FRA PIER DAMIANI ZAMBORLIN O.H. L’AMICO CARISSIMO – Angelo Nocent

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Carissimo Pier,

questo è il luogo in cui sei stato portato per le ultime cure. Ma proprio qui, negli edifici demoliti per far posto al nuovo, abbiamo vissuto alcuni degli anni più belli della vita.
I ricordi che mi legano a te e che mi affiorano nella mente,  proprio mentre qui stanno celebrando il pietoso rito della tua sepoltura, sono tantissimi e riguardano sia l’adolescenza che la giovinezza.

Aspirantato FBF Brescia - 8 Dic. 1953-2

Aspirantato FBF Brescia – 8 Dic. 1953-2

Sotto questo sguardo Materno abbiamo mosso i primi passi verso la “terra promessa”, sognato il nostro futuro, educato in nostro carattere, provato tante emozioni.

Aspirantato Fatebenefratelli

E questi sono stati i nostri modelli ispiratori: da sinistra, San Pancrazio, San Tarcisio, San Domenico Savio, San Luigi Gonzaga. Al Centro, CRISTO RE, Via, Verità e Vita.

Padre Tarcisio Morini o.h. 2

Padre Tarcisio Morini o.h. 2

Padre Tarcisio Morini o.h. 2

Padre Tarcisio Morini o.h. 2

Le pareti della cappella erano tutte affrescate. A dx Il Beato Giovanni Grande, al lato opposto, San Giovanni di Dio. E poi gli Evangelisti. Il mio posto nel banco era proprio sotto un possente san Paolo con le Scritture e la spada. Facilmente individuabile la mano dell’artista, il Prof. Ferdinando Michelini che hai potuto accompagnare nei suoi ultimi giorni a Solbiate Comasco.
Ci sarebbe tanto da raccontare sulle nostre giornate movimentate. Ma lo faremo quando ci ritroveremo nella Patria Beata.

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Avevo programmato di partecipare alla Divina Eucaristia, ormai in corso, che chiude la parabola della tua esistenza terrena, ma un ginocchio, nonostante le cure, proprio mi impedisce la deambulazione e mi costringe ad aggregarmi solo spiritualmente ai tuoi fratelli parenti ed ed amici.

Oggi per me non è un giorno di lutto e, proprio a cominciare dalla notte trascorsa, ho ripetutamente ascoltato il canto del Preconio Pasquale che dà il senso a questo momento, doloroso per tutti coloro che ti hanno voluto bene.

Ho cerato su internet una foto del Paradiso ma non l’ho trovata. L’unica che mi aiuta ad immaginare l’Oltre, nel quale da un paio di giorni ti trovi, è questo cielo sfuocato con al centro il Risorto e due angeli, personaggi tutti rivestiti di luce.Immagini INT42

 E mi affiora la voce del Vangelo di Giovanni che dice: “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (20, 29b). Già: se ti trovi lì, è proprio per questa ragione: hai creduto per settantaquattro anni senza aver veduto. Beato te, Pier, felice, fortunato. Come Maria, beata anche lei perché ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore, senza aver ancora visto niente (Luca 1, 45).
Mentre la Liturgia Eucaristica va procedendo, e la Parla di Dio sta recando  conforto e speranza a chi vive questo momento di mistero, tu sei già nel banchetto del Regno di Dio, mentre io vado crogiolandomi con parole poverette che non sanno esprimere o descrivere la felicità promessa né la dimensione o lo stato della BEATITUDINE ETERNA.

Fra Pierdamiani Zamborlin

Fra Pierdamiani Zamborlin

Fino a poco tempo fa hai atteso, come noi, beni  promessi che non sapevi immaginare, hai confidato che tutto quanto stavi facendo nella vita ne valesse la pena, compreso il patire fisico che non ti ha risparmiato.

Hai corso la tua corsa, combattuto la tua battaglia, con la certezza che le sofferenze di questo tempo sono un NIENTE, – come tante volte ci ha ricordato l’Apostolo Paolo – rispetto alla GLORIA che per te si è già manifestata (cfr. Rom 8,18).

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Fra Carmelo Gaffo – Fra Cesare Gnocchi – Fra Tommaso Zamborlin

Risurrezione 20260AA-1Stando all’orologio, sei già in viaggio per l’ultima collocazione nel Campo Santo di San Colombano al Lambro, accanto a tuo Fratello, il missionario Fra Tommaso. Parenti confratelli ed amici, sono tornati al loro quotidiano. Da sempre sapevamo che dobbiamo lasciarci, senza una graduatoria, un numero di precedenza, una scadenza anagrafica. Dio oggi ha chiamato te alla perfetta unità in Lui, nella pienezza della sua gioia, nella trasparenza della sua divinità. Prima o poi, toccherà a noi e dopo questa breve separazione ci ritroveremo.  Pur con le lacrime agli occhi per la tua dipartita, abbiamo la certezza che sulla tua tomba risuonano le campane della Risurrezione e noi cantiamo, seppur con il magone, l’alleluja della speranza; una speranza certa che non teme delusioni: se Cristo è risorto, anche i credenti in Lui risorgeranno (cf 1Cor 15, 16). 2013-12-1691La tua partenza provvidenzialmente ci scuote e ci prepara ad affrontare l’ultimo stadio della vita che è la pienezza della vita eterna, a quel momento in cui, come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, ci avvicineremoal monte Sion, alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme del cielo e a migliaia di angeli, alla riunione festosa , all’assemblea dei figli primogeniti di Dio che hanno i nomi scritti nel cielo, a Dio, giudice di tutti gli uomini, agli spiriti degli uomini giusti finalmente portati alla perfezione, a Gesù Mediatore della Nuova Alleanza” (Erei 12, 22-24).

Tu, Pier, l’hai già fatto. A noi è chiesto di buttarci, dicendo senza esitazione come Gesù:Nelle tue mani, Padre, affido il mio spirito(Luca 23,46).

Ora che ci hai lasciato, il tuo combattimento è finito e noi ti affidiamo al Signore della vita e dei nostri destini. Ormai per te non ci saranno più lacrime, né pianti, né sussulti, il sole brillerà per sempre sulla tua fronte, e una pace intangibile ti avvolgerà definitivamente. Il profeta Isaia, per illustrare la vita divina nella quale tu sei già, usa l’immagine del banchetto, cioè della festa: “Sul monte Sion il Signore dell’universo preparerà per tutte le nazioni del mondo un banchetto imbandito di ricche vivande e di vini pregiati.” Io credo che il Signore abbia già cominciato lui stesso ad asciugare le tue lacrime che ti impedivano di godere la gioia della familiarità con Lui, E noi sappiamo bene che le lacrime sul volto provengono dal dolore, da lunghe fatiche e perfino da penose sconfitte. Per quanto disonorevole si presenti la nostra condizione, nelle mani di Dio muterà di segno e saremo come il Risorto, pieni di splendore e di vita .

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Ma, ti preghiamo, non scordarti da dove sei venuto, dei progetti che hai condiviso, delle persone che hai incontrato.

Noi lo crediamo: tu sei morto, ma vivi. Sei morto nel tuo corpo, ma non nel tuo spirito; ciò che costituisce la tua persona e il fondo del tuo cuore rimane per sempre. Perciò, osiamo formulare questa richiesta:Tu, o Padre della misericordia, attiva la sua presenza in mezzo a noi, come ispiratore della nostra carità e sostenitore dei nostri ideali da lui stesso un tempo condivisi, perché il tuo regno venga e la tua volontà si compia”.

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Il nostro santo e protettore vescovo Ambrogio, il cui corpo riposa a due passi dall’Ospedale San Giuseppe di Milano che ti ha visto giovane infermiere zelante e, col tempo, anche Priore dell’ Istituto di cura e della Comunità religiosa, ha scritto una bella preghiera, dove parla della beatitudine finale in cui tutti noi ci ritroveremo:

  • “Signore Dio, non possiamo sperare per gli altri nulla di meglio che la felicità sperata per noi stessi.
  • Ti supplico, non separarmi dopo la morte da coloro che ho amato in terra.
  • Ti supplico, Signore, permetti che si ritrovino con me coloro che ho amato e che lassù abbia la gioia della loro presenza, della quale sono stato privato troppo presto qui in terra.
  • Ti imploro, Signore, accogli in seno alla vita i tuoi figli amati.
  • Dona loro la felicità eterna in cambio della loro breve esistenza terrena” (De obitu Valentiniani, n.80:SAEMO, n.18, pp.208-209).

Se le separazioni della vita terrena sono inevitabili, abbiamo la certezza di un rivederci che sarà nella verità, nell’autenticità e nella pienezza del divino.

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Ma tu sei stato uno di noi ed io, in particolare, di te ricordo principalmente gli anni giovanili.

Sono  trascorsi ormai quarantasei anni anni dalla pubblicazione del primo numero di OPZIONI ’70,  un rudimentale ciclostilato di una ventina di pagine, messo insieme  dai “ragazzi” del Centro Studi FBF di Erba. Un lasso di tempo enorme, durante il quale  è successo di tutto.  Uno spezzone di storia che può aiutare a capire le evoluzioni e le involuzioni. Uno specchio delle “brame” che sono quelle di sempre: Dio, la libertà, l’amore, la comunione fraterna….

Pierdamiani Zamborlin

Pierdamiani Zamborlin

Della lettera che segue, risulti anche tu firmatario. Rileggendola, mi è parsa testimonianza meritevole di essere portata a conoscenza di quelli venuti dopo, perché ci si renda conto che c’è sempre un prima ed i successori facciano di più e meglio.

Dei firmatari, ci sono nomi dimenticati, nomi di dispersi, nomi di caduti in battaglia, nomi ancora sulla breccia… Comunque, sempre nomi scritti nel palmo della mano di Dio.

Qualche volta ritornare sui propri passi fa bene. Si capiscono gli errori commessi, si vedono le omissioni, si registrano i limiti, si prende coraggio per proseguire e si alimenta la comunione: l’unità nella diversità. Ecco perché ho ritenuto di riportare alla luce questa testimonianza.

Denis - Redazione OPZIONI '701-001

LETTERA AI NOSTRI FRATELLI

Le nostre comunità, oggi, come del resto sempre, si trovano di fronte a problemi molto gravi. Però, ad analizzarli, si vede che alla fine essi si riducono a un solo problema di fondo che sta alla base di tutti. E’ l’eterno problema di risolvere il rapporto fra l’individualità che ciascuno di noi sente fortemente, e la socialità, della quale pure non può fare  a meno, perché è anch’essa essenziale all’uomo.

Nella circolare del 9 Gennaio 1969 il nostro Provinciale P. Pierluigi Marchesi giustamente affermava che “non si realizza un’autentica vita comunitaria, unicamente perché si prega assieme, ci si nutrisce assieme, si dorme nello stesso ambiente, si fa ricreazione insieme.”

Purtroppo notiamo che spesso nelle nostre comunità manca proprio qualche cosa che ci leghi fra noi, che permetta di stabilire fra noi un rapporto in cui ciascuno non si senta più solo, per cui la vita comunitaria non sia solo formalmente comunitaria, ma sia veramente e concretamente la manifestazione di persone che mettono in comune le gioie e i dolori, che lavorano uniti, vivono insieme, studiano insieme, e quindi realizzano insieme una umanità completa, non una semplice mescolanza di individui che si trovano per caso o per forza a dover operare e vivere nello stesso gruppo. E proprio perché si prescinde da quella che è la chiave di questo problema fondamentale, cioè l’amore, i nostri problemi individuali e sociali che si radicano tutti su di esso, finiscono per diventare insolubili; anzi finiscono per moltiplicarsi ed approfondirsi.

Realmente ci sono delle difficoltà che forse per la natura stessa dell’uomo, non saranno mai risolte, ma resta indubbio che la forma con cui la Comunità si presenta, ha delle gravi deficienze. Ancor oggi, nonostante qualche tentativo, le nostre comunità si presentano con una staticità, con un nichilismo inflitto all’individuo con forme di soggezione (anche se non sempre aperta e cosciente), di depauperamento del singolo che sono frequentemente il grave peso e la grave deficienza della vita religiosa.

E’ una reale difficoltà di troppi giovani ad accettare la nostra vita proprio per queste ragioni. Sono ancora troppi coloro che nelle nostre comunità sono incapaci di accettare nuove fecondità.

La forma attuale di vita delle nostre fraternità rispecchia ancora uno stile tipicamente monastico, accolto però nelle sue forma esteriori e meno vitali e perciò impoverito, e applicato a degli uomini che vivono la loro giornata in un altro contesto completamente differente, qual è appunto il mondo ospedaliero in fase di continua evoluzione. Crediamo che ogni esemplificazione sia superflua.

Preghiera, silenzio, contemplazione, lavoro, sono essenziali ad ogni uomo che sceglie il Vangelo. Il modo di vivere questi momenti deve essere però dinamico, deve nascere all’interno della Fraternità, come espressione di uomini adulti in Cristo, non come ripetizione di atti sempre uguali stabiliti da un orario una volta per sempre e che, a lungo andare, conduce a un mortificante infantilismo. Si pesi, ad esempio, alle mille meditazioni stupide che si fanno in un anno! Eppure, l’importante è che duri mezz’ora e si svolga in quel momento preciso della giornata che può essere anche il meno indicato, almeno per alcuni.

Superiori e no, siamo tutti troppo poco convinti che colui che entra nella nostra Fraternità lo fa per realizzare una vita battesimale veramente adulta. Il Padre Tillard sostiene che questo è certo il fine dell’entrata in religione, come anche la ragion d’essere del superiore:

  • Non si fa infatti professione formalmente con lo scopo di vivere costantemente sottomesso a dei capi, ma al contrario, per condurre a piena maturità e a libertà perfetta l’essere-cristiano che il battesimo ha deposto in noi”.
  • Perché l’adulto è colui che, giunto al termine della sua crescita, della sua educazione, è d’ora innanzi capace di esercitare la sua responsabilità personale di creatura libera. E ciò senza aver di continuo di essere spinto da un altro. La vera spinta gli viene dall’interno“.

Nella circolare già citata, il P. Provinciale diceva ancora chela vera sicurezza che si vive una vita comunitaria la si ha quando ognuno tende alla propria santificazione nella ricerca tormentata di un bene comune sempre più vasto e sicuro. Ma noi pensiamo che l’attuale vita comunitaria, così come si presenta, non permette, o per lo meno rende difficile la realizzazione di questo bene comune. Senza toccare le strutture e i metodi esistenti, senza sperimentare forme nuove di convivenza, nuove nel senso della novità e semplicità evangelica, è come pretendere che un bambino si sviluppi in un vestito stretto.

Padre Tarcisio Morinni

Siamo soliti dire che alla base delle nostre crisi di oggi c’è una grave crisi di amore. Ed è vero. Ma ci convinciamo sempre di più che è un discorso fatto a metà. E’ come se dicessimo al popolo affamato dell’India che la sua è una crisi di fede e di sfiducia nella Provvidenza del Padre che sta nei cieli, il quale nutre persino gli uccelli dell’aria, e fermassimo qui il discorso, senza tentare delle radicali riforme sociali.

Sentiamo fortemente il bisogno di fare un’esperienza  CRISTIANA che sia autentica nei suoi contenuti e in accordo con il nostro tempo, esperienza sempre più ecclesiale, per la responsabile appartenenza al Popolo di Dio, esperienza sempre più escatologica perché chiamati per elezione divina a questa testimonianza nella comunità universale, nella ricerca di sbocchi concreti nel servizio alla Chiesa locale cui ciascuno di noi appartiene.

Noi avvertiamo che i quadri istituzionali non favoriscono i nostri desideri di una esperienza effettivamente comunitaria della comunione ecclesiale. Siamo tuttavia sinceramente disponibili a collaborazioni che non siano strumentalizzate ad un superficiale aggiornamento delle strutture e delle attività della Comunità-Chiesa-locale. Vorremmo quindi approfondire tra noi l’esperienza ecclesiale, senza preclusioni o pregiudizi verso le strutture istituzionalizzate, ma in atteggiamento di critica disponibilità.

Ci auguriamo che anche altri sentano il bisogno di mettersi in questa direzione e si stabilisca tra le varie comunità uno scambio di esperienze e di idee, nell’intento di portare un po’ di speranza e di luce a noi stessi e a tutti quelli che oggi sono nel turbamento.

Ci siamo limitati a dire onestamente e francamente quello che pensiamo. E ammettiamo che i nostri punti di vista sono, sotto diverse angolature, soggetti a revisione. In fondo, queste riflessioni non vogliono essere, per tutti, che un invito al coraggio.

Firmato: Carlo  – Dionigi  – Fausto  – Filippo  – Pierangelo  – Pierdamiani  – Pietro  – Tiziano  – Francesco  Saverio –

SUCCESSOIL

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