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MATHE ROBIN

lunedì, 30 aprile 2007

MATHE ROBIN

MARTHE ROBIN

 Crocifisso e Addolorata

Ieri mattina non sapevo di avere alla stazione ferroviaria di Lambrate un appuntamento con la storia.

Su una bancherella ho acquistato per 2 Euro un libro di Jean Guitton che vale un tesorto: “RITRATTO DI MARTHE ROBIN”, Rusconi.

Di lei, all’infuori del sentito dire di donna stigmatizzata che per decenni non ha mangiato, bevuto, dormito e si è nutrita solo di Eucaristia, altro non sapevo.
Creatrice di focolari, di focolari di luce, di focolari di carità, di focolari d’amore e profetessa di avvenimenti che si sarebbero susseguiti nella storia, alcuni molto gravi, molto duri,  quelli di speranza e di bellezza erano  “che ci sarebbe stata nella Chiesa una Pentecoste d’amore“. Come non leggervi la guerra prima e  il Concilio Vaticano II ?
Al suo confidente Padre Finet disse anche che la Chiesa avrebbe avuto una “nuova giovinezza per mezzo del laicato“, allora termine molto nuovo. Ripetè che il laicato avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella Chiesa futura . ” E, dicendolo, era colma di allegrezza. Diceva che la Chiesa si sarebbe rinnovata. Parlando del laicato, insisteva sull’urgenza di  trovare i mezzi di formazione  per i laici“.
Sarà un laicato consacrato, non un ordine religioso. Questi focolari saranno diretti da preti. Irraggeranno sul mondo. Saranno una risposta del Cristo, dopo la disfatta materiale dei popoli“.
Spero che a Padre Pasqual Piles, oggetto anche di una “lettera aperta” su questo sito, giunga la provocazione dello Spirito attraverso la sua ambasciatrice Marthe Robin.
Man mano che approfondirò la sua conoscenza, ne renderò paretecipe la COMPAGNIA…, metallo umano in ebollizione nella Fornace Ardente dello Spirito, per essere a sua volta  focolare di luce e di carità, moltiplicatore di focolari da oriente ad Occiodente.
Marthe Robin

Marthe Robin nacque a Chateauneuf-de-Galaure, in Francia, il 13 marzo 1902. Crebbe in una modesta famiglia di contadini, di cui lei era la sesta ed ultima figlia.
Collaborò anche lei fin da giovanissima al lavoro in famiglia portando al pascolo il bestiame. Marthe ebbe una passione precoce per la preghiera e fin da bambina piccola si rivolgeva a Dio come a un padre e alla Madonna come a una madre. Era graziosa, allegra e come altre sue coetanee amava andare a ballare nei giorni di festa.
Il 25 novembre 1918 per effetto di una grave forma di encefalite, cadde nella cucina di casa. Rimase paralizzata per qualche anno, fino alla prima apparizione della Vergine avvenuta il 25 marzo 1921, quando iniziò a riacquistare gradualmente l’uso delle gambe.
Cinque anni più tardi, a causa del lento progredire del male, le condizioni di Marthe si erano nuovamente aggravate tanto che ad un certo momento si ritenne fosse giunta la sua ultima ora e così le venne data l’estrema unzione. Ma dopo tre settimane di coma si risvegliò raccontando di aver ricevuto per tre volte la visita di Santa Teresa di Lisieux, che le aveva rivelato che avrebbe continuato a vivere per portare avanti una missione nel mondo.
Marthe accettò umilmente tutto quello che Gesù le chiedeva, il che renderà la sua vita ancora più difficile e straordinaria:

  • inizialmente verrà colpita da una paralisi totale, che le impedirà ogni movimento.
  • Dal 1928 non poté più mangiare, per decine di anni solo l’ostia consacrata la tenne in vita.
  • Il 2 febbraio 1929 perse anche l’uso delle mani e dovette imparare a scrivere servendosi della bocca.

I medici non sapevano che fare. Non riuscivano a capire l’origine dei suoi sintomi né tantomeno come potesse sopravvivere senza mangiare né bere.
Dal 2 ottobre 1930, primo venerdì del mese, Marthe inizia a ricevere i segni della passione di Gesù: le stimmate apparvero sulle sue mani e sui piedi, mentre sulla fronte i segni della corona di spine. Da quel momento, ogni venerdì, rivivrà questi momenti, divenendo una cosa sola con Gesù.
Il Signore promise di inviarle un sacerdote illuminato per aiutarla a realizzare la missione alla quale era destinata: creare dei luoghi di preghiera e carità destinati a diffondersi in tutto il mondo. Di lì a poco arriverà il giovane abate Finet, che Marthe riconosce per averlo visto nelle sue visioni. Insieme a lui realizzerà i “Foyers de Charité”.
Marthe aveva il dono del consiglio e quello di leggere nei cuori, grazie ai quali aiutò molte persone, laici e religiosi, a risolvere difficili questioni spirituali. Marthe riuscì a curare, attraverso l’intercessione della Madonna, molte persone. Quando ricevette le stigmate la gente iniziò ad arrivare numerosa da ogni parte della Francia per vederla. Talvolta incontrava più di 60 persone al giorno e nonostante le sue sofferenze manteneva la sua abituale giovialità e il suo sorriso mentre ascoltava, rasserenava, convertiva. Riceveva lettere da tutto il mondo, erano tutte richieste di aiuto da parte di persone di ogni età.


Il filosofo Jean Guitton andò da lei ben quaranta volte. Rimase colpito da questa umile contadina che malgrado non fosse mai uscita dalla sua fattoria sapeva illuminare e aiutare gente semplice e dotti uomini di cultura e di scienza. Marthe aveva il dono della veggenza, conosceva le cose lontane e quelle future, aveva una infinita capacità di donare amore e prendere su di sé i mali altrui.
Marthe Robin morì il 6 Febbraio 1981.
Il 1 novembre 1986 è stato emanato il decreto di riconoscimento dell’Opera dei Foyers de Charité. Nel 1996 si è conclusa dopo 5 anni l’inchiesta diocesana per la beatificazione di Marthe Robin voluta dal vescovo locale Monsignor Marchand. L’incartamento è stato trasmesso ed è attualmente all’esame della Congregazione delle Cause dei Santi.

Marthe era semplice…. Quello che prevaleva in Marthe era la sua capacità di sacrificio, a imitazione di Cristo…. Con parole semplici suscitava in noi una di quelle emozioni rare, improvvise, dolci, un po’ malinconiche e tuttavia radiose, che vi rendono consapevoli del vostro destino. (Jean Guitton – Prefazione a “Il viaggio immobile”).

Rassomigliava a una bambina, perfino nella voce. Era gaia più che gioiosa, la sua voce esile e bassa, il suo canto quello di un uccello. I suoi modi esprimevano l’essenza indefinibile della poesia”.

Così si esprime Jean Guitton, accademico di Francia, nell’Introduzione del libro di Jean-Jacques Antier pubblicato dalle Edizioni San Paolo nel 1993, tradotto in italiano da Rita Manzi Torti. Jean Guitton così prosegue:

“Non aveva nessun talento, salvo, nella sua giovinezza, quello del ricamo. Al di là di qualsiasi cultura, al di là della povertà, si nutriva dell’aria, del tempo e dell’eternità. Perfino al di là del dolore. E tuttavia, subito presente a tutto e a tutti”.

………………….

“Mia moglie diceva: ”Altrove non ci sono che problemi, ma da lei non ci sono che soluzioni, perchè si mette allo stesso tempo al centro del cielo e al centro della terra.”.

Ancora due brevi passaggi dell’Introduzione scritta da Jean Guitton: “Con parole semplici suscitava in noi una di quelle emozioni rare, improvvise, dolci, un po’ malinconiche e tuttavia radiose, che vi rendono consapevoli del mistero del vostro destino. E questo risvegliava in noi il desiderio di cui parla Nietzsche: divenire ciò che siete in un modo più nobile”.

“La base della sua filosofia era che la più alta espressione del soprannaturale è il soprannaturale divenuto carnale; l’espressione più adeguata dell’eternità è il tempo; la cosa più desiderabile nello straordinario è l’ordinario”.


“Restava da compiere l’ineffabile. Alla fine di settembre Marthe vide Cristo, che le chiese: << Vuoi essere come me? >>.

“Nella sua preghiera silenziosa, come nel suo Atto d’abbandono, era già espresso il suo fiat, questo sì di tutto il suo essere portato verso l’Amore: <<Il mio io sei tu. La mia vita sia la riproduzione perfetta e incessante della tua vita>>.

“La giornata del 1 ottobre fu come una preparazione della passione in un vero tormento di sofferenze, di cui lascerà questa testimonianza:

<<Quanto mi avete fatto male. mio Dio! Vi amo! Abbiate pietà di me! ho male nell’anima, nel cuore, nel corpo; la mia povera testa sembra rotta. Non so più niente, se non soffrire. Sento in me una tale stanchezza; il dolore grida così forte. E non c’è nessuno, nessuno per aiutarmi! Sono all’estremo delle mie forze. Non finirà dunque mai il dolore quaggiù? Quando ha straziato il corpo e il cuore, strazia l’anima.

Oh, mio Amore crocifisso! Voi m’insegnate giorno per giorno a dimenticarmi. Mio Dio, vi amo; abbiate pietà di me! Quando verrò, Dio mio, nella terra dei viventi? Gesù, sostenetemi!

Ma io so. Per vincere bisogna saper soffrire. Il dolore è la leva che solleva la terra. [Perchè] il Dio che affligge è anche il Dio che consola.

Non è un peso, ma piuttosto un altare. Niente è più bello davanti a Dio che l’oblazione di se stessi quando si soffre.

Con tutta la mia anima dolente, con tutto il mio cuore straziato, il mio corpo torturato dalle sofferenze, gli occhi accecati dalle lacrime, bacio amorosamente la vostra mano, mio Dio>>.

…………………….

“All’inizio dell’ottobre del 1930, Marthe riceve una nuova visione, questa volta di Cristo crocifisso. Egli prende le sue braccia paralizzate e gliele apre. Poi lei sente di nuovo: <<Marthe, vuoi essere come me?>>.

<<Allora sentii un fuoco bruciante, talora esteriore, ma soprattutto interiore. Era un fuoco che usciva da Gesù. Esteriormente, lo vedevo come una luce che mi bruciava. Gesù mi chiese prima di tutto di offrire le mie mani. Mi sembrò che un dardo uscisse dal suo cuore e si dividesse in due raggi per trapassare uno la mano destra e l’altro la sinistra. Ma, nello stesso tempo, le mie mani erano trapassate, per così dire, dall’interno.

<<Gesù m’invitò ancora a offrire i miei piedi. Lo feci all’istante, come, come per le mani, mettendo le gambe come Gesù sulla croce. Restarono in parte piegate, come quelle di Gesù. Come per le mani, un dardo, che partiva dal cuore di Gesù, dardo di fuoco dello stesso colore che per le mani, si divise in due a una certa distanza dal cuore di Gesù, pur restando unico nello sprigionarsi dal cuore. Quindi questo dardo era unico verso il cuore di Gesù e si divideva per colpire e attraversare nello stesso tempo i due piedi. La durata non si può precisare. Questo si verificò senza interruzioni >>.

Su una bancherella ho acquistato per 2 Euro un libro di Jean Guitton che vale un tesorto: “RITRATTO DI MARTHE ROBIN”, Rusconi.
Di lei, all’infuori del sentito dire di donna stigmatizzata che per decenni non ha mangiato, bevuto, dormito e si è nutrita solo di Eucaristia, altro non sapevo.
Creatrice di focolari, di focolari di luce, di focolari di carità, di focolari d’amore e profetessa di avvenimenti che si sarebbero susseguiti nella storia, alcuni molto gravi, molto duri,  quelli di speranza e di bellezza erano  “che ci sarebbe stata nella Chiesa una Pentecoste d’amore“. Come non leggervi la guerra prima e  il Concilio Vaticano II ?
Al suo confidente Padre Finet disse anche che la Chiesa avrebbe avuto una “nuova giovinezza per mezzo del laicato“, allora termine molto nuovo. Ripetè che il laicato avrebbe avuto un ruolo fondamentale nella Chiesa futura . ” E, dicendolo, era colma di allegrezza. Diceva che la Chiesa si sarebbe rinnovata. Parlando del laicato, insisteva sull’urgenza di  trovare i mezzi di formazione  per i laici“.
Sarà un laicato consacrato, non un ordine religioso. Questi focolari saranno diretti da preti. Irraggeranno sul mondo. Saranno una risposta del Cristo, dopo la disfatta materiale dei popoli“.
Spero che a Padre Pasqual Piles, oggetto anche di una “lettera aperta” su questo sito, giunga la provocazione dello Spirito attraverso la sua ambasciatrice Marthe Robin.
Man mano che approfondirò la sua conoscenza, ne renderò paretecipe la COMPAGNIA…, metallo umano in ebollizione nella Fornace Ardente dello Spirito, per essere a sua volta  focolare di luce e di carità, moltiplicatore di focolari da oriente ad Occiodente.

Rassomigliava a una bambina, perfino nella voce. Era gaia più che gioiosa, la sua voce esile e bassa, il suo canto quello di un uccello. I suoi modi esprimevano l’essenza indefinibile della poesia”.

Così si esprime Jean Guitton, accademico di Francia, nell’Introduzione del libro di Jean-Jacques Antier pubblicato dalle Edizioni San Paolo nel 1993, tradotto in italiano da Rita Manzi Torti. Jean Guitton così prosegue:

“Non aveva nessun talento, salvo, nella sua giovinezza, quello del ricamo. Al di là di qualsiasi cultura, al di là della povertà, si nutriva dell’aria, del tempo e dell’eternità. Perfino al di là del dolore. E tuttavia, subito presente a tutto e a tutti”.

………………….

“Mia moglie diceva: ”Altrove non ci sono che problemi, ma da lei non ci sono che soluzioni, perchè si mette allo stesso tempo al centro del cielo e al centro della terra.”.

Ancora due brevi passaggi dell’Introduzione scritta da Jean Guitton: “Con parole semplici suscitava in noi una di quelle emozioni rare, improvvise, dolci, un po’ malinconiche e tuttavia radiose, che vi rendono consapevoli del mistero del vostro destino. E questo risvegliava in noi il desiderio di cui parla Nietzsche: divenire ciò che siete in un modo più nobile”.

“La base della sua filosofia era che la più alta espressione del soprannaturale è il soprannaturale divenuto carnale; l’espressione più adeguata dell’eternità è il tempo; la cosa più desiderabile nello straordinario è l’ordinario”.


“Restava da compiere l’ineffabile. Alla fine di settembre Marthe vide Cristo, che le chiese: << Vuoi essere come me? >>.

“Nella sua preghiera silenziosa, come nel suo Atto d’abbandono, era già espresso il suo fiat, questo sì di tutto il suo essere portato verso l’Amore: <<Il mio io sei tu. La mia vita sia la riproduzione perfetta e incessante della tua vita>>.

“La giornata del 1 ottobre fu come una preparazione della passione in un vero tormento di sofferenze, di cui lascerà questa testimonianza:

<<Quanto mi avete fatto male. mio Dio! Vi amo! Abbiate pietà di me! ho male nell’anima, nel cuore, nel corpo; la mia povera testa sembra rotta. Non so più niente, se non soffrire. Sento in me una tale stanchezza; il dolore grida così forte. E non c’è nessuno, nessuno per aiutarmi! Sono all’estremo delle mie forze. Non finirà dunque mai il dolore quaggiù? Quando ha straziato il corpo e il cuore, strazia l’anima.

Oh, mio Amore crocifisso! Voi m’insegnate giorno per giorno a dimenticarmi. Mio Dio, vi amo; abbiate pietà di me! Quando verrò, Dio mio, nella terra dei viventi? Gesù, sostenetemi!

Ma io so. Per vincere bisogna saper soffrire. Il dolore è la leva che solleva la terra. [Perchè] il Dio che affligge è anche il Dio che consola.

Non è un peso, ma piuttosto un altare. Niente è più bello davanti a Dio che l’oblazione di se stessi quando si soffre.

Con tutta la mia anima dolente, con tutto il mio cuore straziato, il mio corpo torturato dalle sofferenze, gli occhi accecati dalle lacrime, bacio amorosamente la vostra mano, mio Dio>>.

…………………….

“All’inizio dell’ottobre del 1930, Marthe riceve una nuova visione, questa volta di Cristo crocifisso. Egli prende le sue braccia paralizzate e gliele apre. Poi lei sente di nuovo: <<Marthe, vuoi essere come me?>>.

<<Allora sentii un fuoco bruciante, talora esteriore, ma soprattutto interiore. Era un fuoco che usciva da Gesù. Esteriormente, lo vedevo come una luce che mi bruciava. Gesù mi chiese prima di tutto di offrire le mie mani. Mi sembrò che un dardo uscisse dal suo cuore e si dividesse in due raggi per trapassare uno la mano destra e l’altro la sinistra. Ma, nello stesso tempo, le mie mani erano trapassate, per così dire, dall’interno.

<<Gesù m’invitò ancora a offrire i miei piedi. Lo feci all’istante, come, come per le mani, mettendo le gambe come Gesù sulla croce. Restarono in parte piegate, come quelle di Gesù. Come per le mani, un dardo, che partiva dal cuore di Gesù, dardo di fuoco dello stesso colore che per le mani, si divise in due a una certa distanza dal cuore di Gesù, pur restando unico nello sprigionarsi dal cuore. Quindi questo dardo era unico verso il cuore di Gesù e si divideva per colpire e attraversare nello stesso tempo i due piedi. La durata non si può precisare. Questo si verificò senza interruzioni >>.


Ho l’impressione che Marthe Robin non abbia intenzione di darmi tregua. D’altra parte, se è vera l’inpressione ricavata dalla moglie di Jean Gitton, ben venga. La sua sensazione, infatti, era questa:
  • “Altrove ci sono soltanto problemi. Da lei ci sono soltanto soluzioni“.
  • Come mai?” le ha chiesto il marito.
  • Perchè lei si mette sempre contemporaneamente al centro del cielo e della terra e fa coincidere i due centri“.
Trovo che sia un buon suggerimento. Se non ci riusciamo, possiamo almeno provarci.
Questa considerazione di Marta Robin  a un sacerdote non mi sembra trascurabile:

La profezia dell’Apocalisse concernente la morte dei due terzi dell’umanità non è legata a una guerra atomica o ad altre catastrofi, ma a una morte spirituale”. 

Se così fosse – e tutto sembra darle ragione – questa peste invisibile sta miettendo vittime a vista d’occhio.

Dunque, impotenti? Per nulla. Anzi!

Al filosofo, presente come uditore al Concilio, oggetto delle sue confidenze, così ha detto un giorno: “Se lei sapesse come prego per i vescovi e per il papa! Offro continuamente me stessa per il Concilio. Ho una gran paura che nel mondo la fede stia calando“.

Riferisce il Guitton:

” Durante le confidenze di una prostituta, Marthe prendeva su di sé il castigo, il dolore immanente della colpa. Conosceva la colpa meglio di chi l’aveva commessa.

  • Lei, che aveva percorso in tutti i sensi l’universo della tentazione,
  • che conosceva i fremiti (soprattutto quelli della disperazione),
  • lei che mi diceva che non si devono lasciare veleni sul comodino di chi soffre troppo,
  • lei che era stata tentata dal suicidio,
  • lei che tutte le settimane poteva dire a se stessa: “Ne avrò ancora la forza?”,
  • lei aveva l’esperienza della debolezza.

E noi? La considerazione di Jean:

Mentre il tragico è alle porte come mai prima d’ora sulla terra, noi come mai prima d’ora, volgiamo altrove lo sguardo“.

Ancora qualche nota biografica:

La vita

Marthe Robin (1902-1981), sesta figlia di modesti contadini di Chateauneuf-de-Galaure (Drome, Francia), all’età di 16 anni é colta da un male misterioso che in poco tempo la riduce alla paralisi, fino alla morte. Totalmente paralizzata, al buio (perché ipersensibile alla luce), senza poter dormire, mangiare, bere, suo unico cibo sarà l’ostia consacrata.

Alla fine del settembre 1930 Marthe vede il Cristo che le chiede:

“Vuoi essere come me?”

Marthe risponde con l’accettazione.

Riceverà le stigmate e, da quel momento, ogni venerdì rivivrà la Passione di Cristo. Accetta di entrare nell’agonia di Cristo dal giovedì alla domenica, fino al dono delle stimmate.

Soffre anche vessazioni diaboliche. Il mercoledì sera Marta riceveva l’eucaristia. Secondo le testimonianze di numerosi sacerdoti, l’ostia sfuggiva dalle loro dita come aspirata dall’essere di Marta, che entrava subito in estasi.

Padre Finet la faceva uscire dall’estasi il giovedì mattina, affinché potesse ricevere altre visite. Il giovedì sera, Marta entrava in agonia. Nulla le era imposto. I

l Signore, ogni settimana, le proponeva di entrare nella sua Passione, per amore. Padre Finet la sentiva dapprima dire “no” alla vista di una tale prova, ma ogni volta il “no” era seguito da un “sì”; e, allora, Marta si abbandonava tutta, e senza resistenza, alle sofferenze della Passione.

Il venerdì, per due ore, la Santa Vergine si tratteneva presso di lei, ai piedi della sua croce. Poi Marta viveva la morte di Gesù, la sua discesa agli inferi e la sua risurrezione. E non ritornava in sé che la domenica o, più frequentemente, il lunedì.

Di anno in anno, Marta era condotta più profondamente nei misteri della sofferenza redentrice di Cristo e ciò fino all’abbandono più sconcertante. Negli ultimi mesi, il principe delle tenebre, vedendo la sua nemica riportare tante vittorie per la conversione delle anime, si mise a tormentarla più che mai, moltiplicando i suoi misfatti, giurando di andare sino alla fine.

Da parte sua, la Vergine sosteneva potentemente la sua “amata bambina”. Alla festa di Ognissanti del 1980, Marta fu colta da una insopportabile torsione della colonna vertebrale; poi, all’inizio del 1981, fu presa da una tosse straziante che non l’avrebbe più lasciata. Nello stesso tempo, per sua intercessione, si ottennero grandi vittorie della grazia: occorrerebbero libri e libri per raccontare tutto.

Nel 1989 é stato introdotto il processo per la sua beatificazione.

La piccola Marthe, pur al centro di fatti straordinari, volle essere sempre e soltanto una umile figlia della Chiesa. Soleva, infatti, dire: Non parlate di me, il mio compito é quello di pregare ed offrire“.
Sulle visioni della Vergine, Marthe Robin non ha mai detto molto: esperienze personali, da custodire nel cuore. E’ stata la fondatrice dei Foyers de Charité (Focolari della Carità).

I Foyers de Charité cono delle comunità di battezzati, uomini e donne, che sull’esempio dei primi cristiani mettono in comune i loro beni materiali, intellettuali e spirituali, vivono nello stesso spirito il loro impegno di realizzare la famiglia di Dio sulla terra, con Maria per Madre, sotto la guida di un sacerdote, il padre, in uno sforzo incessante di Carità tra di loro, e portano nella loro vita di preghiera e di lavoro una testimonianza di Luce, di Carità e d’Amore, secondo il grande Messaggio di Cristo Re, Profeta e Sacerdote » (P. Finet).

  • Un giorno anche la COMPAGNIA…comincerà a pensare seriamente  ad un servizio di accoglienza, in un clima di fraternità e di silenzio, per quanti desiderano sperimentare realmente un autentico incontro con Dio, nell’ascolto della Sua Parola e nell’esercizio della preghiera, in ordine ad una donazione più totale a Cristo, nella Chiesa e per la salvezza dell’uomo.
  • Già ci sono persone anche su questo sito che “offrono” la sofferenza nel silenzio e nel nascondimento. Un piccolo focolare. Ma è acceso  e richiede solo di essere alimentato.

TESTIMONIANZE

  • “Ho assistito due volte alla sua passione, un venerdì pomeriggio, per venti minuti circa, in ginocchio, ai piedi del suo letto, con padre Finet, nel giro di venti anni… Ho visto, era tutta bianca e gemeva secondo un ritmo che era pressappoco quello del cuore, con grida a volte più forti, a volte più flebili; a lato degli occhi, lungo la piega delle guance in direzione della gola – Marta era distesa – c’erano due tracce di sangue misto a un liquido acquoso, più che acquoso, piuttosto grumoso, poiché rimaneva mescolato al sangue. Padre Finet con una lampadina a dinamo, che accendeva con il pollice, rischiarava il suo corpo.
  • Conoscevamo Marta soltanto attraverso le visite. I suoi scritti erano rimasti completamente nascosti. L’unico scritto noto era il testo fondamentale dei Focolari di Carità (inserito tra due testi sui sacerdoti, di cui una parte è stata musicata dal Focolare di Tressaint).”
  • “I miei sacerdoti, i miei sacerdoti, dammi tutto per loro. Mia Madre e io li amiamo tanto. Dammi tutte le tue sofferenze, tutte quelle che tu soffri in questo momento, tutte quelle in cui vuole immergerti il mio Amore; dammi il tuo isolamento e la tua solitudine, e la solitudine in cui Io ti metto; tutto e senza sosta per i miei sacerdoti. Offriti al Padre con me, per loro; non temere di dover soffrire troppo per i miei sacerdoti; essi hanno un bisogno così reale di tutto ciò che sto per fare in te a loro vantaggio…”.

“Ho compreso veramente che Marta era per me una sorella quando una volta, mentre stavo per lasciarla, mi chiese di baciarla. Le diedi un bacio sulla fronte e sentii sulle labbra la corona di spine: ciò mi impressionò molto.”

Fr. Ephraim, Marta Robin “Amare o morire”, Edizioni Devoniane, Roma, 1993, 32.33.74.148-150


 

Cara Silvia, la tua testimonianza “Eucaristica” è sempre commovente:

 

 

Parola e Pane sono un dono indicibile e …

 

 

 

 

la gioia dentro vuole essere condivisa.

 

In questi giorni abbiamo parlato di Marthe Robin, la mistica francese che, stigmatizzata, per decenni è vissuta senza mangiare, bere, dormire…ma solo di Eucaristia. Ciò significa che, dietro il Mistero c’è la Sostanza e, in questo caso assistiamo a un’anticipazione della vita futura che del resto è già cominciata.

 

Ma qui non si tratta di condividere emozioni psicologiche ma una vera Conoscenza che è Persona: “Fatelo in memoria di me”.

 

Jean Guitton che ho ripetutamente citato, riferendosi alla mistica così scrive: “Parlandone con Marthe, che riceveva con grande simpatia i “peccatori”, ho capito meglio che ci sono due modi di conoscere: l’esperienza nel senso volgare della parola, e l’atto del pensiero e dell’amore con cui si coglie l’essenza. Durante le confidenze di una prostituta, Marthe prendeva su di sé il castigo, il dolore immanente della colpa. Conosceva la colpa meglio di chi l’aveva commessa.

 

  • Lei, che aveva percorso in tutti i sensi l’universo della tentazione,

  • che conosceva i fremiti (soprattutto quelli della disperazione),

  • lei che mi diceva che non si dovevano lasciare veleni sul tavolino da notte di chi soffre troppo,

  • lei che era stata tentata dal suicidio,

  • lei che tutte le settimane poteva dire a se stessa: “Ne avrò ancora la forza?”,

  • lei aveva l’esperienza della debolezza”.

 

Il vissuto di Marta diventa anche nostra nella misura in cui accettiamo di essere “ospitati” da Colui che trasforma la nostra debolezza in capacità di “ospitare” il dolore degl’altri.

 

Scrive ancora Guitton: “Nelle conversazioni con Marthe si parlava di tutto e di niente: delle fatiche del lavoro agricolo, di allevamento, della vendita del vitello; del ritardo della primavera, della grandine; più spesso di malattie, di visite dal medico, di ricette contadine; e soprattutto di casi disperati; lei ascoltava e dava speranza. Con i grandi di questo mondo parlava di politica, di politica spicciola e di alta politica; con i sacerdoti e i religiosi parlava di casi di coscienza; con i vescovi parlava della Chiesa. Marthe riceveva un analfabeta come un principe”.

 

Questi sono i poteri dell’Eucaristia: legare la nostra esistenza alla salvezza degli altri.: “Era una battaglia, nella quale lei si trovava in prima linea. E nella quale – come ho già detto e come lei pensava -poteva anche trovarsi impegnata da sola, offrendo solo se stessa in espiazione”.

 

Buona Eucaristia!

 

 

 

Angelo4210                                          Inviato: 28/01/2007 9.54

 

“Nella sua preghiera silenziosa, come nel suo Atto d’abbandono, era già espresso il suo fiat, questo sì di tutto il suo essere portato verso l’Amore:
<< IL MIO IO SEI TU. LA MIA VITA SIA LA RIPRODUZIONE PERFETTA E INCESSANTE DELLA TUA VITA>>.
“La giornata del 1. ottobre fu come una preparazione della passione in un vero tormento di sofferenze, di cui lascerà questa testimonianza:
<< Quanto mi avete fatto male. mio Dio! Vi amo! Abbiate pietà di me! ho male nell’anima, nel cuore, nel corpo; la mia povera testa sembra rotta. Non so più niente, se non soffrire. Sento in me una tale stanchezza; il dolore grida così forte. E non c’è nessuno, nessuno per aiutarmi! Sono all’estremo delle mie forze. Non finirà dunque mai il dolore quaggiù? Quando ha straziato il corpo e il cuore, strazia l’anima.
Oh, mio Amore crocifisso! Voi m’insegnate giorno per giorno a dimenticarmi. Mio Dio, vi amo; abbiate pietà di me! Quando verrò, Dio mio, nella terra dei viventi? Gesù, sostenetemi!
Ma io so. Per vincere bisogna saper soffrire. Il dolore è la leva che solleva la terra. [Perchè] il Dio che affligge è anche il Dio che consola.
Non è un peso, ma piuttosto un altare. Niente è più bello davanti a Dio che l’oblazione di se stessi quando si soffre.
Con tutta la mia anima dolente, con tutto il mio cuore straziato, il mio corpo torturato dalle sofferenze, gli occhi accecati dalle lacrime, bacio amorosamente la vostra mano, mio Dio>>.

 

 

 


 

m-silvia2                                      Inviato: 03/02/2007 1.48

Cara Silvia, 
                        non sapendo come reagire, ho copiato la tua notizia  e l’ho  incollata sul sito di San Riccardo il quale prega per noi ma è contento se preghiamo CON lui.  Naturalmente lui può fare la voce grossa perchè ha le carte in regola.
La battaglia continua ed i Silenziosi Oranti Solidali ti seguono.
Ti consoli il Volto Santo.
Santa Sindone

Grazie.

Mio marito è stato dimesso ieri sera. Dimissione temporanea: “Probabile sincope vaso-vagale. Atrofia cerebrale. Stenosi canale cervicale. Accertamenti in corso”.
Continuerà accertamenti in “post degenza”.
Accettare. Offrire: Pregare.
Magari solo per andare avanti, fin che Lui vuole.