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LA PASSIONE DEL PIANETA

lunedì, 30 aprile 2007

Ogni giorno è SETTIMANA SANTA sul pianeta

LA PASSIONE DEL PIANETA

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Domenica delle Palme
Lc 19,28-40; Is 50,4-7; Sal 21; Fil 2,6-11; Lc 23,1-49
La celebrazione odierna ci introduce nella Settimana Santa: entriamo in essa guidati da Gesù stesso, per intensificare il nostro rapporto con lui e imparare a camminare sulle sue orme. Egli entra da trionfatore in Gerusalemme, per esservi pochi giorni dopo condannato alla ignominiosa morte di croce: è il paradosso del cristianesimo. Il Gesù che si umilia fino alla morte, per amore, sarà colui che Dio risusciterà: colui che trionfando sulla morte aprirà un futuro alla speranza per tutti. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.
“Benedetto colui che viene nel nome del Signore”
Lc 19,28-40 In quel tempo, Gesù proseguì avanti agli altri salendo verso Gerusalemme. Quando fu vicino a Betfage e a Betania, presso il monte detto degli Ulivi, inviò due discepoli dicendo: “Andate nel villaggio di fronte; entrando, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è mai salito; scioglietelo e portatelo qui. E se qualcuno vi chiederà: Perché lo sciogliete?, direte così: il Signore ne ha bisogno”. Gli inviati andarono e trovarono tutto come aveva detto. Mentre scioglievano il puledro, i proprietari dissero loro: “Perché sciogliete il puledro?”. Essi risposero: “Il Signore ne ha bisogno”. Lo condussero allora da Gesù; e gettati i loro mantelli sul puledro, vi fecero salire Gesù. Via via che egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada. Era ormai vicino alla discesa del monte degli Ulivi, quando tutta la folla dei discepoli, esultando cominciò a lodare Dio a gran voce, per tutti i prodigi che avevano veduto, dicendo: “Benedetto colui che viene, il re, nel nome del Signore. Pace in cielo e gloria nel più alto dei cieli!”. Alcuni farisei tra la folla gli dissero: “Maestro, rimprovera i tuoi discepoli”. Ma egli rispose: “Vi dico che, se questi taceranno, grideranno le pietre”. Gli episodi evangelici che oggi la liturgia ci chiama a rivivere ci pongono di fronte a due scene tra loro nettamente opposte. La folla che prima segue Gesù con entusiasmo, dopo si lascia prendere dalla delusione, diventa indifferente o timorosa con il cambiare della situazione. Prima, esultante, canta: “Osanna”, poi nel momento della passione sta a guardare da lontano, muta, impotente; anzi, addirittura grida: “Crocifiggilo!”. Ebbene, se per la nostra debolezza, in tanti momenti della nostra esistenza ci siamo trovati anche noi a guardare il Signore da lontano, anziché seguirlo coraggiosamente sulla via della croce, desideriamo almeno ora di essere interiormente rinnovati, chiedendo di partecipare intensamente alla sua passione.
“Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi, sapendo di non restare deluso.” Il Signore Dio mi ha dato una lingua d a iniziati, perché io sappia indirizzare allo sfiduciato una parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perché io ascolti come gli iniziati. Il Signore Dio mi ha aperto l’orecchio e io non ho opposto resistenza, non mi sono tirato indietro. Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto confuso, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare deluso.
(Is 50,4-7)
Figlio di Dio, Gesù, deponendo la condizione divina varchi la porta della condizione umana ed entri definitivamente nella nostra dimora di terra. Cristo, Gesù, abbandonando il trono dell’Altissimo varchi la porta bassa dello spogliamento assoluto. Deponi nella polvere, dove stanno i miseri, la gloriosa condizione di Signore  per indossare la condizione prostrata dei servi. Cristo, Signore, varchi la porta della nostra fragile condizione di debolezza e di morte, per mettere nelle nostre mani la pienezza dell’amore li Dio, per prenderci con te e condurci   alla destra del Padre ed elevarci con te alla divina condizione  di figli prediletti! Gloria e lode a te, o Cristo! Per noi Cristo si è fatto obbediente fino alla morte, e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome. Gloria e lode a te, o Cristo! (Fil 2,8-9)
Lc 23,1-49 23.1 Tutta l’assemblea si alzò, lo condussero da Pilato 2 e cominciarono ad accusarlo: “Abbiamo trovato costui che sobillava il nostro popolo, impediva di dare tributi a Cesare e affermava di essere il Cristo re”. 3 Pilato lo interrogò: “Sei tu il re dei Giudei?”. Ed egli rispose: “Tu lo dici”. 4 Pilato disse ai sommi sacerdoti e alla folla: “Non trovo nessuna colpa in quest’uomo”. 5 Ma essi insistevano: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea fino a qui”.6 Udito ciò, Pilato domandò se era Galileo 7 e, saputo che apparteneva alla giurisdizione di Erode, lo mandò da Erode che in quei giorni si trovava anch’egli a Gerusalemme. 8 Vedendo Gesù, Erode si rallegrò molto, perché da molto tempo desiderava vederlo per averne sentito parlare e sperava di vedere qualche miracolo fatto da lui. 9 Lo interrogò con molte domande, ma Gesù non gli rispose nulla. 10 C’erano là anche i sommi sacerdoti e gli scribi, e lo accusavano con insistenza. 11 Allora Erode, con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. 12 In quel giorno Erode e Pilato diventarono amici; prima infatti c’era stata inimicizia tra loro. 13 Pilato, riuniti i sommi sacerdoti, le autorità e il popolo, 14 disse: “Mi avete portato quest’uomo come sobillatore del popolo; ecco, l’ho esaminato davanti a voi, ma non ho trovato in lui nessuna colpa di quelle di cui lo accusate; 15 e neanche Erode, infatti ce l’ha rimandato. Ecco, egli non ha fatto nulla che meriti la morte. 16 Perciò, dopo averlo severamente castigato, lo rilascerò”. 17 . 18 Ma essi si misero a gridare tutti insieme: “A morte costui! Dacci libero Barabba!”. 19
Questi era stato messo in carcere per una sommossa scoppiata in città e per omicidio. 20 Pilato parlò loro di nuovo, volendo rilasciare Gesù. 21 Ma essi urlavano: “Crocifiggilo, crocifiggilo!”. 22 Ed egli, per la terza volta, disse loro: “Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato nulla in lui che meriti la morte. Lo castigherò severamente e poi lo rilascerò”. 23 Essi però insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro grida crescevano. 24 Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita. 25 Rilasciò colui che era stato messo in carcere per sommossa e omicidio e che essi richiedevano, e abbandonò Gesù alla loro volontà. 26 Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare dietro a Gesù. 27 Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. 28 Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. 29 Ecco, verranno giorni nei quali si dirà: Beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato. 30 Allora cominceranno a dire ai monti: Cadete su di noi! e ai colli: Copriteci! 31 Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?”.32 Venivano condotti insieme con lui anche due malfattori per essere giustiziati.33 Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. 34 Gesù diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”.Dopo essersi poi divise le sue vesti, le tirarono a sorte. 35 Il popolo stava a vedere, i capi invece lo schernivano dicendo: “Ha salvato gli altri, salvi se stesso, se è il Cristo di Dio, il suo eletto”. 36 Anche i soldati lo schernivano, e gli si accostavano per porgergli dell’aceto, e dicevano: 37 “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”. 38 C’era anche una scritta, sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.39 Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!”. 40 Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? 41 Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. 42 E aggiunse: “Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. 43 Gli rispose: “In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso”. 44 Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. 45 Il velo del tempio si squarciò nel mezzo. 46 Gesù, gridando a gran voce, disse: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Detto questo spirò.47 Visto ciò che era accaduto, il centurione glorificava Dio: “Veramente quest’uomo era giusto”. 48 Anche tutte le folle che erano accorse a questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornavano percuotendosi il petto. 49 Tutti i suoi conoscenti assistevano da lontano e così le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, osservando questi avvenimenti.

Medita La sofferenza fa parte della missione del servo. Essa fa anche parte della n
ostra missione di cristiani. Ma nella sofferenza risiede la vittoria. “Egli spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo, umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte, e alla morte di croce”. E, come il suono trionfale di una fanfara, risuonano le parole che richiamano l’antico inno cristiano sulla kenosi citato da san Paolo: “Per questo Dio l’ha esaltato al di sopra di tutto”. L’intera gloria del servo di Iahvè è nello spogliarsi completamente, nell’abbassarsi, nel servire come uno schiavo, fino alla morte. La parola essenziale è: “Per questo”. L’elevazione divina di Cristo è nel suo abbassarsi, nel suo servire, nella sua solidarietà con noi, in particolare con i più deboli e i più provati. Poiché la divinità è l’amore. E l’amore si è manifestato con più forza proprio sulla croce, sulla croce dalla quale è scaturito il grido di fiducia filiale nel Padre. “Dopo queste parole egli rese lo spirito”, e noi ci inginocchiamo – secondo la liturgia della messa – e ci immergiamo nella preghiera o nella meditazione. Questo istante di silenzio totale è essenziale, indispensabile a ciascuno di noi. Che cosa dirò al Crocifisso? A me stesso? Al Padre?
Prega Sali a Gerusalemme, Gesù, a dorso di un asino, in mezzo ai pellegrini. Sali verso la città santa e vai incontro alla passione e alla morte perché nulla può fermare il tuo amore, neanche la violenza e la cattiveria umana. Il tuo viaggio non può che terminare qui: è questo il luogo in cui sigillerai la tua testimonianza col dono della vita. Ti attendono momenti terribili, ore oscure e dolorose, segnate dal tradimento e dall’abbandono. Ti attende, sulla collina del Calvario, una croce su cui verrai inchiodato e innalzato davanti a tutti, una croce che bagnerai di sudore e di sangue. Ma ora la gente che ti ha riconosciuto, la gente che ha visto ed ascoltato, vuole manifestarti il suo entusiasmo. Lo fa con i gesti dei poveri, che si sentono rincuorati ed amati, che hanno scoperto con gioia la tua tenerezza e la tua misericordia. Lo fa con parole che riecheggiano dell’attesa tenuta desta dalla voce dei profeti, nella certezza di trovarsi davanti ad una promessa che si compie. Come potresti farli tacere? Sei venuto proprio per questo. Stai per offrire la tua esistenza per la vita, la salvezza del mondo. (ROBERTO LAURITA)
Per la lettura spirituale Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, “al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen” (Gal 1,5 ecc.). Egli scese dai cieli sulla terra per l’umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell’uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida. Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall’Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue. Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l’iniquità e l’ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l’Egitto. Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza. Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell’agnello fu sgozzato. Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato. Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l’agnello che non apre bocca, egli è l’agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all’uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione. Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l’umanità dal profondo del sepolcro. MELITONE DI SARDI Ripeti spesso e vivi oggi la Parola “Cristo patì per voi, lasciandovi un esempio, perché ne seguiate le orme”  (1 Pt 2,21)

VERSO LA PASQUA
LA COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI… non ha regole né superiori, all’infuori del Vangelo e dei Vescovi in comunione con il Papa.
Dalla Parola di Dio e dal Magistero della Chiesa è costantemente richiamata alla sua identità. In preparazione alla Pasqua, ogni membro è invitato a ritrovare se stesso, a farsi la carità di una revisione di vita.
Vengono suggeriti alcuni punti significativi che riguardano ogni cristiano, a seconda del proprio stato di laico o consacrato. Ad aggregarci sono le parole della Chiesa con i suoi materni inviti:
1.   Effondere nella Chiesa e nel mondo il bonus odor Christi (cfr 2 Cor 2, 15).
2.   Donare se stessi a Gesù Cristo, nella radicalità del Vangelo.
3.   Ricordare la ragion d’essere della vita cristiana: corrispondere con una fedeltà sempre rinnovata alla chiamata dello Spirito.
4.   Spesso è compito accompagnato dalla Croce e a volte anche da una solitudine che richiede un senso profondo di responsabilità, una generosità che non conosce smarrimenti e un costante oblio di se stessi.
5.  Siamo chiamati a sostenercie guidarci vicendevolmente in un’epoca non facile, segnata da molteplici insidie.
6.  Abbiamo il compito di essere testimoni della trasfigurante presenza di Dio in un mondo sempre più disorientato e confuso, un mondo in cui le sfumature hanno sostituito i colori ben netti e caratterizzati.
7.  Essere capaci di guardare questo nostro tempo con lo sguardo della fede significa essere in grado di guardare l’uomo, il mondo e la storia alla luce del Cristo crocefisso e risorto, l’unica stella capace di orientare “l’uomo che avanza tra i condizionamenti della mentalità immanentistica e le strettoie di una logica tecnocratica” (Enc. Fides et ratio, 15).
8.  Se è vero che i Christifideles laici come i consacrati negli ultimi anni hanno ricompreso la loro vocazione con spirito più evangelico, più ecclesiale e più apostolico, non si può ignorare che alcune scelte concrete non hanno offerto al mondo il volto autentico evivificante di Cristo.
9.  Di fatto, la cultura secolarizzata è penetrata nella mente e nel cuore di non pochi cristiani , laici e consacrati, che la intendono come una forma di accesso alla modernità e una modalità di approccio al mondo contemporaneo.
10. La conseguenza è che accanto ad un indubbio slancio generoso, capace di testimonianza e di donazione totale, la vita ecclesiale conosce oggi l’insidia della mediocrità, dell’imborghesimento e della mentalità consumistica.
11. Nel Vangelo Gesù ci ha avvertito che due sono le vie: una è la via stretta che conduce alla vita, l’altra è la via larga che conduce alla perdizione (cfr Mt 7, 13-14).
12.  La vera alternativa è, e sarà sempre, l’accettazione del Dio vivente attraverso il servizio obbediente per fede, o il rifiuto di Lui.
13.  Una condizione previa alla sequela di Cristo, quindi, è la rinuncia, il distacco da tutto ciò che non è Lui. Il Signore vuole uomini e donne liberi, non vincolati, capaci di abbandonare tutto per seguirLo e trovare solo in Lui il proprio tutto.
14. C’è bisogno di scelte coraggiose, a livello personale e comunitario, che imprimano una nuova disciplina alla vita dei cristiani e li portino a riscoprire la dimensione totalizzante della sequela Christi.
15. Appartenere al Signore vuol dire essere bruciati dal suo amore incandescente, essere trasformati dallo splendore della sua bellezza: la nostra piccolezza è offerta a Lui quale sacrificio di soave odore, affinché diventi testimonianza della grandezza della sua presenza per il nostro tempo che tanto ha bisogno di essere inebriato dalla ricchezza della sua grazia.
16. Appartenere al Signore: ecco la missione degli uomini e delle donne che hanno scelto di seguire il Cristo delle beatitudini, affinché il mondo creda e sia salvato.
17. Essere totalmente di Cristo in modo da diventare una permanente confessione di fede, una inequivocabile proclamazione della verità che rende liberi di fronte alla seduzione dei falsi idoli da cui il mondo è abbagliato.
18. Essere di Cristo significa mantenere sempre ardente nel cuore una viva fiamma d’amore, nutrita di continuo dalla ricchezza della fede, non soltanto quando porta con sé la gioia interiore, ma anche quando è unita alle difficoltà, all’aridità, alla sofferenza.
19. Il nutrimento della vita interiore è la preghiera, intimo colloquio dell’anima consacrata con lo Sposo divino. Nutrimento ancor più ricco è la quotidiana partecipazione al mistero ineffabile della divina Eucaristia, in cui si rende costantemente presente nella realtà della sua carne il Cristo risorto.
20. Per appartenere totalmente al Signore le persone consacrate abbracciano uno stile di vita casto. La verginità consacrata non si può inscrivere nel quadro della logica di questo mondo; è il più “irragionevole” dei paradossi cristiani e non a tutti è dato di comprenderla e di viverla (cfr Mt 19, 11-12). Ai laici è dato di comprenderne il senso escatologico: “il già e non ancora”.
21. Vivere una vita casta, da laici o da consacrati, vuol dire anche rinunciare al bisogno di apparire, assumere uno stile di vita sobrio e dimesso. I religiosi e le religiose sono chiamati a dimostrarlo anche nella scelta dell’abito, un abito semplice che sia segno della povertà vissuta in unione a Colui che da ricco che era si è fatto povero per farci ricchi con la sua povertà (cfr 2 Cor 8, 9). I laici, educando, educandosi, al senso della misura e della condivisione.  Così, e solo così, si può seguire senza riserve Cristo crocifisso e povero, immergendosi nel suo mistero e facendo proprie le sue scelte di umiltà, di povertà e di mitezza.
22. Per tutti vale la riscoperta dell’obbedienza da professare nei diversi contesti, che ha come modello quella di Abramo, nostro padre nella fede, e ancor più quella di Cristo. Occorre rifuggire dal volontarismo e dallo spontaneismo per abbracciare la logica della Croce.
23. In conclusione, laici e consacrati sono chiamati ad essere nel mondo segno credibile e luminoso del Vangelo e dei suoi paradossi, senza conformarsi alla mentalità di questo secolo, ma trasformandosi e rinnovando continuamente il proprio impegno, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto (cfr Rm 12, 2).
Sub tuum praesidium, Sancta Dei genitrix !

AGOSTINO
.
1) La prima è questa: l’amore rende leggere le cose pesanti e facili le cose difficili.
Egli lo ripete spesso con ricchezza di particolari.
“Non sono affatto gravosi scrive nel De bono viduitatis – i lavori degli amanti, ma sono anch’essi motivo di diletto; come appunto i lavori dei cacciatoti, degli uccellatori, dei pescatori, dei vendemmiatori, dei negozianti, degli sportivi. Quel che importa dunque è sapere ciò che si ama, perché quando una cosa la si fa per amore o non si sente la fatica o si ama di sentirla”.
IN UN DISCORSO AL POPOLO AGOSTINO DICE:
“Sappiamo, sappiamo quante cose faccia l’amore… quante asprezze gli uomini hanno sofferto, quante indegne e intollerabili cose hanno sopportato per ottenere ciò che amavano;
  • sia che si tratti di amatori del denaro, cioè degli avari,
  • o degli amatori di onori, che sono gli ambiziosi,
  • o degli amatori dei corpi, che sono i lascivi.

Ma chi può enumerare tutti gli amori? Considerate tuttavia quante fatiche fanno gli amanti, né sentono la fatica, anzi faticano di più quando qualcuno impedisce loro di faticare”

L’amore infatti è una forza che non può stare oziosa: deve agire, scuotere, trascinare.

2) La seconda proprietà dell’amore è quest’altra: l’amore rende sempre nuove, e perciò sempre affascinanti, le cose abituali, le cose di ogni giorno.
“Il Signore vi conceda di osservare queste norme con amore… non come servi sotto la legge, ma come uomini liberi sotto la grazia…”

Silvia

Mentre ringrazio Angelo per le preziose e sperimentate riflessioni, per la luce e il  profumo che esse irradiano e per l’aiuto a entrare nella

preparazione alla Pasqua, per cui ogni membro è invitato a ritrovare se stesso, a farsi la carità di una revisione di vita, Il 27 Maggio 99, partecipando alla S.Messa alle 7.30 del mattino,

mi sento indotta ad augurare a tutti una santa Settimana Santa e una Santa Pasqua condividendo una esperienza interiore di preghiera di alcuni anni fa ma sempre viva e attuale,
sempre fonte di luce e forza, specie nei momenti più bui e dolorosi in cui il fallimento di ogni attesa sembra essere l’unica realtà.
una esperienza forte della Sua Presenza.

Il IV canto del Servo del Signore. Is.53,2…

  • “Non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi.
  • Non splendore per provare in Lui diletto.
  • Disprezzato…..
  • Uomo dei dolori che ben conosce il patire.

……………..

  • Maltrattato, si lasciò umiliare
  • E non aprì la sua bocca.

………………………

  • Quando offrirà se stesso in espiazione
  • Vedrà una discendenza,
  • vivrà a lungo.S
  • i compirà per mezzo suo la volontà del Signore.

Poi, il Sal.  102.

“Benedici il Signore, anima mia.

Quanto è in me benedica il Suo Santo nome.”

  • Signore, con commozione e gioia,con stupore, ho ascoltato.
  • Un dono inaspettato.
  • La Tua tenerezza.La Tua misericordia.
  • La mia pace e la gratitudine senza fine.
  • Pienezza di Te.
  • Mi fido di te: Ti affido tutti. Non posso nominarli tutti.
  • Non dimentichiamo nessuno, Signore.

“Ora è la Pasqua”

Ho desiderato ardentemente mangiare questa Pasqua con voi…

  • E’ il momento, ora?
  • Signore, devo risponderti?
  • Tu, sei l’unica parola che io so dirti.
  • Non so e non capisco.
  • Io dico SI a Te e non voglio capire altro.Mi spiegherai, se vuoi.

Il 30 Giugno ho chiesto al Padre Rendina s.j. (+ 2003) che conoscevo per aver collaborato con lui in alcune occasioni :

  • Che cosa vuol dire : Ora è la Pasqua ?
  • “Pasqua vuol dire due cose:  Passione e Vita Nuova.Le due cose vanno insieme. Non c’è Vita Nuova senza contestuale Passione.”
  • Signore, Tu sei sempre qui. Non mi lasci un istante.
  • Non mi tiro indietro. SI sempre a tutto ciò che Tu vuoi e fai.
  • Ora, come sempre, sono perfettamente sola.  Con Te.-

 

 

Pasqua è una SVOLTA

«Noli me tangere»

  • Con infinita emozione, Maddalena ha riconosciuto in quel “giardiniere”(ecco il perchè della zappa) Cristo Risorto, e vorrebbe abbracciarlo, ebbra di gioia.
  • Ma non è ancora il momento: «Noli me tangere», non mi toccare, gli sussurra  il Signore allontanandosi dal sepolcro ormai vuoto, quasi con passo di danza.
  • E mentre le mani sembrano potersi almeno sfiorare, Beato Angelico apre il volto di Gesù in un sorriso di amorevole benevolenza. (Beato Angelico, 1440, Firenze)

 

 


Con lui fino alla morte

  • Alla cattura di Gesù nell’orto degli ulivi «tutti  i discepoli, abbandonatolo, fuggirono» (Mt 26,56).
  • Ma una donna coraggiosamente lo segue fino al patibolo: Maria     di Màgdala.
  • Ci parla di lei Luca: «C’erano con Gesù i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria di Màgdala, dalla quale erano usciti sette demoni… e molte altre che li assistevano con  i loro beni».
  • Maria ha incontrato in Gesù non solo la guarigione,  ma la ragione della sua vita.
  • Deciderà di seguirlo, infatti, mettendo a sua disposizione i propri beni. È tanto legata a Gesù da seguirlo nell’ora della morte: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre Maria di Cleofa e Maria di Màgdala».

I pittori la raffigurano  ai piedi della croce, inginocchiata, spesso con i capelli sciolti e le braccia aperte in un gesto di disperato dolore.

La ritroveremo, all’alba, in pianto, presso il sepolcro dove per prima abbraccerà il suo Signore.

 


Lazzaro Inviato: 08/04/2007 15.39

RISURREZIONE DEL SIGNORE
Non avevano infatti ancora compreso la scrittura, che Egli cioè doveva resuscitare dai morti. Domenica di RISURREZIONE, 8 aprile 2007
Cristiano svegliati! Non senti le campane suonare? Oggi è il giorno che giustifica la nostra esistenza! Cristo oggi risorge e vince la morte! È venuto sulla terra a condividere la precarietà dell’essere umano… La Sua Missione è stata compiuta; ora tocca a noi fare il resto, attraverso la gioia che nasce dalla fede in Lui Risorto e vivo tra noi. Tutti oggi siamo chiamati a “risorgere” dal torpore in cui siamo caduti e ad accogliere il Mistero Pasquale nella sua pienezza. Oramai è giunto il tempo per un discernimento vero e radicale, che indirizzi il nostro cammino su sentieri orientati dalla consapevolezza di essere seguaci di un Cristo che ha vinto la morte e ci garantisce la vita eterna, col solo vincolo del Suo Amore accolto e donato. Non dobbiamo fare grandi cose! Dobbiamo solo “essere” cristiani ed accogliere la Risurrezione di Cristo come evento capace di sconvolgere la nostra vita. Basta essere consapevoli che, comportandoci da “risorti”, saremo testimoni del Risorto in modo che chiunque ci incontri per strada, possa vedere nei nostri occhi la Luce vera, riflesso dell’amore di Colui che ci ha inviati. Così facendo vivremo la Pasqua e la risurrezione di Cristo avrà un effetto dirompente sul mondo.
…È PREGATA Signore nella tua infinita bontà e misericordia ti chiedo di aiutarmi a vivere con intensità il mistero pasquale e ad accoglierlo nella sua pienezza. Fa che la tua risurrezione mi guidi verso un discernimento radicale tale da farmi divenire testimone fedele dei Tuoi insegnamenti. Amen.

L’ALLIEVA CHE HA COMPRESO L’INSEGNAMENTO DEL MAESTRO

Mentre Pietro e Giovanni se ne vanno al vedere la tomba di Gesù vuota, Maria Maddalena resta. Lei sa che il dono di aver incontrato il Signore rimane, perché è scritto nella sua storia, dentro di lei, nella sua vita, e la fa capace dell’annuncio incredibile, da diffondere in fretta, fuggendo via di corsa.

di M. Giovanna Brutti
Nell’Abbazia di Viboldone si entra con fatica: bisogna superare la soglia alta del portello tagliato nell’antico portone e contemporaneamente chinare la testa. Ma è una fatica “sapiente” perché, rialzando la testa, si riceve improvviso l’abbraccio del dolcissimo Crocifisso affrescato sull’arco trionfale. E si rimane lì, nella posizione ideale per ammirare stupiti la scena drammatica, che pure trasmette accoglienza e pace, della grande crocifissione.
Alla destra del Cristo, con le braccia levate a sottolinearne l’Innalzamento, isolata rispetto al gruppo di donne che, mentre sostengono la Madre, volgono anch’esse il volto e le mani verso il Crocifisso, sta Maria Maddalena. Inginocchiata, i lunghi capelli sciolti sulle spalle che dicono il movimento del corpo proteso verso il Cristo, il gesto supplice delle mani a esprimere il grido di dolore e insieme la preghiera.
Ha percorso le strade di Galilea con le donne che seguivano e servivano il Signore, discepola nascosta tra i discepoli. Tale era stata fatta dallo stesso Signore quando l’aveva liberata da sette demoni, restituendola a se stessa, e ora è lì con le sue compagne sotto la croce.
Solo qui vengono in primo piano le donne, quando i discepoli scompaiono lasciando solo il Maestro nella sua passione. Maria di Magdala, no, non lo abbandona, non può abbandonarlo, lo segue fino alla morte e vorrebbe servirlo anche morto, ungendogli il corpo con gli oli aromatici che si usavano per la sepoltura.
Tra le storie di Cristo che si leggono sulle pareti dell’Abbazia di Viboldone, Maria Maddalena è ritratta anche mentre bacia i piedi del suo Signore morto, che la Madre tiene sulle ginocchia. Ripete il gesto che il suo Maestro ha fatto chinandosi a lavare i piedi dei discepoli. È una discepola che ha compreso l’insegnamento del Maestro.
E resta anche presso la tomba vuota, quando Pietro e Giovanni se ne vanno stupiti di non aver trovato il corpo del Signore, con le loro domande irrisolte e le loro paure. Lei resta lì, e lo cerca ancora, resta legata all’esperienza dell’incontro che le ha salvato la vita. E piange l’assenza, come chi non ha più l’essenziale per vivere. Finché non si sente chiamare per nome ed è ancora una volta restituita a se stessa. E riconosce il Maestro, Colui che cercava tra i morti; lo riconosce Vivente.
Ora sa che il dono di aver incontrato il Signore rimane, che mentre lui se ne va, il suo dono resta, perché è scritto nella sua storia, dentro di lei, nella sua vita, e la fa capace di annuncio, dell’annuncio incredibile che il Signore è ancora presente, che mentre ha aperto la via verso il Padre, rimane con i fratelli e li precede sulla via della vita di ogni giorno, e fa di ogni giorno l’inizio di un tempo nuovo, di un mondo nuovo, di una umanità rinnovata, restituita alla sua somiglianza originaria con Dio.
E Maria corre, è una notizia da diffondere senza ritardi sulle stesse strade della Galilea che aveva percorso col suo Maestro; in fretta come Maria di Nazareth, quando corre dalla cugina Elisabetta a scambiare l’abbraccio che unifica i Doni che portavano in grembo. E diventa «l’apostola degli apostoli», come dice Agostino, la prima annunciatrice della buona novella. Il giardino del pianto, dove Maria di Magdala vive l’angoscia di chi ha smarrito la vita, d iventa il giardino dell’Eden, dove la nuova Eva, la nuova creatura, incontra il nuovo Adamo, il Risorto. E di lì rinasce la vita, l’umanità è chiamata a riprendere il suo cammino verso il Padre: una via in cui non si incontrano più i cherubini a sbarrare il passaggio, ma gli angeli biancovestiti della risurrezione che scoperchiano le tombe degli uomini e le spalancano verso la luce, ne fanno culle di uomini nuovi, rinnovati, rinati alla Vita che non muore.

L’ALLIEVA CHE HA COMPRESO L’INSEGNAMENTO DEL MAESTRO

Mentre Pietro e Giovanni se ne vanno al vedere la tomba di Gesù vuota, Maria Maddalena resta. Lei sa che il dono di aver incontrato il Signore rimane, perché è scritto nella sua storia, dentro di lei, nella sua vita, e la fa capace dell’annuncio incredibile, da diffondere in fretta, fuggendo via di corsa. di M. Giovanna Brutti

Nell’Abbazia di Viboldone si entra con fatica: bisogna superare la soglia alta del portello tagliato nell’antico portone e contemporaneamente chinare la testa. Ma è una fatica “sapiente” perché, rialzando la testa, si riceve improvviso l’abbraccio del dolcissimo Crocifisso affrescato sull’arco trionfale. E si rimane lì, nella posizione ideale per ammirare stupiti la scena drammatica, che pure trasmette accoglienza e pace, della grande crocifissione.
Alla destra del Cristo, con le braccia levate a sottolinearne l’Innalzamento, isolata rispetto al gruppo di donne che, mentre sostengono la Madre, volgono anch’esse il volto e le mani verso il Crocifisso, sta Maria Maddalena. Inginocchiata, i lunghi capelli sciolti sulle spalle che dicono il movimento del corpo proteso verso il Cristo, il gesto supplice delle mani a esprimere il grido di dolore e insieme la preghiera.
Ha percorso le strade di Galilea con le donne che seguivano e servivano il Signore, discepola nascosta tra i discepoli. Tale era stata fatta dallo stesso Signore quando l’aveva liberata da sette demoni, restituendola a se stessa, e ora è lì con le sue compagne sotto la croce.
Solo qui vengono in primo piano le donne, quando i discepoli scompaiono lasciando solo il Maestro nella sua passione. Maria di Magdala, no, non lo abbandona, non può abbandonarlo, lo segue fino alla morte e vorrebbe servirlo anche morto, ungendogli il corpo con gli oli aromatici che si usavano per la sepoltura.
Tra le storie di Cristo che si leggono sulle pareti dell’Abbazia di Viboldone, Maria Maddalena è ritratta anche mentre bacia i piedi del suo Signore morto, che la Madre tiene sulle ginocchia. Ripete il gesto che il suo Maestro ha fatto chinandosi a lavare i piedi dei discepoli. È una discepola che ha compreso l’insegnamento del Maestro.
E resta anche presso la tomba vuota, quando Pietro e Giovanni se ne vanno stupiti di non aver trovato il corpo del Signore, con le loro domande irrisolte e le loro paure. Lei resta lì, e lo cerca ancora, resta legata all’esperienza dell’incontro che le ha salvato la vita. E piange l’assenza, come chi non ha più l’essenziale per vivere. Finché non si sente chiamare per nome ed è ancora una volta restituita a se stessa. E riconosce il Maestro, Colui che cercava tra i morti; lo riconosce Vivente.
Ora sa che il dono di aver incontrato il Signore rimane, che mentre lui se ne va, il suo dono resta, perché è scritto nella sua storia, dentro di lei, nella sua vita, e la fa capace di annuncio, dell’annuncio incredibile che il Signore è ancora presente, che mentre ha aperto la via verso il Padre, rimane con i fratelli e li precede sulla via della vita di ogni giorno, e fa di ogni giorno l’inizio di un tempo nuovo, di un mondo nuovo, di una umanità rinnovata, restituita alla sua somiglianza originaria con Dio.
E Maria corre, è una notizia da diffondere senza ritardi sulle stesse strade della Galilea che aveva percorso col suo Maestro; in fretta come Maria di Nazareth, quando corre dalla cugina Elisabetta a scambiare l’abbraccio che unifica i Doni che portavano in grembo. E diventa «l’apostola degli apostoli», come dice Agostino, la prima annunciatrice della buona novella. Il giardino del pianto, dove Maria di Magdala vive l’angoscia di chi ha smarrito la vita, d iventa il giardino dell’Eden, dove la nuova Eva, la nuova creatura, incontra il nuovo Adamo, il Risorto. E di lì rinasce la vita, l’umanità è chiamata a riprendere il suo cammino verso il Padre: una via in cui non si incontrano più i cherubini a sbarrare il passaggio, ma gli angeli biancovestiti della risurrezione che scoperchiano le tombe degli uomini e le spalancano verso la luce, ne fanno culle di uomini nuovi, rinnovati, rinati alla Vita che non muore.

Il Papa: “Le donne non abbandonarono Gesù”
Il Papa ha salutato i circa 20.000 diversi gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo, ed ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale di mercoledì “alle molte figure femminili che hanno svolto un effettivo e prezioso ruolo nella diffusione del Vangelo”.  

 

15 febbraio 2007 Vatican Information Service (VIS)

“Gesù” – ha ricordato il Pontefice – “scelse tra i suoi discepoli dodici uomini come Padri del nuovo Israele, gli scelse perché ‘stessero con lui e anche per mandarli a predicare’ (Mc 3,14-l5) (…), ma, oltre ai Dodici, colonne della Chiesa, padri del nuovo Popolo di Dio, sono scelte nel numero dei discepoli anche molte donne (…) che hanno svolto un ruolo attivo nel quadro della missione di Gesù. In primo luogo, il pensiero va naturalmente alla Vergine Maria, che con la sua fede e la sua opera materna collaborò in modo unico alla nostra Redenzione, (…). Divenuta discepola del Figlio, Maria manifestò a Cana la totale fiducia in Lui (cfr Gv 2,5) e lo seguì fin sotto la Croce, dove ricevette da Lui una missione materna per tutti i suoi discepoli di ogni tempo, rappresentati da Giovanni (cfr Gv 19,25-27)”.
Dopo aver menzionato le protagoniste di numerose pagine evangeliche, quali Marta e Maria, le sorelle di Lazzaro e Susanna, il Papa ha sottolineato che “i Vangeli ci informano che le donne, a differenza dei Dodici, non abbandonarono Gesù nell’ora della Passione (cfr Mt 27,56.61; Mc 15,40). Tra di esse spicca in particolare la Maddalena, che non solo presenziò alla Passione, ma fu anche la prima testimone e annunciatrice del Risorto (cfr Gv 20,1.11-18). Proprio a Maria di Magdala San Tommaso d’Aquino riserva la singolare qualifica di ‘apostola degli apostoli'”.
Anteprima immagineRiferendosi successivamente alle prime comunità cristiane, Benedetto XVI ha precisato che: “Anche nell’ambito della Chiesa primitiva la presenza femminile è tutt’altro che secondaria. (…) Dobbiamo a San Paolo una più ampia documentazione sulla dignità e sul ruolo ecclesiale della donna. Egli parte dal principio fondamentale, secondo cui per i battezzati non solo ‘non c’è più né giudeo né greco, né schiavo, né libero’, ma anche ‘né maschio, né femmina’. Il motivo è che ‘tutti siamo uno solo in Cristo Gesù’ (Gal 3,28), cioè tutti accomunati nella stessa dignità di fondo, benché ciascuno con funzioni specifiche (cfr 1 Cor 12,27-30).
L’Apostolo ammette come cosa normale che nella comunità cristiana la donna possa ‘profetare’ (1 Cor 11,5), cioè pronunciarsi apertamente sotto l’influsso dello Spirito, purché ciò sia per l’edificazione della comunità e fatto in modo dignitoso”.

“Ringraziando il Signore, perché egli conduce la sua Chiesa, generazione dopo generazione, avvalendosi indistintamente di uomini e donne”.
“Pertanto la successiva, ben nota, esortazione a che ‘le donne nelle assemblee tacciano’ (1 Cor 14,34) va piuttosto relativizzata” – ha rilevato il Santo Padre – “Il conseguente problema, molto discusso, della relazione tra la prima parola – le donne possono profetare nell’assemblea – e l’altra – non possono parlare -, della relazione tra queste due indicazioni, apparentemente contraddittorie, lo lasciamo agli esegeti”.
La storia del cristianesimo” – ha detto ancora il Papa – “avrebbe avuto uno sviluppo ben diverso se non ci fosse stato il generoso apporto di molte donne. Per questo, come ebbe a scrivere il mio venerato e caro Predecessore Giovanni Paolo Il nella Lettera apostolica ‘Mulieris dignitatem’, ‘la Chiesa rende grazie per tutte le donne e per ciascuna… La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del ‘genio’ femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e nazioni; ringrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità: ringrazia per tutti i frutti della santità femminile‘ (n. 31)”.
“Anche noi ci uniamo a questo apprezzamento ringraziando il Signore” – ha concluso il Pontefice – “perché egli conduce la sua Chiesa, generazione dopo generazione, avvalendosi indistintamente di uomini e donne, che sanno mettere a frutto la loro fede e il loro battesimo per il bene dell’intero Corpo ecclesiale, a maggior gloria di Dio”.

Benedetto XVI parla alle tv tedesche:Le donne avranno spazio nella Chiesa”

“Il cristianesimo non è solo un cumulo di proibizioni”.”Spero di andare in Terrasanta in tempo di pace”

CITTA’ DEL VATICANO – Benedetto XVI parla alle televisioni tedesche di Chiesa e progresso, dei rapporti con l’Islam e del conflitto in Medioriente. “Il Cristianesimo non è un cumulo di proibizioni”, afferma papa Ratzinger, che prefigura un nuovo ruolo per le donne nella Chiesa. E sul Medioriente: “Vorrei andare in Terrasanta, ma visitarla in tempo di pace”.
In una lunga intervista concessa alla televisione tedesca e alla Radio Vaticana alcuni giorni fa, e andata in onda questa sera, il ponteficie affronta i temi del momento, anche in vista del suo prossimo viaggio in Germania, dal 9 al 14 settembre. Non è mancato nelle parole di Ratzinger il richiamo al suo predecessore. “‘L’intero pontificato di Giovanni Paolo II ha attirato l’attenzione degli uomini e li ha riuniti. Ma ciò che è accaduto in occasione della sua morte rimane qualcosa di storicamente del tutto speciale – ha detto Benedetto XVI – Per quanto le cose siano fissate io vorrei cercare di conservare e di realizzare anche qualcosa di propriamente personale”.
Collegialità nella Chiesa e spazio alle donne. Concistori più frequenti, Sinodi più incisivi e maggior spazio alle donne. Benedetto XVI vuole più collegialità nella Chiesa Cattolica e intende valorizzare al massimo il ruolo delle donne, la cui esclusione dal sacerdozio non deve precludere altri ruoli. “Noi riteniamo – ricorda – che la nostra fede e la costituzione del Collegio degli Apostoli ci impegnino e non ci permettano di conferire l’ordinazione sacerdotale alle donne. Ma – tiene a chiarire il Papa teologo – non bisogna neppure pensare che nella Chiesa l’unica possibilità di avere un qualche ruolo di rilievo sia di essere sacerdote”.


Secondo il Papa, dunque, “anche nel tempo moderno le donne devono, e noi con loro cercare sempre di nuovo il loro giusto posto“. Con grande franchezza e apertura, Benedetto XVI descrive poi nell’intervista le sue prime iniziative verso una diversa gestione della Chiesa, a cominciare dal nuovo stile da lui impresso alle “visite ad limina” che i vescovi compiono periodicamente in Vaticano.
Nella visione di Ratzinger, “il Papa non è affatto un monarca assoluto”, e la Santa Sede, di conseguenza, deve diventare sempre più “un’istanza unificatrice, che crei anche l’indipendenza dalle forze politiche e garantisca che le cristianità non si identifichino troppo con le nazionalità”.
Quanto al suo pontificato e al “mestiere di Papa” di cui spesso parla, il Pontefice ha notato che “Io non sono un uomo a cui vengano in mente continuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertente della vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamente, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario per il mio ministero”.
Non solo proibizioni”. Sulla famiglia e sul matrimonio, ha ribadito il Pontefice, “si è sentito dire tanto su ciò che non è permesso, che ora bisogna dire: Ma noi abbiamo un’idea positiva da proporre: l’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altra, esiste – per così dire – una scala: sessualità, eros, agape, che sono le dimensioni dell’amore, e così si forma dapprima il matrimonio come incontro colmo di felicità di uomo e donna, e poi la famiglia, che garantisce la continuità fra le generazioni, in cui si realizza la riconciliazione delle generazioni e in cui si possono incontrare anche le culture”.
In un altro passo dell’intervista, comunque, il Papa ha ricordato che “nella gioventù c’è molta generosità, ma di fronte al rischio di impegnarsi per una vita intera, sia nel matrimonio, sia nel sacerdozio, si prova paura” Per quanto riguarda ancora l’aborto, poi, “esso – secondo Benedetto XVI – non rientra nel sesto, ma nel quinto comandamento: ‘Non uccidere!. E questo dovremmo presupporlo come ovvio. “Ma ciò diventa più chiaro – ha concluso – se prima è stato detto il positivo”.

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