FATEBENEFRATELLI: PADRE TARCISIO MORINI O.H. – “GESU’ INTIMO” – Cap. 1 – Una cosa ti manca

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Da quando l’ho sentita per la prima volta, non ho mai scordato la massima del teologo K. Rahner: “Il cristiano di domani sarà un mistico, cioè uno che ha sperimentato qualcosa, oppure non sarà nulla.

Un altro autore, A. Hortelano, aggiunge: “Oggi il mondo ha più che mai bisogno di un ritorno alla contemplazione… Il vero profeta della Chiesa futura sarà colui che verrà dal “deserto” come Mosè, Elia, il Battista, Paolo e soprattutto Gesù, carichi di misticismo e di quello splendore particolare che hanno solo gli uomini abituati a parlare a tu per tu con Dio“.

Sia Mons. Carlo Salvaderi che Padre Tarcisio Morini, hanno le carte in regola per parlarci di:

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Solo che, dopo l’entusiasmo della precedente presentazione, ( PADRE TARCISIO MORINI – GESU’ INTIMO) in me è andata facendosi strada un’altra sensazione o, forse, una tentazione diabolica: quella dell’inutilità di riprodurre questi capitoli, come avevo in animo, perché finalizzati – come si legge nel frontespizio –  a Religiosi e Centri di Formazione Fatebenefratelli. Gli uni e gli altri, per fortuna, esistono ancora, ma mi rendo conto che ormai nell’ambiente si parla una lingua un po’ diversa. Che si tratti della “novità dello Spirito” o di confusione delle lingue come a Babele, è tutto da verificare. Epperò, trovo che molto è cambiato, non sempre in meglio, quando non si è perfino stravolto. Se mi permetto di parlare così è perché si tratta di una cosa che amo e perciò mi riguarda:

I care - Don Milani

Per farmi coraggio ed oppormi resistenza, comincio a riportare l’indice:

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Come si vede, i temi sono perfino di scottante attualità, ma le orecchie sono disposte ad ascoltare parole e argomentazioni che, pur datate, sono quelle che ci hanno dato un San Benedetto Menni ed un San Riccardo Pampuri (lui così appassionato delle  citazioni bibliche latine  che qui sono diffuse). Temo che possano stridere a contatto di una mentalità che si sente moderna per definizione, ossia per ragioni puramente anagrafiche, che vorrebbe tradurre tutto all’essenziale, salvo smarrirsi poi o desistere al primo impatto con la dura realtà del vivere, per il mancato esercizio della disciplina ascetica.

Ma il processo di secolarizzazione che ci prende un po’ tutti, non indebolirà fino all’estinzione le basi della fede. Quella che viviamo assomiglia più alla notte oscura dei sensi. Stiamo assistendo, anzi, siamo spettatori ma anche protagonisti di una purificazione più radicale dell’immagine di Dio. Così che le nuove generazioni potranno vivere una fede “pura e nuda“, senza falsi sostegni.

Siamo chiamati a credere che Dio attua il suo regno e trasforma il mondo con segni poveri: beato chi è paziente e non si scandalizza dell’umiltà di Dio. Nella fede è grande chi si fa piccolo e lascia spazio alla misericordia di Dio, anche quando risulta poco comprensibile per il sentire umano.

San Giovanni BattistaGuardando il Battista, uomo integerrimo, austero, si percepisce che aspettava un Messia che avrebbe attuato un giudizio severo e visibile di Dio. Ma il comportamento di Gesù, paziente e misericordioso, non combacia con le sue attese. La vera prigione del Battista non sono le quattro pareti nelle quali Erode lo ha rinchiuso, ma è il silenzio di Dio, la povertà dei suoi segni.

E’ spiazzato; il suo confronto col progetto di Dio non è per lui indolore, ma gli comporta una profonda conversione. Se Giovanni Battista è grande, più che un profeta, non lo è per l’austerità della sua vita, ma perché si è fatto povero, si è svuotato dei suoi progetti per conoscere e accogliere la volontà di Dio. In quell’esperienza di segregazione, ha riformato le sue attese, ha approfondito la sua speranza e così ha potuto rendere testimonianza a Gesù, venuto a realizzare le promesse che Isaia aveva fatto al suo popolo: che Dio sarebbe intervenuto a salvarlo, a guarire i ciechi, i sordi, gli zoppo e i muti. A evangelizzare (essere buona notizia per…) i poveri.

Questa trasformazione può avvenire in noi solo attraverso L’INTIMITA’ CON GESU’. Pena il restare imprigionati nei nostri poveri schemi mentali. 

Alla domanda: “Che cosa mi manca ancora ?“, la risposta che ci danno gli autori è convincente:Davanti al silenzio, alla povertà, all’umiliazione del tabernacolo, comprendi che non hai venduto tutto“. Questo cedere, rinunciare al proprio punto di vista,  è più doloroso del vendere case, terreni e dare il ricavato ai poveri.

Santi Giovanni di Dio - Giovanni Grande - Riccardo Pampuri - Benedetto Menni

_Scan10400Nel giugno del 1975, quando io avevo 33 anni,  l’ Abbé Pierre inFaim et soif– Fame e sete – andava scrivendo:Dico a voi giovani! Divantate competenti. Siate appassionati. Abituatevi a essere padroni di voi stessi. Dominatevi per poter essere efficaci, per essere all’altezza di quel compito meraviglioso che è davanti a voi e che vi mostra  la vera grandezza dell’uomo“.

Ed aggiungeva:

Cosa sono quei cinquanta o ottant’anni che sono offerti a ognuno di noi per imparare ad amare! Se entrate nella vita con la volontà di essere felici e al servizio della felicità di tutti in modo competente, qualificato ed efficace, allora il fatto che voi abbiate vent’anni oggi è davvero invidiabile“.

Poi passava ad un’autocritica:

Noi adulti siamo spesso ingiusti con voi giovani, non vi capiamo e vi accusiamo, mentre se avessimo il coraggio di guardare con lucidità le cose per quello che sono, e la realtà dei tempi nei quali non avete scelto di nascere, tutto sarebbe diverso…E’ assolutamente comprensibile che vi sentiate disorientati, e che abbiate paura, come dite voi, di essere “inglobati dal sistema”, e di farvi trascinare in una grottesca corsa a consumare sempre di più, per trovare alla fine solo la tristezza.

Avete però il privilegio di entrare nella vita in un’epoca in cui disponete come mai prima di mezzi attraverso cui realizzare la felicità del massimo numero di persone. Tocca a voi cominciare a far esplodere la gioia degli uomini nell’incontro, non con il “falso Buon Dio” che è morto, ma con lo splendente, vero viso del Sempiterno che è Amore. 

A voi giovani dico coraggio  e buon lavoro!”.

Queste parole anch’esse datate, rilette a distanza, dopo aver perso da poco una figlia di 34 anni,  proprio l’8 Marzo di quest’anno 2013, festa di San Giovanni di Dio, mi suonano come un ricostituente.

Padre Tarcisio Morini o.h. 2Quand’ero giovane, anch’io come tanti, ho pensato che avrei sprecato la mia vita se le mie realizzazioni che avevo in mento non fossero state socialmente riconosciute. Oggi, credo fortunatamente  in questa espressione:

Ogni piccola azione della vita quotidiana, anche se può sembrare assolutamente banale, partecipa alla creazione di un mondo più giusto. Quindi nessuna delle nostre azioni è vana“.

Che è poi la spiritualità sulla quale il giovane Pampuri, in 33 anni, ha costruito la sua santità. Cosa che gl’invidio assai, proprio perché, alla mia età, è la mia maggiore sconfitta!

Ma come si passa nelle sconfitte?

Non lo so. Ognuno ha un suo modo. Io ho un ottimismo forse istintivo ma anche costruito giorno per giorno, proprio su quella pagine del Padre Tarcisio e con l’aiuto delle sue “meditazioni quotidiane” ancor prima che uscisse il libro, nell’Aspirantato di Brescia: il Signore è con me, non mi abbandona!:

  • Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato,
  • egli salva gli spiriti affranti. Sal 33 (34)

P. Tarciso Morini

I motivi del mio disagio derivano dal fatto che sono passati cinquant’anni dalla pubblicazione (1964) e, sia nella Chiesa che nell’Ordine Ospedaliero si sono susseguiti tanti avvenimenti. A cominciare dal più importante, il Concilio Vaticano II,  in quattro sessioni, dal 1962 al 1965, sotto i pontificati di Giovanni XXIII e Paolo VI. E furono promulgate quattro Costituzioni, tre Dichiarazioni e nove Decreti che in cinquant’anni hanno indotto anche ad una modifica espressiva delle verità eterne che il GESU’ INTIMO non ha potuto beneficiare se non in parte.

P. Tarcisio Morini ohComunque, ora che mi sono auto-rincuorato, ho deciso di ricopiare il primo capitolo com’è. Poi si vedrà. E, se vi sarà un qualche lettore, ne faccia l’uso che meglio crede. Tanto, male questa medicina non fa né a consacrati né a laici. Sappia almeno che un sacerdote, morto nella sua piena maturità, ha riscritto queste pagine con gli occhi fissi al Tabernacolo e l’orecchio teso,  per recepire la flebile voce dello Spirito che non urla ma sussurra. Sono convinto che, se non altro, almeno a me,  queste parole saranno di giovamento in questa fase della vita che volge al tramonto. O, per dirla con L’Abbé Pierre, che va verso le Vacanze Proprio perché per me ormai si fa sera, come allenamento in vista della salita verso la Luce, mi farà bene rispolverare i vecchi strumenti atletici, rimasti a lungo depositati in cantina.

San Giovanni di Dio e il Crocifisso ovaleRECEDANT VETERA, NOVA SINT OMNIA

Mille volte ho cantato davanti al Sacramento queste parole dell’inno eucaristico: “Sacris solemniis juncta sint gaudia, / Et ex preconiis sonent praeconia; … / Recedant vetera, nova sint omnia, / Corda, voces, et opera”.

Il poeta così traduce:

  • si esterni quel gaudio che il cuore ci innonda
  • del patto vetusto non più si favelli,
  • sol cantisi il metro dei riti novelli;
  • Sia nuova ogni cosa nel labbro, nel cuore,
  • nell’opra che spieghi dell’alma il fervore“.

Il senso delle parole è questo: L’ Eucaristia è la novità assoluta per il mondo e per tutti i tempi. E’ un Evento di portata cosmica ma che assume significato solo se si entra nel mistero. E’ una novità prorompente, che “costringe” ad un rinnovamento della propria persona. Corda, voces, et opera. ” : questo Evento coinvolge il cuore, la parola e le azioni. Nulla della nostra natura resta escluso.

Ma perché ho fatto questa citazione? Perché gli autori del GESU’ INTIMO lo sapevano benissimo e, se hanno scritto, è proprio perché ci credevano seriamente alle novità dello Spirito. 

Fatebenefratelli-Hermanos Hospitalarios

Sant'Agostino vescovo d'IpponaI Fratelli Ospedalieri di San Giovanni di Dio, tradizionalmente appartenenti agli Ordini dei Mendicanti. Dopo cinque secoli, qualcuno ha cominciato a mettere in forse questa appartenenza, sostenendo che “non siamo monaci” ma laici come San Giovanni di Dio che non è mai stato un religioso legato da voti. Anche la Regola di Sant’Agostino, la cui lettura comunitaria un tempo era obbligatoriamente settimanale, sembra finita in soffitta.

Riporto di seguito gli ordini mendicanti ancora attivi, elencati in ordine storico giuridico di precedenza:

  1. Predicatori;
  2. Minori;
  3. Minori Conventuali;
  4. Minori Cappuccini;
  5. Terziari Regolari Francescani;
  6. Agostiniani (Eremitani);
  7. Agostiniani Recolletti;
  8. Agostiniani Scalzi;
  9. Carmelitani;[
  10. Carmelitani Scalzi;
  11. Trinitari;
  12. Mercedari[;
  13. Mercedari Scalzi;
  14. Servi di Maria;
  15. Minimi;
  16. Fatebenefratelli;
  17. Betlemiti.

Tra gli ordini mendicanti soppressi o estinti:

  1. Gesuati;
  2. Eremiti di Monte Senario;
  3. Ambrosiani;
  4. Scalzetti.
  5. Ospedalieri di Sant’Ippolito.[9]

La caratteristica generale degli ordini mendicanti, in origine, era la totale mancanza di proprietà sia individuale che collettiva da parte dei frati, i quali gestiscono totalmente in comune i beni presenti nel convento. L’obbligo alla povertà e la pratica della raccolta delle elemosine (ormai quasi totalmente abbandonata) vennero progressivamente limitate: nel 1475 papa Sisto IV abolì la mendicità come forma di reddito e il concilio di Trento, pur mantenendo il divieto all’acquisizione di benefici ecclesiastici, permise agli ordini mendicanti di possedere, collettivamente, delle rendite.

Un’altra essenziale differenza dagli ordini monastici e da quelli di canonici regolari era nella loro organizzazione giuridica: i frati non sono legati a vita a un singolo convento, ma possono essere trasferiti in base alle esigenze di cura d’anime; le loro comunità non costituiscono entità autonome, ma sono federate in province e sottoposte a un capo supremo (Maestro generale per i domenicani, Ministro generale per i francescani) la cui giurisdizione si estende su tutti i membri dell’ordine; tutti i superiori (sia dei singoli conventi, che quelli provinciali e i generali) sono eletti direttamente dai membri dell’ordine e il loro mandato era a termine.[1]

Data la temporanea impossibilità, stabilita dal Concilio Lateranense IV, di far sorgere nuove regole, i frati adottarono la regola benedettina (di Benedetto da Norcia) o a quella agostiniana (di Agostino), eccetto i frati minori, perché Francesco d’Assisi volle e ottenne da Onorio III una regola propria.

Famiglia di San Giovanni di Dio

Questa sarebbe la nuova “FAMIGLIA DI SAN GIOVANNI DI Dio” secondo l’ indirizzo attuale del Capitolo Generale. 

Fratelli Ospedalieri

Un gruppo di Fratelli Ospedalieri secondo il nuovo indirizzo.

Pastorale vocazionale

Un gruppo di addetti alla Pastorale vocazionale.

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1 – UNA COSA TI MANCA

La domanda

Padre Tarcisio Morini

“E’ uno dei momenti più opportuni, questo, trascorso vicino al tabernacolo, per rivolgere a Gesù una domanda che spesso hai nel cuore, o non ben formulata o nettamente sbagliata: Quid faciam ? [CHE FACCIO?]

Anche tu, come il giovane del Vangelo, pur sentendoti buono, non sei soddisfatto: Quid adhuc mihi deest? – Che cosa mi manca ancora?

Davanti al silenzio, alla povertà all’umiliazione del tabernacolo, comprendi che NON hai venduto tutto.

  • Non sei esatto nella fedeltà alle promesse,
  • nel compimento dei tuoi doveri,
  • nell’osservanza delle Regole,
  • delle norme che devono reggere la tua vita religiosa,
  • perché non ti sai staccare da certe comodità:
  • sei contento rispetto alla carità fraterna, perché sei troppo affezionato a te;
  • e, se mancanze notevoli non devi lamentare, però sei lontano dalla finezza che Gesù userebbe al tuo posto.
  • Forse non sei soddisfatto neppure della tua purezza:
  • ti accorgi di non essere un cristallo;
  • le tentazioni – delle quali pertanto non hai colpa – lasciano qualche strascico;
  • il cuore disperde qua e là la sua capacità di amare;
  • gli spettacoli del mondo trattengono più del conveniente la tua fantasia;
  • non hai tagliato ancora recisamente i tuoi rapporti col mondo, non procedi con azione decisiva  in tale separazione.

Gesù, che cosa mi manca perché la mente sia serena, il cuore in pace, l volontà salda e tranquilla?

LA RISPOSTA

Ti manca la conoscenza e l’amore personale di Gesù.

Tu non conosci abbastanza Gesù Cristo: lo conosci solo, o più che altro, esteriormente, attraverso il catechismo, la scuola di Religione, le prediche, qualche lettura.

Bisogna che tu spinga sempre più lontano la conoscenza intima di Colui che è il tuo grande Amico, Colui che nessuno può sostituire, mentre, solo, Egli tiene posto di tutto il resto: Colui che non tradisce, che rimane sempre fedele e, anche nelle ore in cui ti sembra lontano, è incessantemente vicino, vigilante su te per proteggerti contro i nemici, consigliere incomparabile e modello di cui nessuno può uguagliare la perfezione.

E’ impossibile conoscerlo, senza esser presi, per Lui, da un amore profondo, dominante tutti gli altri affetti. Se poi sviluppi questo amore mediante una conoscenza di Gesù portata sempre più avanti, diventerà una passione che dominerà tutte le altre: ti metterà nel cuore una forza irresistibile e ti condurrà a tutti gli eroismi (Goossens).

Giovanni Evangelista - ReniEgo vidi et testimonium perhibui [io l’ho visto e ho reso testimonianza (Gv 1,34)]: ogni Aspirante, ogni Religioso di San Giovanni di Dio, dovrebbe poter presentarsi ai malati come testimonio oculare di Gesù: conoscere Gesù ed amarlo come persona reale, comportarsi con Lui come una persona che si vede.

Anche fra i cattolici, anche fra i Religiosi, fra le anime pur desiderose di perfezione, quanti ve ne sono per i quali l’oggetto della fede – la risposta al Quem dicunt homines esse filium hominis (Mt XVI, 13) – è una pura astrazione, una formula dogmatica, piuttosto che una realtà e una persona vivente! La loro fede manca di quell’amore personale per Gesù che solo può appagare, fissare e conservare il nostro cuore (Grimal).

Guadagnare le anime a Gesù Cristo importa guadagnarle a una persona, prima ancora che guadagnarle a una vita. E come cole le guadagneremo a questa persona, se prima noi non dimostriamo, con l’amore verso essa, che ella è viva e reale? (Plus).

Dom Anscar VonierLa storia della santità cristiana ci mostra innumerevoli anime piene di amore i tenso e personale per Gesù Cristo. Questo amico tanto esclusivamente personale per Gesù Cristo…

Il fatto che Egli è una persona viva ci deve riempire d’una gioia senza limiti.

Gesù è davvero l’Amico universale; eppure mai c’è stato amico tanto esclusivamente personale per i singoli membri dela stirpe umana (Dom Anscar Vonier)

  1. Aspirante o Religioso da pochi o da molti anni, il progredire nella vita religiosa ha reso più personali i miei rapporti con Gesù?
  2. I miei studi religiosi non sono stati un’arida specilazione?
  3. La meditazione è un lavoro in profondità che si conclude con un progresso nell’amore verso Gesù?
  4. L’esercizio dei miei doveri, della carità è in un continuo stimolo a perfezionarmi nell’amore di Lui?
  5. Desidero di conoscerlo sempre meglio per comunicarne la conoscenza alle anime?
  6. Coltivo l’amore personale verso Gesù che dovrei vedere riflesso e presente in ogni malato e confratello?

ESAME 

  • Domando con una certa frequenza a Gesù: Che cosa devo fare?
  • Che cosa mi manca ancora, non per una ricerca inquieta, scrupolosa, ma per una serena e gioiosa ansia di piacerGli, di assomigliarGli?
  • C’è un punto della mia vita spirituale sul quale né io né il confessore , né i Superiori siamo soddisfatti?
  • Mi manca la conoscenza e l’amore personale di Gesù?
  • Mi sento testimonio oculare?
  • Tratto con Lui come se lo vedessi, parlo di  Lui come se l’avessi visto?
  • Non è anche per me un’astrazione Gesù, qualcosa di molto vago, di cui mi dimentico facilmente?
  • Provo una gioia senza limiti, capace di sgominare ogni malinconia, ogni tristezza, ogni impressione di solitudine, ogni ripiegamento su me stesso quando  rifletto che Gesù è una persona viva?
  • Nel ministero della carità ospitaliera, oltre la cura del corpo, attendo ad aprire alle anime la stessa sorgente di gioia?

PROPOSITO – Specialmente in chiesa  mi comporterò come se vedessi Gesù con  questi miei occhi.

GIACULATORIASignore, che io veda!

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COLLOQUIO Gesù, “visus in te fallitur” [la vista in Te s’inganna]: ma dall’altare dispensi tanta luce che mi permetterà di approfondire la conoscenza di te e di portare al’incandescenza l’amore: di vederti.

Come Aspirante o Religioso ne ho proprio bisogno  più degli altri. Ascolto, quasi venissero dal tabernacolo, le parole di San Bernardo:

  • Procurate tutti di conoscere Gesù:
  • domandate il suo amore:
  • cercate Gesù con animo ardente: l
  • a ricerca sarà alimento dell’amore:
  • Jesum omnes agnoscite, amorem ejus poscite: Jesum ardenter querite querendo inardescite”:
  • Maria, profer lumen caecis!”. Dà luce ai miei occhi, affinché vedano Gesù.

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Solo a settant’anni suonati capisco cose che ho sempre creduto di sapere ma che ora sembrano illuminarsi d’immenso.  

Padre Tarcisio Morini o.h. 2

In questa Cappella, davanti a questo Tabernacolo,

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 con il manuale di preghiere aperto a questa pagina, tante volte da adolescente, durante l’esame di coscienza, mi sono chiesto: “arriverò al 2000? Ma quanti anni potrei avere?” E lì mi mettevo a contare…in barba ai pensieri, parole, opere ed omissioni! Gli è che eravamo negli anni ’50 ed il calendario liturgico delle feste mobili presente nel manuale andava dal 1953 al 1981, che, a 14 anni,  significava già un bel tratto di strada. E siamo ancora qui…per grazia di Dio.

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Dio, che Ti celi sotto questi vel,
trepido T’adoro e m’affido a Te;
tutto a Te, Signore, s’abbandona il cuor,
tutto esulta e freme, quando guarda Te.

Nulla al tatto, al gusto, nulla all’occhio appar;
ma la Tua parola io risento in cuor;
credo quanto disse il Divin Figlio,
Tu, ne sono certo, sei la verità.

Hai nascosto in croce la divinità;
qui tu mi nascondi pur l’umanità;
ma io credo e spero come il buon ladron:
quello ch’egli chiese chiedo anch’io a Te.

Vide Te Tommaso e credette allor;
senza ch’io Ti veda credo a Te, Signor;
fa che la mia fede cresca sempre più:
fammi in Te sperare arder sol per Te.

Vivo memoriale di Gesù che muor,
pane prodigioso, vita d’ogni cuor;
fa che questo cuore viva sol per Te:
nulla gli sia dolce quanto il Tuo sapor.

Pio pellicano, mio Gesù Signore,
dal peccato, grido, lavami, Signore!
Il Tuo sangue è fuoco, brucia il nostro error,
una sola stilla tutti può salvar.

O Gesù, che vedo sotto questi vel,
d’una sete grande spasima il mio cuor;
il Tuo volto santo possa contemplar
nella piena luce della gloria in ciel. Amen.