PAMPURI & MICHELI DUE MEDICI DEL ‘900 – Angelo Nocent

martedì, 21 ottobre 2008

Micheli - Pampuri
 
ERMINIO (RICCARDO)PAMPURI – PIERLUIGI MICHELI 

Appunti di Angelo Nocent

 “Trattava l’ammalato come se fosse Cristo, e l’ammalato si sentiva trattato  con  una attenzione, una considerazione, una stima, una comprensione incredibili. E lui faceva il suo mestiere. In questa sua azione cerca una compagnia perché – dice alla sorella – “io invece sono pigro e rischio di ridurre Cristo alla mia misura, a quello che riesco a fare. Beata te sorella che hai una compagnia che ti riaddita sempre Cristo così come è “. (Dr. Adriano Rusconi)

IL PRIMATO DELLA PAROLA

San Riccardo Pampuri xyFra Riccardo Pampuri 05 militare al fronteIl Pampuri è un giovane che crede nel primato della Parola. Perfino in guerra, quando c’è un attimo di calma, si aggrappa al Vangelo, alle lettere degli Apostoli e all’Imitazione di Cristo che ne è il commento tascabile. Questi libretti poco ingombranti li porta sempre con se perché gli sono di conforto e di sostegno.

In un taccuino di appunti per gli esercizi spirituali scrive a se stesso:

“ Ritorna quindi a rileggere gli Evangeli, il Catechismo, l’Imitazione di Cristo, così semplici e così ripieni della sapienza divina; leggili e meditali, e prega soprattutto con la preghiera che Iddio stesso ci ha insegnato, col Pater noster, e la luce della verità, diradatesi le nebbie delle passioni, ritornerà a risplendere alla tua mente in tutta la sua bellezza…

Davanti al Vangelo ci sono sempre due tipi di uomini: l’uomo saggio e l’uomo sciocco. Entrambi ascoltano allo stesso modo la medesima parola. Sulle conseguenze però divergono:

  • saggezza è ascoltare e fare ciò che si è ascoltato;
  • stupidità è ritenere che basti ascoltare, capire, programmare.

All’interno della comunità dei credenti la saggezza e la stupidità sono due possibilità costanti. Gesù in Matteo 7,24-27 denuncia quasi con durezza una malattia che può colpire mortalmente ed anche di frequente il cristiano che deve farsi la casa:

  • “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
  • 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.

Spesso nell’uomo credente ma anche in una comunità religiosa si celano due anime: l’una che ascolta, riflette, discute, programma; l’altra che, paga di ciò che ha ascoltato, discusso e programmato, lo dimentica. Nel secondo caso abbiamo la casa costruita sulla sabbia.

Su questa pagina del Vangelo, che si commenta da sé, Erminio si è soffermato una vita:

  • “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano;
  • 20 accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. 21 Perché là dov`è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.
  • 22La lucerna del corpo è l`occhio; se dunque il tuo occhio è chiaro, tutto il tuo corpo sarà nella luce; 23 ma se il tuo occhio è malato, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!
  • 24 Nessuno può servire a due padroni: o odierà l`uno e amerà l`altro, o preferirà l`uno e disprezzerà l`altro: non potete servire a Dio e a mammona.
  • 25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?
  • 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un`ora sola alla sua vita?
  • 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro.
  • 30 Ora se Dio veste così l`erba del campo, che oggi c`è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede?
  • 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno.
  • 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
  • 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”

Questa, in sintesi, è la teologia del Pampuri.

RICCARDO L’UOMO DELLE AGGREGAZIONI

29 Aprile 2006 – 10:18
Così mi scriveva sul blog una certa Martayensid (una giovane laureata dalla spiccata spiritualità francescana) alla ricerca della sua vocazione:
A volte penso che se potessi dare un’occhiata alla tua camera da letto troverei alle pareti i poster di San Riccardo con la stessa devozione con cui un adolescente appende le foto di Vasco Rossi per riempire interamente il suo campo visivo. Dimmi se sbaglio?
Ti auguro una serena domenica di gioia!” (martayensid)
     
 29 Aprile 2006 – 12:25
Un altro navigante:
Voglio ringraziarti per il tempo speso per aver scritto tutto questo su S. Riccardo perché la sua è una vita che fa meditare e molto. Tanta gioia”
Anco

02 Maggio 2006 – 17:47
Carissima Marta,
                            nella mia camera da letto di san Riccardo non c’è nulla all’infuori di un piccolo calendario appeso in un angolo, pubblicato dalla Parrocchia di Trivolzio, dove sono venerate le reliquie del Santo.
E’ che su di Lui ho condotto una ricerca, peraltro non ancora pubblicata, provocata dalle attuali biografie sul Santo che mi soddisfano fino ad un certo punto, giacchè non vanno oltre gli anneddoti che sono pochi e mai strepitosi.
Mi ha sorpreso il Don Giussani che, ad un certo momento, ha additato al mondo di CL questa figura di giovane santo.
La notizia ha fatto il giro del mondo ed oggi quel paesino che non aveva neanche un locale per consumare un panino è diventata una meta di pellegrnaggi dall’Italia e dallestero e luogo di grazie e conversioni.
Se può sembrare che abbia nella testa “la stessa devozione con cui un adolescente appende le foto di Vasco Rossi per riempire interamente il suo campo visivo”, in realtà c’è molto di più realistico e gioiosamente drammatico allo stesso tempo:
1) Da un lato l’individuazione di un testimone contemporaneo che porta in sè le nostre contraddizioni e cerca faticosamente di essere “UN GIOVANE CUORE IN ASCOLTO”, come ho titolato per il momento la ricerca.
2) Dall’altro i disagio di assomigliare ben poco (al di là dei proclami) a questo serio professionista (centodieci e lode) con una carriera ben impiantata ed invidiabile, ma così capace di scelte radicali per il Vangelo.
E’ partito, universitario, come discepolo di Francesco d’Assisi, nel terz’Ordine, con il nome di fra Antonio, e s’è trovato nella San Vincenzo a far del bene ai poveri.
Questo ragazzo, orfano in tenera età prima della mamma e poi anche del papà,
  • ha animato la FUCI da universitario,
  • ha sostenuto i compagni sul fronte della prima guerra mondiale, dove un suo fratello è caduto,
  • ha fatto il medico condotto ed allo stesso tempo ha localmente impiantato e guidato l’Azione Cattolica  di cui è finito per essere anche il primo santo (è dei Fatebenefratelli l’ultimo);
  • ha promosso gli Esercizi Spirituali,
  • ha diffuso l’amore per l’Eucaristia,
  • ha sognato le Missioni,
  • ha bussato alla porta dei Gesuiti perchè voleva farsi prete,
  • ha detto di no alla figlia del Direttore dell’Ospedale di Abbiategrasso che lo voleva sposare, per seguire un’altra storia d’amore,
  • ed è finito discepolo di san Giovanni di Dio, altra figura di santo proponibile come compatrono d’Europa per avere aperto nella Chiesa un capitolo nuovo sull’ hospitalitas ossia del “farsi prossimo”.

La COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI

San Riccardo Pampuri, sedutoSi rifà a San Riccardo, proprio per la pluralità di vocazioni e carismi che lui stesso incarna come discepolo del Vangelo.

Capace di stimoli sia per i religiosi che per i laici, per i giovani come per gli adulti, per uomini e donne di tutte le latitudini, è l’uomo delle aggregazioni: l’unità nella molteplicità. Alla scuola del Maestro.
Marta, ti auguro la sua generosità nelle scelte che la vita t’impone.

E continuo a pregare anche perchè ispiri un eventuale tuo ruolo nella COMPAGNIA, pur restando dove e quella che sei, a fare ciò che fai o hai in mente di fare.

Pierluigi Micheli

PIERLUIGI MICHELI:

“Eccomi! Sono pronto alla chiamata.”

 Il dottor Pierluigi Micheli, come si dice nel bel ritratto iniziale delineato da Andrea Martano, è stato un “uomo dei semitoni“, una persona “modesta” nel senso più nobile (e purtroppo ignorato dall’ “urlato” e dall’arroganza dei nostri giorni) del termine. È stato un innamorato delle profondità ove i silenzi sono colmi di parole supreme, la superficialità è impossibile, l’ineffabile si svela.

Laggiù, senza clamore, incontrava le grandi luci che hanno guidato la sua esistenza e la sua ricerca e che ques(te pagine vo- gliono attestare. Là egli penetrava nei misteri della fede, visti come la più alta risposta alle interrogazioni della ragione. Là egli in- contrava gli “spiriti magni” del pensiero e della letteratura, a partire dall’amatissimo Dante. In quell’orizzonte non striato dalla chiac- chiera e dal rumore egli attendeva il fiorire dell’armonia musi- cale, soprattutto quella dei prediletti Bach e Mozart. In quel luogo di speranza trovava l’entusiasmo per quella professione di medico che egli visse solo come vocazione e che per questo s’intrecciò inestricabilmente con la sua vita.

C’è un po’ di emozione nel leggere le sue righe qui raccolte: sembra quasi di rompere il cerchio del suo riserbo, del suo silenzio.

Eppure è proprio questa la vera “serietà” che segna anche le pagine della sua ricerca privata a cui ora siamo ammessi. E a noi sembra, leggendole, che esse, nonostante la molteplicità dei temi, dei soggetti e dei profili che offrono, rivelino alla fine un solo volto, quello del loro autore, uomo assetato di fede e di sapienza, di verità e di bellezza. Proprio come confessava di sé ]orge Luis Borges al termine del suo zibaldone L’artefice: “Un uo- mo si propone di disegnare il mondo. Nel corso degli anni po- pola uno spazio con immagini di province, di regni, di monta- gne, di baie, di vascelli, di isole, di pesci, di case, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”.

Gianfranco Ravasi

Pierluigi Micheli medico umanista

Ogni ricordo, come dice la stessa etimologia del termine, è un “riportare al cuore”, cioè un far rivivere nell’affetto e nel sentimento una presenza che è forse stinta ma non estinta. Le pagine che ora scorreranno vogliono raggiungere proprio questa meta: desiderano riproporre dal vivo una figura amata da tante persone, la cui presenza, già prima silenziosa e discreta, dal 22 giugno 1998 esteriormente si è dissolta ma spiritualmente è ancora viva e intensa.lenzio intimo, del suo viaggio in mari sempre più vasti. Ma forse è lui stesso per primo a “smitizzare” questa esitazione con quelle gocce di umorismo e di ironia che lasciava spesso cadere nei suoi dialoghi, consapevole di quanto aveva scritto Hermann Hesse: “Ogni sublime umorismo comincia con la rinuncia del- l’uomo a prendere sul serio la propria persona”.

Dr. PIERLUIGI MICHELI – Biografia http://www.tuoblog.it/pierluigimicheli

Pierluigi Micheli

 Nel giorno dell’aggregazione all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (o.h.)

Pierluigi Micheli con ilCard. Martini e il Card. Saldarini-002

Con i vescovi milanesi

“QUEL NON SO CHE” CHIAMATO AGAPE

Quel “non so che”, chiamato da Paolo agàpe e che noi traduciamo con amore è paradossalmente l’opposto dei grandi doni: “se possiedo tutta la scienza e anche una fede da smuovere i monti, ma non ho amore, io non sono niente “ ( 13,2).

Se la santità è agàpe, ossia amore, allora un santo altro non è che un innamorato. Di chi e di che cosa avremo modo di approfondirlo in seguito.

Il significato della parola “santo” però va ulteriormente precisato. L’uso del termine nel Vecchio Testamento, riservato agli uomini, è eccezionale. In genere viene usato per gli eletti del tempo escatologico. Nella Parola neotestamentaria, l’aggettivo “santo”  viene trattato quasi come un sostantivo, sottraendolo a quella istintiva valutazione per cui si vorrebbe riferirlo solo a personalità di elevata statura morale. All’origine c’è la persuasione d’essere stati semplicemente chiamati a un’oggettiva situazione di santità.

  • Paolo ai Corinzi: “chiamati per essere santi” (1,2);
  • Pietro: “15 Di fronte a Dio che vi ha chiamati, siate come figli ubbidienti; egli è santo e anche voi siate santi in tutto quel che fate. 16 Nella Bibbia infatti è scritto: Siate santi, perché io sono santo “.( 1Pt 1,15-16)

Micheli Pierluigi con in Card. Martni - Card. Saldarini 06

“Il mondo moderno ha subìto una caduta della capacità dialettica, più grave della caduta della morale. Agnosticismo filosofico, indifferentismo religioso, relativismo morale, le varie ideologie vegetariane, animaliste, i guru e i culti esoterici, il timore di trasmettere la vita. L’uomo di oggi non vuoI più sentirsi dire che la vita è una battaglia ” (Cf. 88).

Non sembra di leggere Benedetto XVI ? Il Concilio Vaticano II nella Lumen Gentium (40) parla di “Universale vocazione alla santità nella Chiesa”. I sensi di lettura possono essere due, uno più esteso dell’altro: può indicare sia che nella Chiesa tutti i membri sono chiamati alla santità sia che tutti gli uomini sono chiamati alla santità nella Chiesa. Peguy l’ha risolta in questo modo: e rientra dalla finestra” (Pierluigi Micheli)

“Tutti i cristiani hanno la vocazione di essere santi e tutti gli altri uomini hanno la vocazionedi diventare cristiani”.

” Il PADRE NOSTRO è una preghiera corale che tutti gli uomini possono dire e che nella sua universalità non è legata a correnti di pensiero. E’ la preghiera dell’UOMO ” (f.73)

Pierluigi Micheli0007PIERLUIGI MICHELI COME LO VEDO IO 

COMPAGNIA DEI GLOBULI ROSSI…SCHIENE A DISPOSIZIONE DI DIO
  • Ci mettiamo a disposizione di Colui “che è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi…”(2 Corinti 5,15);
  • Metterci a disposizione di Cristo significa che ci lasciamo attrarre dentro il suo “per tutti”: essendo con Lui possiamo esserci davvero “per tutti”. (Benedetto XVI Messa crismale giovedì santo 2007).

Pierluigi Micheli0003

“La carità esce dalla porta e rientra dalla finestra”, così lo aveva educato la mamma.

Pierluigi Micheli

PIERLUIGI MICHELI
Quasi alla fine del suo mandato di Primario presso l’Ospedale “San Giuseppe” dei Fatebenefratelli diMilano, il Dr. Pierluigi MICHELI ha accettato l’investitura di “aggregato” all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, come prevedono gli Statuti Generali nei seguenti articoli:
“23.    La carità cristiana chiede che, per quanto di­pende da noi, facciamo partecipi persone e gruppi dei beni spirituali del nostro Ordine.
Perciò, il Superiore Generale, a nome di tutto il nostro Istituto, può aggregare all’Ordine le persone fisiche e giuridiche proposte dal Definitorio Provinciale, per renderle partecipi, in virtù della comunione dei santi, dei meriti delle buone opere che i Confratelli compiono nel­l’ apostolato ospedaliero.
Le condizioni per poter ottenere questa aggrega­zione sono le seguenti:
  • professare la fede cristiana;
  • essere di condotta esemplare per i costumi e per la vita familiare e professionale;
  • aver manifestato stima al nostro Ordine, coope­rando alle sue opere di carità in modo notevole.
24.   La Chiesa ci esorta a promuovere e favorire le opere apostoliche dei laici, secondo lo spirito del proprio istituto. Per questo, tenendo presente la varietà delle cir­costanze e secondo le diverse possibilità, ci sforzia­mo di creare e favorire le associazioni, i gruppi di volontari e i movimenti dei laici, che testimoniano Cristo specialmente con le opere di misericordia e di carità. Siamo attenti a questo, soprattutto, nei confronti dei nostri collaboratori più vicini, onde aiutarli a integrare i loro valori professionali con le qualità umane ed evangeliche che sono richieste nell’assistenza degli ammalati.
25.   Ci sono persone e gruppi, non menzionate nel numero precedente, che, animate dall’esempio di San Giovanni di Dio e dalla sua azione misericordiosa, partecipano in maniera notevole alla missione dell’Ordine.
Il Superiore Generale, su proposta del Definitorio Provinciale, esprimerà a queste persone la
gratitudine dell’Ordine, nel modo più opportuno”. (Statuti Generali -Testo Ufficiale approvato dal  Capitolo Generale Straordinario del 1997)
L’aggregazione ha, quindi, il significato di un riconoscimento da parte della Chiesa, dati i presupposti:
  • ha professato la fede cristiana;
  • Ha dimostrato una condotta esemplare per i costumi e per la vita familiare e   professionale;
  • ha manifestato stima al nostro Ordine, coope­rando alle sue opere di carità in modo    notevole.
In altre parole, possiamo dire che la sua vita è stata letta e riconosciuta come una interpretazione fedele ed autentica dello “spiritum hospitalitatis”, ossia del carisma peculiare che la Chiesa  riconosce ai discepoli dell’apostolo di Granada san Giovanni di Dio, patrono universale dei malati e degli operatori  sanitari.
Egli ha vissuto il carisma dell’hospitalitas da “Christifidelis laicus”, ossia di  discepolo del Signore che ha portato a maturazione il suo battesimo nello status di persona  coniugata ed esercitando la professione-vocazione di medico.
Che di vocazione si tratti è lui stesso ad ammetterlo:
“Chiunque sia chiamato ad assistere malati guarda a Cristo come esempio deve imitarlo nella discretio e nella misericordia. L’etica del medico non è tanto nell’atto di sanare quanto nel gesto di carità; la dignità è data dal sigillo del divino; l’arte medica deve essere ritenuta come  coinvolgimento totale, come operazione caritativa che, per noi che la leggiamo in linguaggio  cristiano, vuoI dire vedere in ogni ammalato l’immagine di Cristo.
Infatti Pierluigi aveva già affermato che “l’orizzonte della medicina, dell’ars medica, se nonviene ridotto a coordinate puramente tecnico-strumentali e non si dimentica l’umano, l’etico,lo spirituale, è veramente grandioso. Diceva Platone che chi insegna medicina deve essere,secondo una antica immagine, l’hegoumenos che prende per mano il discepolo, aiutandolo a percorrere un tratto con sé, per lasciarlo poi proseguire sui suoi piedi con la forza delloslancio acquisito” ( Cf. 27).
“L’uomo pensa, ama, soffre, ammira, prega, tutto insieme con il suo cervello, con tutti i suoiorgani e con la sua anima (GarreI). La tecnica non è l’unico fattore determinante del progresso come credeva Renan. La persona umana è formata di carne (è l’Io,biologico), di intelletto (l’Io pensante), di speranza (l’Io credente).
Da questa coscienza procede che “La medicina deve occuparsi dell’uomo nella sua totalità: l’avvenire della medicina è condizionato dal concetto che si ha dell’uomo.Il colloquio del medico ricorda la confessione.lppocrate insegnava che il medico deve mortificare l’insolente, il prepotente; ristabilire l’ordine, l’isonomia; è ministro digiustizia, deve essere messaggero di speranza, di ottimismo, di certezza nell’avvenire. Sua deve essere una sacralità caritativa e poetica: litteratissimus et humanus (Flavio Biondo). Deve essere come il samaritano che reca l’olio per ottenere attraverso la guarigione del corpo e la salute la ripresa delle ordinarie occupazioni, degli affetti domestici, della socialità Cf. 108).
Nel giugno del 1978 su invito del Padre Generale vi fu un incontro dei direttori sanitari e di un gruppo dei medici dei Fatebenefratelli sul tema: “I Fatebenefratelli tra la riforma e il rinnovamento”. In questo incontro un gruppo di loro definì l’ospedale religioso un ospedale configurato nella stretta osservanza dei principi cattolici, pur nella funzione pubblica del servizio.
“…Ma preferirei dire che l’ospedale religioso è un luogo di evangelizzazione. Evangelizzare vuoI dire vedere problemi quotidiani con la lampada del Vangelo, vuoI dire vedere nel malato l’uomo condividendo con lui le sue sofferenze, le sue preoccupazioni, suoi rimpianti, le sue speranze “ ( Cf. senza numero).

Hospitalitas

“Hospitalitas:

  • la grande tradizione, nata nella Chiesa quale e espressione del suo amore per l’uomo.” (40)
  • La Chiesa “profezia di speranza”…(21)
  • Una comunità ospitale che “SI PRENDE CURA” …(22)

“Affinché la presenza delle istituzioni sanitarie cattoliche possa esercitare un influsso positivo sulla comunità ecclesiale e sulla società, occorre che vengano compiuti alcuni passi. Il primo porta le istituzioni a SUPERARE L’ISOLAMENTO, rendendole sempre più visibili nella comunità ecclesiale.

La popolazione del territorio deve poter riconoscere in esse un punto di riferimento, uno strumento di sensibilizzazione ai problemi della salute, della morte, della vecchiaia e della disabilità.

Ciò costituisce il compito carismatico dei religiosi che le gestiscono: la missione loro affidata di servire i malati e di promuovere la salute appartiene a tutta la Chiesa. A loro incombe il dovere di aiutare la comunità ecclesiale a diventarne maggiormente consapevole. “(42)

Conferenza Episcopale Italiana: PREDICATE IL VANGELO E CURATE I MALATI

Fra Raimondo Fabello o.h. - Il sorriso che viene dall'anima

Fra Raimondo Fabello o. h.

PERCHE’ IL RICORDO DIVENTI FUTURO

Nessuno dubita che la vita religiosa di ogni tempo sia costituita da brave persone. Il guaio è che molti finiscono senza accorgersene sul binario morto e da lì non si muovono.

fra_raimondo

Torno subito…

Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Hai vissuto in un modo che ora tu sei l’unico a sorridere mentre ognuno intorno a te ha il magone.

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