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ERMINIO PAMPURI E LA PROPOSTA DI MATRIMONIO – LETTERA APERTA ALLA SIGNORINA LUCIA…– Angelo Nocent

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Per chi non lo sapesse, il Dr. Erminio Pampuri, proprio mentre era medico condotto a Morimondo, ricevette una proposta di matrimonio. Gli arrivò indirettamente, attraverso la mediazione di Giuseppina Pedretti, un’amica che faceva parte dell’Azione Cattolica come lui e che da un’amica aveva ricevuto questa incombenza.

La ragazza in questione, secondo le indiscrezioni della stessa Pedretti, era la figlia del Direttore Generale dell’Ospedale “Cantù” di Abbiate grasso, dove spesso il Pampuri si recava per accompagnarvi i suoi malati. Infermiera in questo ospedale, ottima ragazza, buon partito, fervente cattolica, lo aveva adocchiato, squadrato, studiato, incrociato per farsi notare. Invano. Poi finalmente la decisione di chiedere formalmente la sua mano.

Che fine abbia fatto questa lettera nessuno lo può sapere. Magari è finita sul fuoco. La replica invece è stata rinvenuta ed appartiene all’epistolario,cui farò riferimento in seguito.

Erminio declinò l’invito con parole molto garbate e affettuose. Naturalmente, dal suo punto di vista. Epperò non sono piaciute né alla destinataria, né all’ambasciatrice che tanto ci contava, né, forse, a nessun altro che abbia avuto modo di leggerle. Ho provato a mettermi nei panni delle due ragazze: delusione totale. Per un motivo o per l’altro, quel suo argomentare è rimasto sul gozzo un po’ a tutti. Avrebbe potuto spiegarsi meglio, che ne so, usare una strategia diversa. Ma non l’ha fatto per le sue buone ragioni che ho cercato di indovinare. Vorrà dire che, se mi fossi sbagliato, avrò un peccato in più da farmi perdonare, quello di presunzione.

La mia decisione di scrivere all’interessata, è nata dopo ponderata riflessione. Vedevo da un lato una ragazza profondamente amareggiata e dall’altra un ragazzo molto sulle sue ma che mi sembrava di capire e anche di poter giustificare un poco. Così ho stilato le mie impressioni, nella speranza che aiutino a evidenziare aspetti a prima vista non emergenti. D’altra parte, i santi sono santi e son fatti a loro modo. Dunque, meritevoli anch’essi di pazienza e comprensione. Percorrendo la strada statale tra Vigevano e Milano, con una deviazione a pochi chilometri, arriviamo all’Abbazia di Morimondo, edificata dai monaci seguaci di San Bernardo, appartenenti all’ordine dei cistercensi, nel XII secolo. La sua costruzione attraversò vicissitudini non indifferenti: controversa, sospesa, ed in fine saccheggiata, in pratica durò più di cento anni. Il risultato finale, nonostante tutto, fu comunque ammirevole. Lo stile gotico-borgognone dell’Abbazia  è uno dei migliori esempi di architettura cistercense. Qui il Dr. Pampuri risiedeva dopo il concorso di medico condotto.

Ma veniamo alla lettera.

“Cara la mia ragazza sognatrice,

non conosco il tuo nome e perciò da questo momento ti chiamerò Lucia, come la promessa sposa di manzoniana memoria.

Da indiscrezioni, sfuggite proprio dalla bocca della tua ambasciatrice Luigina Peretti, siamo venuti a sapere che tu eri la figlia del Direttore Generale dell’Ospedale di Cantù, dove spesso il Dr. Erminio Pampuri si recava per accompagnare i suoi malati. Non so com’è nato il tuo interesse per questo ragazzo. So invece che ti eri così follemente invaghita di lui che ad un certo momento, non trovando corrispondenza d’amorosi sensi ed in difficoltà anche per un approccio diretto, ti sei vista costretta ad affidare alla tua amica l’incarico di fargli pervenire una seria proposta matrimoniale.

Ho sotto gl’occhi la lettera di risposta che non so quante volte ho riletto, nel tentativo di farmene una ragione. Eccola:

«Stim.ma Sig.ra Peretti Luigina, La ringrazio di cuore del suo atto di grande bontà, mentre devo riconoscere più che mai la mia grande nullità, poiché essa non si vede mai così bene come quando ci si trova oggetto di immeritata stima. Non posso però accogliere la sua tanto onorevo­le e lusinghiera proposta, poiché non sentendomi chiama­to allo stato matrimoniale, vi ho rinunciato definitivamen­te. A questo mi sono sentito confortare (…). Non deve perciò angustiarsi di questa mia risposta, quella buona giovane da lei accennata, poiché se il Signore che tutto dispone in numero, peso e misura per la maggior gloria sua, ed il nostro massimo bene, se il Signore vorrà proprio chiamarla allo stato matrimoniale, non mancherà di mandarle un più degno e santo sposo, come gia mandò a Sara il figliolo del Santo Tobia […]».

Non so com’è finita la tua storia. Spero serenamente, come quella di Sara. Però, che mazzata! Un duro colpo inferto con grande cortesia e tanto di citazioni bibliche.

Non è difficile immaginare che tu, pur con opportunità diverse in ambito ospedaliero, sia rimasta colpita ed affascinata da questo saltuario visitatore di cui, probabilmente ti ha parlato assai bene lo stesso tuo padre. E’ che il suo modo di fare il medico era ormai sulla bocca di tutti. La stima e la venerazione avevano già varcato i ristretti confini della sua condotta, al punto da sollevare una non celata irritazione nei colleghi.

Guardando le foto che ci sono rimaste, non è difficile indovinare che t’incantavano i suoi puri e dolci occhi rimasti bambini, innocenti, in quel pallido viso. Ti attraeva quello sguardo buono, intelligente ma anche riservato e misterioso, tipico di chi cela nell’anima recondite armonie.

Sempre ordinato nel vestire, elegante nel portamento, si vedeva che dedicava molta attenzione ai baffetti, coltivati con un po’ di civetteria per darsi il tono più che di persona colta, di uomo maturo, consapevole di essere tradito da un fisico esile e da un viso dolce, fresco e sereno di bravo ragazzo. E forse per questo ancor più ti piaceva.

Non sapremo mai che cosa hai provato nel leggerla quando la Luigina è corsa a portarti la risposta. Certamente una profonda delusione pari alle attese del tuo cuore che da tempo aveva iniziato a sognare e patire per quel bel ragazzo, così diverso da tutti.

Lucia, so che ti sei soffermata a lungo allo specchio a guardare i tuoi occhi lucidi di pianto e a cercare sul volto i motivi del fermo rifiuto. Ti vedevi attraente, carina, che cosa mai non andava? E poi eri stata oggetto di altre attenzioni, marcate, insistenti, perfino di sguardi talvolta lascivi. E allora perché quel rifiuto?

Dio sa quanto hai pensato, penato, riflettuto, tramato, prima di prendere l’ardita decisione di comunicargli molto apertamente i tuoi propositi. Lo incontravi, lo vedevi, hai cercato anche di farti notare, ma lui, niente. Un assente, un ragazzo lontano, distante dai sogni gioiosi dell’amore, dalle complicità che sa creare, dalle provocazioni più ardite. Niente. E dire che stavi bene di famiglia, eri iscritta anche tu come lui all’Azione Cattolica, condividevi gli stessi ideali cristiani…

Tuo padre ne avrà certamente parlato tanto e bene a tua madre che, forse, ti ha suggerito le modalità dell’approccio, convinta che quella sarebbe stata la persona giusta al tuo fianco. Solo Dio sa la delusione provata quando le avete messo sotto gl’occhi la sua risposta. Anche lei, come te, è sbiancata, rimasta di sasso. Lei così prodiga di parole e consigli, ha improvvisamente perso la favella, limitandosi a soffrire con te, ad annaspare nel buio. Poi la folgorazione: “Tesoro mio, dimentichiamo…quello lì si farà prete, vedrai! Quello li si farà prete, lascialo perdere….” E giù una lacrima e un nodo in gola.

Parole sante ma anche parole inutili le sue. Non digerivi quel tono indisponente, quel “mandare a dire” a una sua timida,coetanea , sincera spasimante… Ti martellavano e ti ferivano a morte quelle pesanti e definitive parole:

…non posso però accogliere la sua tanto onorevole e lusinghiera proposta poiché, non sentendomi chiamato allo stato matrimoniale, vi ho rinunciato definitivamenteNon deve perciò angustiarsi di questa mia risposta, quella buona giovane da lei accennata…”

Che rabbia! Nemmeno nomina il tuo nome. Si limita ad apostrofarti così: “quella buona giovane da lei accennata”.

Dimmi la verità, cos’hai pensato? Posso indovinarlo. Tra un singhiozzo e l’altro ti dicevi: “Va bene tutto, ma proprio tanta formale cortesia?…Gli costava davvero cercarmi, dirmi in faccia le sue intenzioni?” E giù a sfogare anche tu, come tua madre, la grande delusione!

Non so come saresti stata giudicata se si fosse venuto a sapere della tua iniziativa di proporti in sposa, di chiedere tu, di offrirti, ruolo fortemente riservato all’uomo, “cacciatore” per definizione. Forse sarebbero volati giudizi pesanti sulla tua onorabilità; o avrebbero detto che lo facevi per interesse, per il rango di appartenenza alla categoria dei possidenti, ecc. Fortunatamente di questa mancata relazione abbiamo saputo solo ora e noi siamo benevoli nei giudizi e comprensivi. Anzi, scusami se mi sono permesso di mettere il naso in cose riservate. E’ che leggendo quella risposta ci sono rimasto male anch’io: “…non posso però accogliere la sua tanto onorevole e lusinghiera proposta perché, non sentendomi chiamato allo stato matrimoniale, vi ho rinunciato definitivamente”.

Occorreva proprio usare questo tono, tagliare corto così? Temeva di restare invischiato in questa storia? Lui, talmente cristiano e sensibile, non poteva darti ragione della sua fede, aiutarti ad accettare un diverso destino che avrebbe potuto invocare gioiosamente da Dio, visto che era tanto in confidenza con Lui?

Invece niente. Solo un bel no alla “ onorevole e lusinghiera proposta “.

Un momento. Ho capito bene? Prendi nota: “ lu-sin-ghie-ra proposta “ E ancora: “…Non deve perciò angustiarsi di questa mia risposta, quella buona giovane da lei accennata…”.

Ma ti rendi conto, Lucia? Abbiamo trovato la chiave per superare quell’ assurda fissazione che ti distrugge e ti fa detestare ai tuoi stessi occhi. Ora puoi tornare allo specchio disinvolta, senza complessi e lasciarlo parlare. Corri ad ascoltare la sua sincera e infallibile voce: ”Càspita, ragazza mia, sei proprio bella! Che amore quel viso dolce di madonna, con quelle guance di porcellana e labbra di rosa vellutata…e quei begl’occhi accattivanti… Ma perché piangi? Non credi forse al mio verdetto? Non stare in ansia, per favore. Fra qualche tempo mi darai ragione”.

Ragazza cara, stammi a sentire: sai come la vede questo vecchio che ti scrive?

Erminio deve aver letto e riletto attentamente la tua lettera, non senza soddisfazione e compiacimento. Un uomo, oggetto di attenzioni femminili, non è mai insensibile, anzi! Le tue parole lo hanno colpito, sono entrate nell’anima. Per lui è un’improvvisa provocazione che genera un tumulto interiore. C’è il cuore che batte e Dio che se ne sta discretamente in disparte.

Senza che tu te ne sia resa conto, hai fatto un ottimo servizio proprio a Lui che aveva bisogno di chiedere ad Erminio di fare una scelta importante, ma nel massimo della libertà. Mi spiego. Uno che si consacra a Dio è persona generosa, appassionata, che ama, che sente pullulare nelle vene il richiamo della paternità o maternità, il desiderio di “conoscere” un uomo, una donna, di realizzarsi nella sua complementarietà, perché questo è il disegno del Creatore che ci ha voluti maschio e femmina.

Sono sicuro che la tua lettera ha ridestato in lui il sentimento dell’amore coniugale, della paternità; ha immaginato per un attimo il meraviglioso mondo dei bambini, di bambini suoi che girano per casa, che lo tirano e coinvolgono nei loro giochi. Ha ripensato alla sua fanciullezza, alla mamma, sbiadita nel ricordo, al papà offuscato nella memoria, all’affetto dei suoi genitori, immaginato e rimpianto nel segreto del cuore, sostituito da quello degli zii, di un sapore naturalmente diverso. Per un attimo sono riaffiorati in lui sia questo tragico momento sia il tersissimo cielo che gli fabbrica la fantasia mentre attraversa la campagna in calesse per le visite ai malati. I sapori sono di favola, di sogno i personaggi che vede nel suggestivo incantesimo.

A sera, quando si corica, esausto più per il turbinio interiore che per la fatica dell’ambulatorio e delle visite a domicilio, pensa e ripensa alla risposta più conveniente da darti. Il sonno è disturbato. Come il ritornello di una canzone, gli tornano in mente le parole evangeliche ruminate a lungo: “…vi sono alcuni che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli: chi può capire, capisca”. E lui capisce che deve reagire per fare la scelta che da tempo ha in animo. Teme che il gioco si faccia più ardito, pericoloso. Sente e non sottovaluta l’amabile forza del tuo fascino con il quale lui, così riservato e pudico ma anche consapevole di possedere un cuore debole e sensibile, non intende misurarsi. Ad un certo momento, decide che bisogna tagliare corto. Occorre una risoluzione decisa, pronta, irreversibile: “Non posso!”.

In vena di confidenze come sono, potrei spiegarti anche come ha pregato quella notte quel bravo ragazzo. Spenta la luce, appoggiato sul fianco, ha cominciato a sussurrare così:

  • Signore che mi scruti e mi conosci, tu lo sai che il mio cuore oggi è rimasto molto turbato da una lettera inaspettata.
  • E’ da una vita che cerco il tuo volto, che pongo in te ogni aspirazione.
  • Cosa vuoi dirmi con questa richiesta, che non sono fatto per salire il tuo santo monte? Lo so che sono richieste mani innocenti e cuore puro e riconosco per primo di non esserne degno, ma Tu lo sai che ti amo (Domine, tu scis quia amo te!).
  • Tu sai anche Signore che la sollecitazione di Lucia mi ha sconvolto.
  • E’ tutto il giorno che mi tornano in mente i suoi occhi che ho avuto modo d’incrociare più d’una volta.
  • E’ bella, dolce, simpatica. Mentirei a me e a te se non ammettessi che mi piace.
  • Ma io ho già scelto di essere solo tuo. Nei miei pensieri ci sei solo Tu perché mi sento rapito dal tuo amabilissimo Cuore, fonte di ogni mia consolazione.
  • Gesù, questa giornata è stata popolata da immagini, voci e ombre.
  • Tu sai che anche nel mio cuore, nelle mie mani c’è fuoco.
  • Indirizza questa energia secondo i tuoi imperscrutabili disegni.
  • Gesù, mia unica gioia, ti chiedo con tutte le forze di essermi vicino quando cammino,
  • di parlarmi quando lavoro,
  • di rivelarmi la tua presenza quando mangio,
  • di rendere sereno il mio sonno
  • e di vegliare il tuo servo perché non si turbi il suo cuore.
  • Domani non so come rispondere a Lucia.
  • Ispirami parole di saggezza e apri i suoi orizzonti.
  • Madonna Santa, stammi vicino. Così sia.

Forse ora, Lucia, ti sarà più facile capire cosa stesse succedendo nel suo cuore. Egli era già stato sedotto da un altro grande Amore. E con Lui tu non potevi competere.

Con il senno di poi, ora che ti sei resa conto di avere avuto un ruolo determinante nella vita del Dr. Erminio Pampuri, devi ringraziare Dio che t’ è andata così. Ma ci pensi? Quel bel giovanotto, senza volerlo, ha suscitato in te calde emozioni, ti ha fatta sognare e perfino osare di chiedergli la mano. Meno male che s’è tirato subito indietro! Ti rendi conto che ti ha evitato di restare vedova a soli trent’anni?

A questo punto, visto il tuo forzato coinvolgimento in questa singolare storia d’amore, è utile che cerchi di spiegarti anche la dimensione profetica della verginità e del celibato. Sono certo che capirai e dal tuo palato scomparirà l’amarezza di questi giorni.

Il Vangelo è molto esplicito: “Vi sono alcuni che non si sposano per il regno dei cieli”. Costoro in realtà non aspettano qualcosa che verrà ma stabiliscono già da ora un rapporto di relazione diverso: si tratta di un’unione anticipata con Cristo, che stabilisce già prima ciò che verrà nell’al di là, dove i resuscitati “non prendono moglie né marito e nessuno può più morire, perché sono uguali agl’angeli”.

La risposta di Gesù agli apostoli che chiedevano spiegazioni è questa: “ Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso. Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini; e vi sono alcuni che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli: chi può capire, capisca” (Mt 19,10-12).

P.S.

Cara Lucia,

quando ho cominciato a scriverti, non ero stato informato che la lettera del Dr. Pampuri era molto più lunga. Le mie considerazioni non mutano. Ora mi accorgo però che Erminio ha cercato di motivare la sua rinuncia definitiva chiamando in aiuto l’Apostolo Paolo:

“…A questo mi sono sentito confortare anche da quanto dice s. Paolo in una lettera a quelli di Corinto: “Se tu sei libero, dice egli, non ammogliarti”. E ne spiega la ragione poco più innanzi: “Colui che è senza moglie, ha sollecitudine della casa del Signore, del come piacere a Dio. Chi invece è ammogliato, ha sollecitudine delle cose del mondo, del come piacere alla moglie, ed è come diviso”.

Lo stesso dice anche alle figliuole, a riguardo delle quali dice anzi ai genitori nella stessa lettera: “Chi unisce in matrimonio la propria figliuola fa bene, e chi non la lega fa meglio” . Non deve perciò angustiarsi di questa mia risposta, quella buona giovane da Lei accennata, poiché se il Signore che tutto dispone in numero, peso e misura per la maggior gloria sua, ed il nostro massimo bene, se il Signore vorrà proprio chiamarla allo stato matrimoniale, non mancherà di mandarLe un più degno e santo sposo, come già mandò a Sara il figliuolo del santo Tobia.

Che se invece volesse legare più intimamente a Se la di Lei anima buona con una dedizione più completa, e con un sacrificio più generoso della propria vita, in un fecondissimo apostolato di bene, di cui ha tanto bisogno questa nostra povera disgraziata società, ne ringrazi infinitamente il Signore poiché non potrebbe indicarLe via più sicura, per sé e per i propri genitori (dove infatti potremo sentirci più sicuri che in un perfetto e completo abbandono in Dio?), né più atta a soddisfare le nobili e sante aspirazioni di un’anima nobile, poiché dice s. Agostino:” Tu hai creato l’anima nostra per Te, o Signore, e l’animo nostro, il nostro cuore è sempre inquieto finché non riposi in Te”.

La prego quindi, o buona Signorina Luigina, di volermi scusare per la mia risposta negativa, mentre vivamente mi raccomando alle sue orazioni”.

Lucia cara, bella come Erminio ti vedeva, di dentro e di fuori, egli ha provato a invaghirti. Ma per il suo Signore. Tu gli hai proposto una buona opportunità e lui ti ha sfoderato una lusinghiera controproposta: da umile moglie di medico condotto, quale saresti stata, avrebbe voluto fare di te una regina ed introdurti nel talamo nuziale dell’Altissimo. Te ne rendi conto ?

Ho rimarcato di proposito alcuni termini perché tu possa cogliere tutta l’intensità della sua anima così protesa verso altri lidi.

Mia cara Lucia, sono certo che lo Spirito Santo illuminerà la tua mente e ti farà capire quel gesto di Erminio che ti ha soltanto fatto soffrire. In fondo, anche la tua è stata una collaborazione al piano di Dio su di lui. Il risultato della tua disponibilità a metterti in gioco è un dono fatto alla Chiesa universale che oggi onora quel santo che tu, da lontano, hai amato per prima e sofferto con lui il martirio del cuore.

Vorrei dirti un’ultima cosa: il nostro non è un Dio triste, né un Dio che ci vuole tristi. Anzi, è così preoccupato della nostra felicità che ci indica un cammino o ci chiama a realizzare un progetto, grazie al quale condividiamo la Sua stessa gioia, e al di fuori del quale c’è per noi solo inquietudine. Credimi, una parte di questa eredità sarà anche tua. E proprio Erminio si farà per te, Lucia, premuroso procuratore.