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PIERLUIGI MARCHESI STORIA DI UNA MIOPIA – Angelo Nocent

IN PUNTA DI PIEDI VERSO IL CAPITOLO GENERALE 2012

CHIAMATI A TRASFIGURARE IL MONDO SOTTO IL SEGNO DELLO SPIRITO

Ogni discepolo di Gesù (uomo pneumatico) è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza-liberazione-dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare” (1 Cor 2,9).

Se uno oggi mi desse dello “schizofrenico” non mi offenderei perché non mi sentirei isolato: sarei uno dei tanti in circolazione. Con una differenza: molti non sanno di esserlo. E, in questo momento mi riferisco proprio a certi cultori della “umanizzazione”.

Il termine, coniato dallo psichiatra svizzero Eugen Bleuler nel 1908, deriva dal greco σχίζω (schizo, divido) e φρενός (phrenos, cervello), ‘mente divisa’. Il termine proposto da Bleuler sostituì quello ottocentesco di Dementia Praecox, proposto da Emil Kraepelin.

Nessuno si offenda perché non c’è motivo. Lo so bene che in campo psichiatrico il termine assume una connotazione ben precisa. Ma a chi dovesse stralunare gl’occhi, richiamo la folgorante intuizione di San Paolo, scientificamente indimostrabile: in noi 

  • c’e l’uomo psichico,
  • c’è l’uomo pneumatico.

Leggendo la prima lettera ai Corinzi sembra che Paolo abbia scoperto come funziona questo “due in uno” della mente.

Dunque, “SCHIZO-FRENICO”. Lo capissero gli psico-analisti!

Leggendo la prefazione a “OSPITARE L’ UOMO –  Vita di Fra Pierluigi Marchesi – Ed. Ancora”  appena edita, apprendo dal Provinciale Fra Giampietro Luzzato che quello dell’ “umanizzazione”  “prima che lui ne parlasse, era un termine sconosciuto“.

Che non sia vero l’ho dimostrato in più circostanze e qui lo riconfermo,  limitandomi a riprodurre la copertina di un volume di 400 pagine, scritto da un medico, LUIGI ORESTE SPECIANI –  edito da Mursia nel 1976, due edizioni tra febbraio ed aprile di quell’anno. Vogliamo riconoscergli una briciola di merito andando a far scorrere almeno l’ INDICE della sua fatica?

Nella mia libreria figura e l’ho pagato 2 Euro su una bancarella nei pressi della Stazione Ferroviaria  di Lambrate. E’ a disposizione di chi ne fosse interessato.

Mi chiedo, sconfortato, come si possa pensare che la salvezza dell’ Ordine Ospedaliero sia legata a questa sbandierata teorizzazione, quando si dispone della Bibbia, il più grande trattato-capolavoro sull’Ospitalità che mai sia stato concepito ?

Amo cucinare e qualche volta  faccio anch’io ricorso ai libri. L’antologia del Marchesi è una specie di “ricettario di cucina“. Può stimolare la fantasia, a condizione che la si prenda per quello che è. Tutti sanno che non bastano le ricette a creare uno chef. Tantomeno per fare di un operatore sanitario un esperto in “umanità”. Bene: la BIBBIA è tutto, meno che un ricettario.

Che il tema dell’umanizzazione fosse oggetto di riflessione da antica data, lo dimostra anche questo libro, un contributo stimolante e preparatorio al Concilio Vaticano II, di cui l’autore, il Card. Leo Suenens, Primate del Belgio, sarà  tra le più forti voci progressiste dell’Assise Cattolica.  Fu lui a sottolineare  l’urgenza di adattare la Chiesa al mondo moderno e la necessità di una collaborazione con le Chiese protestanti ed ortodosse, specialmente nel campo sociale e umanitario, per la soluzione dei problemi della società moderna.

L’imprimatur risale al 3 ottobre 1956. Allora l’autore era ancora Vesco Ausiliare di Malines e il futuro Paolo VI era l’Arcivescovo Giovanni Battista Montini di Milano, curatore della prefazione.

E’ interessante notare la citazione evangelica sotto il titolo: “L’uomo non divida ciò che Dio ha unito” (Matteo 19, 6). E’ un nuovo tassello che viene a indebolire la tesi del primato. Ma ciò che mi stupisce è altro: non riesco a comprendere come mai questo libro “allarmante” e profetico, alla seconda edizione, che trasmetteva “il coraggio di sperare“,  fosse sul mio tavolo, oggetto delle mie riflessioni già alla fine degli anni sessanta e sconosciuto a coloro che occupavano la scena in posti di responsabilità. Ma dov’erano? Di cosa si occupavano? A cosa pensavano?

Non lo avevo mai saputo e lo apprendo ora – e ne comprendo la preoccuopazione – che “A causa di questa idea, rivoluzionaria per i tempi ma assolutamente importante, [P. Marchesi] ebbe non pochi problemi, alcune contestazioni arrivarono anche dagli ambienti ecclesiastici, per timore che il concetto si potesse opporre a quello dell’evangelizzazione; ma il pensiero di rendere più umana la medicina, la cura e l’assistenza veniva a Fra Marchesi proprio dallo spirito del Vangelo vissuto nella linea di San Giovanni di Dio“.

 Più che rivoluzionaria, era un’idea o, meglio, una miopia. Che il Padre avesse le migliori intenzioni  di questo mondo, non ho motivo di dubitare, ma, non trattandosi di dogmi, credo sia legittimo dissentire o almeno obiettare. Perciò, deciso come sono ormai a farmi del male da solo ed a crearmi nemici da ogni parte, nel mio masochismo, torno ad affrontare il tema.

Comincio dal titolo: più che di STORIA E UTOPIA, sarei propenso ad affermare che si tratti di STORIA DI UNA MIOPIA. La spiegazione è nel seguito.  

Tempo fa ho preso parte a un convegno pomeridiano sull’argomento. Erano presenti medici e altri operatori sanitari ma anche religiosi, alcuni importanti.

Se devo essere sincero, non ero entusiasta di andarci e ho tentennato fino all’ultimo momento, quasi per un presentimento che non sarebbe finita bene. Alla fine mi son detto: se non partecipo adesso che si parla di questi argomenti, quando mai devo farlo?

Terminate le relazioni, la parola è passata agli uditori. Avrei potuto starmene zitto al mio posto e, forse avrei fatto meglio. Ma non ho resistito perchè  qualche volta – P. Marchesi lo insegna –  è doveroso esporsi, a costo di essere compatiti, derisi e messi da parte.

Ho esordito pressapoco con queste parole: vorrei che fosse soltanto mio il pregiudizio verso questo benedetto tema della UMANIZZAZIONE, ormai cavallo di battaglia dell’Ordine. Solo che, cercando di approfondire l’argomento, da tempo mi sono imbattuto in considerazioni biblico-teologiche che mi sembrano molto assenti o solo vagamente accennate sia nell’Antologia del Padre Marchesi che negli scritti successivi dei Priori Generali.

Ora, a quel Fra Pierluigi, esploratore solitario che, sondando il pianeta “ospitalità”, in un certo momento storico ha intravisto nella umanizzazione una specie di rete idrica che, se ben incanalata e distribuita, avrebbe potuto rendere fertile il continente-sanità in via di desertificazione, va tolto tanto di cappello.

Ma guai a ostinarsi e intestardirsi in un’idea che può aver subìto l ’usura del tempo [vedi l’elenco riportato sotto] e trasformare questo concetto suggestivo quasi in un dogma, in tempi in cui non si è ben disposti nemmeno verso quelli pronunciati ex cathedra. Tanto più che qualche teologo arriva a dire che questa umanizzazione, ricorrente in ogni secolo della Chiesa, rischia di essere una bella ERESIA perché è la negazione dello Spirito Santo che è il Vangelo, pienamente operante nel mondo.

In un intervento è difficile dire tutto, bene, concisamente e magari documentare. Così gli altri, di ciò che andavo affermando hanno capito quello che hanno potuto. Ed io ho sperimentato e sperimento tutt’ora il freddo, il gelo per quella mia “profanazione del tempio”.

Naturalmente questa insolita presa di posizione ha messo tanti in fibrillazione: “cosa va dicendo!”. Al mio è seguito l’intervento di un medico stimato, di un professionista della politica che, avevendo fatto il ginnasio in seminario e conosciuto il bresciano Prof. Gianmancheri, si riteneva un competente in materia. Poi un altro…Infine è toccato a un teologo dire la sua…

Ognuno,  a suo modo, mi ha dimostrato che, praticamente, non sapevo quello che dicevo. Pace!

Avrei voluto aggiungere – ma non ne avevo il tempo – che anche Giovanni Paolo II talvolta ha usato questo termine e proprio all’Isola Tiberina, ma non si è mai sognato di scrivere un’enciclica.

Ed il successore ha scritto la    “Deus caritas est “,  infilandoci dentro anche San Giovanni di Dio, ma in altri termini: “Nel confronto « faccia a faccia » con quel Dio che è Amore, il monaco avverte l’esigenza impellente di trasformare in servizio del prossimo, oltre che di Dio, tutta la propria vita. Si spiegano così le grandi strutture di accoglienza, di ricovero e di cura sorte accanto ai monasteri.

Si spiegano pure le ingenti iniziative di promozione umana e di formazione cristiana, destinate innanzitutto ai più poveri, di cui si sono fatti carico dapprima gli Ordini monastici e mendicanti e poi i vari Istituti religiosi maschili e femminili, lungo tutta la storia della Chiesa. Figure di Santi come Francesco d’Assisi, Ignazio di Loyola, Giovanni di Dio, Camillo de Lellis, Vincenzo de’ Paoli, Luisa de Marillac, Giuseppe B. Cottolengo, Giovanni Bosco, Luigi Orione, Teresa di Calcutta — per fare solo alcuni nomi — rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I santi sono i veri portatori di luce all’interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore”.  

Ciò che non ho potuto riferire allora provo a dirlo ora, ossia che non sono qui ad insegnare a nessuno ma solo a mettere in evidenza ciò che io stesso ho riscontrato attraverso lo studio dell’argomento. Tanto per dire che non mi muovo partendo da pregiudizi e riserve nei confronti del Padre Marchesi, oggi come oggi, troverei più efficace che si mettesse in circolazione quello che io ho chiamato il suo TESTAMENTO SPIRITUALE: “vedi…villa fiorita-marchesi-ospitalità “.

Ritengo che vi siano buone ragioni per far luce sul concetto di umanizzazione se lo si vuol tenere in auge, giacché lo si trova ormai bistrattato, stravolto e malinteso non solo nell’ambiente sanitario pubblico e privato ma anche in altri contesti. Porto un esempio che mi sarebbe stato utile citare al convegno ma che non avevo in borsa. Questi sono gli esiti, dopo una ricerca superficiale sui significati di umanizzazione in internet:

  1. UMANIZZARE LA RETE AUTOSTRADALE
  2. UMANIZZARE GLI ANIMALI
  3. UMANIZZARE GLI ORIZZONTI
  4. UMANIZZARE I CANI
  5. UMANIZZARE I PRODOTTI
  6. UMANIZZARE I RAPPORTI
  7. UMANIZZARE I SIMBOLI
  8. UMANIZZARE I TOPI O TOPARE GLI UOMINI?
  9. UMANIZZARE I VEICOLI SPAZIALI
  10. UMANIZZARE I VOLTI DEI GIOCATTOLI
  11. UMANIZZARE IL BIBERON
  12. UMANIZZARE IL CARCERE
  13. UMANIZZARE IL LAVORO DELLE DONNE
  14. UMANIZZARE IL LAVORO
  15. UMANIZZARE IL LAVORO IN MARE
  16. UMANIZZARE IL MERCATO
  17. UMANIZZARE IL MONDO
  18. UMANIZZARE IL MONDO INDUSTRIALE
  19. UMANIZZARE IL MORIRE
  20. UMANIZZARE IL PIANETA
  21. UMANIZZARE LA CITTA’
  22. UMANIZZARE LA DEGENZA
  23. UMANIZZARE LA GLOBALIZZAZIONE
  24. UMANIZZARE LA MEDICINA
  25. UMANIZZARE LA RELIGIONE
  26. UMANIZZARE LA SALUTE
  27. UMANIZZARE LA SESSUALITA’
  28. UMANIZZARE LA TECNOLOGIA
  29. UMANIZZARE LA TERRA
  30. UMANIZZARE LA VITA
  31. UMANIZZARE L’ASSISTENZA
  32. UMANIZZARE LE CURE
  33. UMANIZZARE LE ORGANIZZAZIONI
  34. UMANIZZARE L’ECONOMIA
  35. UMANIZZARE LO SVILUPPPO
  36. UMANIZZARE L’OSPEDALE
  37. UMANIZZARE L’HABITAT

Chissà quanti altri UMANIZZARE mi saranno passati sotto il naso…

Buon segno?

Umanizzare i cani, il biberon…non sono che esempi eclatanti di un termine abusato e, quindi, da usare con cautela.

L’UMANIZZAZIONE malintesa, come sta accadendo, più che una PROFEZIA, può stare sulla scena come una ERESIA che ciclicamente si ripresenta in ogni epoca della storia della Chiesa con tante buone intenzioni ma rivelandosi, alla fine, come la negazione dello SPIRITO SANTO che vi opera in essa.

E un peccato contro lo Spirito è cosa sera!

Sololo che questa storia non me la sono inventata, non è una mia panzana.

Sentite cosa andava scrivendo qualche decennio fa il gesuita P. De Gasperis, per anni al Biblico di Gerusalemme e che anche il Card. Martini cita in una sua lettera pastorale proroprio su questo argomento. Ormai ottantenne, tiene ancora oggi esercizi spirituali strabilianti proprio al clero romano.

” Essi – scive – [riferendosi agli uomini laici]  partono dalla consapevolezza che,

  • mentre la sapienza psichica di questo mondo (1Cor 2,6), (laica non necessariamente nel senso di laicistica) lavora, con la sincerità di cui è capace, per la umanizzazione del mondo al fine di liberare l’uomo,

  • il discepolo di Gesù (l’uomo pneumatico) è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza-liberazione-dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare (1 Cor 2,9).

  • L’uomo psichico è giunto a concepire che si può liberare l’uomo, mediante la umanizzazione del mondo, della società, delle sue strutture, delle relazioni sociali e internazionali;

  • Lo Spirito insegna a discernere e a non confondere (1Tess. 5,19-22): non un mondo più umano può davvero liberare l’uomo, ma solamente uomini diventati figli di Dio nel Figlio unico possono liberare il mondo.

  • Essi credono che non c’è da attendere che il mondo -società, stati, famiglie, ambienti, comunità, ospedali – sia disinquinato, per cominciare a vivere da uomini. Lo Spirito di Dio dà forza per cominciare oggi a vivere da figli di Dio, dovunque ci si trovi (Lc 10, 28-37).

  • “Il cristiano maturo ricorda quanti mali sono derivati, nella storia, all’umanità, alla chiesa, dalla confusione della psiche e dello Spirito, delle parole di Spirito con le parole di sapienza umana, delle imprese destinate alla “polis” degli uomini e di quelle concernenti la Chiesa di Dio, Sposa di Gesù”

  • La confusione tra discorso ecclesiale e discorso sociale e politico, non solo ha sciupato delle portate squisite, offrendole a dei convitati che avevano bisogno di un cibo diverso (Mt 7,6), ma spesso ha impoverito e reso esangue il cibo spirituale, di cui aveva bisogno la comunità cristiana.

  • Così una carità indiscreta, anche se generosa e con le migliori intenzioni, confondendo il cibo che perisce con quello che dura per la vita eterna (Gv 6, 26-27. 30-35. 41.48-51) e l’acqua che non estingue la sete con quella che disseta per la vita eterna (Gv 4,13-14), ha costretto i figli a cibarsi delle briciole dei cagnolini (Mt 15,27-27; Mc 7,27-28. Quelle cose bisognava fare, senza omettere queste (Mt 23,23)

  • L’integralismo “spiritualistico” è una negazione della libertà e della grazia -e perciò dello Spirito e del Nuovo Testamento – non meno di quanto lo sia l’antropocentrismo riduzionista, psichico e carnale. La confusione tra l’ambizione umana di liberazione dell’umanità e il disegno divino di liberazione-redenzione dell’uomo e del mondo fa ingiustizia ad ambedue i progetti e, in definitiva, all’uomo.

  • Mentre lascia gli uomini lavorare laicamente, con la sincerità di cui sono capaci, per l’umanizzazione del mondo al fine di liberar l’uomo, e anzi partecipando egli pure a questo compito, secondo la sua conoscenza (1 Pt 3,7) e le sue forze, il discepolo di Gesù è messo a parte dallo Spirito di Dio di un progetto di salvezza-liberazione-dell’uomo, che è propriamente divino, e che nessun occhio, né orecchio, né cuore “laico” può mai arrivare a sospettare e ad apprezzare (1Cor 2,9)

  • L’operazione salvifica di Dio, infatti, non intralcia l’opera di liberazione di sé che l’umanità intraprende “a misura d’uomo”. La formula del progetto redentivo divino di liberazione trascende totalmente, senza contraddirlo o disprezzarlo, lo sforzo di liberazione umana. Essa può esprimersi così: liberare il mondo, divinizzare l’uomo.

  • La sapienza psichica spinge gli uomini a operare sul mondo per umanizzarlo, e così liberare l’umanità. Lo Spirito divino opera sull’uomo, sui singoli uomini – chè si nasce dallo Spirito solamente nella libertà – per liberare il mondo.

  • A livello psichico risulta l’esistenza di un’umanità resa schiava da sistemi, istituzioni, logiche, strutture, mondi…agenti di schiavitù. Lo Spirito di Dio dà occhi nuovi (Ef 1,17-18) per riconoscere quanto l’intera creazione sia privata del suo senso, e resa perciò schiava, dal peccato dell’uomo, singoli e collettività.

  • Lungi dall’essere in grado di diventare umanizzatore del mondo, l’uomo, nella misura in cui è peccatore, fa crescere a dismisura intorno a sé l’inquinamento del creato, che a sua volta accresce sempre più l’alienazione dell’uomo. Questo diabolico circolo di insignificanza è rilevabile, fino a un certo punto, anche a livello psichico e socio-politico, ma le sue vere , ultime radici rimangono nascoste a chi non si lascia istruire nella fede dalla Parola e dallo Spirito (Ef 2,1-13).

  • Nei momenti di esaltazione individualistica, essa crede di poter affidare il compito ad un singolo uomo ideale, all’eroe, al profeta laico, al saggio, al capo…(1 Cor 1,20). Nei tempi di illusione collettiva, essa crede di riconoscere l’artefice di questo ambizioso progetto nel gruppo puro; nella “sacra” classe operaia; nella “santa chiesa” dei poveri, degli emarginati e degli oppressi sociali….

Alcuni cristiani giungono oggi – come è già avvenuto più volte nei secoli passati – a rifiutare e a considerare come formulazioni disprezzabili e nocive quelle che asseriscono che il progetto di Dio sul mondo, e dunque la sua salvezza, è la gratuita divinizzazione dell’uomo, per opera dello Spirito Santo.

 Chi ama interpretare il messaggio cristiano, riducendolo tutto alla “umanizzazione dell’uomo e del mondo”, pensa di avere trovato una formulazione dell’evangelo più consona all’ “uomo di oggi”, il quale non nutrirebbe più alcuna seria aspirazione a diventare Dio.

 In questa lettura dell’evangelo, Gesù sarebbe, per eccellenza, l’Uomo umanizzatore dell’umanità.

Contentarsi(!) di una tale riduzione è in realtà:

  • disperare dell’evangelo di Dio;
  • che equivale a perdere la speranza di essere perfetti come lo è Dio:
  •  “48 Siate dunque perfetti, così com’è perfetto il Padre vostro che è in cielo” (Mt. 5,48).
  • “36 Siate anche voi pieni di bontà, così come Dio, vostro Padre, è pieno di bontà.” (Lc.6,36)
  • “15 Non seguite più i desideri di un tempo, di quando eravate nell’ignoranza. Di fronte a Dio che vi ha chiamati, siate come figli ubbidienti; egli è santo e anche voi siate santi in tutto quel che fate.
  • 16 Nella Bibbia infatti è scritto: Siate santi, perché io sono santo.
  • 17 Quando pregate Dio, voi lo chiamate Padre. Egli giudica tutti con lo stesso metro, ciascuno secondo le sue opere. Perciò nel tempo che dovete passare in questo mondo, comportatevi con grande rispetto verso di.” (1 Pt.1,15-16)

“ 3 Come Cristo è puro, tutti quelli che fondano in lui la loro speranza si purificano dal male.”(! Gv.3,3)

  • disperare di quella gioia che nessuno può toglierci, e che è la gioia specificamente cristiana :
  • 22 Anche voi ora siete tristi, ma io vi rivedrò, e voi vi rallegrerete, e nessuno vi toglierà la vostra gioia.
  • 23 Quando quel giorno verrà, non mi farete più nessuna domanda. «Io vi assicuro che il Padre vi darà tutto quel che gli domanderete nel mio nome. “(Gv. 16,22-23)
  • quella gioia che ci permette di vivere e di operare al di là degli orizzonti e della dialettica del piacere e del dovere:

  • 1 Poi Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando.
  • 2 Qui viveva un certo Zaccheo. Era un capo degli agenti delle tasse ed era molto ricco.
  • 3 Desiderava però vedere chi fosse Gesù, ma non ci riusciva: c’era troppa gente attorno a Gesù e lui era troppo piccolo.
  • 4 Allora corse un po’ avanti e si arrampicò sopra un albero in un punto dove Gesù doveva passare: sperava così di poterlo vedere.
  • 5 Quando arrivò in quel punto, Gesù guardò in alto e disse a Zaccheo: «Scendi in fretta, perché oggi devo fermarmi a casa tua!».
  • 6 Zaccheo scese subito dall’albero e con grande gioia accolse Gesù in casa sua.
  • 7 I presenti vedendo queste cose si misero a mormorare contro Gesù. Dicevano: «È andato ad alloggiare da uno strozzino».
  • 8 Zaccheo invece, stando davanti al Signore, gli disse:
  • – Signore, la metà dei miei beni la do ai poveri e se ho rubato a qualcuno gli rendo quel che gli ho preso quattro volte tanto».
  • 9 Allora Gesù disse a Zaccheo:
  • – Oggi la salvezza è entrata in questa casa. Anche tu sei un discendente di Abramo.
  • 10 Ora il Figlio dell’uomo è venuto proprio a cercare e a salvare quelli che erano perduti.“ (Lc. 19,1-10)
  • 52 I suoi discepoli lo adorarono. Poi tornarono verso Gerusalemme, pieni di gioia.
  • 53 E stavano sempre nel tempio lodando e ringraziando Dio.” (Lc.24,52-53)

“25 Verso mezzanotte Paolo e Sila pregavano e cantavano inni di lode a Dio. Gli altri carcerati stavano ad ascoltare. “(At. 16,25.34)

 Un cristiano che si mettesse in mente, da cristiano, di spostare l’orizzonte della speranza e dell’impegno degli uomini dalla loro divinizzazione alla loro umanizzazione, è come se negasse e rifiutasse che l’uomo sia chiamato a fare di Dio quella esperienza diretta, immediata e trasformante che Gesù risorto e asceso al cielo ci partecipa donandoci lo Spirito:

“ 32 «Questo Gesù, Dio lo ha fatto risorgere, e noi tutti ne siamo testimoni. 33 Egli è stato innalzato accanto a Dio e ha ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che era stato promesso. Ora egli ci dona quello stesso Spirito come anche voi potete vedere e udire. “ (At.2,32-33)

  • Questa negazione costituisce la più grande eresia che possa attecchire tra cristiani. 
  • Essa implica la negazione del fatto che Gesù Cristo, il Verbo di Dio, è venuto in carne:
  • 1 Miei cari, se uno dice di avere lo spirito, non credetegli subito: prima, esaminatelo bene, per vedere se davvero ha lo spirito che viene da Dio. Perché molti predicatori bugiardi sono andati a predicare nel mondo.
  • 2 La prova che uno ha lo spirito di Dio è questa: se riconosce pubblicamente che Gesù è il Cristo che si è fatto uomo, ha lo spirito di Dio.
  • 3 Se non lo riconosce non ha lo spirito che viene da Dio, ma quello dell’anticristo. Voi sapete che l’anticristo deve venire: ebbene, è già nel mondo. “(1 Gv.4,1-3),
  •  e che nella carne si possa sperimentare la Gloria, la Grazia e la Verità:
  •  “14 Colui che è “la Parola” è diventato un
  • Uomo e ha vissuto in mezzo a noi uomini.
  • Noi abbiamo contemplato
  • il suo splendore divino.
  • È lo splendore
  • del Figlio unico di Dio Padre
  • pieno di grazia e di verità!

15 Giovanni aveva dichiarato:

«Dopo di me viene uno che è più grande di me, perché esisteva già prima di me». Quando vide Gesù gli rese testimonianza dicendo: «È di lui che io parlavo!».

  • 16 La ricchezza della sua grazia si è riversata su di noi, e noi tutti l’abbiamo ricevuta.
  • 17 Perché Dio ha dato la sua legge per mezzo di Mosè, ma la sua grazia e la sua verità sono venute a noi per mezzo di Gesù, il Cristo.
  • 18 Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere. (Gv.1,14-18)
  • E una negazione che equivale a negare lo Spirito Santo, o almeno il fatto che egli ci è donato davvero:

“ 5 La speranza poi non porta alla delusione, perché Dio ha messo il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci ha dato. “(Rm.5,5)

  •  E’ la negazione del Nuovo Testamento:
  •  “14 Infatti quelli che si lasciano guidare dallo Spirito di Dio sono veramente figli di Dio.
  • 15 E voi non avete ricevuto in dono uno spirito che vi rende schiavi o che vi fa di nuovo vivere nella paura davanti al peccato,alla morte e alla legge, ma avete ricevuto lo Spirito di Dio che vi fa diventare figli di Dio e vi permette di gridare “Abbà”, che vuol dire “Padre”, quando vi rivolgete a Dio.
  • 16 Perché lo stesso Spirito ci assicura che siamo figli di Dio.
  • 17 E dal momento che siamo suoi figli, parteciperemo anche dell’eredità che Dio ha promesso al suo popolo: saremo eredi insieme con Cristo perché, se soffriamo con lui, parteciperemo anche all’eredità che Dio ha promesso al suo popolo: saremo eredi insieme con Cristo perché, se soffriamo con lui, parteciperemo anche con lui alla gloria “ (Rom. 8,14-17).
  •  Donandoci il suo Figlio unico, il Padre ci ha donato tutto. (Rom.8,32). E il Figlio, donandoci lo Spirito, che procede dal Padre per mezzo di lui, ci ha aperto la sua propria condizione di figlio. Egli ci ha fatti entrare nella sua preghiera, nella sua alleanza con il Padre,
  • mediante la partecipazione consapevole alla sua Cena;
  • nella sua missione salvifica;
  • nella sua pace;
  • nel suo saluto di risorto “shalom”, che egli ci invia a trasmettere a ogni città e villaggio della terra.

Recentemente ho trovato questa paginetta del Padre Marie Dominique Chénu, grande teologo dell’Ordine di San Domenico, a proposito dell’Ordine dei Predicatori:

“Il mondo è per essi una cella e l’oceano un chiostro”. Con queste parole Matthieu de Paris, monaco (morto nel 1259; ricordiamo che san Tommaso d’Aquino risiedeva a Saint Jacques intorno al 1224) presenta i Frati Predicatori e Minori.

La parola “mondo” è collocata alla frontiera dell’umanizzazione di Dio e della divinizzazione dell’uomo, operazione doppia ed unica che si compie proprio in quello che noi chiamiamo il mondo. Il mondo è il luogo in cui si compie il progetto di Dio nell’economia del suo Regno. Tale coerenza dialettica è espressa efficacemente dalla formula: il cristiano non è “del” mondo, sebbene sia “nel’ mondo.

Se invertiamo i termini notiamo l’ambivalenza: il cristiano è “nel” mondo, sebbene non sia “del” mondo. La duplice enunciazione definisce grammaticalmente la situazione del cristiano. Sì, realmente sta “nel” mondo, non come in un alloggio senza interesse, ma come nel luogo della sua divinizzazione.

Se il nostro Dio non è percepibile se non per e nell’incarnazione, il cristiano non ha bisogno di evadere dalla sua condizione terrestre per incontrarlo; Lo incontra in questa condizione, con tutte le fragilità e le complicazioni. Una tale situazione non è evidentemente confortante; non la sopportiamo rassegnati. Consideriamola come una felice certezza, come la realizzazione omogenea del “mistero” e della sua economia.

Jacques de Vitry (morto nel. 1240), è un testimone eccellente che a sua volta riprende le parole di Matthieu de Paris: “Tale Ordine di perfezione e tale chiostro aperto al mondo non sono adatti, pare, ai deboli e ai bambini”. P. M. D. Chenu (12. 03. 1989).

HA INDOSSATO IL VESTITO DI ADAMO

“O Cristo ti sei rivestito dell’intero Adamo illuminando la natura un tempo oscurata e trasfigurandoti l’hai divinizzata”.

La strofa di questo Inno della Chiesa Ortodossa per la festa della Trasfigurazione sintetizza in maniera, a dir poco splendente e folgorante, il senso più profondo della missione del Signore Gesù, salvatore del mondo.

«Cur Deus Homo», cioè, «Perchè Dio si è fatto Uomo» è la domanda che si poneva il grande sant’Anselmo d’Aosta per illustrare come l’assoluta santità e trascendenza di Dio non sono in contrasto con la piena umanità del Figlio e la sua umiliazione fino alla morte di Croce.

Anzi, è proprio la condiscendenza divina a mettere ancora di più in risalto, da una parte, il volto misericordioso e paterno di Dio, dall’altra la grande dignità e valore dell’uomo, della cui umanità, «dell’intero Adamo» appunto, si è Egli stesso rivestito nel Figlio Unigenito.

Siamo alle vertigini della fede! 

Cristo è il redentore dell’uomo del cosmo e della storia, attraverso la sua Incarnazione, Morte e Risurrezione, ed è nel contempo il Rivelatore, l’Epifania piena e definitiva di Dio e, in quanto Verbo eterno, svela e dona all’uomo il compimento della sua radicale vocazione: l’ammissione alla comunione e la  partecipazione alla vita stessa di Dio. (cfr. Col 1,15-18; cfr. Ef 1,34; cfr. Rom 8,29: cfr. Gv 3.16-17; cfr. I Gv 1,1-2).

UMANIZZAZIONE O DIVINIZZAZZIONE DELL’UOMO ?

Leggendo la prima lettera ai Corinzi mi son fatto l’idea che Paolo abbia scoperto come funziona il cervello. Secondo lui le cose stanno così:

  • c’e l’uomo psichico,
  • c’è l’uomo pneumatico.

Qui gli scienziati ridono. Non è che Paolo non dimostri, ma non può scientificamente dimostrarlo: 

  • “ 11 Nessuno può conoscere i pensieri segreti di un uomo: solo lo spirito, che è dentro di lui, può conoscerli. Allo stesso modo solo lo Spirito di Dio conosce i pensieri segreti di Dio.
  • 12 Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio; perciò conosciamo quel che Dio ha fatto per noi.
  • 13 E ne parliamo con parole non insegnate dalla sapienza umana, ma suggerite dallo Spirito di Dio. Così spieghiamo le verità spirituali a quelli che hanno ricevuto lo Spirito.
  • 14 Ma l’uomo che non ha ricevuto lo Spirito di Dio non è in grado di accogliere le verità che lo Spirito di Dio fa conoscere. Gli sembrano assurdità e non le può comprendere perché devono essere capite in modo spirituale.
  • 15 Chi invece ha ricevuto lo Spirito è capace di giudicare ogni cosa, ma nessuno è in grado di giudicarlo “. (1 Cor )2),11-15)

L’uomo pneumatico, “spirituale”, cioè l’uomo condotto dallo Spirito Santo, e perciò pienamente neotestamentario, giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno, dal momento che egli ha la mente (nous) stessa di Cristo :

  • “15 Chi invece ha ricevuto lo Spirito è capace di giudicare ogni cosa, ma nessuno è in grado di giudicarlo”.

Così succede che l’uomo psichico, quando sente fare certi discorsi, diventa matto solo all’idea di trattare con persone che sembrano pazze o di un altro pianeta. (Vedi San Giovanni di Dio portato al manicomio!)

A me sembra che queste sottolineature, apparentemente aride, da un lato dovrebbero sbalordirci per i destini cui siamo chiamati.

Sapete meglio di me che questo altro non è che il pensiero dei Padri della Chiesa, molto vivo e presente ancora oggi nella teologia Ortodossa, una ricchezza che è per tutte le denominazioni cristiane.

Per queste ed altre ragioni ciò che vado chiedendomi è se non fosse giunto il momento di far passare almeno questo messaggio:

  • mi DIVINIZZO,
  • mi lascio divinizzare dallo Spirito per avere la stessa divina umanità di Cristo nel rapporto con gli altri.
  • L’Eucaristia altrimenti, a cosa serve?

Visto che non mancano gli umanizzatori di tutto, perfino del cane o del biberon, vorrei proprio vederli questa volta a misurarsi con la divinizzazione!

Che siano i laici a portare avanti il discorso dell’umanizzazione, passi. Bisogna accettare l’uomo psichico con il suo limite che non è da buttare. I laici, la scienza, la politica, fanno cose buone ma sono miopi per natura, se non entrano nella dinamica dello Spirito e danno il massimo che sono in grado di esprimere.

Ma i religiosi che si fanno eunuchi per il Regno dei Cieli, sono qui a testimoniarmi proprio quell’OLTRE che la gente fatica a vedere. I Fatebenefratelli sono laici sì, ma religiosi, consacrati, hanno un altro ruolo, integrativo, nella Chiesa: arrivare dove gli altri faticano, additare ciò che non vedono, viverlo prima di pretenderlo .

Ma ci pensate ai disastri possibili che la freschissima Circolare sulla “Nuova Famiglia Ospedaliera” può ingenerare, per la confusione dei ruoli e la fragilità teologica che supporta il documento, ormai influenzato come gli altri documenti capitolari anche da questa tesi.

Si dimentica che i Padri Camilliani a suo tempo avevano espresso molte riserve su questa posizione che andava occupando lo scenario nazionale ed internazionale?

Io mi auguro che vi venga in mente quanto prima di far promuovere un Sinodo Provinciale o Italiano, coinvolgente anche qualche elemento di spicco, non compiacente o assoldato, a fare  chiarezza sulle tesi prefabbricate.

ANCORA SULLA DIVINIZZAZIONE DELL’UOMO

  • “La vita è infinitamente più ricca delle definizioni razionali e perciò nessuna formula può contenere tutta la pienezza della vita. Quindi nessuna formula può sostituire la vita stessa nella sua creatività, nella sua capacità di produrre il nuovo ad ogni momento e in ogni luogo. Di conseguenza le definizioni razionali troveranno sempre e in ogni luogo delle obiezioni

  • > […]. La verità è contraddizione
  • > […]. perciò la vera conoscenza della verità è possibile solo attraverso la transustanziazione dell’uomo, la sua divinizzazione, l’accoglimento dell’amore quale sostanza divina
  • > […]. la conoscenza effettiva della verità è pensabile solo nell’amore e soltanto nell’amore, e viceversa, la conoscenza della verità si manifesta attraverso l’amore” (P. FLORENSKIJ, Colonna e fondamento della verità, tr. It. Milano 1974, p. 205 e p. 113).
  • “La divinizzazione è una progressiva penetrazione dell’amore di Dio, nello Spirito Santo, fino alla maturità di Cristo in noi. La divinizzazione è infatti la mèta della creazione che, grazie all’incarnazione dell’amore di Dio in Cristo, alla sua morte e risurrezione, compie la parabola del senso della vita nella persona umana. L’uomo è creato per essere divinizzato nell’amore di Dio rimanendo perfettamente uomo. L’uomo si divinizza umanizzandosi nella misura di Cristo; è la divino-umanità di Cristo l’ambito della maturazione dell’amore umano verso quello divino” (M. I. RUPNIK, Dire l’uomo, Roma 1996, p. 75).

  • “Lo Spirito essendo nel Verbo, è evidente che lo Spirito è in Dio per il Verbo. Così lo Spirito venendo in noi, verranno anche il Figlio e il Padre e dimoreranno in noi. Perché la Trinità non si divide e anche la sua divinità è una” (ATANASIO, Ad Serap. , ep. III, 5-6).

  • “Diciamo infatti che Dio e l’uomo servono mutuamente l’uno a modello dell’altro, e che Dio si umanizza per l’uomo, nel suo amore dell’uomo, nella stessa misura in cui l’uomo, fortificato dalla carità, si trasforma per Dio in Dio” (MASSIMO IL CONFESSORE, Ambigua, PG 91,1113 bc).

Chiudo qui per non scrivere un libro e chiedo scusa per il tempo rubato. Invito ad approfondire perché è troppo importante. Dico solo che chi, a ragion veduta,  mette in guardia da una possibile eresia ricorrente in ogni secolo della Chiesa, come fanno alcuni teologi, dovrebbe essere preso seriamente, non compatito.

Forte del sacerdozio laicale, pronuncio la benedizione del salmo 84,6: “Beato chi trova in Te la sua forza e decide nel suo cuore il santo viaggio” .