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PER LA MORTE DELL’AMICO FRA RAIMONDO FABELLO – Angelo Nocent

LUTTO

PER LA MORTE DELL’AMICO 

Fra Raimondo Fabello o.h.

Esulti ormai l’angelica schiera dei cieli!

Esultino i ministri divini, e per la vittoria di sì gran re risuoni la tromba salvifica. Gioisca la Terra irradiata da tanti fulgori e, illuminata dallo splendore del re eterno, senta di essersi liberata dalla tenebra in tutta la sua estensione.

Si rallegri anche la madre Chiesa, adornata dallo splendore di tanta luce, e quest’aula echeggi delle alte voci dei fedeli. 

Perciò, o fratelli carissimi, essendo voi presenti a sì meravigliosa luce di questa santa fiamma, invocate insieme con me, vi prego, la misericordia di Dio onnipotente; 

affinché colui il quale, non per meriti miei, si degnò di pormi tra il numero dei leviti, travasandosi la grazia della sua luce, mi insegni a compiere la lode di questo cero. Per il nostro signore Gesù Cristo. 

Perché è cosa veramente degna e giusta con tutto lo slancio del cuore e della mente e con l’ausilio della voce proclamare la gloria di Dio invisibile Padre onnipotente e del Figlio unigenito nostro Signore Gesù Cristo, il quale in nostra vece pagò all’Eterno Padre il debito di Adamo e col sangue innocente cancellò l’obbligazione contratta con l’antico peccato.

 Sono queste, infatti, le feste pasquali, in cui è sacrificato il vero agnello e il suo sangue è destinato alle porte.È questa la notte in cui, conducendo fuori dall’Egitto i nostri padri, figli d’Israele, li facesti passare attraverso il Mar Rosso a piedi asciutti. 

È questa dunque la notte che ha rimosso le tenebre del peccato con la luce della colonna di fuoco. È questa la notte che i credenti in Cristo, allontanati dai vizi del mondo e dalle tenebre del peccato, oggi in tutto il mondo restituisce alla grazia, riunisce alla santità. E’ questa la notte in cui, spezzate le catene della morte, Cristo risorge vittorioso dagli inferi. 

A nulla avrebbe giovato a noi l’esser nati, se non ci fosse toccato il bene della redenzione.
  • O meravigliosa condiscendenza della tua misericordia verso di noi!
  • O inestimabile amore di carità! Per redimere il servo consegnasti il figlio!
    O peccato di Adamo, certo necessario, che è stato cancellato con la morte di Cristo!
  • O colpa felice, alla quale fu concesso di avere tale e tanto redentore!
    O notte beata, alla quale sola fu concesso di conoscere il tempo e l’ora in cui Cristo risuscitò dalla morte! 

È questa la notte di cui fu scritto: e la notte sarà illuminata come giorno, e ancora: la notte sarà la mia luce nella felicità.E dunque la santificazione di questa notte fuga i delitti, lava le colpe e ridà l’innocenza ai traviati, letizia agli afflitti; dissipa gli odi, procura la concordia, piega le potenze.

Accetta dunque, padre Santo, in questa notte di grazia, il sacrificio vespertino di questa fiamma che la santa Chiesa per mano dei suoi ministri a te porge in questa solenne offerta del cero, frutto di operosità delle api..

Ma ormai conosciamo gli annunci di questa colonna che a onore di Dio la vivida fiamma accende. Fiamma che, sebbene spartita, non conosce diminuzione della luce distribuita: si alimenta delle molli cere che madre ape ha prodotto per formare la materia di questa preziosa lampada.

L’ape è superiore a tutti gli altri esseri viventi che sono soggetti all’uomo. Pur molto piccola di corpo, rivolge tuttavia nell’angusto petto alti propositi; debole di forze ma forte d’ingegno.

Essa, dopo aver esplorato l’alternare delle stagioni, allorché il gelido inverno epose la canizie e poi il clima moderato della primavera spazzò via il torpore glaciale, subito sente la preoccupazione di uscire al lavoro; 

e le api sparse per i campi, librando leggermente le ali, si posano appena con le agili zampe per cogliere con la bocca i piccoli fiori del prato, cariche del loro vitto rientrano negli alveari e qui alcune con arte inestimabile costruiscono cellette con tenace glutine, 

altre stipano il fluido miele, altre tramutano in cera i fiori, altre danno forma ai loro piccoli lambendoli con la bocca, altre incamerano il nettare delle foglie raccolte. 

  • O ape veramente beata e mirabile, di cui i maschi non violano il sesso, né lo turbano i feti, né i figli distruggono la castità; così come, nella sua santità, Maria concepì vergine, partorì vergine e vergine rimase.
  • O notte veramente beata, che spogliò gli Egizi e arricchì gli ebrei, notte in cui le cose celesti si congiungono con le terrene, preghiamo te, o Signore, affinché questo cero consacrato in onore del tuo nome persista senza venire meno per dissipare le tenebre.

Possa l’astro del mattino trovare la sua fiamma (ancora accesa), quell’astro di Lucifero, dico, che non conosce tramonto, quell’astro che, ritornando agl’Inferi suole spargere sereno la sua luce sul genere umano.

Preghiamo dunque te, o Signore,

 DI CONCEDERTI COME LUCE ETERNA

al nostro fratello RAIMONDO.

AMEN. ALLELUIA !


E’ TORNATO ALLA CASA DEL PADRE
Classe 1942 
Per lui, sottoposto a trapianto di fegato, abbiamo pregato, invocato l’intercessione dei santi. Il disegno di Dio era diverso dal nostro e lo ha chiamato attraverso questo percorso di purificazione.
Gloria a Te, o Signore!
ALLELUIA !
Alla compagnai dei GLOBULI ROSSI
Leggo sempre, almeno una volta tanto scrivo, per porgere i più cordiali auguri.
Fra raimondo fabello oh.

IRCCS “Centro San giovanni di Dio-Fatebenefratelli” .

La Basilica di Aquileia

FRA RAIMONDO fratello mio carissimo, 
 
non solo il tuo Ordine Religioso ma anche il Friuli  sente di aver perso un caro figlio. E perfino noi della COMPAGNIA…, pur così insignificanti, avvertiamo di non avere più in terra il riferimento di un caro fratello che ci ha compresi ed ha voluto condividere comuni ideali.
 
Un dolore così forte per la perdita di un amico non lo ricordavo. Lo è per tante ragioni ma mi limito a ricordarne due sole:
  •  la prima è che la nostra fede affonda le sue radici, appartiene al ceppo del Patriarcato di Aquileia, la Chiesa deiSanti Martiri Ermacora, Fortunato, Crisogono, dei fratelli Canziani, del vescovo Cromazio…;
  • la seconda è che ho seguito con trepidazione la lunga preparazione al trapianto, la tua dieta ferrea, le lunghe pedalate sulla ciclette per perdere chili di troppo, l’ansiosa preoccupazione del quando e da chi, l’attesa di un donatore del tuo gruppo, non facile da reperire, il lavorio interiore della Grazia per sostenerti nell’ora della prova e conservarti la fede, quel mettere in conto che potrebbero anche essere gli ultimi giorni…

Interno della Basilica Di Aquileia 

Dalle telefonate mi accorgevo che, mentre ti alleggerivi fisicamente, guadagnavi in spessore spirituale. Era nel tuo temperamento di frate “friulano” quel pudore dei sentimenti e quella riservatezza, coperti di una scorza di timidezza, capace di mettere in rispettosa ma involontaria soggezione, tipica dei nostri uomini tutti d’un pezzo. Epperò non mi impedivano di intravedere dagli spiragli della finestra dell’anima la fisionomia dell’atleta spirituale.
 
Permettimi di entrare in punta di piedi nel chiostro della tua esistenza e dei tuoi sentimenti, per ricordare… 
Ricordo che fin da ragazzo eri intelligente, sapiente, buono, studioso, attento, riflessivo, severo con te stesso, cocciuto, rigoroso…(Povero il mio vocabolario traditore e presuntuoso che si permette di qualificarti!) 
Amavi l’altare e Padre Tarcisio Morini ti aveva affidato l’incarico di “cerimoniere” nelle funzioni religiose del collegio. Spesso avevi tra le mani il testo delle “norme”, tantissime, che studiavi e facevi scrupolosamente osservare.Talvolta poteva sembrare che il rubricismo avesse il sopravvento sul senso della liturgia. Ma poi è arrivata  la “Sacrosantum Concilium” e la costituzione  sulla Sacra Liturgia ha cambiato la tua e la nostra mentalità.  Il “Culmen et fons”  ha influito radicalmente sulla tua persona, costretta a fare i conti, nei ruoli di superiore, con una realtà non sempre ricettiva del fondamentale substrato teologico contenuto nel documento conciliare più lungamente dibattuto dai Padri.
 
Eri portato per le scelte audaci, non retoriche. Eri una presenza attiva ma senza rumore. Solo che le opzioni difficili corrono il rischio di essere maledettamente incomprese perché esigono fondamenta stabili e viaggiano sui tempi lunghi della gestazione: un paziente maturare insieme. 
Come l’incontro con Don Giussani al quale ti sei rivolto nell’ora storica più propizia. Vi siete parlati, vi siete capiti, avete cominciato a collaborare in sintonia per introdurre in sanità laici preparati non solo professionalmente ma anche spiritualmente. Eri consapevole che il tutto e subito non paga ma presume la metànoia, il cambiamento di mentalità che non è mai facile per nessuno. 
Quando ne abbiamo parlato, ho capito che sarebbe stato necessario sintonizzarsi sulla stessa frequenza, possedere un lessico comune, condividere un progetto obiettivo, frequentare la “scuola di comunità” seguire il “per-corso” che ha forgiato migliaia di giovani, attuare un mirabile scambio di doni e carismi per trasmettere e con-dividere il carisma dell’ospitalità, termine abusato e inflazionato che può risultare obsoleto, incomprensibile e frainteso se ci si ferma al significato più superficiale. 
Hai tentato una cura di ringiovanimento al tuo Ordine. Gli ingredienti c’erano ma, per tante ragioni, la ciambella non è riiuscita col buco. Ho avuto l’impressione che ti siano arrivate più delusioni che consolazioni che  però hai saputo sopportare nell’ottica della fede evangelica:
 
  • Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto.
  • Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
  • Se uno mi vuol servire mi segua…” (Gv 12, 20-33)
 
T’ho perso di vista per almeno trent’anni per un salto nel buio. Sono proprio quelli che ti hanno visto in posti di responsabilità: priore, superiore provinciale, definitore generale, ecc. Nulla so di quegl’anni nè mi compete indagare. Altri sapranno dire più e meglio di me. 
Poi t’ho ritrovato ed eri l’amico di sempre. E sei stato il primo discepolo di san Giovanni di Dio che ha compreso il senso un po’ colorito della COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI ed hai voluto dare la tua adesione, arruolandoti in un progetto ideale che già vivevi e che  vorrebbe radicare e diffondere nella Chiesa locale, nella sanità pubblica,  il carisma dell’Hospitalitas, lo spiritum hospitalitatis,  in sintonia con il Magistero Pontificio e le Conferenze Episcopali. 
Avevi fatto la tua iscrizione al sito il 1 Aprile 2006 perché condividevi l’idea di uno sforzo per aprire un varco, creare uno spazio, indicare un itinerario evangelico, nello spirito di una tradizione monastica, la tuacondivisibile anche dai laici, perché segno dei tempi.
  
Ricordo quel 1 Aprile. Sembrava trattarsi di uno scherzo, di un vero “pesce d’Aprile”. Ma in quell’ acrostico che ti avevo affibbiato nel darti il benvenuto, (un enorme pesce), precisavo che nella rete non era finita una comune sardina ma un bel tonno. L’immagine o il nome del pesce (ychthusè sempre stato usato dai primi cristiani per identificarsi. Perché in questa parola si trovano le iniziali di Yesus Christos Theou Uios Soter cioè Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore.Tutto mi faceva pensare che dietro quella tua apertura espressa con la tua adesione, si celasse il Signore Gesù, in vesti dimesse, senza paroloni e senza frastuono. Speravo, ma non hai voluto metterti in mostra. Ma eri sempre in prima fila per non perdere nessuna battuta. C’eri ma più semplicemente più per condividere che per insegnare, come mi sarei aspettato.
 
Alle espressioni dei testi liturgici che ascolteremo all’Eucaristia esequiale di mercoledì 5 Settembre, ore 15.30 nel Duomo di Brescia, vorrei che risuonassero nei nostri cuori le parole rivolte da san Paolo al discepolo Timoteo, dopo aver combattuto la buona battaglia della fede.
Sei stato un uomo di Dio, impegnato a “conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento” e a diffondere la dottrina salvifica del Signore Gesù, in attesa della sua definitiva manifestazione. Hai vissuto anche un’esistenza operosa, che fu una continua ascensione alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza.
 
 Negli anni giovanili abbiamo vissuto insieme, con grande trepidazione, il Concilio Vaticano II:
 
  • “Cristo! Cristo nostro principio, Cristo nostra vita e nostra guida! Cristo nostra speranza e nostro termine!…
  • Nessun’altra luce sia librata su questa adunanza, che non sia Cristo, luce del mondo; . . .
  • Nessun’altra aspirazione ci guidi, che non sia il desiderio d’essere a Cristo assolutamente fedeli”. (Insegnamenti di Paolo VI, I [1963] 170)
 
È qui la radice degli atti e dei gesti di cui hai cercato di riempire le tue giornate di servizio alla Chiesa e al tuo Ordine. Da Cristo parte e a Cristo conduce quell’umanesimo plenario che  il nostro indimenticabile Pontefice ci ha iniettato nelle vene, lui che  fu intrepido assertore:
 
  • “Se nel volto d’ogni uomo, specialmente se reso trasparente dalle sue lacrime e dai suoi dolori, possiamo e dobbiamo ravvisare il volto di Cristo . . .
  • e se nel volto di Cristo possiamo e dobbiamo ravvisare il volto del Padre celeste . . .
  • il nostro umanesimo si fa cristianesimo e il nostro cristianesimo si fa teocentrico, tanto che possiamo enunciare: per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo” (Ivi, III [1965] 731).
 
In quegl’anni abbiamo respirato quest’aria e, nell’ampiezza di tale cornice, siamo stati segnati da un nuovo ordine sociale che il Papa andava delineando, generatore di quella pace fondata sulla giustizia, che gli uomini non possono dare: “La civiltà dell’amore prevarrà sull’affanno delle implacabili lotte sociali, e darà al mondo la sognata trasfigurazione dell’umanità finalmente cristiana” (Ivi, XIII [1975] 1568).
 
Oggi mi sento di poter attribuire anche a te, nel tuo piccolo, l’elogio alla tua fedeltà. Ai “Pilastroni”, in  quella Brescia che ti ha accolto dodicenne, sei stato coltivato come un pulcino, innaffiato come un tenero alberello, avviato incontro alla vita, per ritrovarti nuovamente, alla fine di molteplici incarichi, a chiudere i tuoi giorni tra i malati di alzahimer del prestigioso Istituto che hai diretto e portato a significativi primati di ricerca scientifica in tal campo.
Non credo tu abbia fatto testamento spirituale. Ne dubito. Proprio per quella tua ritrosia a metterti in mostra. In attesa di essere smentito, provo io a tessere l’elogio della tua fedeltà. Lo attingo dall’umiltà di Papa Montini. Infatti da una sua testimonianza sulla verità della fede ne è scatutita come una confessione testamentariache che ritengo ti si addica benissimo, ora che stanno per spegnersi i riflettori della tua scena pubblica: 
  •  “Ci sentiamo, a questa soglia estrema, confortati e sorretti dalla coscienza di aver instancabilmente ripetuto davanti alla Chiesa e al mondo: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente»;
  • Anche noi, come Paolo, sentiamo di poter dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» . . . Ecco, fratelli e figli, l’intento instancabile, vigile, assillante che ci ha mossi in questi quindici anni di pontificato. «Fidem servavi» possiamo dire oggi, con la umile e ferma coscienza di non aver mai tradito il «santo vero» . . .
  • In questo impegno offerto e sofferto di magistero a servizio e a difesa della verità, noi consideriamo imprescindibile la difesa della vita umana
  • Abbiamo fatto programma del nostro pontificato la difesa della vita, in tutte le forme in cui essa può esser minacciata, turbata o addirittura soppressa” (Insegnamenti di Paolo VI, XVI [1978], 322-523).

Sai, mi sovvengono in questo momento anche le accalorate esortazioni al presbiterio romano di Giovanni Paolo I, il papa dei 33 giorni: “La grande disciplina esiste soltanto se l’osservanza esterna è frutto di convinzioni profonde e proiezione libera e gioiosa di una vita vissuta intimamente con Dio”. 

Da questa finestra intravedo, come attraverso uno spiraglio, il fondamento e la ricchezza della tua vita interiore. La fase terrena del tuo viaggio si è conclusa rapidamente, contro le fervide speranze e gli unanimi auspici con i quali ti abbiamo accompagnato prima e dopo il trapianto del fegato .
 
In tanti abbiamo pregato per te in questi giorni. Chiedevamo poco, una cosa ovvia: un corpo ristabilito, una buona riparazione meccanica al fegato e che fosse rimandata la tua “partenza”.A conti fatti, quel “qualche anno in più” della nostra supplica, al buon Dio è parso inutile ed ha ritenuto di mutarlo subito in qualcosa di eterno: ”vita mutatur, non tollitur”. Così ti ha trasformato la vita che può agire ancor più e meglio per noi e con noi, povera Chiesa pellegrina sulla terra .
 
E ora, col capo chino dinanzi alla imperscrutabile volontà della Provvidenza, a nomi di tutti gli amici mi rivolgo a te per implorare che voglia intercedere presso Dio per ottenere alla Chiesa, al tuo Ordine, alla Compagnia…le grazie di cui ognuno ha bisogno nel difficile passaggio del momento presente.
Ma permetti al mio cuore di piangere l’amico e di guardare a Cristo che è risurrezione e vita.
 
Sono qui a parlare di te, uomo di Dio, solo ieri dal Signore Gesù chiamato a sé. Sono qui a parlare con te, alla vigilia della tua sepoltura.
Tu, Adolfo, sotto il nome di Fra Raimondo sei stato servo di Dio, consacrato per il ministero dell’hospitalitas nella Chiesa e nell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio; tu, secondo le parole dell’Apostolo, hai teso alla giustizia, alla pietà, alla carità, alla pazienza, alla mitezza (1 Tm 6, 11). 
O amico di Dio! Davanti al tuo feretro, ringrazio Colui che si è degnato di chiamarti dopo averti permesso “di conservare senza macchia e irreprensibile il comandamento, fino alla manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo” (1 Tm 6, 14). 
Quello del tuo ministero fu un tempo salutare, un tempo utile, complesso; non sempre sei riuscito a farti comprendere, ma hai lasciato tracce sulle quali sarà utile RI-FLETTERE. Non solo io, ma anche tanti altri non dimenticheremo, raccomandando all’eterno Padre il frutto della tua vita.
 
O uomo di Dio: a te, sotto il nome di frate Raimondo, è stato dato di combattere “la buona battaglia della fede”. Oggi diciamo: raggiungi “la vita eterna alla quale sei stato chiamato e per la quale hai fatto la tua bella professione di fede davanti a molti testimoni” (cf. 1 Tm 6, 11-12): la Chiesa e i tuoi Fratelli.
 
Oggi noi tutti, a diverso titolo, sentiamo il bisogno di chiedere
  • a Colui che è “il Re dei regnanti e Signore dei signori”,
  • a Colui che solo “possiede l’immortalità”,
  • a Colui che “abita una luce inaccessibile: che nessuno fra gli uomini ha mai visto né può vedere” (cf. 1 Tm 6, 15-16),
  • a Lui chiediamo di invitare te, servo fedele, all’eterna comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
 “Beati . . . i morti che muoiono nel Signore” (Ap 14, 13). Beato te che ci hai lasciato, perché ci hai lasciato morendo nel Signore. “Sì, dice il Signore, riposeranno dalle loro fatiche, perché le loro opere li seguono” (Ap 14, 13). Amen!
 
E’ l’ora delle confidenze. Non osavi dirlo perché speravi nel miracolo di San Riccardo Pampuri e più ancora di Don Giussani,  ma tu, Fra Raimondo,  presagivi la fine. Mentre eri in lista d’attesa, alla mia richiesta di qualche tuo scritto da pubblicare, di qualche foto da mettere in circolazione su internet hai semplicemente risposto con un sorriso disincantato che stavi alleggerendo la tua cella, riducendo i bagagli all’essenziale. Così il 10 Giugno u.s. mi hai scritto:
 
Dal giorno 5 u.s. sono entrato il lista per il trapianto.
Aspettiamo che il nostro “Dottore”, [
s.Riccardo Pampuri
] anche con l’aiuto di qualche Altro, mi trovi un ricambio di buona qualità e quando sarà il momento dia una mano al chirurgo.
Il Signore ha dato ……………….”
 
Nel tuo riferimento a Giobbe è chiarissima la professione di fede nella adorabile Volontà di Dio: 
  • “Allora Giobbe si alzò, si stracciò il mantello, si rase il capo, si prostrò aterra e adorò dicendo:
  • ‘Nudo sono uscito dal grembo di mia madre,e nudo tornerò in grembo alla terra;
  • il Signore ha dato, il Signore ha tolto; sia benedetto il nome del Signore’.
  • In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nessuna colpa”, (Giobbe 1).
Se devo essere sincero, non mi sento di augurarti il “Requiescat in pace”, per il semplice motivo che non ti vedo chiamato a riposare in pace ma piuttosto ad essere attivo nella Pace di Dio. E se vorrai, stanne certo, non ti faremo mancare il lavoro.
 
In questa tragica circostanza del cuore agitato e della mente confusa, il nostro Santo Padre Agostino, Vescovo d’Ippona che  ci ha insegnato a volare alto, mi offre consolanti spunti di riflessione che vorrei mettere sulle tue labbra di uomo di fede perché le ripeta a ciascuno di noi ( e siamo tanti) come sgorgate dal tuo cuore:
 
“Se mi ami non piangere!
Se tu conoscessi il mistero immenso del cielo dove ora vivo,
se tu potessi vedere e sentire quello che io vedo e sento
in questi orizzonti senza fine,
e in questa luce che tutto investe e penetra,
tu non piangeresti se mi ami.
 
Qui si è ormai assorbiti dall’incanto di Dio,
dalle sue espressioni di infinità bontà e dai riflessi della sua sconfinata bellezza.
Le cose di un tempo sono così piccole e fuggevoli al confronto.
 
Mi è rimasto l’affetto per te:
una tenerezza che non ho mai conosciuto.
Sono felice di averti incontrato nel tempo,
anche se tutto era allora così fugace e limitato.
Ora l’amore che mi stringe profondamente a te,

è gioia pura e senza tramonto.
Mentre io vivo nella serena ed esaltante attesa del tuo arrivo tra noi,
tu pensami così!
Nelle tue battaglie,
nei tuoi momenti di sconforto e di solitudine,
pensa a questa meravigliosa casa,
dove non esiste la morte, dove ci disseteremo insieme,
nel trasporto più intenso alla fonte inesauribile dell’amore e della felicità.
 
Non piangere più, se veramente mi ami! “
 
Il Santo Vescovo ci aiuta anche a capire il senso di ciò che sta avvenendo, commentandoci il Vangelo di Giovanni:
 
Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me anche se è morto vivrà (Gv 1,25)
 
“Chi crede in me anche se è morto vivrà, e chiunque vive e crede in me non morirà in eterno”. Che vuol dire questo?
 
  • Chi crede in me, anche se è morto come è morto Lazzaro,vivrà, perché egli non è Dio dei morti ma dei viventi. Cosí rispose ai Giudei, riferendosi ai patriarchi morti da tanto tempo, cioè ad Abramo, Isacco e Giacobbe: Io sono il Dio di Abramo, il Dio d’Isacco e il Dio di Giacobbe, non sono Dio dei morti ma dei viventi: essi infatti sono tutti vivi.
  • Credi dunque, e anche se sei morto, vivrai; se non credi, sei morto anche se vivi. Proviamolo. Ad un tale che indugiava a seguirlo: Permettimi prima di andare a seppellire mio padre, il Signore rispose: Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu vieni e seguimi. Vi era là un morto da seppellire, e vi erano dei morti intenti a seppellirlo: questi era morto nel corpo, quelli nell’anima.
  • Quando è che muore l’anima? Quando manca la fede.
  • Quando è che muore il corpo?
  • Quando viene a mancare l’anima. La fede è l’anima della tua anima. Chi crede in me – egli dice – anche se è mortonel corpo, vivrà nell’anima, finché anche il corpo risorgerà per non più morire. Cioè: chi crede in me, anche se moriràvivrà. E chiunque vive nel corpo e crede in me, anche se temporaneamente muore per la morte del corpo, non morirà in eterno per la vita dello spirito e per l’immortalità della risurrezione.
Questo è il senso delle sue parole: E chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Lo credi tu? – domanda Gesù a Marta -; ed essa risponde:
  • Si, Signore, io ho creduto che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, che sei venuto in questo mondo. E credendo questo, ho con ciò creduto che tu sei la risurrezione, che tu sei la vita;
  • ho creduto che chi crede in te, anche se muore, vivrà, e che chi vive e crede in te, non morirà in eterno.
(S. Agostino, Comm. al Vangelo di Giovanni 49, 15)
 
R a y m u n d u m,
fratello ed amico carissimo
dal Cielo infinito di Dio,
ricordati anche di noi “globuli rossi”
e continua a far parte della Compagnia… 
Mandi, frari. A riviodisi!
 
 

Resti del porto flviale della città romana di Aquileia
Mandi

(Dario Zampa)
Mandi mandi
tal disìn par furlan
chè tu ti vìsis
quant che
 tu sês lontan
 
No, no tu vìodarâs
par un biel pôc cumò
j toi amîs furlans
che tu sâs ‘o sin duc’ nô
Ch’o tu sarás pal mont
ti restarâ ‘o savìn
‘un angulut dal cûr
chist moment che ti cjantìn
 
Mandi mandi
tal disìn par furlan
chè tu ti vìsis
quant che tu sês lontan
 
Doman tu partirâs
tu larâs vie lontan
fòrsit tu plantarâs
la to famèe e il to doman
Tu vivarâs content
ma il to paîs lontan
ti restarâ tal cûr
cul so biel cjantâ furlan
 
Mandi mandi
tal disìn par furlan
chè tu ti vìsis
quant che tu sês lontan

VANITAS
 Rembrand: Il Figliol Prodigo – Ossia la misericordia del Padre 
L’incontro con il mistero della morte.
 
03 Settembre 2007
 
 Carissimo Fra Raimondo,
 
                                             anche oggi, antivigilia della tua sepoltura, voglio provare a parlare con te, sicuro che mi ascolti e comprendi la babele di pensieri che si srotolano nella mia testa in questi giorni tesi e confusi.
 
Toni Bellina, quel prete friulano che tu conosci bene, così ha tradotto il termine Vanitas che si trova nel libro di Quoelet: Nuje di nuie: dut al é nuje”.
 
 E Spiega: “Vin voltat cun nuje une peraule ebraiche che par solit si la volte cun vanitât. La vanitât e sares alc di plui di nuje: une soflade, une fumate lisere lisere che si sfante e sparis tal nuyje…” . Ossia: “abbiamo tradotto con nulla una parola ebraica che solitamente si traduce con vanità. La vanità sarebbe qualcosa di più di nulla: un soffio, una nebbia leggera leggera che si disfà e sparisce nel nulla…”
 
Tale è la sensazione che si prova un po’ tutti davanti a una bara. Sì, la fede. Ma gl’occhi, i sensi, la percezione… Niente, nulla, vuoto… non ci sono altri vocaboli per esprimere il concetto. Das Nicht in tedesco, mu il nulla indicibile per il buddhismo…
 
Epperò… dopo il buio, dopo la disperazione di Qohelet, nei libri sapienziali viene il Cantico dei Cantici, la ”allegoria sublime”,  il più bell’inno all’amore che si conosca.
 
Ma questo mi colpisce prima e più di tutto: che sei  morto nudo. “Come i gigli del campo” di cui parla il Vangelo.
 
Non so gl’altri ma io credo che di te si possa tranquillamente sostenere che nei cinquant’anni di vita religiosa hai lottato contro le apparenze, la vanità delle apparenze:
  • contro tutto quanto veli la verità invece di s-velarla,
  • contro ogni ricchezza immensa o infima, che incatenano alla sua apparenza una vita reale,
  • contro la negazione della realtà della vita che va verso la morte spogliandosi di tutto.
  • Realismo, non povertà, innanzi tutto!

Denis

Sei stato solennemente crocifisso con Cristo il 13 Novembre del 1966. Su quel Monte c’ero anch’io. Non da spettatore ma da protagonista. Quattro chiodi: povertà, castità, obbedienza ed ospitalità. Non per inchiodare la libertà ma per esaltarla e mettere alle strette l’egoismo che le impedirebbe di muoversi spigliatamente nel grande progetto del Regno di Dio.
 
Oggi non è proprio il caso di metterla in filosofia ma permettimi di citare quel “povero” filosofo che fu il danese Kierkegaard. Egli  scrive:
 “Ciò che il mondo voleva e vuole è che il Cristianesimo sia abolito. Ma scaltro com’è, il mondo ha capito come per istinto che il miglior modo per abolire il Cristianesimo è di mantenere un’apparenza che lo sia ancora”. 
Si tratta di quel mondo che si insinua subdolamente come “mentalità” nella Chiesa stessa, negli Ordini Religiosi, nella Famiglia, in ciascuno di noi…
  • Un’apparenza come una ricchezza velata dal consumismo o un povertà agitata dal desiderio di ricchezza: è il clima attuale che anche tu hai conosciuto bene.
  • Un’apparenza: questa è da sempre la vocazione e la tentazione del “principe di questo mondo”. Di essa, di lui ha dovuto prima di tutto liberarsi Gesù nel deserto per poter entrare, non alienato dal desiderio di potere camuffato di ortodossia (i farisei) o negato apertamente nella sopraffazione (i ricchi). 
  • Ha portato se stesso. Non la povertà, ma il Povero.
 
E’ un rischio che hai corso anche tu. Che corre il tuo Ordine. A me sembra che tu non ci sia cascato   e la tua morte prematura è per noi monito, avvertimento. Dirà San Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto: “Passa l’apparenza di questo mondo”:
 
Vogliamo solo darvi l’occasione di essere fieri di noi e di potere così rispondere come si deve a quelli che si vantano delle apparenze e non della sostanza. Perché, se ci comportiamo da pazzi, lo facciamo per Dio; se ci comportiamo da persone sagge, lo facciamo per voi.
14Infatti, l’amore di Cristo ci spinge, perché siamo sicuri che uno morì per tutti, e quindi che tutti partecipano alla sua morte. 15Cristo è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per lui che è morto ed è risuscitato per loro.
Perciò, d’ora in avanti non possiamo più considerare nessuno con i criteri di questo mondo. E se talvolta abbiamo considerato così Cristo, da un punto di vista puramente umano, ora non lo valutiamo più in questo modo. 17Perché quando uno è unito a Cristo è una creatura nuova: le cose vecchie sono passate; tutto è diventato nuovo.”16
E questo viene da Dio che ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo18 e ha dato a noi l’incarico di portare altri alla riconciliazione con lui. 19Così Dio ha riconciliato il mondo con sé per mezzo di Cristo: perdona agli uomini i loro peccati e ha affidato a noi l’annunzio della riconciliazione. Quindi, noi siamo ambasciatori inviati da Cristo, ed è come se Dio stesso esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo da parte di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. 21Cristo non ha mai commesso peccato, ma Dio lo ha caricato del nostro peccato per riabilitarci dinanzi a sé per mezzo di lui.” (“2 Cor 5, 12-21).
 
Davanti al tuo “cenere muto” viene spontaneo pensare che
  • passa la ricchezza e passa la povertà,
  • non passa la Croce.

E quando uno è unito a Cristo è nuova creatura. Nè tu nè gli amici del ’42 fummo attratti dall’idolo e neppure dall’ideale della povertà, ma dalla Croce. Anche gli ideali più alti e aspri, un ideale dell’anima, possono risultare una “tentazione di santità”; paradossalmente la povertà può non essere povera.

Dio, “Dio sopra tutte le cose del mondo. Amen Gesù” (San Giovanni di Dio),  questo è l’ideale vero, forte.

 Francesco a Chiara,  quella ragazza diciassettenne che continuava a seguirlo insistentemente chiedeva: “Ma cosa vuoi?” La sua risposta decisa: “Voglio Dio”. Ogni mezzo è utile per questo fine. Per San Paolo tutto diventa spazzatura “pur di guadagnare Cristo”, ma nulla era vincolante, nessuna scelta di vita aveva valore in sé, anzi la vita, così, veniva liberata di ogni veste o velo o ricchezza, zavorra pesante su di essa.
 
La tua povertà (di cose, di affetti… quel voto di povertà che li racchiude tutti), non è mai stata un ideale ma una strada percorsa per incontrare una Persona: Cristo. Non uno stile ma una possibilità unica e quindi vera, di guadagnare la vera unica vita eterna. Questo mi dice la bara che racchiude le tue spoglie mortali racchiuse nell’umile saio fratesco.
 
Madonna Buon ConsiglioLì, in sala operatoria, mentre ti cambiavano il fegato, in realtà ti stavano indossando la veste nunziale, ti avviavano all’ Incontro con la camicia pulita, quella battesimale, lavata, stirata, inamidata… Poveri medici! Sono ancora esterefatti perché erano sicuri di un altro esito.
 
san_rafael_439E’ li che si è sviluppata la liturgia eucaristica. Una Settimana Santa  in piena regola, con il tavolo operatorio come altare del sacrificio ed una estesa, dilatata concelebrazione con i sacerdoti e confratelli del tuo Ordine, gli amici oranti per il mondo, i pazienti del tuo ospedale di Brescia;San Giovanni di Dio aiutato da San Raffaelef-q-angele la Chiesa del Cielo con la Vergine del Patrocinio, l’ arcangelo Raffaele, Giovanni di Dio, Giovanni Grande, Benedetto Menni, Riccardo Pampuri, i santi e i martiri confratelli, Agostino, il padre della tua Regola, Ambrogio il patrono della Provincia…
 
 
 
San Riccardo Pampuri, medico chirurgo dei Fatebenefratelli. Così scriveva tua fratello Marco: “Oggi siamo tornati a casa. Un ritorno difficile in un viaggio silenzioso e doloroso fino alla “nostra” Brescia. [Da Torino]. In questi giorni il corpo di mio fratello riposa nella Chiesa ma il suo spirito riposa in Dio. Non è facile, ma per ogni cosa lodiamo il Signore” (1 Settembre 2007)
 
San Benedetto MenniLa tua povertà di frate voleva coincidere con la tua libertà, nasceva da quella libertà aperta alla conversione: non tanto mancare di tutto ma, soprattutto, non mancare di nulla.
 
 
Giovanni Grande cuadrocompletoNon una privazione ma il trionfo della fantasia che ama su tutte le limitate invenzioni delle ricchezze del mondo, i beni “che i ladri rubano e la tignola corrode” e ci privano dell’unico bene che è la risurrezione di Cristo nella gloria di Dio.
Un nuovo messaggino di Marco che coglie nel segno: “ E’ una nuova notte di veglia e di attesa al termine di una settimana di passione. Poi ci sarà la sepoltura….Poi il silenzio…E l’Ospitalità del Cielo”.
 
SOLO DIO – non l’idea di Dio o il problema di Dio – E’ AMORE.
 
Caro Raimondo, ora che hai trovato ospitalità nel Cielo della Trinità Beata, la lezione che ci viene dalla tua dipartita è nella voce dello Spirito: digiuno e cibo, silenzio e parola, andare e restare… tutto è utile se sono scelte liberanti.
 
Perché l’importante alla fine è di essere nudi.
 
 
Perchè il quadro di Rembrand? Perché è foto di famiglia, dove campeggia Lui, il Padre misericordioso, con quelle sue grandi mani sulle spalle del figlio.  Chi di noi non è prodigo? 
 
E tutt’intorno noi, in posizioni e atteggiamenti diversi. Solo che si può benissimo stare seduti davanti alla scena della vita senza guardare nessuno. Anche in una circostanza di un lutto come questa. Si può guardare fisso nel vuoto senza guardare nessuno in particolare, oppure osservare in modo critico un evento che si sta svolgendo ma anche un ricordo che si ripropne alla mente. Entrambi sono modi per non essere coinvolti. Personalmente ho provato a stare in diverse posizioni nella vita:
  • indifferente o curioso,
  • sognatore  ad occhi aperti o attento scrutatore, attentamente,
  • con lo sguardo fisso ma anche osservatore distaccato,
  • ho guardare con cura o dato sfuggevoli occhiate,
  • rimanendo nello sfondo o appoggiandomi ad un’arcata,
  • seduto con le braccia incrociate o  in piedi con le mani in mano…

Posso dire che ognuna di queste posizioni interiori od esteriori mi risultano fin troppo familiare. Alcune sono più comode di altre, ma sono tutte pose per non essere coinvolti direttamente. Farò in modo che non mi succeda anche in questa circostanza. 

 
Sulla tua lapide, sotto la croce aquileiese così farei incidere:
 
Culì al polse
 Frari RAIMONT FABELLO o.h.
te pâs e tal tasê di Diu
e al spiete ch’al sucedi
 ce ch’al à simpri crodût
 
 

 
 

 
Ora che ho finito di scrivere, per ricordare l’amico non trovo che vi siano  parole più adatte di queste che, per tanti versi, ne fanno di lui un ritratto fedele:
 
 
Fra Raimondo Fabello o.h. al Capitolo Provinciale 2007.
 E’ il primo in alto a sinistra, con la barba.
 
SECONDA LETTERA A TIMÒTEO
 
1        Saluto
1Io, Paolo apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, mandato ad annunziare la vita a noi promessa mediante Cristo Gesù 2saluto Timòteo, mio carissimo figlio. Dio Padre e il Signore nostro Gesù Cristo ti diano grazia, misericordia e pace.       Ringraziamento e incoraggiamento

3Ringrazio Dio: io lo servo con coscienza pura, come hanno fatto i miei antenati, e lo ringrazio ogni volta che mi ricordo di te nelle mie preghiere. 4Notte e giorno ricordo le tue lacrime e ho un grande desiderio di rivederti per essere pieno di gioia. 5Ricordo la tua fede sincera, quella fede che hanno avuto anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce. Sono certo che anche tu la possiedi.
6Per questo ti raccomando di tener vivo in te quel dono di Dio che hai ricevuto, quando io ho posto le mie mani sul tuo capo. 7Perché Dio non ci ha dato uno spirito che ci rende paurosi; ma uno spirito che ci dà forza, amore e saggezza. 8Dunque non aver vergogna quando parli del nostro Signore e dichiari di credere in lui, e non vergognarti di me che sono in prigione per lui. Piuttosto anche tu, aiutato dalla forza di Dio, soffri insieme con me per il Vangelo.
9Perché Dio ci ha salvati e ci ha chiamati a essere il suo popolo; non a causa delle opere che noi abbiamo compiuto, ma per sua decisione e per sua grazia. Da sempre, Dio è generoso verso di noi, per mezzo di Gesù Cristo; 10
ma la sua grazia si è chiaramente manifestata ora che è venuto Gesù Cristo, il nostro Salvatore. Egli ha distrutto il potere della morte e, per mezzo del Vangelo, ci ha fatto conoscere la vita immortale.
11Dio mi ha incaricato di annunziare questo messaggio, di essere apostolo e maestro. 12
Per questo io soffro tanti mali, ma non me ne vergogno. Infatti io so a chi ho dato la mia fiducia e sono convinto che egli è capace di custodire fino all’ultimo giorno ciò che mi è stato affidato.
13Le sane parole che hai ascoltato da me, siano per te come un modello e continua nella fede e nell’amore che ci vengono da Cristo Gesù. 14
Con l’aiuto dello Spirito Santo che abita in noi, custodisci il buon deposito che ti è stato affidato.
15Come tu sai, tutti quelli dell’Asia Minore mi hanno abbandonato. Tra gli altri, anche Figelo ed Ermògene.16Il Signore benedica la famiglia di Onesiforo, perché molte volte egli è venuto a darmi conforto. Non ha avuto vergogna di me che sono in prigione. 17Anzi, quando è venuto a Roma mi ha cercato con premura, finché non mi ha trovato. 18Il Signore gli faccia trovare la misericordia di Dio nel giorno del giudizio. E tu sai meglio di me quanto egli mi sia stato utile mentre ero ad Efeso.
Il buon soldato di Cristo
1Figlio mio, prendi forza dalla grazia che ci viene da Cristo Gesù. 2Ciò che io ho detto alla presenza di molti testimoni affidalo a persone fidate che siano in grado a loro volta di insegnarlo anche ad altre persone.
3Prendi anche tu la tua parte di sofferenze, come un buon soldato di Cristo Gesù. 4Quando uno fa il soldato non perde tempo con i problemi della vita comune: si preoccupa soltanto di far contento il suo comandante.
5Anche nelle gare sportive, un atleta può ottenere il premio soltanto se rispetta le regole. 6E il contadino che lavora duramente deve essere il primo a raccogliere i frutti. 7Cerca di capire quel che ti dico. Certamente il Signore ti darà l’intelligenza per comprendere ogni cosa.
8Ricòrdati di Gesù Cristo
e di ciò che io annunzio:
Fu un discendente del re Davide,
Dio lo risuscitò da morte.
9Per lui io soffro fino a essere incatenato come delinquente. Ma la parola di Dio non è incatenata! 10Perciò io sopporto ogni difficoltà a vantaggio di quelli che Dio si è scelti, perché anch’essi possano raggiungere la salvezza che ci viene da Cristo Gesù e la gloria eterna. 11Queste sono parole sicure:
“Se noi moriamo con lui,
con lui anche vivremo.
12Se con lui soffriamo
con lui anche regneremo.
Se noi lo rifiutiamo, anche lui ci rifiuterà.
13E anche se noi non gli siamo fedeli,
egli rimane fedele,
perché non può mettersi in contraddizione con se stesso”.
Il buon servitore di Cristo

14A tutti ricorda queste cose. Scongiurali, davanti a Dio, di evitare litigi sulle parole; sono discussioni che non servono a niente e portano alla rovina quelli che le ascoltano. 15Tu cerca di essere degno di lode davanti a Dio, come un lavoratore che non deve vergognarsi del suo lavoro, come uno che predica la parola di verità senza compromessi.
16Evita le chiacchiere inutili; chi le fa si allontana sempre più da Dio, 17e insegna dottrine malsane, che si diffondono come cancrena in una ferita. Così hanno fatto anche Imenèo e Filèto. 18Essi si sono allontanati dalla verità, e ora mettono in difficoltà la fede di altri insegnando che la nostra risurrezione è già avvenuta.
19
Tuttavia, le solide fondamenta poste da Dio sono resistenti. Vi sono scolpite queste parole:
“Il Signore conosce quelli che sono suoi” e
“Chi invoca il nome del Signore
deve allontanarsi dal male”.
20In una grande casa, però, non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento; vi sono anche vasi di legno e di terracotta. Quelli preziosi sono riservati per occasioni speciali, gli altri si usano ogni giorno. 21
Se uno si purifica da tutti i mali che ho detto, sarà come un vaso prezioso, santificato, utile al suo padrone, pronto per ogni opera buona.
22Sta’ lontano dalle passioni che attirano i giovani. Insieme con tutti quelli che si rivolgono al Signore con cuore puro, tu devi impegnarti a raggiungere la giustizia, la fede, l’amore, la pace. 23Evita le discussioni stupide e disordinate: tu sai che provocano litigi. 24Invece uno che lavora per il Signore non deve essere litigioso. Si mostri gentile con tutti, capace di insegnare, paziente di fronte alle offese. 25Deve saper rimproverare con dolcezza quelli che gli si mettono contro, con la speranza che Dio darà anche a questa gente l’occasione di cambiar vita e di conoscere la verità. 26Così ritroveranno il buon senso, si libereranno dalla trappola del demonio che li aveva presi per farli ubbidire alla sua volontà.
Negli ultimi giorni
1Devi sapere che negli ultimi tempi ci saranno giorni difficili. 2Gli uomini saranno egoisti, avari, fanfaroni, orgogliosi e bestemmiatori; si ribelleranno ai genitori, non avranno riconoscenza per nessuno e non rispetteranno le cose sante. 3Saranno senza amore, duri, maldicenti e intrattabili. Saranno violenti, nemici del bene, 4traditori e accecati dalla superbia, attaccati ai piaceri più che a Dio. 5Conserveranno l’apparenza esterna della fede, ma avranno rifiutato la sua forza interiore.

Sta’ lontano anche da questa gente! 6Tra questi vi sono alcuni che entrano nelle case e riescono a dominare certe donnette, cariche di peccati, schiave di ogni passione. 7Sono donne sempre pronte a imparare, ma non arrivano mai a conoscere la verità. 8E quegli uomini si comportano come i maghi Iannes e Iambres che si erano messi contro Mosè: essi si mettono contro la verità. Sono uomini dalla mente corrotta, e la loro fede non vale nulla. 9Ma non andranno molto lontano: presto tutti vedranno che sono stupidi, come è accaduto per quei due.

      Raccomandazioni
10Tu invece mi sei stato sempre vicino; hai seguito il mio insegnamento, il mio modo di fare, i miei progetti, la mia fede, la mia pazienza, il mio amore, la mia costanza.
11Hai visto le mie sofferenze e le mie persecuzioni, anche quelle che mi hanno colpito ad Antiòchia, a Icònio e a Listra: eppure il Signore mi ha liberato da tutte le difficoltà. 12Del resto tutti quelli che vogliono rimanere fedeli a Dio e uniti a Gesù Cristo saranno perseguitati. 13Ma gli uomini malvagi e impostori andranno sempre peggio: saranno allo stesso tempo imbroglioni e imbrogliati.
14Tu però rimani fermo, fedele alla verità che hai imparato e della quale sei pienamente convinto. Ricorda da chi l’hai imparata. 15Tu conosci la sacra Bibbia già da quando eri bambino: essa può darti la saggezza che conduce alla salvezza, per mezzo della fede in Cristo Gesù. 
16Tutto ciò che è scritto nella Bibbia è ispirato da Dio, e quindi è utile per insegnare la verità, per convincere, per correggere gli errori ed educare a vivere in modo giusto. 17E così ogni uomo di Dio può essere perfettamente pronto, ben preparato a compiere ogni opera buona.

 
4 1Davanti a Dio e davanti a Cristo Gesù che si manifesterà come re, quando verrà a giudicare i vivi e i morti, voglio farti una raccomandazione: 2predica la parola di Dio, insisti in ogni occasione, rimprovera, raccomanda e incoraggia, usando tutta la tua pazienza e la tua capacità d’insegnare. 3Perché ci sarà un tempo nel quale gli uomini non vorranno più ascoltare la sana dottrina, ma seguiranno le loro voglie: si procureranno molti nuovi maestri, i quali insegneranno le cose che essi avranno voglia di ascoltare. 4Non daranno più ascolto alla verità e andranno dietro alle favole.
5Tu però sta’ sempre in guardia, sopporta le sofferenze, continua il tuo lavoro di predicatore del Vangelo, porta a termine il tuo impegno a servizio di Dio.
Paolo sente la morte vicina

6Quanto a me, ormai è giunta l’ora di offrire la mia vita come sacrificio a Dio. È il momento di iniziare il mio ultimo viaggio. 7Ho combattuto la buona battaglia, sono arrivato fino al termine della mia corsa e ho conservato la fede. 8Ora mi aspetta il premio della vittoria: il Signore, che è giudice giusto, mi consegnerà la corona di uomo giusto. Nell’ultimo giorno egli la consegnerà non solo a me, ma anche a tutti quelli che hanno atteso con amore il momento della sua apparizione.

      Ultime raccomandazioni
9Fa’ il possibile per venire presto da me, 10perché Dema mi ha abbandonato: ha preferito le cose di questo mondo ed è andato a Tessalonica. Anche Crescente e Tito sono andati via, uno verso la Galazia e l’altro in Dalmazia. 11Soltanto Luca è con me. Porta con te anche Marco, perché mi sarà utile nel lavoro a servizio di Dio. 12Tìchico l’ho mandato a Efeso.
13Quando vieni, portami il mantello che ho lasciato a Tròade, in casa di Carpo. Portami anche i libri, ma soprattutto le pergamene.

 14Alessandro, il fabbro, si è comportato molto male con me: il Signore lo ripagherà in proporzione di quel che ha fatto. 15Non fidarti di lui, perché si è messo decisamente contro ciò che noi abbiamo predicato.

16La prima volta che ho dovuto difendermi in tribunale, nessuno mi è rimasto vicino. Mi hanno abbandonato tutti. Dio non voglia tenerne conto! 17Però il Signore è rimasto con me e mi ha dato la forza: di modo che, anche in quella occasione, io ho potuto annunziare il suo messaggio e farlo ascoltare a tutti quelli che non conoscono Dio. Allora il Signore mi ha liberato dal pericolo estremo.
18Egli mi libererà ancora da ogni male e mi salverà per farmi entrare nel suo regno eterno. A lui la gloria, per sempre! Amen.

      Saluti e auguri

 19Salutami Prisca, Aquila e la famiglia di Onesiforo. 20Eràsto è restato a Corinto. Tròfimo l’ho lasciato a Milèto perché si era ammalato. 21Cerca di venire prima dell’inverno!
Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti gli altri fratelli nella fede.
22Il Signore sia con te. La grazia di Dio sia con voi.

Carissimo Angelo,

conservo anch’io di  fra Raimondo un ottimo ricordo e son sicuro che il buon Dio l’abbia già accolto nella sua gioia dopo  quest’ultima dolorosa purificazione, affrontata con tanta fede.
Fraternamente in Xsto,
fra Giuseppe Magliozzi o.h.


Carissimi, grazie anticipate a tutti coloro che parteciperanno al nostro lutto.
Aff.mo Fra Luca Beato
CON IL PIANTO NEL CUORE COMUNICO CHE TUTTE LE CURE ESEGUITE, CHE TUTTE LE PREGHIERE ELEVATE AL CIELO DA TANTE PERSONE PER LA SALUTE DEL NOSTRO AMATO CONFRATELLO
FRA RAIMONDO FABELLO
PURTROPPO, SONO RISULTATE VANE.
 GIOV. 30 AGOSTO EGLI CI HA LASCIATI ED E’ TORNATO ALLA CASA DEL PADRE.  LA SUA SOFFERENZA GLI SIA VALSA AD ACCELERARNE
L’ INGRESSO IN PARADISO  
 
Venerdì 31 Agosto, nella Chiesa del Centro San Giovanni di Dio IRCCS, alle ore 10.00 S. Messa di suffragio.
 
Esposizione della Salma in Chiesa,
Centro San Giovanni di Dio – Brescia
Da Sabato 1° Settembre ore 13.30
a Merc. 5 Settembre
  
 FUNERALE
Brescia, Duomo nuovo
Merc. 5 Settembre alle ore 15.30
 


LA STAMPA LOCALE E NAZIONALE

IL LUTTO. Fino alla scorsa primavera è stato superiore locale dell’Irccs «Fatebenefratelli – Centro San Giovanni di Dio» e presidente dell’Istituto scientifico
Si è spento a 64 anni fra’ Raimondo Fabello
Operatori e collaboratori lo ricordano con stima e grande affetto. I funerali la settimana prossima.

Fra’ Luca Beato: «Un profondo senso di giustizia, un continuo tendere dalla parte dei più deboli»

Si è spento ieri all’ospedale Le Molinette di Torino, a 64 anni e dopo una lunga malattia, fra’ Raimondo Fabello, religioso ospedaliero dei Fatebenefratelli dal 1960.
MOLTI i ruoli ricoperti da fra Raimondo all’interno dell’ordine religioso: a soli 28 anni era già priore dell’ospedale Sant’Orsola di Brescia, superiore locale dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico Fatebenefratelli San Giovanni di Dio di Brescia nonchè presidente dell’istituto scientifico fino alla primavera di quest’anno. Consigliere generale dell’ordine religioso dal 1989 al 1995 e presidente dell’Afar, Associazione Fatebenefratelli per la ricerca, dal 1994 al 2001. Nel corso della sua vita religiosa ha anche presieduto le strutture ospedaliere della Provincia Lombardo veneta dell’Ordine ricoprendo il ruolo di padre provinciale.

GLI OPERATORI, i collaboratori e tutta la comunità religiosa dei Fatebenefratelli in via Corsica lo ricordano con rimpianto e affetto. Fra Luca Beato, cappellano e responsabile della pastorale ospedaliera per la provincia lombardo veneta, ha 69 anni e richiama alla memoria i tanti anni passati insieme a fra Raimondo, anche quelli delle dure lotte sindacali negli anni successivi alla riforma ospedaliera, anni nei quali «tutti quanti siamo stati messi a dura prova». «Aveva una grande acutezza mentale nel capire i problemi – sottolinea fra Luca – e una straordinaria capacità di affrontarli consocendo quelle che sono le leggi in vigore». Quasi sorride commosso Fra Luca dicendo che a volte fra Raimondo veniva addirittura preso in giro per tale «attitudine» giuridica.

MA QUESTO suo profondo rispetto per le leggi vigenti è sempre stato un «senso profondo per la giustizia», un continuo tendere «dalla parte dei più deboli». «Ha sempre avuto una grande sensibilità – afferma fra Luca -. Ricordo fra Raimondo affrontare alcuni casi abbastanza particolari dicendo “se una persona può essere aiutata va fatto” senza stare lì tanto a discutere. Un modo di fare che mi ha sempre allargato il cuore».

FRA’ LUCA ricorda anche il forte contributo e i consigli ricevuti da fra Raimondo per fondare un’associazione laica che raccogliesse soldi per le missioni in Africa e in particolare per i due ospedali di Tanguieta in Benin e di Afagnan nel Togo, ospedali di frontiera dove ogni giorno bisogna affrontare nuove sfide, la prima delle quali è l’aids. «Consigli per i quali non mi sono mai stancato di ringraziarlo», afferma.

TUTTA la comunità del Fatebenefratelli lo ricorda con grande affetto. Frate Alberto, responsabile dell’asilo notturno «Pampuri» si limita a dire: «Era il mio priore, sono sconvolto, è stata una botta tremenda».
LA DATA dei funerali non è stata ancora fissata ma è certo che si terranno la prossima settimana a Brescia, forse in Duomo. TH.BE.
 


Fatebenefratelli: morto a Torino fra’ Fabello 

Torino. Dopo una lunga malattia, si è spento ieri all’ospedale Molinette di Torino fra’ Raimondo Fabello, 64 anni, religioso ospedaliero dei Fatebenefratelli, dal 1960 nella Provincia lombardo-veneta. A soli 28 anni era priore dell’ospedale Sant’Orsola di Brescia. È stato superiore del Fatebenefratelli Centro San Giovanni di Dio di Brescia e presidente dell’Istituto fino alla primavera 2007. Ha presieduto le strutture ospedaliere della provincia dell’Ordine con il ruolo di padre provinciale.

LA REPUBBLICA

Il Padre Provinciale dei Fatebenefratelli fra Giampietro Luzzato con il Consiglio unitamente a fra Marco e alle Comunità Religiose e Ospedaliere dei Fatebenefratelli di San Maurizio Canavese e di Brescia annunciano che

fra Raimondo Fabello già Consigliere Generale dell’Ordine, Superiore Provinciale e Priore delle Due Opere di Brescia è da ieri ospitato nella città dei Santi accolto da San Giovanni Di Dio e da San Riccardo Pampuri.

La salma giungerà a Brescia presso il centro IRCCS San Giovanni Di Dio di via Pilastroni 4 alle ore 13,30 di oggi sabato 1 settembre.
I solenni funerali saranno celebrati il 5 settembre alle ore 15,30 nel Duomo di Brescia provenendo dal centro San Giovanni di Dio presieduti da monsignor Francesco Beschi.

Chi desidera ricordarlo può donare, come da sua volontà, non fiori ma alla ricerca per le malattie mentali: c/c postale 21927652 intestato a: Provincia Lombardo Veneta Fatebenefratelli via Pilastroni 6 Brescia.
La presente serve da partecipazione e ringraziamento.

Torino-Brescia, 1 settembre 2007


Le Molinette – Torino – rapianto 

lunedì, 11 giugno 2007

Trapianto di fegato ? 

TRAPIANTO DI FEGATO

Ricevo e trasmetto:
“Sono stato inserito in lista d’attesa. Ora resta ancora la possibilità di pregare il Signore  (fiduciosi nella intercesione del nostro Medico) perché la mano del chirurgo vada sicura e il pezzo di ricambio sia di buona qualità.
Il Signore vede e provvede.
Saluti e se vuoi collaborare……………..
                                                                  fra raimondo fabello o.h.
IRCCS “Centro San giovanni di Dio-Fatebenefratelli” – Brescia

 

Caro Fra Raimondo, siamo memori delle parole dell’Apostolo :
 
  • Chi tra voi è nel dolore, preghi.
  • Pregate gli uni per gli altri per essere guariti.
  • Molto vale la preghiera del giusto fatta con insistenza. (Giacomo 5, 13.16)
Unìsciti a noi che ci uniamo ai tuoi confratelli per pregare CON SAN RICCARDO per la tua richiesta di fiducioso abbandono.
 
Noi preghiamo per lo staff chirurgico che ti prenderà in cura e per il povero donatore per il quale invochiamo che venga compensato con  il Regno dei Cieli…
 
Ma chiediamo, fiduciosi, che il tuo intervento, all’ultimo momento, sia cancellato perché non serve più e che il fegato a te destinato, passi al successivo in lista d’attesa.
 
Se osiamo chiedere il miracolo è perché non ci appoggiamo ai nostri meriti ma alla fede della Chiesa. Chiediamo che il tuo fegato si rigeneri per la Potenza che viene dall’Alto, cui nulla è impossibile.
 
Chiediamo che questo “segno” giovi ad aumentare la fede della comunità.
 
Chiediamo che tu possa ritornare nella Comunità Ecclesiale con rinnovate energie a proclamare le Sue misericordie e a realizzare la tua vocazione di frate-sostegno per chi è nella sofferenza, dopo esserci passato in prima persona ed aver vissuto l’ansia delle interminabili e logoranti attese.
 
E tu, San Riccardo Pampuri, non dimenticare che stiamo parlando di un tuo confratello. Prega con noi per lui, tu che ormai conosci il “punto debole” di Dio.

 

LA PISCINA DI SILOE è il sito dei nostri appuntamenti. Qui nessuno viene immerso nell’acqua ma é lo stesso un luogo di fede e sappiamo per esperienza che anche da qui passa il Signore a sorprenderci proprio quando non ce l’aspettiamo.

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3 Risposte a “PER LA MORTE DELL’AMICO FRA RAIMONDO FABELLO – Angelo Nocent”

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