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FRA RAIMONDO FABELLO O.H. – Nel trigesimo della morte – Fra Luca Beato

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 A UN MESE DALLA MORTE 

 
Un ricordo di Fra Raimondo Fabello
 
Una semplicità che poteva incutere timore e che sapeva rivestirsi di attenzioni per il prossimo. La battuta, non sempre felice, cercava di collocare la relazione ad un livello di simpatia.
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 Poteva sembrare quello che si dice un “orso” ma senza aggressività: un orso buono, insomma. Non amava sedersi in prima fila, anche quando ricopriva cariche importanti nell’Ordine, si metteva piuttosto in disparte, ma potevi essere certo che avrebbe seguito tutto con attenzione e alla fine un commento te lo regalava volentieri, reale, concreto, senza adulazioni.
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Di poche esigenze per la sua persona, poche cose, quelle essenziali. Fra Raimondo Fabello è stato un fatebenefratello con una spiritualità che bisognava scoprire nel tempo, una personalità forte, una testa che pensava con molta indipendenza, acuta, mai violenta.
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Amava la vita, amava il suo Ordine, amava Giovanni di Dio, amava la Chiesa, veramente, autenticamente.
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Entrato giovanissimo nell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio si è spento a 65 anni, forse troppo presto per come siamo abituati a pensare. Friulano di origine, ha conservato sempre un tratto della sua terra, ma capace di una universalità, che lo ha portato ad essere consigliere generale nell’Ordine.
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 Fin da giovane religoso fu chiamato a ricoprire posti di responsabilità, che assunse con molto senso della situazione. Univa alla capacità di amministrare quella sapienza concreta che lo legava ai problemi delle persone, alle loro attese.
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 Andava fiero del fatto che era sempre riuscito ad intrattenere buoni rapporti con i collaboratori e in specie con i sindacalisti, anche quando si dovevano assumere decisioni impopolari. Ed ebbe il coraggio di decisioni storiche durante gli anni da Superiore Provinciale. Scelte non sempre condivise da tutti, ma non si è mai nascosto, palesando le situazioni e cercando il confronto.
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Il giorno prima della sua morte, la chiesa ha celebrato la memoria della morte di Giovanni Battista. È l’unico santo di cui si festeggia sia la nascita che la morte, di tutti si ricorda il giorno della nascita al cielo, quindi, anche se universalmente questo santo si celebra il 24 giugno, è il 29 agosto il giorno della sua festa in cielo. Fra Raimondo poteva ricordare i tratti del Battista: rude, essenziale ma con la voglia di annunciare un messaggio di libertà. In ogni incarico ha sempre avuto presente che dietro la capacità amministrativa e direzionale per un frate c’è sempre l’annuncio del Vangelo. Lui lo ha fatto a modo suo.
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Ha sempre dato un forte impulso alla pastorale della salute, partecipando ai corsi anche come docente. E come responsabile ha sempre avuto attenzioni per la formazione, quella vera! Provava un senso di fastidio per quella sorta di formazione “paludata” che vende solo castelli in aria.
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Fu capace di andare controcorrente. Come il Battista è stato spesso un precursore, anticipando le linee strategiche di ciò che altri avrebbero poi realizzato. Sedeva ai tavoli di persone importanti, ma godeva di potersi sedere lungo il viale di Villa S. Ambrogio a Cernusco per stare in festa con i malati.
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Ricordava sempre con soddisfazione il tempo trascorso in reparto dove aveva imparato molto, dove aveva condiviso tutto. Era contento di stare con i suoi frati e al tempo stesso stava bene con i collaboratori laici. Durante gli anni in cui era consigliere generale l’Ordine pubblicò un testo dal titolo: Fatebenefratelli e collaboratori laici, insieme per servire la vita. Presentando quel testo, in un incontro provinciale, tra l’altro disse che si poteva parlare di condivisione della spiritualità, ma che il carisma riguardava in maniera specifica solo i religiosi.
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Qualche anno più tardi ammise che si poteva parlare di condivisione del carisma (segno della sua tenacia e intelligenza capace di evolvere il pensiero). Oggi tutta la Chiesa parla di condivisione del carisma. Fu un sostenitore non solo verbale di questa prospettiva, ma cercò di realizzarla in concreto. Invitato ad una conferenza presso un istituto di suore, decise che il tema della collaborazione religiosi-laici sarebbe stato più efficace se fatto in due e si fece accompagnare da un collaboratore della Provincia.
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Quando si pensa alla morte di un frate, si pensa anche sempre un po’ alla sua santità. Chi ha conosciuto Fra Raimondo può pensare che non fosse esente da difetti, come ogni uomo, ma se è vero che anche solo un bicchiere d’acqua dato nel nome di Cristo non resterà senza ricompensa, per tutto il bene che ha fatto Fra Raimondo lo immaginiamo a godere di quella luce che Dio emana. I difetti sono cancellati, non esistono, resta solo l’amore.
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Attento e partecipe alla liturgia, amava il canto ben fatto e l’armonia della celebrazione. Sosteneva che la vita deve essere come la liturgia: mai violenta. La liturgia non impone, ti racconta una storia, ti procura un’emozione, suscita un pensiero, stimola un’azione. Tutto questo accade se il cuore è aperto.
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Quando leggeva un brano in Chiesa amava seguire una lettura continua, senza accenti sulle frasi in modo che l’ascoltatore fosse protagonista e scegliesse lui la frase biblica più bella ed efficace.
Ora legge in cielo una storia senza fine, dove gli sarà svelato il senso della vita e della sofferenza anche della sua ultima sofferenza.
Ora canta in cielo, senza stonature. 
Un amico

L’OMELIA ALLA MESSA DI SUFFRAGIO

Sant'OrsolaDomenica 30 Settembre 2007 – Chiesa di Sant’Orsola, Osapedale Fatebenefratelli – Brescia

 
Siamo qui riuniti per partecipare a questa Liturgia di suffragio per il nostro confratello Raimondo Fabello, nel trigesimo della morte, nella Chiesa di questo Ospedale di Sant’Orsola nel quale in giovanissima età fu prima Vicario (1968) e subito dopo (1971) Priore.
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Noi pensiamo che egli sia già in Paradiso non solo in forza delle nostre preghiere, delle nostre celebrazioni funebri, delle numerose testimonianze e del solenne funerale nel Duomo strapieno di gente. Infatti Sant’Agostino ci dice che le cerimonie funebri giovano più a noi viventi che al defunto, perché sono di consolazione ai parenti e perché ci fanno riflettere sulla nostra vita nella prospettiva della vita eterna. Noi siamo certi della salvezza eterna del nostro confratello defunto per la vita che ha vissuto.
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Perciò credo che sia utile ed anche stimolante per ciascuno di noi vedere un po’ come Fra Raimondo ha impostato e vissuto la sua vita di religioso, consacrato oltre che con il Santo Battesimo, anche con la Professione religiosa, al servizio di Dio in un Ordine religioso dedito alla cura e all’assistenza dei malati. Faccio riferimento soprattutto ai miei ricordi personali.
 
Attenzione alla Liturgia
 
Guardando l’album delle foto della mia prima Messa all’Ospedale S. Giuseppe di Milano (1963) scopro che Fra Raimondo fa il cerimoniere. Aveva allora ventun anni, cinque meno di me.  Mi ha colpito questo giovane religioso dal bel portamento, deciso e preciso nel guidare la cerimonia, ma senza peccare di protagonismo. Quando poi, due anni dopo, cominciò la riforma liturgica, voluta dal Concilio Vaticano II, Fra Raimondo si collocò subito all’avanguardia sia per le cerimonie liturgiche, sia per i canti. Cominciò a redigere il nostro Calendario Liturgico (oggi: guida pastorale) subentrando al Padre Rodolfo Comini. Qui a Brescia, mentre era Priore, fondò anche un piccolo Coro, che si è distinto non solo in Casa, ma anche nella Provincia di Brescia.  Per tutta la vita ebbe questa grande cura per le cerimonie religiose e per il canto liturgico ed esigeva altrettanto dai religiosi della comunità di cui era responsabile.
 
Aggiornamento della vita religiosa
 
Dalla Riforma liturgica si è passati presto all’aggiornamento della vita religiosa, conclusa dopo tanti tentativi con le Nuove Costituzioni dell’Ordine nel 1984. Come membro della commissione che elaborava i suggerimenti dei religiosi in vista del Capitolo Provinciale del 1968, ho potuto apprezzare gli apporti di Fra Raimondo, non inferiori a quelli del P. Mosè appena defunto, del P. Pierluigi futuro Provinciale.
Mi apparve un giovane che pensava in grande, per la vita religiosa in genere e per il nostro Ordine religioso in particolare. Egli condivideva pienamente l’abolizione dei poteri assoluti e l’introduzione della Collegialità nell’esercizio dell’Autorità; l’obbedienza non più “cieca, pronta, assoluta, tamquam cadaver”, come avevano sancito nel tempo della Controriforma i Gesuiti, ma come ricerca insieme di quel che Dio vuole da noi in quanto istituto religioso ospedaliero che deve incarnare nell’oggi il Carisma dell’Ospitalità secondo lo stile di San Giovanni di Dio.
La Chiesa infatti ha il duplice compito: predicare il Vangelo e curare i malati (Mc. 16 ). Noi Fatebenefratelli dobbiamo predicare il Vangelo della misericordia di Dio verso gli uomini non con le prediche, ma con la carità vissuta, curando i malati con lo spirito del Buon Samaritano.
 
Apertura ai collaboratori laici
 
Questa Collegialità, in un primo tempo fu rivolta unicamente ai Religiosi, ma dopo è stata estesa anche ai nostri collaboratori laici. Anche in questa apertura troviamo protagonista Fra Raimondo Fabello. Questo allargamento non è nato a causa della diminuzione delle vocazioni religiose, ma è un fatto di Chiesa, definita dal Concilio Vaticano II non più come Gerarchia destinata a governare il popolo, ma come popolo di Dio fondato sulla fede e sul Battesimo.
In ogni Ospedale i religiosi, le suore e i laici battezzati, sia medici, sia infermieri, sia tecnici, sia ausiliari, ecc. costituiscono una piccola Chiesa domestica. Insieme devono vivere una vita da risorti in Cristo e animati dallo Spirito dell’amore devono diventare sempre più un cuor solo e un’anima sola tra di loro, per compiere nella maniera più umana possibile il servizio di cura e assistenza verso i malati. Tutto questo viene sintetizzato nell’espressione: ”Condivisione del Carisma di San Giovanni di Dio”.  A questo proposito è significativo il fatto che mentre Fra Raimondo era Consigliere generale è stato pubblicato dalla Curia di Roma il documento: “Fatebenefratelli e collaboratori insieme per servire e promuovere la vita”.
 
Riforma ospedaliera e psichiatrica
 
A partire dal 1965 noi abbiamo avuto in Italia tante leggi nuove di trasformazione della Società, del mondo del lavoro e del settore sanitario e ospedaliero: La democrazia cominciata con la politica nel 1946 subito dopo il Plebiscito, è stata calata nella società con la riforma del Diritto di Famiglia ( parità tra i coniugi ), con lo Statuto dei lavoratori ( parità di salario e stipendio tra uomini e donne ). Abbiamo avuto la riforma ospedaliera ( Legge Mariotti ), che ha comportato per la nostra Provincia Religiosa uno sforzo enorme per l’inserimento delle nostre Cliniche nel piano sanitario delle Regioni come Ospedali di zona. Poi abbiamo avuto la riforma della Psichiatria  ( Legge Basaglia ) che ha messo fine ai manicomi con i ricoveri coatti ed ha cominciato a trattare le malattie psichiatriche alla stregua delle altre malattie.
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All’inizio di queste trasformazioni Fra Raimondo era ancora molto giovane, ma ha preso a cuore subito, in maniera forte, la formazione tecnica e professionale degli infermieri per adeguarli alle nuove esigenze ospedaliere.
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Arrivato in Curia provinciale come consigliere nel 1974 fu subito di grande aiuto con la sua calma, serietà e risolutezza, nella gestione delle conflittualità sindacali, che a quei tempi avevano assunto toni così roventi da mettere in pericolo la sopravvivenza stessa delle Strutture dei Fatebenefratelli. Qui scoprimmo anche il grande cuore di Fra Raimondo: ai dipendenti rimasti senza stipendio per uno sciopero ad oltranza convinse la Curia provinciale ad anticipare metà dello stipendio del mese successivo.
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La riforma psichiatrica, invece, ha visto Fra Raimondo ai vertici in primo piano, come protagonista, convinto che il nuovo modo di curare i malati di mente rispondeva pienamente allo spirito di San Giovanni di Dio che ha voluto avere lui un ospedale suo proprio, nella Città di Granata, la quale ne aveva già sei, precisamente per curare i malati come voleva lui, cioè con tanta umanità, come faceva Gesù.
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Egli ha sempre lottato contro lo stigma del malato di mente, vale a dire il pregiudizio della gente che pensa ancora che le malattie psichiche siano incurabili, perciò emargina i malati di mente perché ne ha tanta paura.
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Fra Raimondo, insieme con suo fratello Fra Marco, fu un forte assertore dell’importanza della ricerca scientifica per la psichiatria e per l’Alzheimer. E negli ultimi sei anni, che era responsabile dell’IRCCS nel Centro di San Giovanni di Dio, soffriva del fatto di non essere abbastanza sostenuto dai vertici della nostra Provincia religiosa.
 
Pastorale ospedaliera
 
La società italiana, nella pratica della religione cattolica, è cambiata radicalmente negli ultimi 60 anni, passando dal 98% di praticanti al 12/13 %. All’ospedale, che è il riflesso della società, arrivano atei, miscredenti, credenti in Dio ma non in Gesù Cristo, credenti in Dio e in Gesù Cristo, ma non nella Chiesa. Questo riguarda sia gli operatori ospedalieri che i malati.
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 Di fronte a questa nuova realtà occorre assumere degli atteggiamenti nuovi. Non basta più la pastorale sacramentaria di un tempo svolta dal Cappellano. Oggi, bisogna anzitutto avere  rispetto della libertà di coscienza di ciascuno. E normalmente bisogna rispondere alle esigenze di carattere religioso dei malati credenti e praticanti. Ma poi. si possono intraprendere delle iniziative, coinvolgere i laici cristiani dell’ospedale ad aiutare il Cappellano per avvicinare i lontani, ecc.
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Fra Raimondo ha avuto sempre a cuore laformazione dei collaboratori laici cristiani perché gli ospedali dei Fatebenefratelli svolgano in maniera ottimale l’apostolato ospedaliero. E’ l’ospitalità olistica tanto cara a San Giovanni di Dio: il malato è una persona che non ha solo problemi di carattere fisico, ma aldilà di questi, ha anche tanti problemi di carattere psicologico, morale e spirituale e si aspetta che gli operatori ospedalieri, gli diano una mano a risolverli. E quando la sua vita è in pericolo ha bisogno che qualcuno che gli sta vicino gli ricordi le parole di vita eterna che Gesù ci ha annunciato nel Vangelo.
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Fra Raimondo mentre era Provinciale ha indetto dei corsi di formazione pastorale per gli operatori laici ospedalieri che hanno coinvolto don Dario Franzoni, il sottoscritto e tanti altri docenti. Ma egli non stava a guardare quello che facevano gli altri, bensì interveniva personalmente a portare il suo insegnamento e le sue direttive.
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Da tutto quello che abbiamo detto appare chiaro che Fra Raimondo è stato per tanti anni una colonna portante della nostra Provincia religiosa e anche di tutto l’Ordine Ospedaliero.
Adesso che si trova nella gloria del cielo:
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  • Speriamo ci suggerisca la soluzione dei tremendi problemi economici che attualmente impediscono la piena esplicazione del nostro carisma di ospitalità ed anzi ci costringe sovente a gesti odiosi ed antipatici per tutti.
  • Invochiamo la sua intercessione perché il Signore mandi al nostro istituto religioso dei giovani cristiani impegnati che continuino l’opera che egli ha portato avanti per tanti anni con grande tenacia.
  • Speriamo faccia entrare anche in ciascuno di noi lo spirito ardente di carità per vivere con entusiasmo il carisma dell’ospitalità di San Giovanni di Dio nei nostri Ospedali e così poterlo raggiungere anche noi un giorno nel cielo per lodare insieme il Signore per l’eternità.

Sia lodato Gesù Cristo.

 
 Fra Luca Beato o.h.