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Roberta Adami

«Tutto sta nel colmare d’amore quelle rughe che la sofferenza ha scavato», dice con semplicità e fede Roberta Adami, una coraggiosa farmacologa e medico dell’Isola d’Elba che divide il suo tempo e il suo cuore tra la sua famiglia e l’ospedale Paolo VI in Burkina Faso.

Mi chiamo Roberta, sono nata 45 anni fa, di cui 21 vissuti come moglie e 15 come madre. Mio marito si chiama Antonio, e il mio vescovo sostiene che, se mi sopporta, è santo. Ho 2 figli meravigliosi: Filippo e Benedetta che, con vivace senso dell’humor, sostengono di essere fortunati ad avere un babbo che si vuole santificare sopportando una moglie matta, e una mamma troppo forte perché insiste nel voler santificare il marito. Insomma, siamo una normale famiglia. Questo breve racconto della mia vita comincia bevendo un po’ di the da un mug che riporta una frase di Kierkegaard: «La vita puó essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti».

Un giorno, per me, arriva p. Jean Emanuel, africanissimo, di una terra dove la sete è cronica, diviene mio direttore spirituale. Credo che il Signore consideri questo momento come l’inizio del mio cammino … verso di LUI. Grazie Signore per questo dono: Erokamano Nyasaye! (Dio sia ringraziato!) come dicono i Luo, tra i quali risiedo in Kenya.
Poi, se ci pensiamo bene, la strada da percorrere è quella famosa, che porta da Gerusalemme a Gerico: 7 Km che mi generano continuamente problemi perché non so mai quando sono il samaritano, quando credo di esserlo e quando invece sono il malcapitato. So solo che la mia strada parte dall’Elba, si inerpica per le nostre strade piene di pericolose curve e arriva a Kisumu, in Kenya, passando per il Burkina Faso. Un giretto da nulla…
Con p. JEK (così chiamo p. Jean Emanuel) mi sono messa in cammino…
Un giorno mi decido, faccio le valige e… parto.

Arrivo in Kenya, in un ospedale microscopico, talmente sporco e malmesso da credere che sia una stalla (ma solo perché non avevo ancora visto le stalle!). Era mattina presto e mi aspettava Pauline, con i suoi 3 bambini. Fr. John (medico, prete e direttore del …nosocomio) mi dice di ascoltare quella donna perché ha tanti problemi. Pauline mi racconta che, poiché sieropositiva, è stata abbandonata dal marito con 3 bimbi piccoli ed ha ora deciso di avere un altro figlio, prima che l’AIDS la separi dal mondo. Le chiedo, sconvolta, come mai invece di pensare a curarsi, pensa a fare un altro figlio… orfano. Mi sembrava assurdo! Lei, placida, mi risponde che è una donna: le donne nascono per portare la vita e lei ha deciso di congedarsi dalla vita regalandone una. La ascolto, la comprendo poco, ma col cuore faccio il tifo per lei.Il tempo passa e Pauline partorisce una bellissima bimba perfettamente e miracolosamente sana. Pochi giorni dopo mi svegliano nel mezzo della notte dicendomi di correre da lei perché è agonizzante. Mi precipito e mentre mi parla, comincio ad armeggiare con ossigeno, flebo, antidolorifici e tutto quello che, nel poco, ho a disposizione. Ma MAI ho ascoltato ciò che mi diceva! Ero troppo occupata a darmi da fare. Peggiora ulteriormente e decido di trasportarla in ospedale. Lei, muta e paziente, si lascia prendere ed adagiare sul nuovo letto pulito. È così leggera da pesare poco più delle coperte. Arriva anche fr. John. A quel punto Pauline mi sorride e con un fil di voce mi consiglia di risparmiare quelle medicine per chi ne ha bisogno, lei non ne ha più. Aggiunge poi, sorridendo, che ci aveva chiamati solo perché voleva confessarsi prima di morire. Mezz’ora dopo, la sua anima torna alla casa del Padre. Ricordo ancora il silenzio e le lacrime… Dolore e rimorso. La misteriosa eucaristia di un’altra vita si era conclusa, ed io, col mio operato arrogante, l’avevo quasi profanata. La mia imperizia e superficialità di quella notte, mi lasciarono esterrefatta. Ero stata l’essere più inutile e maldestro del mondo. Erokamano Nyasaye per tare nessuno se non lo si ascolta in profondità, con cuore aperto e libero, con rispetto e amore, umiltà e pudore… presa dall’efficientismo non avevo avuto nessuna di queste cose. Il mio lavoro e la mia vita sono cambiate per sempre da quel giorno. La tazza di the si era svuotata di colpo, la “strada” era da iniziare da capo. Muta tornai a casa, confidando in Dio.

P. JEK mi convince a ricominciare in Burkina. Lì ho conosciuto il significato della parola “niente”. Molti non hanno veramente niente! Una povertà mai vista prima, tanta fame, sofferenza, ma tanto decoro, gente onesta e generosa. Ho conosciuto persone stupende, vite semplici ma piene di speranza, miracoli viventi. Eroi valorosissimi che sanno vedere il bello anche nel fango più sporco. Ho adottato un ragazzo, Moise, che oggi sta terminando l’università e che ha il più bel sorriso che io abbia mai conosciuto. Ne vado fiera. Come sempre Erokamano Nyasaye! Ma il Signore aveva in serbo per me un dono ricchissimo in quella terra tanto bella quanto dura. Una mattina arrivo in ospedale e comincio il mio giro dall’ostetricia, cosa inusuale per me. Trovo 3 donne in travaglio. L’ostetrica me le affida, dopo 5 minuti una di loro mi chiama. Ci siamo! Sole, in sala parto, io e lei, collaboriamo per accogliere questa nuova vita. Io parlavo solo francese, lei solo Moorè, ci siamo capite benissimo. Mezz’ora dopo nasce uno splendido bambino. L’aria si riempie del suo pianto, la stanza del sorriso della madre. Ho avuto la stessa gioia di quando ho partorito i miei 2 figli. Una vita nuova di zecca mi era stata delicatamente affidata: che onore! Quando l’ho consegnato alla madre piangevo di commozione. Altre lacrime, questa volta di gioia… Erokamano Nyasaye! Dio sta sempre dove meno ti immagini e si svela quando meno te lo aspetti.

Al 118…
con i miei compagni di turno, Antonio e Guido. Sono buone persone, inclini al sorriso, professionali e gentili. Lavoriamo bene insieme, c’è fiducia e sostegno reciproco. Abbiamo condiviso tante esperienze dolorose, altre da shock, altre finite bene… Ci stiamo preparando ad un lungo sabato notte. Speriamo non ci siano chiamate urgenti, altrimenti faremo quel che serve, uscendo incontro alla notte e a chi chiede aiuto.
Sappiamo che la Madonna ci accompagna, insieme al ricordo e all’insegnamento di eroi coraggiosi come Pauline ed altri. Persone che con grande umiltà hanno messo i loro ultimi momenti o i loro momenti difficili nelle nostre mani e ci hanno insegnato il riserbo, il rispetto, l’amore e il pudore che serve per accoglierli. Ci hanno insegnato la sacralità del dolore umano, che è sacro poiché l’uomo è sacro! Erokamano Nyasaye per loro che ci hanno lasciato e per tutte quelle persone che abbiamo soccorso e poi rivisto camminare, per i miei figli, per i miei bimbi africani, per tutte le gioie e i dolori. Per la mia vita e i miei amici, per mio marito e per la sua tanta pazienza. Per i successi e i fallimenti. Signore, so che Tu, con pazienza mi aspetti sempre: sulla strada da Gerusalemme a Gerico, passando per il Kenya o per le nostre strade. Ed anche per questo, soprattutto per questo: Erokamano Nyasaye!


leggi tutta la bellissima testimonianza su SE VUOI  n. 6/2008

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