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L’ECONOMIA DI COMUNIONE

sabato, 11 ottobre 2008

L’ ECONOMIA DI COMUNIONE

L’idea di realizzare il “Polo imprenditoriale” italiano, su modello del primo, sorto in Brasile nei primi anni ’90 – dopo che Chiara Lubich, la fondatrice dei Focolari, 1991 lanciò da quel continente la sfida dell’Economia di Comunione – nasce nel corso di un congresso di studio tenutosi  Castelgandolfo (Roma) nell’aprile 2001, in occasione del decennale dell’Economia di Comunione.

700 i presenti, tra imprenditori, economisti e studiosi.

In seguito all’interesse suscitato dalla proposta, già nel mese di giugno, si costituisce un gruppo di esperti, con il compito di approfondire il progetto, studiarne la forma giuridica, le linee guida future e la localizzazione che sarà definita nei pressi di Loppiano, (Incisa in Val d’Arno – FI), la cittadella internazionale del Movimento dei Focolari; sempre nel corso di tale incontro viene anche deciso di intitolare il costituendo Polo Produttivo a Lionello Bonfanti, magistrato scomparso nel 1981  che fu tra i primi artefici della cittadella di Loppiano.

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mercoledì 28 maggio 2008

L’ Economia di Comunione (EdC) è un progetto di imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, lanciato da Chiara Lubich nel Maggio del 1991 a San Paolo in Brasile, allo scopo di costruire e mostrare una società umana dove, ad imitazione della prima comunità di Gerusalemme, “nessuno tra loro è indigente”.

Le imprese sono l’asse portante del progetto. Queste si impegnano liberamente a mettere in comunione i profitti secondo tre scopi e con pari attenzione:

point-color.gifaiutare le persone svantaggiate, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, dando vita a dei progetti di sviluppo iniziando da  quanti condividono lo spirito che anima il progetto; point-color.gif diffondere la “cultura del dare” e della reciprocità, senza la quale non è possibile realizzare un’ Economia di Comunione; point-color.gifsviluppare l’impresa, che deve restare efficiente e competitiva pur se aperta alla gratuità.

Dov’è la novità?

  • L’EdC nasce da una spiritualità di comunione, è espressione del carisma dell’unità nella vita civile;
  • coniuga efficienza e fraternità;
  • dà vita a “poli imprenditoriali” nei pressi delle cittadelle del Movimento dei Focolari
  • punta sulla forza della cultura e della spiritualità per cambiare i comportamenti economici;
  • non considera i poveri principalmente come un problema, ma come una risorsa preziosa per il Bene Comune.

L’Economia di Comunione (EdC) è un progetto che coinvolge imprese dei cinque continenti.

I proprietari di aziende che liberamente aderiscono al progetto, decidono di mettere in comunione i profitti dell’azienda secondo tre scopi e con pari attenzione:

point-color.gifaiutare le persone in difficoltà, creando nuovi posti di lavoro e sovvenendo ai bisogni di prima necessità, iniziando da quanti condividono lo spirito che anima il progetto; point-color.gifdiffondere la “cultura del dare” e dell’amore, senza la quale non è possibile realizzare un’Economia di Comunione; point-color.gifsviluppare l’impresa, che deve restare efficiente pur se aperta al dono.

baecker_2491254033_ce06f451.jpg Dov’è la novità?

  • L’EdC nasce da una spiritualità di comunione, vissuta nella vita civile;
  • coniuga efficienza e solidarietà;
  • punta sulla forza della cultura del dare per cambiare i comportamenti economici;
  • non considera i poveri principalmente come un problema, ma come una risorsa

storia

Attraversando la città di San Paolo, Chiara Lubich, nel maggio del 1991, era stata colpita nel vedere di persona, accanto ad una delle maggiori concentrazioni di grattacieli del mondo, grandi estensioni di “favelas”.

Cosa fare?

Giunta alla cittadella del Movimento, la Mariapoli Araceli, vicino San Paolo, constatava che la comunione dei beni praticata nel Movimento fino ad allora non era stata sufficiente nemmeno per quei brasiliani, a lei così prossimi, che vivevano momenti d’emergenza.

Favelas, Brasile Spinta dall’urgenza di provvedere al cibo, ad un tetto, alle cure mediche e se possibile ad un lavoro, e con in animo l’enciclica di Giovanni Paolo II “Centesimus Annus” appena pubblicata, aveva lanciato l’Economia di Comunione:

“Qui dovrebbero sorgere delle industrie, delle aziende i cui utili andrebbero messi liberamente in comune con lo stesso scopo della comunità cristiana: prima di tutto per aiutare quelli che sono nel bisogno, offrire loro lavoro, fare in modo insomma che non ci sia alcun indigente.

Poi gli utili serviranno anche a sviluppare l’azienda e le strutture della cittadella, perché possa formare uomini nuovi: senza uomini nuovi non si fa una società nuova!                 Una cittadella così, qui in Brasile, con questa piaga del divario tra ricchi e poveri, potrebbe costituire un faro e una speranza”.

L’adesione dei presenti era stata immediata: tutti si erano sentiti coinvolti, scossi nel profondo, e si erano lanciati a dare il proprio contributo personale nelle maniere più diverse, attuando con nuovo slancio e radicalità la comunione dei beni vissuta nel Movimento sin dagli inizi.

firmaTutto in comune: soldi e gioielli, terreni e case, disponibilità di tempo, di lavoro, di trasferimento, offerte di dolore, di malattie… come chi ha dato tutti i suoi risparmi, 4.000 dollari, “perché facciano parte di questo oceano d’amore, come una goccia d’acqua…e Dio trasformi questo sogno in una grande realtà che illuminerà l’inizio del Terzo Millennio”.

Il ‘sogno’ di allora sta diventando realtà: molte aziende sono nate e non solo in Brasile, ma in molti Paesi del mondo, imprese già esistenti hanno fatto proprio il progetto, modificando lo stile di gestione aziendale e la destinazione degli utili.

diffusione

Il progetto ha avuto in questi primi anni un’eco immediata non solo in America Latina dove è stato lanciato, ma anche negli altri continenti.

bangko-kabayan.jpg A ottobre 2007                  vi avevano aderito 754 imprese di varie dimensioni:

  • Europa 463 (di cui 242 in Italia)
  • America del Sud 218
  • America del Nord 36
  • Asia 27
  • Africa 8
  • Australia 2

Sin dagli inizi del Movimento dei Focolari, nel 1943, a Trento la scoperta evangelica del comandamento nuovo “amatevi come io ho amato voi” (cf. Gv 13,34) ha fatto scaturire la comunione dei beni spirituali e materiali.

Da allora la comunione dei beni è diventata prassi vigente nel Movimento, sull’esempio delle prime comunità cristiane.

E’ questo un fatto di enorme importanza e gravido di conseguenze. Quella comunione dei cuori e dei beni, gioiello delle prime comunità cristiane, eco degli insegnamenti di Gesù lungo la vita della Chiesa aveva perso di forza, ma era stata “custodita” nei monasteri e nei conventi e in qualche comunità di laici.

Ora in quella piccola comunità nascente a Trento riesplodeva come inizio di un suo recupero per la “massa”, per il popolo cristiano, con tutti i frutti e le conseguenze che matureranno più tardi.

Chiara e le sue prime compagne sin d’allora ne avevano coscienza: “Noi – dice Chiara – avevamo la mira di attuare la comunione dei beni nel massimo raggio possibile per risolvere il problema sociale di Trento.

by Sukanto Debnath Pensavo: “vi sono due, tre località dove ci sono i poveri… andiamo lì, portiamo il nostro, lo dividiamo con loro…”. Un ragionamento tanto semplice, e cioè: noi abbiamo di più, loro hanno di meno; alzeremo il loro livello di vita in modo tale da arrivare tutti ad una certa uguaglianza.”

Ed è da allora che ha inizio l’esperienza “sorprendente” del “date e vi sarà dato” evangelico: “in piena guerra, viveri, vestiario, medicinali arrivano con insolita abbondanza”. Nasce la convinzione che nel Vangelo vissuto vi è la risposta “in nuce” ad ogni problema individuale e sociale

la cultura del dare

I soggetti produttivi dell’Economia di Comunione – imprenditori, lavoratori e altre figure aziendali – sono ispirati a principi radicati in una cultura diversa da quella prevalente oggi nella pratica e nella teoria economica. Questa cultura possiamo definirla “cultura del dare” proprio in antitesi con la “cultura dell’avere”.

Il dare economico è espressione del “darsi” sul piano dell’ “essere”. In altre parole, rivela una concezione antropologica non individualista né collettivista, ma di comunione.

tecnici AVN - foto by Carisma ProductionsUna cultura del dare, che quindi non va considerata come una forma di filantropia o di assistenzialismo, virtù entrambe individualistiche.

L’essenza stessa della persona è essere “comunione”.

Di conseguenza, non ogni dare, non ogni atto di dare crea la cultura del dare.

C’è un “dare” che è contaminato dalla voglia di potere sull’altro, che cerca il dominio e addirittura l’oppressione di singoli e popoli. E’ un “dare” solo apparente. C’è un “dare” che cerca soddisfazione e compiacimento nell’atto stesso di dare. In fondo è espressione egoistica di sé e in genere viene percepito, da chi riceve, come un’offesa, un’umiliazione.

C’è anche un “dare” interessato, utilitaristico, presente in certe tendenze attuali del neo-liberismo che, in fondo, cerca sempre il proprio tornaconto..

E infine c’è un “dare” che noi cristiani chiamiamo “evangelico”.

Questo “dare” si apre all’altro nel rispetto della sua dignità e suscita anche a livello di gestione delle aziende l’esperienza del “date e vi sarà dato” evangelico. Si manifesta a volte come un introito inatteso o nella genialità di una soluzione tecnica innovativa o nell’idea di un nuovo prodotto vincente.

la logica

wallstreetlight by -sel L’economia oggi è di fronte ad una svolta: i processi di globalizzazione possono offrire nuove opportunità a tanti esclusi dal benessere o trasformare il mondo in un grande supermarket, dove l’unica forma di rapporto umano è quello economico, dove tutto diventa merce.

L’EdC è una delle risposte che lo Spirito sta suscitando per vincere queste sfide.

negozio in croazia - foto by Carisma Productions Nel corso della storia i carismi sono stati delle risposte alle sfide poste dai grandi mutamenti epocali – pensiamo alle Abbazie benedettine, o ai Monti di Pietà dei francescani, durante il Medioevo.

E all’interno del dibattito attuale – pro o contro i mercati? – l’EdC sta seguendo una sua traiettoria, che mette la vita e non le ideologie al primo posto, in dialogo con tutto ciò che oggi c’è di buono.

economia e lavoro

Imprenditori, lavoratori ed impresa

Gli imprenditori che aderiscono alla economia di comunione formulano strategie, obiettivi e piani aziendali, tenendo conto dei criteri tipici di una corretta gestione e coinvolgen do in questa attività i membri dell’impresa. Essi prendono decisioni di investimento con prudenza ma con particolare attenzione alla creazione di nuove attività e posti di lavoro produttivi.

Impresa, Francia - foto by Carisma ProductionsLa persona umana, e non il capitale, sta al centro dell’impresa.

I responsabili dell’azienda cercano di utilizzare al meglio i talenti di ciascun lavoratore favorendone la creatività, la assunzione di responsabilità e la partecipazione nel definire e realizzare gli obiettivi aziendali:                 adottano particolari misure di aiuto per quelli che attraversano momenti di bisogno.

L’impresa è gestita in modo da promuovere l’aumento dei profitti, destinati in pari grado: per la crescita dell’impresa; per persone in difficoltà economica, iniziando da chi condivide la scelta della “cultura del dare”; per la diffusione di tale cultura.

dialogo

L’impresa attua tutti i mezzi opportuni per offrire beni e servizi utili e di qualità, a prezzi equi.

I membri dell’impresa lavorano con professionalità per costruire e rafforzare buone e sincere relazioni con i clienti, i laboratorio EcoAr, Brasile - foto by Carisma Productionsfornitori e la comunità, a cui sono orgogliosi di essere utili.

Si rapportano in modo leale con i concorrenti presentando l’effettivo valore dei loro prodotti o servizi ed astenendosi dal mettere in luce negativa i prodotti o servizi altrui. Tutto questo permette di arricchire l’impresa di un capitale immateriale costituito da rapporti di stima e di fiducia con responsabili di aziende fornitrici o clienti, o della pubblica amministrazione, produttivo di uno sviluppo economico meno soggetto alla variabilità della situazione del mercato.

etica

Il lavoro dell’impresa è un mezzo di crescita interiore per tutti i suoi membri.

L’impresa rispetta le leggi e mantiene un comportamento eticamente corretto nei confronti, delle autorità fiscali, degli organi di controllo, dei sindacati, e degli organi istituzionali.

Ugualmente agisce nei confronti dei propri dipendenti, dai quali si attende pari comportamento.

azienda EcoAr, Brasile - foto by Carisma Productions Nella definizione della qualità dei propri prodotti e servizi, l’impresa si sente tenuta non solo al rispetto dei propri obblighi di contratto, ma anche a valutare i riflessi oggettivi della qualità degli stessi sul benessere delle persone a cui sono dedicati

Qualità della vita e della produzione

Uno dei primi obiettivi degli imprenditori di economia di comunione è quello di trasformare l’azienda in una vera comunità. Essi si ritrovano regolarmente con i responsabili della gestione per verificare la qualità dei rapporti interpersonali e con essi si adoperano a risolvere le situazioni difficili, consapevoli che lo sforzo di risoluzione di queste difficoltà può generare effetti positivi sui membri dell’impresa, stimolando innovazione e crescita di maturità e produttività.

La salute e il benessere di ogni membro dell’impresa sono oggetto di attenzione, con speciale riguardo a chi ha particolari necessità.

Schmiede by Libär Le condizioni di lavoro sono adeguate al tipo di attività: vengono assicurati il rispetto delle norme di sicurezza, la necessaria ventilazione, livelli tollerabili di rumore, illuminazione adeguata, e così via. Si cerca di evitare un eccessivo orario di lavoro, in modo che nessuno sia sovraccaricato, e sono previste adeguate vacanze.

L’ambiente di lavoro è disteso e amichevole e vi regnano rispetto, fiducia e stima reciproci.

L’impresa produce beni e servizi sicuri, prestando attenzione agli effetti sull’ambiente e al risparmio di energia e risorse naturali con riferimento all’intero ciclo di vita del prodotto.

ambiente

L’impresa adotta sistemi di gestione e strutture organizzative tali da promuovere sia il lavoro di gruppo che la crescita individuale.

team.jpgI membri fanno sì che i locali aziendali siano più puliti, ordinati e gradevoli possibile, in modo tale che entro tale armonia ambientale datori di lavoro, lavoratori, fornitori e clienti si sentano a loro agio e possano far proprio e diffondere questo stile.

formazione

seminario.jpgL’impresa favorisce tra i suoi membri l’instaurarsi di un’atmosfera di sostegno reciproco, di rispetto e fiducia, in cui sia naturale mettere liberamente a disposizione i propri talenti, idee e competenze a vantaggio della crescita professionale dei colleghi e per il progresso dell’azienda.

L’imprenditore adotterà criteri di selezione del personale e di programmazione dello sviluppo professionale per i lavoratori tali da agevolare l’instaurarsi di tale atmosfera.

  Per consentire a ciascuno di raggiungere obiettivi sia di interesse dell’azienda che personali, l’impresa fornirà opportunità di aggiornamento e di apprendimento continuo.

comunicazione

L’impresa che aderisce ad economia di comunione crea un clima di comunicazione aperta e sincera che favorisce lo scambio di idee tra dirigenti e lavoratori.

Essa è anche aperta a quanti, apprezzandone la valenza sociale, si offrono di contribuire al suo sviluppo ed a quanti, interessati alla cultura del dare, sono desiderosi di approfondire i vari aspetti della sua esperienza concreta.

video conference by Larsz Le imprese che aderiscono ad economia di comunione, nell’intento anche di sviluppare rapporti economici reciprocamente utili e produttivi, utilizzano i più moderni mezzi di comunicazione per collegarsi tra loro sia a livello locale che internazionale, rallegrandosi dei successi e facendo tesoro delle difficoltà o degli insuccessi delle altre, in uno spirito di reciproco sostegno e solidarietà

L’utile messo in comunione e poi destinato agli scopi dell’EdC è la “divisa” dell’EdC, condizione necessaria (anche se non sufficiente) per essere parte del progetto La prima idea forza del progetto fu mettere gli utili in comunione, suddivisi in tre parti: per lo sviluppo dell’azienda, per la formazione culturale, e per l’aiuto agli indigenti.

Le imprese che aderiscono all’EdC attribuiscono pari importanza a ciascuna di queste parti, e ogni anno distribuiscono i loro utili secondo questo criterio.

formazione culturale

L’EdC ha tra le sue idee irrinunciabili la convinzione che senza una cultura nuova non si fa una economia nuova. L’agire economico è sempre espressione di uno stile di vita più generale, di una visione del mondo. Per questo, fin dalla prima ispirazione di Chiara Lubich, una parte degli utili delle imprese è destinata alla formazione alla “cultura del dare”, prevalentemente attraverso le strutture di formazione del Movimento dei Focolari (cittadelle, stampa, “centri mariapoli” ).

In queste strutture le persone, povere e meno povere, si formano ad una cultura della reciprocità, senza della quale la comunione non potrà mai diventare stile ordinario di vita.

aiuto agli indigenti

Il primo scopo dell’EdC è la lotta alla miseria (che preferiamo non chiamare “povertà”) come via per la costruzione di un mondo più giusto e fraterno. L’EdC propone a chi si trova in difficoltà economica o in una qualche forma di indigenza (di formazione, di diritti ..) una via di aiuto basata sul principio di sussidiarietà e soprattutto sulla reciprocità. Al “povero” si offre prima un rapporto nuovo, poi si interviene con l’aiuto materiale. La prima cura è il rapporto stesso.

L’EdC infatti non intende essere un progetto di assistenza, ma un progetto dove è la comunità che risolve i suoi problemi, “sussidiata”, aiutata, dagli utili delle imprese. Per la definizione e implementazione dei progetti di aiuto l’EdC collabora con l’AMUlink.gif, una ONG che da oltre 20 anni opera nel campo dello sviluppo.

sviluppo dell’impresa

L’EdC non è un progetto di emergenza, né un progetto di fund raising. Essa punta allo sviluppo e alla crescita dell’istituzione azienda, in modo che possa continuare a creare ricchezza, beni e servizi, e posti di lavoro. Offrire un posto di lavoro, soprattutto nei paesi più poveri, è una alta forma di aiuto allo sviluppo.

L’EdC quindi non si oppone all’impresa, in nessuna delle sue forme (da quelle individuali alle SPA), ma le richiama alla loro vocazione di creatrici di sviluppo umano, e di bene comune.

articoli, saggi, tesi di laurea, libri, interventi a convegni…

1706822008_951db35305_m_by-nc-nd.jpgIn questa sezione sono disponibili on-line saggi e atti di convegni sull’EdC e su tematiche ad essa collegate.

Le scuole di formazione alla cultura di comunione si moltiplicano

incontro-edc.jpgL’Economia di Comunione (EdC) è sempre più una realtà in dialogo a 360 gradi. Si moltiplicano scuole di formazione e pubblicazioni sulla cultura di comunione, ma anche inviti e richieste di dialogo con istituzioni del mondo politico, civile, religioso, che vedono nell’EdC un seme di risposta alle domande

Economia di Comunione una cultura nuova rivista diretta da Alberto Ferrucci

Periodico quadrimestrale nato per collegare quanti aderiscono al progetto di Chiara Lubich per una economia di comunione nella libertà.

notiziario-edc.jpg Una economia per persone che si realizzano nella relazionalità, anziché nell’egoismo razionale, basata – anziché su una lotta per prevalere – su un “impegno per crescere insieme”, rischiando risorse economiche, inventiva e talenti, per condividere la cultura del dare del Vangelo.

Cultura del dare che si dimostra sempre più fondamentale per orientare l’umanità negli anni Duemila, alla ricerca di nuove strade per affrontare la sfida ambientale e scongiurare nuove atrocità tra gli uomini causate dalla globalizazione dell’economia.

vedi anche: documenti PDF/notiziario EdC (archivio PDF, n°25 ad oggi)

I numeri precedenti del Notiziario possono essere scaricati dal sito:

http://tesi.ecodicom.net/notiziario.phplink.gif  

37 Risposte a “L’ECONOMIA DI COMUNIONE”

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