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L’ANTENNA – FATEBENEFRATELLI: INSIEME PER SERVIRE – NOTE DI ARCHIVIO – Angelo Nocent

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L’ANTENNA

L’antenna di casa mia è rudimentale e limitata. Ma solo di questa dispongo. Frugando nell’archivio ho trovato queste note che evidenziano un preciso momento storico. Tutto evolve in fretta, si alternano le persone ma i problemi veri permangono. Perciò, ogni punto di vista può essere utile per leggere i segni dei tempi e trasformare le singole posizioni, attraverso lo Spirito che ci abita, in PROFEZIA per il nostro tempo.

(i nomi dei corrispondenti sono volutamente tralasciati)

Carissimo/a… 

                               le premetto subito che non deve leggere questa mia tutta d’un fiato ma un pezzetto al giorno.

Non prevedevo di farla chilometrica ma, rileggendola, mi rendo conto di aver steso una specie di testamento spirituale. 

[…]

Sono arcicontento che l’allarme per … sia rientrato…. Forse anche l’impedimento di venire a Brescia rientra nei disegni provvidenziali: non sarebbe intercorsa questa corrispondenza dalla quale sento pulsare una fede, e vi leggo i segni della speranza, pur nelle vicende cupe delle meschinità che mi ha elencate.

 io non sono molto addentro alle segrete cose, ma non mi sembra una grande idea quella di delegare “troppo” i laici nella gestione. io li vedo all’opera i laici, da quelli che si fanno i comodi loro spudoratamente a quelli che usano i santi e il Padreterno e le preghiere per ottenere privilegi, a quelli che cercano privilegi con il presenzialismo…       Credo che le intenzioni del cuore solo il Signore le può vedere, ma… qualche volta sono evidenti anche ad occhio nudo.

Lei mi dice di non essere persona timida, io non lo sono, ma se solo sapessi come fare per arrivare al cuore di chi, come lei dice, talvolta si chiude nel bozzolo e non ne vuole uscire…Comunque, visto che ho avuto da più parti l’invito ad infondere speranza, lo farò con i miei pochi mezzi a disposizione. Credo fermamente nel linguaggio dei segni e, se da più parti arrivano delle richieste simili evidentemente c’è una ragione……[…] Speriamo in bene comunque e ancora grazie per le preghiere. Un caro saluto e a risentirci presto. Firmato…

sgomitareLa descrizione che mi fa di certi “sgomitatori” di professione non mi sorprende, né è solo di adesso. Ma mi preoccupa. Deve preoccuparci. 

Quello dei laici è un problema serio ma trattato con troppa disinvoltura e allegrezza. Non c’è mio articolo della Rivista, dal 2005, che non tenti di mettere in guardia religiosi e laici dalla faciloneria, invitando entrambe le parti a lasciar cadere i pregiudizi e ad uscire da equivoci, furbizie che non pagano e diffidenze vicendevoli. Ma io sono fuori dal recinto e, come predicatore, mi si può rinfacciare di tutto. 

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Lo Spirito Santo ci allarghi il cuore e ci riempia del coraggio di mandare all’aria tutte le diplomazie del nostro dire misurato e timoroso che serpeggia un po’ ovunque, nel timore di esporsi troppo per poi subire magari sgradevoli conseguenze. Che non vuol dire di essere imprudenti né dichiarare guerra ad alcuno. Perché da entrambe le parti ci sono valori e ricchezze ma è solo nell’interscambio dei doni che si crea la comune ricchezza. 

Devo confessarle che la sua ultima non mi ha fatto dormire perché vi ho scorto segnali di vitalità latente che bisogna prontamente soccorrere e sostenere, segno evidente il fuoco sotto la cenere non è spento, basta soffiarci sopra: “visto che ho avuto da più parti l’invito ad infondere speranza, lo farò con i miei pochi mezzi a disposizione”. 

Ecco dunque il motivo del mio dormi-veglia: bisogna rinforzare i mezzi a disposizione, aiutarla ad aiutare, a coinvolgere. Epperò bisogna provare a scendere sul terreno della concretezza, riconciliarsi con la quotidianità, compiere scelte precise, prendere orientamenti credibili. 

Ho ancora nel cuore l’amarezza di chi, tempo fa, (un laico che conta) ad un’analoga proposta, mi ha risposto in termini che non mi sarei mai aspettato: 

…Dal mio punto di vista oggi i FBF hanno bisogno di avere collaboratori che zappano la terra del carisma e del servizio al posto loro, che facciamo germoliare i semi che sono inanimati nel terreno ma pronti a germogliare se li si cura. 

Non hanno più la forza, la speranza, la passione di un tempo. Sopravvivono a se stessi. Non possiamo chiedere loro di camminare al nostro fianco perché stanchi e sfiduciati.

Io vedo che se si copre gli spazi che lasciano vuoti agendo secondo il loro spirito e facendo notare loro che anche questo è alleanza, senza pretendere da loro un impegno, in qualcuno di loro lentamente si riaccende il lumino della loro vocazione.  

Oggi non sanno casa fare e come fare per testimoniare un carisma, perché non si sono dati delle competenze e soprattutto hanno lasciato le lampade senza olio. 

La sfida oggi di noi laici è diventare loro alleati, lottando e battagliando per loro, così che nel tempo vedano quale via percorrere e vedere che è alla loro portata (perché il senso di impotenza e di inadeguatezza è molto forte in tutti loro.  

Grazie per questo confronto che mi da energia e sprone. A risentirci. 

Fatebenefratelli - Prov. Lombardo-VenetaAl posto loro? “così che nel tempo vedano quale via percorrere”? Ma cosa vuol dire? Se non ora, quando? Quando saranno rimasti in tre gatti, costretti a cedere le istituzioni come il San Giuseppe di Milano e il Sant’Orsola di Brescia?  

Di fatto, dopo la mia  seguente risposta non ci siamo più sentiti, segno che il mio interlocutore intendeva continuare per la sua strada di evangelizzatore solitario che sa sbagliare da solo, senza bisogno del mio aiuto. Epperò, io che avrei fatto di tutto per non sottrargli né applausi né meriti, così gli ho risposto: 

“[…] questa è la lettera che non avrei mai voluto ricevere, perché dice tutta la verità e fa piangere. Non vivendo più gomito a gomito, pur al corrente di tante cose, non pensavo che il tono si fosse abbassato così tanto. Se ha tempo, vada a farsi un breve giro sul blog del disagio psichico che ho attivato:  http://animamea.splinder.com (ora lo sponsor ha chiuso – questo è il nuovo blog 2013): http://animadolente.wordpress.com)

Messo in piedi quasi per scherzo – non le dico perché – in brevissimo tempo è stato letteralmente assalito da navigatori internet che aumentano ogni giorno. Prova evidente che il problema è sentito e ci sarebbe un lavoro da fare che non finisce più. Siccome il problema lo vivo da vicino, so perfettamente cosa mi vuol dire quando mi parla della sua esperienza.

Certo, andare a nozze, fosse anche con i fichi secchi, capisco che è più gratificante che convivere, anche solo per alcune ore, con schizofrenici, depressi o Alzheimer. Ma la straripante fantasia della Carità di Dio, che avverto così insistentemente provocatoria, può aiutare la nostra fantasia a uscire da schemi stagnanti e noiosi.

Bisogna unirsi ad altre forze vitali come fanno le banche che coalizzano tra loro. Il mondo cristiano è variegato; possiede una ricchezza immensa di carismi. Ognuno deve portare il suo nella “comunità terapeutica allargata”.

L’anno scorso a Natale ho bazzicato per un mese in un reparto di Psichiatria del Niguarda, a parlare di san Riccardo Pampuri ai ragazzi. Era come portare il sole, toccare delle corde che nessun medico sa far vibrare… Dio abita nell’Io profondo. La comunità terapeutica deve farlo salire a poco a poco, aiutando a rompere le resistenze e la vita si risveglia.

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Ospedale Niguarda – Milano

Alla domanda se facesse parte dell’equipe terapeutica, uno dei  Cappellani mi ha risposto: “Dovrei. Ma non è così. Quando i medici non sanno cosa fare di un paziente, mi dicono: questo è suo, glielo regalo, se lo prenda lei se lo vuole! E poi, bisogna stare attenti.Se un malato parla di Dio, rischia di ritrova classificato con un’ulteriore aggravante patologia“.

Mantenere questa situazione è come dar ragione alla Regione e a Formigoni: i malati gestiti così  costano e basta. Se devo essere sincero, non ne posso più né di “umanizzazione” né di “ospitalità”, parole talmente abusate che non vogliono più dir nulla.

Epperò, frati o laici, monsignori o suore…bisogna mettere insieme un piccolo nucleo di persone che tentino di creare una linea di pensiero e un “modello”. Io sono così illuso che sogno addirittura di portare in casa FBF una sezione di Università d’ispirazione cattolica che già esiste, con progetti da condividere e da complementare.

Oggi i religiosi vivono il complesso d’inferiorità per via della cultura che non è stata considerata a sua tempo e s’è fatto solo un gran parlare. C’è qualcuno che è andato a prendersi almeno la “laurea breve”, ormai richiesta per far l’infermiere? E qualcuno è andato a scuola di Teologia per Laici che ormai c’è da anni in tutte le Diocesi?

Se mi rendo conto che mi mancano tutte queste belle cose, trovandomi a disagio, la tentazione è quella di scappare dalle situazioni perché è la cosa più facile da fare. Ma il domani è già cominciato…E se tocca ai laici spezzare questa catena, forza, battano un colpo e si pensi come trovare un accordo informale che non necessiti di autorizzazioni del Provinciale o non so chi. I laici devono individuarsi, riunirsi, pregare, ipotizzare…e il resto lo fa lo Spirito invocato. Provi a pensarci ancòra, fidandosi…Chissà!  

Grazie per l’attenzione e cordiali saluti. Angelo”. 

Rileggendo gli Atti del Convegno di vent’anni fa “INSIEME PER SERVIRE”, protagonista il Fra Raimondo Provinciale, mi rendo conto che lo Spirito è passato, ha parlato, ha mandato a dire cose importanti. Non è Lui che si è dimenticato dei FBF. E’ il sordomutismo che si è impossessato della situazione.


Qui ci vogliono solo le miracolose parole del Maestro: “Effatà -Apriti!”. Vangelo di Marco (Mc 7, 31-37). E noi abbiamo il compito di riproporle, nella convinzione che sono ancora efficaci.

 

La RISPOSTA di un mio interlocutore

io non sono molto addentro alle segrete cose, ma non mi sembra una grande idea quella di delegare “troppo” i laici nella gestione.

io li vedo all’opera i laici, da quelli che si fanno i comodi loro spudoratamente a quelli che usano i santi e il Padreterno e le preghiere per ottenere privilegi, a quelli che cercano privilegi con il presenzialismo; credo che le intenzioni del cuore solo il Signore le può vedere, ma …qualche volta sono evidenti anche ad occhio nudo.

Lei mi dice di non essere timida, io non lo sono, ma se solo sapessi come fare per arrivare al cuore di chi, come lei dice, talvolta si chiude nel bozzolo e non ne vuole uscire…comunque visto che ho avuto da più parti l’invito ad infondere speranza, lo farò con i miei pochi mezzi a disposizione.

Credo fermamente nel linguaggio dei segni e, se da più parti arrivano delle richieste simili evidentemente c’è una ragione…[…]  Speriamo in bene comunque, e ancora grazie per le preghiere. Un caro saluto e a risentirci presto.  Firmato…

Fatebenefratelli nel mondoLETTERA A…

Nel trafiletto di giornale che le ho inviato di buon mattino, è tracciato sinteticamente ma anche brutalmente l’indirizzo politico che va prendendo la sanità italiana. C’è che la Regione Lombardia finisce per trascinare le altre. Come vede, a sostenere quella linea che ormai non sa cosa farsene degli istituti religiosi, sono proprio i cattolici. E quando si verificherà appieno il capovolgimento già silenziosamente in atto, i laici dei Centri Fatebenefratelli che, naturalmente, non perderanno il posto di lavoro, saranno i primi a saltare sul carro dei vincitori e a crocifiggere i frati, o per il loro operato o per l’inerzia, se non peggio,  di cui verranno accusati.

Se dalla “Primavera di Praga” di cui mi parlava sono già trascorsi vent’anni e siamo all’attuale situazione, mi riesce difficile entrare nella sua logica, quando mi dice che la “collaborazione religiosi-laici, è però prematura per i tempi odierni”. Se è così, vuol dire che è destinata a non esserci mai più, data la elevatissima età media dei religiosi. E, se si è fatto poco negl’ultimi vent’anni, nei prossimi si farà ancor meno. 

Io i frati non li ho lasciati fuori dall’ipotetico progetto, giacché sono le Costituzioni, gli Statuti e le Circolari del Priore Generale e del suo Consiglio che lo prevedono e lo sollecitano. Il nostro compito non è quello di tirarli in ballo per produrre ai più sensibili nuove ansie ma, come dice lei, sostituirci dove non arrivano. Epperò io credo che dobbiamo delicatamente farli sentire presenti, utili, vivi… Non tanto bombardandoli di chiacchiere e di scritti, ma facendo percepire loro che i laici di cui diffidano molto a causa di amare esperienze, se trovano la giusta strada, sono davvero l’avvenire.

 

Dove sta uno dei punti deboli di questi ragionamenti ? Che i portatori di efficienza il più delle volte sono idealizzati nei validi amministratori che salvino dal rischio di fallimento. Ma questo è dovuto per contratto di lavoro: il mestiere o lo si sa fare o non lo si sa fare. Non scendono i carismi a riempire i vuoti culturali o menageriali.

Credere che vi sia un “domani” per eventuali ripensamenti è come tradire la causa. Non dimentico mai parole che sono di Don Primo Mazzolari, memorizzate quando avevo vent’anni e ogni tanto ripassate come una lezione: “Non possiamo lasciare in eredità agli altri i nostri ”adesso” traditi”.

Se credo davvero, io sono chiamato a cogliere la Voce dello Spirito che “oggi”, adesso parla alla Chiesa. Domani, quando non ci sarò, lo faranno altri. Ma oggi mi tocca pormi in ascolto e prendere ponderate decisioni. Diversamente, i miei finiscono per essere ragionamenti di buon senso, ma non di fede, perché dettati da calcoli umani. 

Una cosa è chiedersi come muoversi “con discernimento” nell’attuale contesto, altro è immaginare che qualcuno troverà la soluzione tra qualche anno. Cinque anni fa dicevo a Fra Pierdamiani, un po’ sul ridere ma convinto: “guarda che fra quindic’anni, siamo tutti morti. E se dovessero esserci dei superstiti, questi saranno degli emeriti  rimbambiti! ”.

Allora io sono propenso a ragionare così: se il Nocent da solo, Fra Marco da solo…il…la… da soli, dicono e fanno cose apprezzate dagli altri, è come se, pur non volendolo, lavorassero per affermare la loro immagine. Ma a che giova se anche tutti ci dicessero: “Come siete bravi!

Nel libro del Quoelet si LEGGE: 

Nella vita dell’uomo, per ogni cosa c’è il suo momento,
per tutto c’è un’occasione opportuna.

 

  • Tempo di nascere, tempo di morire,
  • tempo di piantare, tempo di sradicare,
  • tempo di uccidere, tempo di curare,
  • tempo di demolire, tempo di costruire,
  • tempo di piangere, tempo di ridere,
  • tempo di lutto, tempo di baldoria,
  • tempo di gettar via le pietre,
  • tempo di raccogliere le pietre,
  • tempo di abbracciare, tempo di staccarsi,
  • tempo di cercare, tempo di perdere,
  • tempo di conservare, tempo di buttar via,
  • tempo di strappare, tempo di cucire,
  • tempo di tacere, tempo di parlare,
  • tempo di amare, tempo di odiare,
  • tempo di guerra, tempo di pace.

 
Sant'Ambrogio vescovoSant’Ambrogio, il Patrono della Provincia Lombardo-Veneta che ricordiamo solo una volta all’anno per via della liturgia, pochi giorni prima della sua morte, nel 397, così scriveva nella Spiegazione del salmo 43: 
 C’è un tempo adatto per tutto: un tempo per tacere e un tempo per parlare. Devi tacere quando non trovi un interlocutore disponibile; devi parlare quando il Signore ti concede una lingua sapiente, così da rendere efficace il tuo discorso nel cuore dei tuoi ascoltatori” (Explanatio Psalmi XLIII,72).

Anche il Beato Card. Ildefonso Shuster a un suo confratello benedettino così scriveva nel 1909 (un secolo fa!): “Tempus aedificandi et tempus spargendi lapides”, ossia tempo di demolire, tempo di costruire . 

l nostro che tempo è? Quale dei due evidenziati vanno privilegiati? Questa è una parola biblica che invita al discernimento. La prima risposta che darebbe San Giovanni di Dio è quella che aveva sempre sulle labbra: “Dio sopra tutte le cose del mondo. Amen Gesù”.

Se la mettiamo così, vuol dire che la formula vincente che avrà la forza di specificare e generare progetti costruttivi non può venire che dalla proposta continua e instancabile del primato di Dio e dell’Evangelo. Cosa che nella Provincia non vengono fortemente recepiti comunitariamente, ecclesialmente, ma solo individualmente. 

Il Signore non è così sprovveduto da non avere in mente un progetto per i FBF. Al suo, ci chiama come collaboratori, non come consulenti: “collaboratori della verità” (3Giov 8), non dei frati. Secondo i Gesuiti, dovrebbero essere i religiosi, carichi di carismi, i collaboratori dei laici, futuro della Chiesa, da aiutare a maturare e crescere. 

Capisco che il discorso è complesso e c’è il rischio di semplificare, banalizzando. Ma lo Spirito ci aiuterà. Attraverso una situazione storica Dio fa emergere scelte da compiere. La dinamica passa attraverso le contraddizioni del vivere che sono i bastoni che reciprocamente c’infiliamo tra le ruote. Ma ci sono delle dinamiche bibliche alle quali dobbiamo riferirci per uscire dai nostri labirinti.

In Genesi 28, 10-16, attraverso la figura di Giacobbe, ci viene indicato come regolarci. Egli è l’immagine di un viandante “sbandato”, di un fuggitivo che non sa nemmeno dove andare a posare la testa per dormire e, per la stanchezza, la poggia su una pietra e crolla. Bisogna essere proprio stanchi per rassegnarsi a una pietra per guanciale invece di un morbido cuscino. 

In questa figura ci vedo sia i frati che i laici. Bisogna prendere in mano la pagina biblica. In essa vi sono due momenti: il primo ci presenta Giacobbe da solo; il secondo ci presenta Giacobbe con Dio, nel sogno. Già da qui capiamo almeno un due, tre cosette: 

  • che dovremmo accantonare per un attimo le nostre radicate convinzioni;
  • che, se questa pagina della Scrittura cominciasse ad essere letta da due, tre, cinque, dieci, trenta…persone, noi cominceremmo ad ascoltare la Voce dello Spirito che ci interpella e, pian piano, maturerebbe anche la nostra risposta.

 Che, se invece è già tutto chiaro nella nostra testa, allora vuol dire che a Lui intendiamo chiudere la bocca.

Se ne ha voglia, provi a riprendere in mano la mia prima “enciclica”. Mi sarebbe utile sapere, scartato tutto quello che è zavorra, cosa resterebbe in piedi. Credo che, al di là della schematizzazione organizzativa messa lì come proposta, avesse sostanzialmente di mira quanto ho detto sopra. O almeno era così nelle mie intenzioni.

Questa mattina in corriera, mentre pisolavo, avevo nella mente l’immagine dell’ostrica che fabbrica la perla. Parte da un nucleo che è un pezzetto di corpo estraneo che le si è ficcato dentro e del quale vorrebbe liberarsi. Non potendo estrometterlo, alla fine, lo lavora così bene, lo avvolge di smalto e lucentezza, che ne esce un miracolo impensabile originariamente. Se non si parte dalle parole del Maestro: “quando due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono lì presente”, hai voglia a elaborare il “corpo estraneo” entrato nel motore dell’istituzione! “Se il Signore non edifica la casa, invano faticano i costruttori”, dice il Salmo, senza girarci intorno. Il Vangelo parla di due o tre, non di 42.000. Segno che anche numeri così minimi, stentano a fraternizzare. 

Chiara Lubich ha costruito il Movimento del Focolare in un appartamentino, con un paio di amiche, sotto i colpi dei bombardamenti. L’UPS (Uniti Per Servire) prima di prendere la forma dell’ufficialità, sancita dall’approvazione del Definitorio Provinciale, dovrebbe nascere molto discretamente e a farne il rodaggio dovrebbero essere chiamate in prima battuta persone che ci credono. Poi arriverà il giorno delle cariche da distribuire, dei ruoli da assegnare…Oggi si tratta di costituire un’ UPS che abbia l’attributo di “fermento”. E’ l’equivalente del nucleo che, lavorato bene, diventa perla. Ciò non accade facendo assemblee dei dipendenti, movimentati convegni, ecc. Ma creando piccole cellule attive locali. Ed è già un’impresa. 

Tanto per concludere, mi sentirei di dire che i frati sono demoralizzati sia perché consapevoli della loro situazione ma anche perché, al di là dei proclami, non riescono a vedere negli interlocutori laici il futuro dell’Ordine. Lei che gira per i Centri se la sente di dar loro torto? Vede, nell’ospedale di Giovanni di Dio c’era tanta brava gente, ben intenzionata e che lavorava con passione. Ma se non fosse stato per quei cinque, (qualcuno anche un poco di buono) che si chiamano: 

  • Anton Martin,
  • Pedro Velasco,
  • Simon de Avila,
  • Domenico Piola
  • Juan Garcìa,

 forse non saremmo qui a parlarne. 

Un biografo del santo scrive che a creare la continuità sono coloro che roteano attorno a Giovanni di Dio. Che è tutt’altra cosa rispetto a chi se ne sta all’ombra della secolare pianta. Ognuno di questi roteanti  ha una fisionomia, una storia ed una personalità diversa: 

  • Compatto manipolo votato al sacrificio,
  • con una croce in mano,
  • senz’altra risorsa che la speranza,
  • travolti dall’esempio prodigioso del pastore di Oropesa, già circonfuso dai primi inspiegabili raggi della santità,
  • si arruolano nella sua grande avventura. 
  • Sono i depositari del suo esempio,
  • testimoni delle sue virtù e
  • mandatari verbali della sua idea.
  • Sono l’opera.” 

Capisce, … , perché mi spavento quando sento parlare dei 42/45 mila dipendenti…che nessuno mai ha provato ad interpellare individualmente ma che sono semplicemente ma anche forzosamente “rappresentati” dai delegati al Capitolo Generale, indicati come portavoce, talvolta solo di se stessi?

sos Dove sta la nostra malattia più urgente da curare?

 Io con lei sto comunicando. Con Fra Marco comunico. Con Fra Luigi ed altri comunico…Ma noi, insieme, non riusciamo mai contemporaneamente a comunicare nella fede, a dirci le nostre speranze, a evidenziare le perplessità. Vuol dire che non stiamo roteando attorno ad un Perno comune. Finiamo per essere il Giacobbe “sbandato” che non sa dove sbatter la testa. E questo provoca isolamento, sconforto. Ognuno piange addosso all’altro. Il tale, la signora… prestandosi generosamente a portare conforto agli afflitti, esercitano il carisma dell’ospitalità. E va benissimo. Ma… 

Ma io da oggi le chiedo di attivarsi, se può, perché i “vasi” siano comunicanti. Il “fare” per il momento non interessa. Bisogna attivarsi per mettere in essere trasfusioni di speranza (o di globuli rossi se preferisce). Ma la flebo va messa a ogni persona. Io non posso mangiare per un altro, né dormire al suo posto.

Pregare: questo sì che mi è possibile. E tanti frati lo sanno ancora fare. E sarebbero utilissimi. Certamente molto più delle mie lunghe chiacchiere, di cui le chiedo scusa. 

Buona giornata.

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Una risposta a “L’ANTENNA – FATEBENEFRATELLI: INSIEME PER SERVIRE – NOTE DI ARCHIVIO – Angelo Nocent”

  1. Tutti coloro che possederanno il paradiso un giorno saranno santi. Il demonio ci distrae fino all’ultimo momento, così come si distrae un povero condannato aspettando che i gendarmi vengano a prenderlo. Quando i gendarmi arrivano, costui grida e si tormenta, ma non per questo viene lasciato libero… La nostra vita terrena è come un vascello in mezzo al mare. Che cosa produce le onde? La burrasca. Nella vita, il vento soffia sempre; le passioni sollevano nella nostra anima una vera e propria tempesta: ma queste lotte ci faranno meritare il paradiso.

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