno visibile del mistero di Cristo, che si è offerto al Padre per la vita del mondo”.
INCENSAZIONE: “ Salga a te, Signore, l’incenso della nostra preghiera; come   il profumo riempie questo tempio, così la tua Chiesa spanda nel mondo la soave fragranza di Cristo”.
Copertura e illuminazione dell’altare: (La mensa viene ricoperta con la tovaglia e adornata con i fiori. Vi si dispongono il cero, come per la celebrazione della Messa) Il vescovo consegna una candela accesa dicendo:
La luce di Cristo rifulga su questo altare e siano luce del mondo i commensali alla cena del Signore”.

HA FATTO DEI SUOI COMPONENTI UNA COMUNITÀ EVANGELICA
Così recita la liturgia della Dedicazione:
” Effondi su di noi il tuo Spirito affinché questa comunità sia davvero sottomessa alla Parola
nella preghiera interiore
e nella comunione fraterna;
sia ricca di sapienza spirituale che dia vero senso al suo “fare pastorale”;
sia forte nella speranza,
libera e coraggiosa nella fedeltà e nella testimonianza del tuo Vangelo;
sia vigile e operosa nell’attesa del Tuo ritorno,
dicendo, con lo Spirito Santo, “Vieni, Signore Gesù!”
E al saluto finale:
Dio vi conceda di portare nella vita i frutti del sacrificio a cui avete partecipato in forza del vostro sacerdozio regale.
 Egli che vi ha radunati alla sua mensa e vi ha nutriti dell’unico pane faccia di voi un cuor solo e un’anima sola.
Annunziate il Vangelo con la testimonianza della vita, perché tutti gli uomini riconoscano il Cristo Signore.
Siamo nel dopo l’Ascensione di Gesù al cielo. Cristo ha unificato l’umanità, lo Spirito ha diversificato le persone. Egli prima era con i discepoli, ora sarà dentro di loro:
Dio parla con le mie parole,
Dio piange con le mie lacrime,
Mi sorride come nessuno,
La mia parola gli dà parola,
La mia vita disseta la Sua sete di vita: “Sitio – Ho sete!”
Ciò è possibile nella misura in cui ho la consapevolezza del mio ESSERE-IN, così ripetuto da Gesù: 
lo Spirito sarà in voi…
 Io sono nel Padre,
Voi siete in me ed io in voi,
Per noi vuol dire essere
le sue mani
un frammento del suo cuore
per essere accanto, presso, vicino, dentro, immersi, uniti…
Giovanni di Dio non ha impartito questa lezione da una cattedra universitaria ma con il suo essere-in di perenne attualità.

 

PERCHÉ SAN GIOVANNI DI DIO E SAN RICCARDO PAMPURI

Come auctoritas, in quanto

  • il primo ha inventato non solo l’Ospedale Moderno ma anche gli Ospedalieri Moderni, non tanto per i riconoscimenti venutigli dal Lombroso, dalla Società e dagli Stati sull’ottima qualità dell’organizzazione, quanto per la sua visione teologica che ne ampia il concetto a dismisura fino ad abbracciare tutta la Persona;
  • il secondo perché discepolo esemplare, santo del nostro tempo, riassume le esperienze di universitario, medico condotto, laico dapprima impegnato nell’Azione Cattolica e nella FUCI e poi relogioso consacrato nell’Ordine dei Fatebenefratelli.

 

HA CAMMINATO SECONDO LO SPIRITO.
Per i discepoli è colui che fa crescere. L’incontro con la sua persona è rivelatore di novità, stupore, rispetto. Egli appartiene alla specie di cui parla Paolo:
 ”18Nessuno inganni se stesso. Se qualcuno pensa di essere sapiente in questo mondo, diventi pazzo, e allora sarà sapiente davvero. 19Dio infatti considera pazzia quel che il mondo crede sia sapienza. Si legge infatti nella Bibbia: Dio fa cadere i sapienti nella trappola della loro astuzia.20E ancora, in un altro passo leggiamo: Il Signore conosce i pensieri dei sapienti. Sa che non valgono nulla.” (1 Cor 3,18-20)
Questa pazzia implica sequela:
farsi suoi “discepoli”,
rifarsi alla sua esperienza:
richiamo ai valori ultimi e all’impegno della coscienza con essi,
permanente criterio di giudizio sulla realtà della sofferenza e dei bisogni,
stimolo alla coerenza,
visione realistica del vivere,
ispiratore di vita,
paradigma di azione,
scuola d’imprenditoriato no profit,
azionista della Provvidenza,
la “borsa” intesa come sporta…
questuante per aiutare i ricchi a salvarsi aiutando i poveri, esposti come sono ad alto rischio di perdere l’anima…
PERCHE’ FATEBENEFRATELLI
Come anelli di una catena di testimoni del suo messaggio. Legame che si crea nella partecipazione al medesimo carisma   dell’ Hospitalitas. Comunione, quindi, con i Fratelli Ospedalieri del mondo, nel ministero di Chiesa sanante.
Il mandato che la Chiesa affida ai diaconi come ministero, riguarda anche i cresimati:
“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore:
credi sempre a ciò che proclami,
insegna ciò che credi,
vivi ciò che insegni”. 

 

HA CAMMINATO SECONDO LO SPIRITO.
Per i discepoli è colui che fa crescere. L’incontro con la sua persona è rivelatore di novità, stupore, rispetto. Egli appartiene alla specie di cui parla Paolo:
 ”18Nessuno inganni se stesso. Se qualcuno pensa di essere sapiente in questo mondo, diventi pazzo, e allora sarà sapiente davvero. 19Dio infatti considera pazzia quel che il mondo crede sia sapienza. Si legge infatti nella Bibbia: Dio fa cadere i sapienti nella trappola della loro astuzia.20E ancora, in un altro passo leggiamo: Il Signore conosce i pensieri dei sapienti. Sa che non valgono nulla.” (1 Cor 3,18-20)
Questa pazzia implica sequela:
farsi suoi “discepoli”,
rifarsi alla sua esperienza:
richiamo ai valori ultimi e all’impegno della coscienza con essi,
permanente criterio di giudizio sulla realtà della sofferenza e dei bisogni,
stimolo alla coerenza,
visione realistica del vivere,
ispiratore di vita,
paradigma di azione,
scuola d’imprenditoriato no profit,
azionista della Provvidenza,
la “borsa” intesa come sporta…
questuante per aiutare i ricchi a salvarsi aiutando i poveri, esposti come sono ad alto rischio di perdere l’anima…
PERCHE’ FATEBENEFRATELLI
Come anelli di una catena di testimoni del suo messaggio. Legame che si crea nella partecipazione al medesimo carisma   dell’ Hospitalitas. Comunione, quindi, con i Fratelli Ospedalieri del mondo, nel ministero di Chiesa sanante.
Il mandato che la Chiesa affida ai diaconi come ministero, riguarda anche i cresimati:
“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore:
credi sempre a ciò che proclami,
insegna ciò che credi,
vivi ciò che insegni”. 

ADESSO E’ storia ancora tutta da scrivere, ma già iniziata, giacché l’iniziativa é dello Spirito di Dio che é movimento, sollecitazione, proposta. E’ Lui, Lui solo che può farci intravedere gli itinerari per il nuovo millennio.
Ogni membro si prefigge di essere strumento di animazione della CGR che si affida all’azione dello Spirito, nella consapevolezza che solo i figli di Dio, nel senso neotestamentario, sono i veri liberatori del creato, capaci di ridare alla creazione il suo senso, in virtù della conoscenza che loro ne dà il Verbo, per cui tutte le cose furono fatte (Gv 15,5).
La COMPAGNIA, nel proporsi ai Collaboratori dei Centri Fatebenefratelli, si apre allo stesso tempo a tutti coloro che operano negli spazi della sanità pubblica e privata, dove c’è sofferenza nelle case, nella scuola, nei posti di lavoro, tra gli emarginati della strada…, nelle “terre di nessuno, dove la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto (Rom 8, 18-25).
  • Premesso che il Figlio, ed Egli solo, passando dovunque e facendo il bene e sanando tutti (Atti 10,38), vivendo e morendo durissimamente, da Figlio, in un mondo totalmente schiavo e non ancora redento da alcuno, ha aperto, tra gli scogli del peccato e attraverso il baratro della morte, il vero arduo e definitivo sentiero della liberazione del creato (Mt 7, 13-14 e Lc 13,22-24),
  • la COMPAGNIA si presenta come espressione del formidabile carisma profetico  che ha ispirato il Patrono dei malati e degli operatori socio-sanitari, san Giovanni di Dio, riconosciuto ed enunciato nella Chiesa come fondatore dell’ordine religioso  dell’hospitalitas”, ossia del servizio sanante, nel significato più esteso del termine,cun “farsi prossimo” che si ispira al Maestro Divino, il Samaritano dell’umanità. 

 Essa parteo dalla consapevolezza che,  mentre la sapienza psichica di questo mondo (1Cor 2,6), (laica non necessariamente  nel senso di laicistica) lavora – con la sincerità di cui è capace –  per la umanizzazione del mondo al fine di liberare l’uomo, il discepolo di Gesù (l’uomo pneumatico) è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza-liberazione-dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare (1 Cor 2,9).

L’uomo psichico  è giunto a concepire che si può liberare l’uomo, mediante la umanizzazione del mondo, della società, delle sue strutture, delle relazioni sociali e internazionali;
Lo Spirito insegna a discernere e a non confondere (1Tess. 5,19-22): non un mondo più umano può davvero liberare l’uomo, ma solamente uomini diventati figli di Dio nel Figlio unico possono liberare il mondo.
Essi credono che non c’è da attendere che il mondo  -società, stati, famiglie, ambienti, comunità, ospedali – sia disinquinato, per cominciare a vivere da uomini. Lo Spirito di Dio dà forza per cominciare oggi, ADESSO a vivere da figli di Dio, dovunque ci si trovi (Lc 10, 28-37). 
Il cristiano maturo ricorda quanti mali sono derivati, nella storia, all’umanità, alla chiesa, dalla confusione della psiche e dello Spirito, delle parole di Spirito con le parole di sapienza umana, delle imprese destinate alla “polis” degli uomini e di quelle concernenti la Chiesa di Dio, Sposa di Gesù ” (F. Rossi de Gasperis S.J ). 

SU OGNI LETTO-ALTARE HA ADORATO LA VITTIMA
Sul “Volto dolente” di Cristo Redentore, così Giovanni Paolo II al n. 25 della “Novo Millennio ineunte”:
 può che prostrarsi in a“La contemplazione del volto di Cristo ci conduce così ad accostare l’aspetto più paradossale del suo mistero, quale emerge nell’ora estrema, l’ora della Croce. Mistero nel mistero, davanti al quale l’essere umano non dorazione”.
Per r iportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del «volto» del peccato “( cfr.: 2 Cor 5,21).
Il Suo volto contemporaneo è la Messa.
Nella sua Messa, la nostra Messa,
nel Suo Volto, i nostri volti.
L’Eucaristia è Sacramentum Hospitalitatis: nel Suo, il mio;  noi in Lui.
Per me cristiano il valore della mia persona è nel Corpo di Cristo che cresce, si espande,  nel mistero di Cristo presente nella Sua Chiesa-Assemblea-Casa-Ospedale.
Ralizzo il mio valore se realizzo la Sua Chiesa.
Allora devo “ospitare” in me stesso gli altri: l’ospitalità è far sì che un altro sia parte del mio vivere.
Dopo quello del dare la vita, l’ospitalità è il sacrificio più grande. Per questa ragione difficilmente so ospitare davvero. Talvolta non so farlo neppure con me stesso.
La vera imitazione di Cristo è rendere gli altri parte della mia vita, dal momento che Lui nella Sua mi ha talmente ospitato da farmi diventare membra del Suo Corpo.
Il mistero del Corpo di Cristo è il mistero dell’ospitalità della mia vita nella Sua. Mi faccio uomo ospitale, Fatebenefratello, Compagnia…perché sono stato ospitato.
All’interno di questa possibilità dell’ospitare in me gli altri che Cristo mi dà (Congregavit nos in unum Christi amor- Ci ha raccolti in una cosa sola l’amore di Cristo), la possibilità che emerga, si faccia visibile un “frammento”, un pezzo di umanità diversa, nuova, esca fuori una sacca di GLOBULI ROSSI dove l’uomo cominci a respirare tutto:”Omnia possum in eo qui me confortat – Posso far fronte a tutte le difficoltà perché Cristo me ne dà la forza “ (Fil 4,13).
Questo frammento di vita nuova in Cristo è parte del Corpo di Cristo. Ma è anche tutta la passione della mia vita, così che qualsiasi gesto, a partire dal più banale fino a…, persino dare un bicchier d’acqua, è perché questo Corpo-Cristo-Chiesa si dilati.
Ne consegue che “il sacrificio di sé a Cristo è il contenuto del gesto più espressivo che si possa compiere come cristiani: la Messa.
L’Eucaristia è un gesto di Cristo, ma è anche un gesto “mio” che si identifica col gesto di Cristo, il quale a sua volta torna a identificarsi col “mio”gesto:
L’offertorio è un gesto “mio”,
La consacrazione è un gesto mio,
La comunione consuma e compie questo gesto “mio”. (Giussani)
Il mio sacrifico dunque coincide con l’offrirmi, dal momento che riconosco Cristo essere tutto di me (“Per me il vivere è Cristo” Fil 1,21), nell’accetarlo e cercare di comportarmi secondo questa consapevolezza, una coscienza diversa voluta, creata ed educata in quel frammento (l’Ordine ospedaliero), in quella sacca (la Compagnia) proprio dal Lui: ” Ecce nova facio omnia – Ora faccio nuova ogni cosa… Ciò che dico è vero e degno di essere creduto… Io sono l’Inizio e la Fine, il Primo e l’Ultimo. ( Apoc . 21, 5; cfr. 2 Cor . 5, 17);    “Avreta la forza dello Spirito Santo, che scenderà su di voi” (At 1,8).
Il votato all’ospitalità, religioso o laico, se non sente la sua compagnia vocazionale come inizio di umanità nuova che incomincia a s-velare, a farsi segno del mistero per cui Cristo è la sostanza di tutto, se non sente così ogni cosa con cui viene a contatto ogni giorno, non può vivere “sospeso” al mistero e rendergli gloria e testimonianza. Prima o poi si sgancia.
S. Agostino insegna che: “La sesta operazione dello Spirito Santo, che è l’intelletto, si addice ai puri di cuore, i quali con l’occhio purificato possono vedere quanto occhio non vide”. San Giovanni di Dio ha praticamente capito con intelletto d’amore che l’ospitalità è arte divina prodotta da mani d’artista che fanno vibrare il volto di Cristo nel mondo. Quelle mani (le mie, le tue, le nostre) sono capaci di rendere ciò che toccano, nel modo con cui toccano, Corpo di Cristo, segno della Sua misteriosa Presenza.
La santità perciò è l’arte suprema di trasformare. “Gesù: andate… guarite… annunciate…” (Matt 10,5)
La santità è abbracciare gli uomini e le cose, ripescare gli sganciati, avvolgere di tenerezza gli sfiduciati, dire la Parola sanante, toccare la carne debole e renderla Corpo di Cristo, proclamare che la sostanza di tutto è Lui: ”Quel che io vi dico nel buio, voi ripetetelo alla luce del giorno; quel che ascoltate sottovoce, gridatelo dalle terrazze” (Mt 10,27)
che ogni parola o gesto sanante è Suo e non nostro:” “E quelli che avranno fede faranno segni miracolosi: cacceranno i demòni invocando il mio nome; parleranno lingue nuove; 18prenderanno in mano serpenti e se berranno veleno non farà loro alcun male; poseranno le mani sopra i malati ed essi guariranno”(Marco 16,17).
Ma attenzione: capisco il senso dell’abbraccio se sono stato abbracciato, se ho fatto esperienza della tenerezza:
Il mio impatto con il istero, l’emozione e commozione nello spalancarGli il cuore,
La mamma che non si vergogna di camminare per la strada  con la sua creatura menomata,
Due ragazzi che si baciano con la consapevolezza del dono,
Due coniugi in un amplesso amoroso,
Un monaco in contemplazione (Solo? No. Con Dio. Sublime!)
Io infermiere e la ferita purulenta di un lebbroso,
Io chirurgo che aggredisco il seno tumorale di una donna,
Io psichiatra che giròvago nei labirinti di una mente convulsa,
Io questuante, elemosiniere per la fame rabbiosa di moltitudini sterminate,
Io…
Sono tutti modi per dire Dio. Se non c’è amore, nessuna cattedra teologica, nessuna corrente filosofica sa dire Dio.
Quando c’è incontro, relazione, comunione, dono,
è come dire estasi, uscire da sé, ritrovarsi in Dio.
 Ciò si verifica ogni volta che il letto è recepito come altare.
 E’ l’umano letto con gl’ occhi dello stupore, la meraviglia dell’Altro  
in me.

PERCHE’ COLLABORATORI-AGGREGATI-CORRESPONSABILI
E’ una comunione d’intenti: “Noi non intendiamo fare da padroni sulla vostra fede; siamo invece i collaboratori della vostra gioia, perché nella fede voi siete già saldi” (2 Cor 1,24).
Collaboratori, aggregati, annessi, associati, Christifideles laici … contro ogni ambiguità, è bene che nessuno si appropri di questa cooperazione per altri fini che non siano il Vangelo della Misericordia. Secondo l’Apostolo si tratta di “uniti nel lavoro per servire Dio”, insieme, “collaboratori della Verità”
.
Un Movimento, proprio perché realtà viva, dinamica, pasta in fermento, è fatto di slanci ma anche di ripiegamenti, di visioni profetiche, di radicalità evangelica ma è capace anche di schieramenti, visioni miopi, partigianerie. L’Apostolo Paolo aiuta nel discernimento di una realtà multiforme:  
“1Io, fratelli, non ho potuto parlarvi come a cristiani maturi. Eravate ancora troppo legati ai valori di questo mondo, ancora troppo bambini nella fede in Cristo. 2Ho dovuto nutrirvi di latte, non di cibo solido, perché non avreste potuto sopportarlo. Nemmeno ora lo potete, perché siete come tutti gli altri. 3Le vostre discordie e le vostre divisioni dimostrano che voi ancora pensate e vi comportate come gli altri. 4Quando uno di voi dice: “Io sono di Paolo”, e un altro ribatte: “Io invece di Apollo!”, non fate forse come fanno tutti? 5Ma chi è poi Apollo? e chi è Paolo? Semplici servitori per mezzo dei quali voi siete giunti alla fede. A ciascuno di noi Dio ha affidato un compito. 6Io ho piantato, Apollo ha innaffiato, ma è Dio che ha fatto crescere. 7Perciò chi pianta e chi innaffia non contano nulla: chi conta è Dio che fa crescere. 8Chi pianta e chi innaffia hanno la stessa importanza. Ognuno di loro riceverà la ricompensa per il lavoro svolto. 9Infatti, noi siamo collaboratori di Dio nel suo campo, e voi siete il campo di Dio.
Voi siete anche l’edificio di Dio. 10Dio mi ha dato il compito e il privilegio di mettere il fondamento, come fa un saggio architetto. Altri poi innalza su di esso la costruzione. Ciascuno però badi bene a come costruisce. 11Il fondamento già posto è Gesù Cristo. Nessuno può metterne un altro. 12Su quel fondamento altri costruiranno servendosi di oro, di argento, di pietre preziose, di legno, di fieno, di paglia. 13Ma nel giorno del giudizio Dio rivelerà quel che vale l’opera di ciascuno. Essa verrà sottoposta alla prova del fuoco, e il fuoco ne proverà la consistenza. 14Se ciò che uno costruisce sul fondamento resisterà, egli ne avrà la ricompensa. 15Se invece la sua opera sarà distrutta dal fuoco, egli perderà la ricompensa. Egli personalmente sarà tuttavia salvo, come uno che passa attraverso un incendio.
16Voi sapete che siete il tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi. 17Ebbene, se qualcuno distrugge la vostra comunità che è il santo tempio di Dio, Dio distruggerà lui.
21Perciò non vantatevi di appartenere a capi terreni, perché tutto vi  appartiene: 22Paolo, Apollo, Pietro, il mondo, la morte, il presente e il futuro: tutto è vostro, 23voi invece appartenete a Cristo e Cristo appartiene a Dio. (1Cor 3, 1-23).
.
La riflessione è aperta. La distinzione tra chi sono i collaboratori e chi è il campo è l’impegno di frati e laici chiamati a realizzare la Comunione Fraterna. Può essere di stimolo la parola di Giovanni Paolo II alle Famiglie:
.
”Entriamo così nel nucleo stesso della verità evangelica sulla libertà.
 La persona si realizza mediante l’esercizio della libertà nella verità.
La libertà non può essere intesa come facoltà di fare qualsiasi cosa: essa significa dono di sé.
 Di più: significa interiore disciplina del dono.
Nel concetto di dono non è inscritta soltanto la libera iniziativa del soggetto, ma anche la dimensione del dovere.
Tutto ciò si realizza nella « comunione delle persone ». Siamo così nel cuore stesso di ogni famiglia.
Siamo anche sulle orme dell’antitesi tra l’individualismo e il personalismo.
L’amore, la civiltà dell’amore si collega con il personalismo.
Perché proprio col personalismo? Perché l’individualismo minaccia la civiltà dell’amore? Troviamo la chiave della risposta nell’espressione conciliare: un «dono sincero».
L’individualismo suppone un uso della libertà nel quale il soggetto fa ciò che vuole, «stabilendo » egli stesso « la verità » di ciò che gli piace o gli torna utile.
Non ammette che altri
« voglia » o esiga qualcosa da lui nel nome di una verità oggettiva.
Non vuole « dare » ad un altro sulla base della verità, non vuole diventare un « dono sincero ».
L’individualismo rimane pertanto egocentrico ed egoistico. L’antitesi col personalismo nasce non soltanto sul terreno della teoria, ma ancor più su quello dell’« ethos ».
L’« ethos » del personalismo è altruistico: muove la persona a farsi dono per gli altri e a trovare gioia nel donarsi. È la gioia di cui parla Cristo (cfr Gv 15,11; 16,20.22).
Occorre pertanto che le società umane, ed in esse le famiglie, che vivono spesso in un contesto di lotta tra la civiltà dell’amore e le sue antitesi, cerchino il loro fondamento stabile in una giusta visione dell’uomo e di quanto decide della piena « realizzazione » della sua umanità” (1994).

LA COMUNITÀ
è il luogo dell’incontro con Dio, dove nello stesso tempo si impara e si insegnapregare, a lodare , a comunicare la propria esperienza quotidiana di Gesù;
è il luogo in cui il Signore opera le sue meraviglie, in cui si rinnova continuamente l’alleanza di Dio con il Suo popolo,è il luogo in cui si continua a vivere l’ evento della Pentecoste.

Scrive il Cruset:
“Giovanni di Dio consumava la vita in tre occupazioni vitali:’
  • abbandono assoluto della sua persona,
  • la orazione (il cibo per resistere nel duro cammino), 
  • e la carità totale.
 E, col filo delle persone che accorrono a lui, entra nel labirinto della miseria di Granada, e soccorre orfani, vedove, fanciulli e soldati, operai poveri e “litigiosi” (come dice Castro), e per tutti trova parole corroboranti e concreto aiuto o raccomandazione per chi possa risolvere il loro caso.
 In tal modo scopre la zona occulta della povertà vergognosa e silente:
  • fanciulle,
  • religiose (si riferisce a persone laiche con voti, ritirate nelle proprie case come religiose, senza esserlo),
  • umili focolari che hanno necessità segrete, occulte, avvilite dall’indigenza, vergognose di mostrarla.
Giovanni di Dio frequenta le loro case, si informa della loro situazione.
Parla con chi possa dar elemosina per questi scopi,e lui stesso provvede il necessario al sostentamento di questi esseri deboli;
procura lavoro in casa, e li esorta alla virtù” (idem).
Sono tutti verbi che i GLOBULI ROSSI devono imparare a menadito per metterli in azione
  
 
Il pesce è la raffigurazione simbo-lica di Gesù poiché in greco le lettere della parola “pesce” che sono: I-Ch-Th-U-S (ichthus), sono le iniziali di: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore. Nelle catacombe di San Callisto a Roma il più famoso affresco della fine del II secolo raffigura un pesce con un cestino di pane, simbolo dell’Eucaristia.
L’àncora è lo strumento indispensabile alla nave: la ferma quando il mare è agitato, affinché non vada alla deriva. Essa simboleggia:
.  la speranza fiduciosa nella salvezza
.  la croce che è l’ “albero maestro” della nave,          cioé della Chiesa. 

 

UNA COMPAGNIA CON LO SPIRITO DELL’APOSTOLO
“ PAOLO ARRIVA A ROMA
11Dopo tre mesi ci imbarcammo su una nave della città di Alessandria che aveva passato l’inverno in quell’isola. La nave si chiamava “I Diòscuri”. 12Arrivammo a Siracusa e qui rimanemmo tre giorni. 13Poi, navigando lungo la costa, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò il vento del sud e così in due giorni potemmo arrivare a Pozzuoli. 14Qui trovammo alcuni cristiani che ci invitarono a restare una settimana con loro. Infine partimmo per Roma. 15I cristiani di Roma furono avvertiti del nostro arrivo e ci vennero incontro fino al Foro Appio e alle Tre Taverne. Appena li vide, Paolo ringraziò il Signore e si sentì molto incoraggiato. 16Arrivati a Roma, fu permesso a Paolo di abitare per suo conto, con un soldato di guardia
PAOLO PREDICA A ROMA
17Dopo tre giorni, Paolo fece chiamare i capi degli Ebrei di Roma. Quando furono riuniti disse loro:
“Fratelli, io non ho fatto nulla contro il nostro popolo e le tradizioni dei padri. Eppure a Gerusalemme gli Ebrei mi hanno arrestato e mi hanno consegnato ai Romani. 18I Romani mi hanno interrogato e volevano lasciarmi libero perché non trovavano in me nessuna colpa che meritasse la morte. 19Ma gli Ebrei si sono opposti a questa decisione, e allora sono stato costretto a fare ricorso all’imperatore. Io però non ho alcuna intenzione di portare accuse contro il mio popolo. 20Per questo motivo ho chiesto di vedervi e di parlarvi. Infatti io porto queste catene a causa di colui che il popolo di Israele ha sempre aspettato.
21Gli risposero:
“Noi non abbiamo ricevuto dalla Giudea nessuna lettera che ti riguarda, e nessuno dei nostri fratelli è venuto a riferire o a parlar male di te. Tuttavia, noi vorremmo ascoltare da te quel che pensi: perché abbiamo saputo che la setta alla quale tu appartieni, un po’ dappertutto trova delle opposizioni.
Poi si diedero un appuntamento.
Nel giorno fissato, vennero nell’alloggio di Paolo ancor più numerosi. Dal mattino fino alla sera Paolo dava spiegazioni e annunziava loro il regno di Dio. Partendo dalla legge di Mosè e dagli scritti dei profeti, Paolo cercava di convincerli a credere in Gesù. 24Alcuni si lasciarono convincere dalle parole di Paolo, altri invece non vollero credere. 25Senza essere d’accordo tra loro, se ne andavano via mentre Paolo aggiungeva soltanto queste parole:
 “Lo Spirito Santo aveva ragione quando, per mezzo del profeta Isaia, disse ai vostri padri: 26Va’ da questo popolo e parlagli così:
  • Ascolterete e non capirete;
  • guarderete e non vedrete
  • 27perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile:
  • sono diventati duri d’orecchi,
  • hanno chiuso gli occhi,
  • per non vedere con gli occhi,
  • per non sentire con gli orecchi,
  • per non comprendere con il cuore,
  • per non tornare a Dio,
  • per non lasciarsi guarire da lui”.

28Poi Paolo aggiunse:

  • “Sappiate che questa salvezza Dio ora l’ha rivolta ai pagani, ed essi l’accoglieranno”. 29
30Paolo rimase due anni interi nella casa che aveva preso in affitto, e riceveva tutti quelli che andavano da lui.
 31Egli annunziava il regno di Dio e insegnava tutto quello che riguarda il Signore Gesù Cristo con grande coraggio e senza essere ostacolato” (Atti 28, 11-29).
Le parole dell’Apostolo aiutano a rendere grazie a Dio per il Movimento, che è Sua opera, ed a prendere coraggio per navigare in tutte le latitudini dove sarà spinto dal Vento dello Spirito che la anima. 

ADESSO E’ storia ancora tutta da scrivere, ma già iniziata, giacché l’iniziativa é dello Spirito di Dio che é movimento, sollecitazione, proposta. E’ Lui, Lui solo che può farci intravedere gli itinerari per il nuovo millennio.
Ogni membro si prefigge di essere strumento di animazione della CGR che si affida all’azione dello Spirito, nella consapevolezza che solo i figli di Dio, nel senso neotestamentario, sono i veri liberatori del creato, capaci di ridare alla creazione il suo senso, in virtù della conoscenza che loro ne dà il Verbo, per cui tutte le cose furono fatte (Gv 15,5).
La COMPAGNIA, nel proporsi ai Collaboratori dei Centri Fatebenefratelli, si apre allo stesso tempo a tutti coloro che operano negli spazi della sanità pubblica e privata, dove c’è sofferenza nelle case, nella scuola, nei posti di lavoro, tra gli emarginati della strada…, nelle “terre di nessuno, dove la creazione geme e soffre fino a oggi nelle doglie del parto (Rom 8, 18-25).
  • Premesso che il Figlio, ed Egli solo, passando dovunque e facendo il bene e sanando tutti (Atti 10,38), vivendo e morendo durissimamente, da Figlio, in un mondo totalmente schiavo e non ancora redento da alcuno, ha aperto, tra gli scogli del peccato e attraverso il baratro della morte, il vero arduo e definitivo sentiero della liberazione del creato (Mt 7, 13-14 e Lc 13,22-24),
  • la COMPAGNIA si presenta come espressione del formidabile carisma profetico  che ha ispirato il Patrono dei malati e degli operatori socio-sanitari, san Giovanni di Dio, riconosciuto ed enunciato nella Chiesa come fondatore dell’ordine religioso  dell’hospitalitas”, ossia del servizio sanante, nel significato più esteso del termine,cun “farsi prossimo” che si ispira al Maestro Divino, il Samaritano dell’umanità. 

 Essa parteo dalla consapevolezza che,  mentre la sapienza psichica di questo mondo (1Cor 2,6), (laica non necessariamente  nel senso di laicistica) lavora – con la sincerità di cui è capace –  per la umanizzazione del mondo al fine di liberare l’uomo, il discepolo di Gesù (l’uomo pneumatico) è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza-liberazione-dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare (1 Cor 2,9).

L’uomo psichico  è giunto a concepire che si può liberare l’uomo, mediante la umanizzazione del mondo, della società, delle sue strutture, delle relazioni sociali e internazionali;
Lo Spirito insegna a discernere e a non confondere (1Tess. 5,19-22): non un mondo più umano può davvero liberare l’uomo, ma solamente uomini diventati figli di Dio nel Figlio unico possono liberare il mondo.
Essi credono che non c’è da attendere che il mondo  -società, stati, famiglie, ambienti, comunità, ospedali – sia disinquinato, per cominciare a vivere da uomini. Lo Spirito di Dio dà forza per cominciare oggi, ADESSO a vivere da figli di Dio, dovunque ci si trovi (Lc 10, 28-37). 
Il cristiano maturo ricorda quanti mali sono derivati, nella storia, all’umanità, alla chiesa, dalla confusione della psiche e dello Spirito, delle parole di Spirito con le parole di sapienza umana, delle imprese destinate alla “polis” degli uomini e di quelle concernenti la Chiesa di Dio, Sposa di Gesù ” (F. Rossi de Gasperis S.J ). 

 

 

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