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SAN GIOVANNI DI DIO – Lettere dal Cielo – 10 – I POVERI DIO E NOI – Angelo Nocent

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I POVERI  DIO E NOI 

San Giovanni di Dio 4Carissimi fratelli molto amati in Gesù Cristo,

se c’è  un argomento che anima spesso i vostri dibattiti,  mette in crisi le vostre coscienze e vi lascia poi inconcludenti è proprio quello dei poveri. 

Se avrete sempre presente che Dio è l’educatore del suo popolo, eviterete di cadere nelle contraddizioni dei ragionamenti di apparente buon senso, non vi resta che farvi illuminare da Lui.

Molti insinuano che la Chiesa campa sui poveri e che, per non perderli, si dà al volontariato, all’assistenza, organizza le Caritas, perché i poveri sono i suoi clienti. Questa accusa è certamente pretestuosa e falsa ma può celare un germe di verità, la cui responsabilità è dei discepoli, non del loro Signore e Maestro che, da ricco che era, si è talmente fatto povero con i poveri da dare per essi persino la vita. 

Poiché questi argomenti non sono risolvibili con discorsi persuasivi di sapienza umana, vorrei affidarvi all’illuminazione delle Sacre Scritture. Affidatevi con me alla parola di Dio e da essa lasciamoci guidare nella lettura dei testi biblici per conoscere e accogliere l’amore di Dio che sceglie i poveri. Da parte mia aggiungo solo qualche riflessione ad alta voce su un tema che mi è caro fin dagli inizi delle nostre fraternità che si fondano sulla Lettera dell’Apostolo Giacomo che così si esprime: Dio ha scelto i poveri che sono nel mondo per farli ricchi della fede ed eredi del regno di Dio (cf. Gc 2, 5).

Se osservate attentamente, l’espressione “Dio ha scelto i poveri” si impone con fatica nell’orientamento pastorale della Chiesa universale perché essa ha le sue radici nelle chiese dell’America Latina, dove è stata usata fin dagli anni settanta con qualche fraintendimento e sospetto. Nell’azione pastorale di quelle chiese si parlava di “scelta preferenziale dei poveri“. Poi per la prima volta nella lettera enciclica “Sollicitudo Rei Socialis” l’espressione è entrata a far parte del linguaggio del magistero della chiesa. Nello stesso documento si parla di “strutture di peccato” che è ancora una espressione della pastorale della chiesa dell’America Latina.

Prima di passare all’ascolto della “Parola di Dio”, necessita ancora qualche precisazione su questo tema. Se fate attenzione, nei grandi Convegni Pastorali generalmente il tema  non è: “La scelta dei poveri“, maL’amore per i poveri“. Si tratta di un espediente che permette di evitare una difficoltà reale: l’espressione “scelta preferenziale” dà fastidio, pur essendo accolta anche nella lettera enciclica del Papa Giovanni Paolo II “Centesimus Annus“, dove si dice: “La chiesa è cosciente che il suo messaggio troverà credibilità nella testimonianza delle opere prima che nella coerenza logica o interna dei discorsi“. Prima dunque il “fare” e poi il “parlare”! Se voi oggi esistete è proprio per via di questa consapevolezza maturata a suo tempo nella chiesa locale che è in Granata: “scelta preferenziale per i poveri“.

Molti tendono a usare in alternativa il termine “opzione” che è un po’ più sfumato ma io credo che  il termine “scelta”, corrisponda meglio al linguaggio biblico, dove la “elezione” di Dio non discrimina nessuno. Gesù è eletto e in lui siamo eletti tutti. Anzi quanto più siamo disgraziati, tanto più siamo eletti in Gesù, il Figlio amato. Prima della creazione del mondo Dio Padre ci ha eletti nell’amore, nella carità (cf. Ef 1, 4). Il concetto di elezione biblica non ha nulla a che fare con le discriminanti delle elezioni o scelte umane. La elezione di Dio è fatta per amore. Il fatto di vivere sia pure in uno stato precario di equilibrio, un po’ in salute un po’ meno, è perché Dio ci ha scelti, ci ha voluto bene. Ogni nascita e la rinascita nella fede è elezione, è un gesto di amore: Io vi ho scelti e vi ho mandati perché portiate frutto, ed il vostro frutto rimanga (Gv 15, 16 b). E’ la scelta da parte di un amico, perché un momento prima Gesù dice ai discepoli: “Voi siete miei amici(Gv 15, 14).

Se questo è il linguaggio della Bibbia, esso suscita certamente qualche perplessità. Un industriale direbbe che la Chiesa è scandalosa perché scegliendo gli ultimi, non sa più parlare ai “primi” ossia agli imprenditori, a quelli che contano, che hanno potere e denaro. Per costoro la chiesa rischia di apparire come un partito, ossia una fazione che fa scelte di parte, che può confondersi in alcune situazioni con connotazioni ideologiche e quindi estranee al suo messaggio. Sono tanti a sostenere  che la Chiesa non dovrebbe parlare solo della società civile vista in contrapposizione alla scelta giusta, ma a tutta la società, a tutte le componenti della società nel loro insieme. E’ curioso ricordare che spesso, proprio coloro  ripulire e integrare l’espressione “opzione per i poveri” perché non sia “né esclusiva, né escludente”, dimenticano che proprio l’economia, la politica, la società nelle sue strutture e nelle sue ricchezze, sono ogni volta più esclusive ed escludenti.

Una domanda d’obbligo però si pone: se la Chiesa non difende i poveri chi lo dovrà fare?

L’espressione “scelta dei poveri” suppone che gli altri non siano scelti. La verità è che l’amore non esclude l’attenzione agli altri, non seleziona nessuno. Certo è che  Dio sceglie tutti, ma a partire – possiamo dire – dal Povero per eccellenza, Gesù crocifisso che si è fatto povero per arricchirci con la sua solidarietà (cf. 2 Cor 8, 8-9). Epperò nessuno può pensare che la Sua povertà vissuta nella solidarietà sia un atteggiamento virtuoso. Gesù non è solo mite ed umile di cuore, ma realmente si è fatto povero.

 L’accusa che viene rivolta alla Chiesa  del vostro tempo è che non parla più ai grandi, ai potenti. Ma vi è anche l’accusa del contrario, ossia di non parlare con i poveri. Abbiate sempre il senso di appartenenza alla Chiesa che non è solo gerarchica. Quando si parla dei poveri ogni accusa vi riguardi perché non c’è solo la Chiesa a livello alto, quella delle encicliche e dei documenti del magistero. La Chiesa è anche popolo di Dio, radunato nello Spirito con i pastori, che sono presenza e segno del Pastore unico. Di conseguenza, fratelli miei, come Chiesa, interrogatevi in prima persona  se parlate ai grandi, ai potenti. Ma chiedetevi subito se parlate con i poveri  o semplicemente parlate dei poveri, sui poveri. Il rapporto della Chiesa con i poveri non è solo questione di termini. Esso ha a che fare con l’immagine stessa di Dio, con il suo stile. Perciò lasciatevi guidare dalla Parola di Dio per cogliere l’amore preferenziale per i poveri nella prospettiva dell’Esodo e dell’Alleanza, nella prospettiva del Regno di Dio e la scelta o l’amore elettivo dei poveri nell’esperienza dello Spirito, ossia quella della prima Chiesa. Le deduzioni per il rapporto delle Fraternità con i poveri verranno da sé.

 Voi sapete che io personalmente ho sempre parlato con i potenti e con i ricchi ma sempre con la sporta in mano che mi facevo riempire o con la lista dei debiti che cercavo di farmi pagare.

Se volete un consiglio, non abbiate paura di salire le scale dei potenti, di bussare alle porte dei ricchi. Stringete loro la mano e dite: Fate del bene a voi stessi fratelli, per amore di Dio”.

Del resto l’Apostolo Paolo dava preziosi suggerimenti alla comunità di Corinto che devono essere riproposti: “Questa colletta non ha lo scopo di ridurre voi in miseria perché altri stiano bene: la si fa per raggiungere una certa uguaglianza. In questo momento voi siete nell’abbondanza e potete recare aiuto a loro che sono nella necessità…(2 Cor 8,13)

Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza, con larghezza raccoglierà. 7 Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore, non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. 8 Del resto, Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le opere di bene, 9 come sta scritto:

  • ha largheggiato, ha dato ai poveri;
  • la sua generosità dura per sempre.” (2 Cor 9,6-9) 

Quella che voi fate è un’opera di misericordia. Ogni ricco, nel gesto di privarsi di qualcosa per i fratelli, si sentirà più leggero nell’anima, meno arido nel cuore e sarà pervaso dalla beatitudine del Signore che ha promesso “più gioia nel dare che nel ricevere”. 

 Amate i ricchi perché hanno bisogno di voi che avete il cuore libero dai legami con le cose e con il denaro e perciò più disponibile. La ricchezza talvolta può produrre in chi la possiede: insensibilità, egoismo, prepotenza, illegalità, lussuria, irrequietezza, cecità spirituale…, visto che il Signore stesso ha fatto pesanti considerazione sulla ricchezza: “Non accumulatevi tesori sulla terra, dove tignola e ruggine consumano e dove ladri scassinano e rubano; 20 accumulatevi invece tesori nel cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove ladri non scassinano e non rubano. 21 Perché là dov`è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore.” (Mt 6, 19-20)  

 E ancora: “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. 24 Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli“.(Mt 19, 19-21)

 Poveri con i poveri, non vergognatevi dunque di stendere la mano per i poveri di Dio.

E’ necessario ora mettersi alla scuola della Parola, senza divagazioni, per accogliere il dono dell’illuminazione che lo Spirito vuole elargirci.

Poveri

1. L’amore preferenziale per i poveri nella prospettiva dell’esodo alleanza

Il momento fondante della fede biblica è quello dell’esodo. Questo punto di partenza non dipende da una visione demagogica. Non è e non può essere neppure solo una risposta alle esigenze degli esseri umani che attendono aiuto e solidarietà. I credenti rispondono prima di tutto alla parola di Dio. Dio stesso li educa ad avere questa attenzione di amore per i poveri.

Dio si fa solidale con i poveri

Il momento fondante della fede biblica non è la creazione, ma la costituzione del popolo di Dio.

  • Esso è un popolo di poveri liberati.
  • I poveri sono gli oppressi, i curvati, secondo un termine ebraico che è entrato a far parte della spiritualità cristiana.
  • I poveri sono gli anawîm, i sottoposti, nei confronti dei quali Dio si curva, diventa il misericordioso perché volge lo sguardo ai miseri.

L’inizio di questa avventura dell’epopea dell’esodo si trova al capitolo terzo dell’Esodo subito dopo la manifestazione di Dio a Mosè sulla montagna santa: ”Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sorveglianti. Conosco infatti le sue sofferenze (Es 3, 7).

  • È un Dio solidale.
  • Sullo sfondo sta l’immagine del “riscattatore”, di colui che interviene in forza di un vincolo, di un legame di sangue, di un vincolo sociale com’è il parente o l’amico che libera l’oppresso.

Il testo prosegue: “Conosco le sue sofferenze, perciò sono sceso per liberarlo dalla mano dell’Egitto e per farlo uscire da questo paese, verso un paese bello e spazioso “(Es 3, 8).

La storia di liberazione che è anche il primo articolo del credo biblico fondamento del credo cristiano comincia così. Al centro della fede cristiana sta l’incarnazione, passione e risurrezione di Gesù Cristo. In lui Dio si curva sulla miseria umana. Ma l’incarnazione della Parola di Dio incomincia da lontano. Non è Nazareth o Betlemme il primo luogo dell’incarnazione. Non è l’anno zero della storia cristiana il suo inizio, ma questo curvarsi di Dio sugli oppressi in terra d’Egitto. In tal modo egli offre il modello dell’agire per ogni essere umano.

Dio si fa garante della libertà e dignità dei poveri

A questo segue l’uscita e la costituzione del popolo in libertà sulla base delle “dieci parole” o decalogo. Esse si riassumono nei due principi:

  • la fedeltà a Dio come unico Signore
  • e la fedeltà al prossimo.

Essi sono inseparabili: “Non ti prostrarrai davanti a false immagini e non ridurrai l’altro a oggetto. Queste sono le condizioni per vivere in libertà. L’alleanza con Dio è radice della libertà. Nella cornice dell’alleanza si trova un’antica raccolta di norme chiamate “Codice dell’alleanza”. Esse esprimono l’impegno a vivere l’alleanza, dove si afferma e tutela il diritto del povero.

La norma è formulata con la stessa autorità delle “dieci parole” o decalogo. Il testo di Esodo dice così: “Non molesterai il forestiero, nè l’opprimerai perchè voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Non maltratterai la vedova e l’orfano. Se tu lo maltratti quando invocherà da me l’aiuto io ascolterò il suo grido “ (Es 22, 20-22).

L’Esodo comincia quando Dio ascolta il grido degli Ebrei in Egitto: “E Dio ascoltò il loro lamento, si ricordò della sua alleanza… Dio guardò la loro condizione… se ne prese pensiero(Es 2, 24-25).

Da qui inizia l’avventura dell’uscita alla libertà. Anche nel codice di alleanza, Dio dice: “Io ascolterò il loro grido e la mia collera si accenderà e vi farò morire di spada. Io ascolterò il suo grido perché io sono un Dio pietoso” (Es 22, 23). La tutela del povero è in mano a Dio. I poveri nell’ambito della comunità ebraica possono contare su questo intervento misericordioso di Dio.

Un’ultima raccolta di queste norme a tutela dei poveri si trova nel libro del Deuteronomio. Esso ha alle spalle la lunga storia di invasioni, deportazioni, l’esilio, dal tempo di Mosè fino all’esilio, dal XIII al VI secolo a.C. È una storia di violenze, di cui si fanno eco i testi profetici. Nella raccolta più umanitaria del Deuteronomio, che è la riedizione o seconda legge, si ha la motivazione più esplicita di questo intervento a favore dei poveri con una ragione teologale, cioè che rimanda all’agire di Dio.

Non si tratta solo di una riflessione sulla fede. Ma è l’agire stesso di Dio che fonda il comportamento di quelli che fanno parte dell’alleanza: “Non lederai il diritto dello straniero o dell’orfano e non prenderai in pegno la veste della vedova  (Dt 24, 17). I poveri non sono più gli Ebrei, sottoposti allo sfruttamento del faraone, ma quelli che sono privi di dignità e libertà nella terra di Canaan. Sono l’orfano, la vedova e lo straniero.

Possono quindi cambiare le figure. Oggi – ad esempio – metteremmo i nomi di altre categorie. Restano ancora le vedove, restano ancora gli orfani, ma soprattutto gli stranieri, che non hanno protezione e accoglienza. Lo straniero è esposto all’offesa e al ricatto. Il testo biblico prosegue: “(Tu non farai questo), ma ti ricorderai che sei stato schiavo in Egitto e che di là ti ha liberato il Signore tuo Dio: perciò ti comando di fare questa cosa (Dt 17, 18). Alcuni vedono nell’interesse della chiesa per i poveri, per gli immigrati, per gli stranieri, per tutte le categorie deboli, semplicemente il soddisfacimento di un bisogno sociale.

Fare assistenza e la carità è visto come una dimensione morale e sociale dell’agire cristiano. Credo che si dimentichi qual’è la radice teologale di questo agire. Non è solo un’esigenza sociale o etica o morale, ma è la riproduzione del modo di agire di Dio: “Per questo ti comando di fare queste cose”, perché il Signore ti ha liberato. Tu devi difendere, accogliere il povero perché hai fatto esperienza di libertà e dell’amore di Dio, e perciò lo devi testimoniare e rendere presente con un’attitudine e un modo di agire corrispondente. Si potrebbe dire che la professione di fede biblica non è fatta, come vedremo nel Vangelo, da un insieme di dichiarazioni verbali o da un sistema teorico coerente e perfetto, ma diventa amore reso attivo e pratico nei comportamenti.

Dio interviene per la difesa dei poveri

Da questo primo confronto con la parola di Dio risulta che il credo biblico si fonda sull’esperienza dell’Esodo. A sua volta esso dà l’impulso ad un modo di agire corrispondente. Le norme che regolano questo agire stanno alla base di una società di cui i poveri ritrovano la loro dignità. Questo trova conferma nei testi dei profeti, dove si vede Dio che interviene per difendere i poveri.

Dopo l’esperienza dell’esodo, l’ingresso nella terra promessa doveva garantire a tutti la libertà e la dignità. Ma non fu così. I tentativi di far ripartire l’esperienza dell’Esodo con il giubileo, cioè con la ridistribuzione delle terre, delle proprietà e la liberazione degli schiavi ogni sette anni e poi ogni quarantanove anni non ebbero successo. Il contenuto del giubileo biblico potrebbe essere ancora attuale in occasione del prossimo giubileo cristiano. Una delle proposte, che è sfuggita all’attenzione degli esperti di finanza internazionale o di politica economica è la “remissione” del debito internazionale dei Paesi poveri. La Chiesa ne parla ma la palla rimbalza.  Eppure questa scelta è un modo di vivere la fede e non solo un gesto sociale per fare bella figura.

  • È la risposta della fede al Dio dell’esodo che dà la libertà agli oppressi.
  • Egli si fa garante di questa libertà e dignità nella terra di Canaan.
  • Essa doveva essere terra di libertà, ma diventa terra di schiavitù quando i campi vengono accaparrati dai grandi proprietari e le case dai ricchi possidenti.
  • Allora si torna nella condizione di schiavitù dell’Egitto.
  • A questo punto si tenta di rimettere in moto l’esodo con il giubileo, cioè con la remissione dei debiti, la restituzione delle case, dei campi e soprattutto con la liberazione delle persone.
  • Probabilmente il giubileo in questa forma non è mai stato attuato, perché comportava delle complicazioni di carattere economico e sociale.
  • In questo contesto intervengono i profeti, uomini dello Spirito. Essi sono la coscienza critica del popolo di Dio. Siamo abituati a chiamare profeti quelli che predicono il futuro. I profeti biblici sono invece quelli che guardano al passato per giudicare il presente. Il futuro è la speranza che essi aprono. Non sono dei preveggenti nel senso dei nostri oroscopanti che tentano di ipotecare il futuro. Per il profeta il futuro è nelle mani di Dio. Egli invece guarda al presente per cambiarlo. E il modello di riferimento è il passato.

Su questo sfondo si può capire l’intervento del profeta Amos, un amministratore agricolo che diventa profeta. Egli non è solo un allevatore di bestiame, ma un personaggio colto che interviene nel regno del Nord in un momento critico, quando si diffonde il latifondismo a causa del fiscalismo che improverisce i piccoli contadini e commercianti.

Ascoltate queste parole di Amos: “Per tre misfatti d’Israele e per quattro non revocherò il mio decreto, perché hanno venduto il giusto per denaro ed il povero per un paio di sandali: essi calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri; fanno deviare il cammino dei miseri (Am 2, 6-7). Questo peccato di ingiustizia è congiunto con il culto idolatrico, il culto delle divinità straniere e delle forze cosmiche. Infatti quando si perde il contatto con l’unico Signore che non è l’energia del cosmo e neanche l’energia psichica e neppure l’influsso degli astri o l’energia atomica o il dollaro o il marco, allora si perdono di vista anche i poveri. Quando al posto di Dio si mette una forza politica, economica, sociale o una forza della natura divinizzata, allora l’essere umano è degradato e sfigurato.

Ora capite perché i profeti richiamano la fedeltà all’unico Dio, il Dio dell’esodo che è garante della vita dei poveri: “Io vi ho fatto uscire dal paese d’Egitto, vi ho condotto per quarant’anni per darvi in possesso il paese… “ (Am 2, 10).

Non siete voi i padroni del paese, dice il profeta. La terra appartiene a quelli che sono liberati. I profeti non sono demagoghi o populisti. Essi si richiamano all’agire di Dio per denunciare le ingiustizie. A sua volta l’ingiustizia per i profeti è infedeltà al rapporto con l’unico Dio. Essa ha come risvolto l’oppressione dei poveri e dei miseri. Dice ancora Amos: “Io vi ho eletto tra tutte le stirpi della terra (Am 3, 2). Ma l’elezione non è un privilegio, ma un impegno a vivere nella relazione di amore con Dio. La risposta a questo amore che ci ha scelti è l’amore per i poveri.

Ancora qualche accenno a questa storia che sta alla base della prima parte della biblioteca del popolo di Dio. Essa è la sua memoria storica, fondata sull’agire di Dio. Nessuna meraviglia allora che alla fine di questa storia si trovi la parola forte di Gesù che identifica il suo destino di Figlio di Dio con i fratelli più piccoli. Egli sta dentro questa grande cornice dell’agire di Dio che si prende cura dei poveri. I profeti si fanno portavoce di questo modo di valutare la storia umana da parte di Dio. Le parole dei profeti ci aiutano a collocare nella giusta cornice l’amore preferenziale per i poveri.

Vi invito a leggere i testi di Isaia, un cittadino di Gerusalemme, colto e raffinato, che conosce molto bene i traffici che fanno i grandi proprietari di case e di campi a Gerusalemme.

  • Essi ingrandiscono la loro proprietà fino a non lasciare posto per nessuno nella città e poi spendono i soldi accumulati comprando i magistrati – non è cambiato molto dall’800 avanti Cristo ad oggi – oppure nella vita notturna di Gerusalemme.
  • Sono accesi in volto, si dilettano nell’ascoltare la musica, nel bere bevande inebrianti! (cf. Isaia 5, 8-24).
  • Isaia, che conosce queste forme di ingiustizia, denuncia un culto che egli chiama “abominio“. È il culto fatto nel tempio, consacrato da Salomone, discendente di Davide, secondo le prescrizioni levitiche.
  • Esso è abominio perché, dice Isaia, “ voi alzate le mani che sono sporche di sangue, ma non del sangue delle vittime, ma del sangue delle violenze. Cessate di praticare il male, fate il bene, fate giustizia all’orfano e alla vedova (cf. Is 1, 13-17).

Questo è solo un testo fra i tanti. Per il profeta la difesa dei poveri non è una moda, ma è la conseguenza della fede nel Dio dell’Esodo.

Concludiamo questa parte del primo testamento ebraico, che tramite Gesù e i suoi discepoli ebrei è diventato il nostro, con un testo del profeta Geremia. È un uomo forse meno deciso di Isaia, ma più profondo nel collegare insieme la fedeltà a Dio e la fedeltà all’essere umano povero di cui Dio si fa garante. Geremia si rivolge ai responsabili della giustizia, cioè ai membri della casa regnante ed in particolare al re di Giuda, discendente di Davide, che deve esercitare il diritto e la giustizia a difesa dei poveri. Questa è la condizione perché possa continuare la stirpe di Davide. La promessa di Dio è legata alla fedeltà all’alleanza.

Geremia si rivolge ad uno dei figli di Giosia, il quale si è fatto costruire la residenza estiva facendo lavorare gli operai senza pagarli.

  • Il profeta lo interpella così: “Guai a chi costruisce la casa senza giustizia ed il piano di sopra senza equità (le case a due piani sono quelle dei signori, in questo caso quella del re)”.

  • Che dice: ‘Mi costruirò una casa grande con spazioso piano di sopra” e vi apre finestre e la riveste di tavolati di cedro e la dipinge di rosso (Ger 22, 13-14).

  • Geremia gli dice: “Forse tu agisci da re perché ostenti la passione per il cedro? Forse tuo padre – Giosia – non mangiava e beveva? Ma egli praticava il diritto e la giustizia e tutto andava bene. Egli tutelava la causa del povero e del misero e tutto andava bene: questo non significa infatti conoscermi?(Ger 22, 15-16).

  • Il termine “conoscere” per Geremia, come per il profeta che lo precede di qualche anno, Osea, è la relazione intensa e profonda con Dio. Essa corrisponde alla fede unita all’amore. Fede e amore insieme sono la conoscenza di Dio.

  • Dunque “conoscere” Dio, aderire a Lui vuol dire praticare la giustizia. E’ inseparabile la fede nel Dio dell’Esodo dall’impegno a tutelare il diritto del povero. Per Geremia i poveri sono gli orfani, la vedova, lo straniero, come nella raccolta di norme o di leggi del Deuteronomio.

Tra i “saggi” della Bibbia un testo del maestro di Gerusalemme Gesù ben Sira, il nostro Siracide, meriterebbe una particolare attenzione. E’ un testo che può essere accostato al linguaggio nel Nuovo Testamento, soprattutto ai testi di Giacomo. Ben Sira non solo dice che fare l’offerta con i beni dei poveri è abominio, una cosa che Dio respinge, ma che non dare il salario agli operai, cioè sfruttarli, equivale all’omicidio (cf. Sir 34, 22). Una parola simile si trova nella prima lettera di Giovanni: Chi odia il fratello è un omicida (cf. 1 Gv 3, 15). Questo discorso si trova già nei saggi e nei profeti del primo testamento. Gesù ben Sira, di Gerusalemme, tiene i suoi discorsi ai figli delle famiglie bene che saranno i magistrati di domani, i capi della società ebraica. Egli denuncia le forme di sfruttamento dei poveri equiparando l’ingiustizia all’omicidio: “Colui che toglie pane al povero – afferma – è come chi sparge sangue (cf. Sir 34, 21). Siamo ormai alle soglie del Nuovo Testamento. Gesù ben Sira si fa portavoce nell’ambiente di Gerusalemme delle esigenze della fede nel Dio dell’esodo, definite dal decalogo per chi vive nell’ambito dell’alleanza.

2. L’amore preferenziale per i poveri nell’orizzonte del regno di Dio

L’amore preferenziale per i poveri si esprime nelle scelte e nelle parole di Gesù. E’ nota la sua parola programmatica: “Beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio (Lc 6, 20). Per capire questa parola di Gesù in tutta la sua forza di provocazione e di stimolo si deve tener conto del mondo biblico.

Qualcuno ha detto che il Nuovo Testamento può parlare così dei poveri perché in realtà i primi discepoli di Gesù non hanno responsabilità economiche, politiche e sociali. Essi formano piccole comunità in cui si risolve il problema del disagio fisico, psichico o della mancanza di beni aiutandosi, dandosi una mano. Manca invece un disegno economico e sociale che risponda alle esigenze dei poveri togliendo le cause che riproducono continuamente la miseria.

Le parole dell’Esodo, del Deuteronomio, dei profeti e del maestro di Gerusalemme Gesù ben Sira si collocano nel contesto di una società, dove l’alleanza e il credo dell’esodo sono il punto di riferimento fondamentale. Nella storia biblica di Israele si tenta quindi di costruire una società e una economia che tengano conto del principio dell’alleanza. Se questo progetto sia riuscito, è un altro problema.

Se la ricerca sui testi biblici non vuole accendere facili entusiasmi o favorire fughe in avanti da parte delle vostre Fraternità, quello che conta è di ritrovare almeno le radici profonde dell’agire che non sono solo morali, anche se hanno un risvolto nel campo morale. Non sono neppure ragioni sociali, ma religiose e teologali. Qualcuno potrebbe obiettare: E dopo che abbiamo scoperto le radici, non succede niente se non abbiamo gli strumenti adatti per agire.

Lasciamo da parte per ora il problema di come attuare l’adesione di fede al Dio dell’amore che si rivela nell’esodo e nell’alleanza, che si rende presente il Gesù crocefisso e risuscitato e che comunica questo amore nello Spirito. Questa fede deve essere collegata con le scelte pratiche sia della piccola comunità, che ha i suoi poveri, sia con quelle della grande comunità che deve fare i conti con i poveri del mondo che sono la maggioranza.

Questo è il dramma di oggi e probabilmente anche lo scandalo di una chiesa o di alcune vostre Fraternità fatte da cristiani che devono annunciare il vangelo in una situazione di disparità che li rende poco credibili. Come si fa a dire ai poveri: “Dio vi vuole bene” e nello stesso tempo non fare nulla per comunicare questo amore?

Questo problema deve essere affrontato non per creare sensi di colpa, ma semplicemente per cominciare a chiedere perdono e considerarci i primi poveri che hanno bisogno di essere di nuovo amati da Dio. Forse l’aiuto ai poveri è la condizione per riscoprire il vangelo come buona notizia per noi.

Gesù annuncia la “buona notizia” ai poveri

Ma riprendiamo il nostro cammino parlando della scelta di Gesù e della prima Chiesa. Gesù organizza la sua attività pubblica, che si riduce ad un paio di anni, secondo il programma delle beatitudini che egli riprende dalla tradizione biblica. Egli annuncia che il Regno di Dio, cioè la sua azione sovrana, libera e gratuita è a favore dei poveri. I “poveri” sono quelli dell’esodo. Chi legge la Bibbia, ascolta Isaia e Geremia, ma anche gran parte dei Salmi sa chi sono i poveri.

Quando sente dire sulle colline della Galilea: “Beati voi poveri perché vostro è il regno di Dio“, sente un discorso in piena sintonia col linguaggio biblico. Gesù non dice nulla di nuovo. La sua novità consiste in questo:

  • Egli dice che il regno di Dio non è futuro, non è solo un’utopia per incoraggiare e consolare i poveri, ma che questo regno incomincia a manifestarsi qui e ora.
  • Egli dice ai poveri: “Voi siete fortunati, felici, alzate la testa perché il regno di Dio è per voi!”
  • Il Regno di Dio vuol dire non solo il paradiso nell’aldilà, non solo la vita eterna, ma l’azione sovrana del Dio dell’esodo, del Dio della creazione, del Dio dei profeti che Gesù rende presente con le sue scelte.
  • E’ vero! Non tutto il regno si realizza qui e ora. Alla vigilia della morte Gesù parla ancora del regno di Dio per il quale egli dà l’appuntamento ai discepoli. Egli invita a chiedere la venuta del regno di Dio. Però questo regno ha i suoi segni già nei gesti e nelle scelte che compie Gesù.

Per interpretare la sua missione Gesù ricorre alla parola profetica di Isaia maturata nel dopo esilio al tempo della ricostruzione e rinascita. I rimpatriati dall’esilio sono scoraggiati dal contrasto con i locali e coi Samaritani. Il testo di Isaia dice: “Lo spirito del Signore è sopra di me…”Lo Spirito è la potenza o la forza di Dio. “Per questo mi ha consacrato con l’unzione” L’unzione era riservata ai re, poi, quando sono spariti i re, è stata attribuita anche ai sacerdoti e ai profeti, ma originalmente era destinata solo ai re. L’unto o il consacrato era il re.

Gesù come è Messia o re, realizza il regno di Dio con la forza dello Spirito, non con una unzione come Saul oppure Davide. Egli è re perché è incaricato dalla forza dello Spirito di Dio per questa missione: ”Mi ha mandato a portare la buona notizia ai poveri ”. Il testo del vangelo di Luca prosegue: “per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista, per rimettere in libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore (Lc 4, 18-19). L’anno di grazia è quello della remissione che consiste nella ridistribuzione delle terre, nel restituire ai proprietari le loro case e soprattutto nella liberazione degli schiavi per debiti.

La lettura che propone l’evangelista Luca è più spirituale. L ‘ “anno di grazia” è la liberazione da tutte le forme di schiavitù.

Però non vorrei che leggessimo in maniera spiritualistica – spirituale è un’altra cosa – la proposta di Gesù, perché quando dice:

  • “Mi hai mandato a portare la buona notizia ai poveri, a dare la vista ai ciechi”, non si limita a dire: “Guardate che voi siete ciechi spiritualmente!”.
  • Egli incontra i malati e li guarisce. E questo non è solo un’opera buona per mostrare che Dio è buono.
  • Gesù non fa solo le opere di carità, ma attua la sua promessa che il Regno di Dio è per i poveri.
  • Egli conferma l’azione sovrana del Dio dell’Esodo che ha fatto uscire gli schiavi dall’Egitto.

Gesù interviene a favore dei poveri

Con i suoi gesti di guarigione Gesù sottrae i poveri dalla schiavitù, che è la condizione del malato. Guarisce chi è privo di dignità e di libertà. In una società e cultura teocratica il malato è l’escluso dalla vita civile e religiosa. Gesù lo libera da questa condizione. Egli dice: “Cammina, guarda con i tuoi occhi, sii purificato, sii reintegrato nella tua dignità!”. Questi sono i discorsi che Gesù tiene ai malati. “Sei liberata dal tuo male! Confida figlia, la tua fede ti ha salvata!”. E’ la parola che rivolge alla donna che vive nella segregazione femminile a causa di una legge e che le impedisce di avere contatti perché la sua condizione la sottrae non solo ai rapporti sociali, ma anche alla vita religiosa. La donna impura non ha dignità. Gesù la fa uscire da questo stato di dipendenza e di esclusione.

Questo modo di agire di Gesù riflette il suo progetto. I venti racconti di guarigione e di altri prodigi riportati dai Vangeli sono la parte sostanziale dell’attività di Gesù:

  • liberazione di indemoniati,
  • guarigione di malati,
  • il pane distribuito agli affamati,
  • la dignità restituita alle donne o agli stranieri.

Questa attività di Gesù viene interpretata in una preghiera che si trova al centro del vangelo di Matteo e di Luca. È una delle poche preghiere di Gesù. La seconda è quella che lo prepara ad affrontare con libertà filiale la morte. Nella prima preghiera egli dice: “Ti benedico, o Padre, Signore del Cielo e della terra, perché … hai rivelato queste cose – che sono quelle del regno, il suo progetto – ai piccoli. Sì, o Padre, perché  così è piaciuto a te “ (Mt 11, 25-26). C’è anche la parola: “Perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti.”  Questi sono quelli che pensano di poter controllare l’agire di Dio, sono i segretari di Dio, quelli che hanno il telefonino diretto con il “Padreterno”: Scribi e Farisei che controllando le Scritture e manovrando le leggi possono dire cosa fa e cosa pensa Dio.

Ti ringrazio, Padre – dice Gesù – perché non hai rivelato le cose del Regno, il tuo agire sovrano a questi, ma ai piccoli“. I “piccoli” non sono solo i bambini, ma sono gli oppressi e affaticati di cui parla subito dopo (Mt 11, 28-30).

  • Sono gli oppressi da una religione formalista proposta da quelli che impongono pesi insopportabili alla gente ed essi non li muovono neppure con un dito. Essi hanno l’autorità per fare questo, perché siedono sulla cattedra di Mosé (cf. Mt 23, 1-4).
  • Gli oppressi e affaticati sono la povera gente, quella che con il linguaggio del tempo si chiamava “il popolo della terra”, ignorante e perciò incapace di conoscere e di osservare la legge (cf. Gv 7, 49). A questi Gesù rivolge la sua attenzione.
  • Sono i peccatori, le donne, i bambini, gli ammalati, gli stranieri. Gesù vede in questo il compimento del progetto del Padre: “Ti ringrazio per questo, perché così è piaciuto a Te!“.

Qui si vede la “elezione” di Dio, da non tradurre con “scelta”, ma forse meglio con amore. E’ l’amore libero, gratuito e sovrano di Dio. Ma qualcuno può dire: “E gli altri allora non sono eletti?”. Ebbene, anche questi sono destinatari del regno di Dio, ma solo attraverso l’attitudine di chi lo accoglie come un dono gratuito e non come un diritto.

Gesù lo dice chiaramente nelle parabole: “Gli ultimi chiamati ricevono la paga intera, non perché hanno diritto, ma perché io sono buono” (cf. Mt 20, 1-15). E’ molto chiaro. Ma dove sta la giustizia che prescrive di dare ad ognuno il suo? È vero! Esiste la giustizia contrattuale, ma esiste anche la giustizia di Dio. Egli è giusto perché è fedele, perché dona là dove non ci sono diritti.

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Adesso si capisce anche la proposta che Gesù fa al giovane ricco. Egli non dice semplicemente di dar via i beni (cf. Mt 19, 16-22). Spesso la parola del vangelo viene interpretata così e si pensa di attuare la povertà unicamente perché si rinuncia ai beni. Se vuoi imitare l’unico “buono”, dice Gesù, quello che dona là dove non ci sono diritti, va’, vendi quello che hai, dallo ai poveri!”.

Questo è diverso dal semplice rinunciare ai beni. La rinuncia la fanno anche i filosofi stoici. La fanno anche i maestri di spirito delle religioni orientali per non avere fastidi con le cose materiali. La spiritualità biblica, cristiana ed evangelica non disprezza la ricchezza.

Alcuni dicono: “La chiesa e i cristiani hanno il complesso di non saper affrontare con realismo il problema della ricchezza!”. Il vangelo propone di usare i beni come segno di amore gratuito. I beni non possono essere concentrati come potere per controllare gli altri, ma vanno condivisi come segno di comunione. Questo è il modo di vivere la povertà evangelica.

Attualmente ci troviamo in questa situazione paradossale. Da una parte in nome del Dio dell’esodo e di Gesù i cristiani cercano di combattere la povertà! Dall’altra sono invitati a scegliere i poveri senza comprendere sempre quali sono le ragioni di questa scelta.

Allora si dice: “Se siamo tutti poveri non possiamo aiutare i poveri!“. Che senso ha la semplice rinuncia al possesso dei beni? La risposta evangelica, che deriva dalla tradizione profetica e sapienziale, è questa: “I beni possono occupare il cuore, diventare mammona, l’idolo che prende il posto di Dio” (cf. Mt 6, 24). Ma nella prospettiva della sequela di Gesù il problema non è il possesso o il controllo dei beni, ma l’imitazione dell’unico “buono”, Dio, che comunica i beni a tutti a partire dai bisognosi, dai non aventi diritto.

Gesù si rende solidale con i poveri

Completiamo questa lettura del progetto di Gesù col momento finale, quando egli ricostruisce in una parabola la scena del giudizio e dà i criteri per riconoscere la propria verità di esseri umani prescindendo da qualsiasi appartenenza religiosa.

Questa pagina del Vangelo di Matteo impressiona tutti, credenti o meno, praticanti e non praticanti (Mt 25, 31-46). “Quando verrà il Figlio dell’uomo siederà sul trono della sua gloria.”

Il “Figlio dell’uomo” è Gesù in quanto solidale con la condizione umana: è il crocefisso esaltato da Dio. Egli porrà alla sua destra e sinistra tutte le genti che saranno convocate davanti a Lui. Quindi non sono convocati per il giudizio solo i cristiani, ma tutte le genti. Il giudizio di Dio riguarda tutti i popoli.

Il giudice dirà a quelli di destra: “Venite benedetti, prendete possesso del regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo“. Non è un regno conquistato, ma dato come la vita. Che cosa abbiamo fatto per meritare di vivere sani nonostante tutti i malanni che ci sono? E’ un dono gratuito!

La ragione per essere accolti nel regno del Padre è questa: Gesù riconosce come figli di Dio e suoi fratelli quelli che hanno compiuto un gesto di accoglienza: “dar da mangiare, dar da bere, accogliere il pellegrino, visitare il malato, il carcerato“. Sono i gesti di amore feriale, che non hanno nulla di eroico. “Ogni volta che lo avete fatto ad ognuno di questi miei fratelli più piccoli…”. Qui si ritrovano i “piccoli” della preghiera di Gesù: “Ti ringrazio, Padre, perché hai scelto, hai amato i piccoli come destinatari del tuo amore!”. L’unico buono, Dio, si interessa di quelli che hanno bisogno.

Alla fine le genti o i popoli saranno accolti come figli nel regno di Dio perché hanno attuato l’amore verso i piccoli coi quali Gesù, il Figlio dell’uomo, si identifica. Ora si capisce come questa identificazione non è solo un modo di dire. Realmente Gesù può collocarsi tra i piccoli, tra gli ultimi. Questa identificazione è la sostanza della fede cristiana, perché Gesù crocefisso è l’ultimo della scala sociale.

Perciò egli può dire: “Chi accoglie uno di questi piccoli in mio nome accoglie me. E chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato” (cf. Mc 9, 37). Questa è la scala della graduatoria secondo il vangelo:

  • Dio creatore,
  • Gesù,
  • il piccolo.

Gesù si identifica con il piccolo, con tutti i crocefissi della storia di ieri e di oggi. Questa è teologia, non è solo morale, non è sociologia indorata di venature romantiche sentimentali. E’ la sostanza della fede in Dio creatore, nel Dio dell’esodo, nel Dio con il quale Gesù il crocifisso si identifica. Dio non ha altro volto se non quello di Gesù crocefisso sul Golgota. E i piccoli sono il “sacramento“, il segno visibile, la presenza permanente di Gesù crocefisso e risuscitato.

3. L’amore preferenziale dei poveri nella prima chiesa

L’agire della prima Chiesa è guidato dallo Spirito comunicato da Gesù risorto. A Pentecoste nasce una comunità che, secondo Luca, realizza l’ideale biblico e anche greco della fraternità e dell’amicizia: “Erano un cuor solo e un’anima sola!” (cf. At 4, 32)

L’amicizia e la fraternità immaginate da Platone e da Aristotele diventano una realtà. Nella comunità dei discepoli di Gesù a Gerusalemme si manifesta lo Spirito di Dio che scende il giorno della Pentecoste. E’ lo Spirito di Gesù che tiene uniti i discepoli in forza dello stesso amore che lo ha portato a dare vita per loro. Luca descrive così questa comunità: Chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti secondo il bisogno di ciascuno (At 2, 45). E più avanti fa una puntualizzazione che aiuta a dirimere la questione dei poveri e dei ricchi, dei primi e degli ultimi nella chiesa. Nessuno infatti tra loro era bisognoso perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano l’importo di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli: e poi veniva distribuito a ciascuno secondo il bisogno (At 4, 34-35).

L’obiettivo non è di avere i poveri per poter fare opere buone, ma di farli sparire. Ma questo avviene non in nome di pianificazioni economiche, ma in forza dell’amore che riconosce il diritto di vivere con dignità a tutti gli esseri umani a partire dagli ultimi.

Ancora oggi, fratelli miei molto amati, non so se è possibile costruire una società o tentare di mettere in piedi un’economia tenendo conto di queste coordinate o di questo orizzonte di fede biblica e evangelica. La parola di Dio non ci offre se non un orizzonte, non dà nessun modello operativo, né in termini di società né di economia politica. Ma l’obiettivo indicato dalla Parola di Dio è chiaro. I miseri non ci saranno più quando i beni saranno fatti circolare. E i santi del vostro tempo come Chiara Lubich hanno intuito che la strada possibile è quella della “ECONOMIA DI COMUNIONE”

Si tratta di un ideale e di una promessa già presenti nel Deuteronomio (cf. Dt 15, 4). Non si tratta di fare una regola sulla proprietà e sull’uso dei beni come proponevano gli Ebrei separatisi da Gerusalemme sulle rive del Mar Morto, a Qumran. Il progetto che deriva dallo Spirito di Pentecoste nasce dall’amore che fa trovare anche le strade ed i mezzi per far sparire la miseria e per ridare dignità a tutti gli esseri umani.

Come conclusione vi propongo un testo della prima Lettera di Giovanni che presenta l’amore di Dio come fonte e modello dell’amore umano. Essa inizia con la contemplazione della Parola di vita che era presso Dio e si è resa visibile, perciò noi abbiamo potuto vederla, non solo ascoltarla, ma abbiamo potuto toccarla con le nostre mani (1 Gv 1, 1-4).

La parola di Dio è Gesù crocefisso e risorto, il Signore che comunica lo Spirito. In questa meditazione l’autore dice: “Dio è l’amore, chi rimane nell’amore dimora in Dio. Chi non ama non ha conosciuto Dio” (cf. 1 Gv 4, 7-8). Nel contesto di questa meditazione si comprende il significato di queste parole che l’autore della prima Lettera di Giovanni scrive ai cristiani, come segno di riconoscimento della loro fede in Gesù, Figlio di Dio venuto nella carne.

Come vedete, non è un Gesù ridotto a Spirito, a messaggio o dottrina. Gesù crocefisso rivela il suo amore nell’autodonazione della croce: Da questo abbiamo conosciuto l’amore (1 Gv 3, 16). In Gesù Cristo si rivela il volto di Dio che ama. Egli ha dato la vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli. Ma se uno ha ricchezze in questo mondo e, vedendo il suo fratello in necessità, gli chiude il proprio cuore, come dimorerà in lui l’amore di Dio? (1 Gv 3, 16-17). Non ha possibilità di dimostrarlo, se non per mezzo di un amore che si dona.

Lo dice anche Giacomo nella sua Lettera: Se io ho la fede e non ho le opere dell’amore, come posso dimostrare la mia fede? È come se dicessi a quelli che vengono a casa mia e mi chiedono pane e vestiti: ‘Andate in pace, cercate il vestito ed il pane’(cf. Gc 2, 14-17). Queste parole non servono a nulla.

La fede dunque si attua attraverso l’amore. Questa è la fede in Dio, nel Dio dell’esodo, che si rivela in Gesù crocefisso risuscitato dai morti.

Conclusioni

Lo scopo di questa meditazione dei testi biblici sull’amore preferenziale per i poveri nel quinto centenario della mia nascita al cielo è di aiutarvi a riscoprire le radici e le ragioni del vostro essere in Fraternità nella Chiesa. Tutta la chiesa che segue il suo Pastore, Gesù Cristo, ha una vocazione pastorale. Egli è il modello di ogni pastore e dell’impegno pastorale di ogni battezzato. Perciò l’azione pastorale non è riservata ai soli pastori che hanno ricevuto il sacramento dell’ordinazione, ma tutta la chiesa è chiamata a riprodurre l’amore del pastore che è Dio, che si rivela nel pastore autentico che è Gesù.

La conclusione della ricerca sull’amore preferenziale per i poveri nella Bibbia può, dunque, essere riassunta in questi termini:

  • la novità biblica rispetto a tutte le intuizioni della ricerca umana sul problema della mancanza di beni, della sofferenza e del dolore che travagliano il genere umano, è che Dio si fa povero.
  • Non semplicemente Dio guarda ai poveri, ma egli si fa povero per amore dei poveri.
  • Questo è l’amore preferenziale, che non si limita a fare discorsi sui poveri o ai poveri. Dio per amore si fa povero coi poveri.

Allora se si vuole incontrare il Dio dell’esodo, crocefisso risuscitato in Gesù, bisogna non solo aiutare i poveri, ma diventare destinatari di questo amore di Dio mettendosi tra i poveri. La salvezza vi verrà data gratuitamente,

  • se diventerete “poveri” liberandovi della vostra ricchezza;
  • se cesserete di considerare come un diritto quello che siete  e che avete;
  • se quello che siete  e che avete lo vivete come un dono da condividere con gioia e semplicità con gli altri.

Il regalo più bello  che potete farmi in questo quinto centenario è il veder crescere in voi una coscienza che i poveri vi stanno a cuore perché sono l’opzione del medesimo Dio, il Dio di Gesù.

Non dimenticate che i suoi figli – la maggioranza – sono impediti ad essere pienamente umani a causa dei sistemi di prepotenza e di emarginazione: L’opzione per i poveri dev’essere “per i poveri”, ossia

  • per coloro che non possiedono,
  • coloro che non possono, q
  • quelli che vivono le carenze della vita normale, economicamente:
  • mancanza di terra,
  • del necessario per vivere,
  • della salute,
  • dell’educazione,
  • della partecipazione.
  • Sono gli impediti a vivere pienamente la loro dignità di persone, figli e figlie di Dio, di fratelli e sorelle.

Optare significa sempre

  • “voltarsi verso”,
  • dedicarsi,
  • compromettersi.

Quando si opta per i poveri si opta contro le cause, le strutture, i sistemi che rendono poveri i poveri e impediscono loro di vivere con dignità questa condizione umana, storica, da figli e figlie di Dio, da fratelli e sorelle.

Tra i ricchi ma anche nella coscienza stanca o addormentata o egoista di troppi cristiani – e noi non intendiamo tirarci indietro ma metterci per primi, – si tende a dis-attualizzare il problema proprio in un momento in cui il fenomeno è in maggior crescita.  Sono molti quelli che sono stanchi di sentir parlare dell’opzione per i poveri. Forse non bisognerebbe dimenticare  che sicuramente i poveri sono più stanchi di essere poveri.

Se è vero che  “ i poveri li avrete sempre con voi ”, ciò significa due cose:

  1. che voi non resterete mai disoccupati;
  2. che non è scritto nel Vangelo che essi devono progressivamente aumentare.

Siate sensibilizzatori di questa umanità così iniqua, ma pur sempre figlia di Dio e pregate che il Dio delle maggioranze, dei poveri, dei piccoli, degli esclusi, si imponga, misericordiosamente, sul cammino di questa storia oggi tanto egoista , tanto escludente.

Ve lo ripeto: per quanto vi riguarda, siate schiene generose a disposizione di Dio che conta molto su ognuno di voi per la liberazione dei prigionieri di ogni schiavitù.

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“ESPALDAS

A DISPOSICION DE DIOS !”

 

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DIOS LOS POBRES Y NOSOTROS

San Juan de Dios 4Carissimi muy querido hermanos en Jesucristo,

si hay un tema que a menudo los debates alma, pone una tensión en su conciencia y luego te deja inconclusa es justo lo que los pobres.

Si se tiene en cuenta que Dios es el educador de su pueblo, no caer en las aparentes contradicciones del razonamiento de sentido común, sólo tiene que hacer iluminados por Él

Muchos insinúan que la campana de la iglesia de los pobres y, a fin de no perder, le dan al voluntariado, salud, organiza Cáritas, porque los pobres son sus clientes. Esta acusación es ciertamente falso y pretencioso, pero puede ocultar un germen de verdad, cuya responsabilidad es de los discípulos, no de su Señor y Maestro, que, siendo rico, se hizo pobre para los pobres para dárselo a ellos, incluso la vida .

Debido a que estas cuestiones no se resuelven con palabras persuasivas de humana sabiduría, me gustaría confiar a la iluminación de las Sagradas Escrituras. Confía en mí por la palabra de Dios y dejémonos guiar por ella en la lectura de textos bíblicos a conocer y aceptar el amor de Dios que elige a los pobres. Por mi parte, sólo puedo añadir algunas reflexiones en voz alta sobre un tema que es querido para mí desde el comienzo de nuestras fraternidades que se basa en la Carta de Santiago, que dice lo siguiente: Dios ha escogido a los pobres que están en el mundo para que sean ricos en fe y herederos del reino de Dios (cf. Santiago 2, 5).

Si te fijas bien, la expresión “Dios ha escogido a los pobres” se impone por la fatiga orientación pastoral de la Iglesia universal, ya que tiene sus raíces en las iglesias de América Latina, donde se ha utilizado desde los años setenta con un malentendido y sospecha. En la acción pastoral de las iglesias hablado de “la opción preferencial por los pobres”. Entonces, por primera vez en la Carta Encíclica “Sollicitudo Rei Socialis”, la expresión se ha convertido en parte del lenguaje del Magisterio de la Iglesia. El mismo documento habla de “estructuras de pecado”, que es todavía una expresión de la pastoral de la Iglesia en América Latina.

Antes de pasar a la escucha de la “Palabra de Dios” todavía necesita alguna aclaración sobre este tema. Si se presta atención, en las grandes conferencias pastorales en general el tema es: “La opción por los pobres”, pero “El amor a los pobres.” Es un truco que le permite evitar una dificultad real: la frase “opción preferencial” le molesta, a pesar de ser recibido en la carta de la encíclica “Centesimus Annus” de Juan Pablo II, donde dice: “La Iglesia es consciente de que su mensaje va a ganar credibilidad en el testimonio de las obras antes de la consistencia interna o la lógica del discurso “. Por lo tanto, antes de “hacer” y “hablar”! Si existen en la actualidad es precisamente a causa de esta conciencia adquirida en su tiempo en la iglesia local que está en Grenade “opción preferencial por los pobres”.

Muchos tienden a utilizar en su lugar el término “opción” que es un poco más matizada pero creo que el término “elección”, se ajusta más a la lengua de la Biblia, donde la “elección” de Dios no discrimina a nadie. Jesús es elegido, y en él estamos todos elegidos. De hecho, cuantos más seamos lamentable, más que elegimos en Jesús, el Hijo amado. Antes de la creación del mundo, Dios Padre nos ha elegido en el amor, en el amor (cf. Ef 1, 4). El concepto bíblico de la elección no tiene nada que ver con el discriminante de la elección o elección humana. La elección de Dios se realiza en el amor. El hecho de vivir aunque en un precario estado de equilibrio, “salud un poco un poco menos, es porque Dios nos ha escogido, le encantó. Todo nacimiento y el renacimiento de la fe que se haya elegido, es un gesto de amor, yo te he escogido y enviado vayáis y deis fruto, y vuestro fruto permanezca (Jn 15, 16 b). It ‘s la elección por un amigo, por un momento antes de que Jesús dice a sus discípulos: “Vosotros sois mis amigos” (Jn 15, 14).

Si este es el lenguaje de la Biblia, sin duda plantea algunas cejas. Un industrial diría que la Iglesia es un escándalo, porque la elección de este último, no puede hablar de la “primera” o empresarios, los que cuentan, que tienen poder y dinero. Para ellos, es probable que aparezca como un partido o una facción que forma parte de las opciones, que pueden en algunos casos ser confundidos con connotaciones ideológicas y por lo tanto, no guardan relación con su mensaje de la iglesia. Hay muchos a sostener que la Iglesia no debe hablar sólo de opiniones de la sociedad civil, en oposición a la decisión correcta, sino a toda la sociedad, a todos los sectores de la sociedad en su conjunto. Y ‘interesante recordar que a menudo las mismas personas a limpiar e integrar la “opción por los pobres” expresión porque no es “ni exclusiva ni excluyente”, se olvidan de que su propia economía, la política, la sociedad en su estructura y en su riqueza, son cada vez más exclusivo y excluyente.

Una pregunta de rigor, sin embargo, se plantea: si la Iglesia no se defiende a los pobres, que tendrán que hacer?

El término “opción por los pobres” presupone que los demás no se eligen. La verdad es que el amor no excluye la preocupación por los demás, no recoger a nadie. Lo que es seguro es que Dios elige a todos, pero a partir de – podemos decir – de pobre a excelente, el Jesús crucificado que se hizo pobre para enriquecernos con su solidaridad (cf. 2 Cor 8, 8-9). Epper nadie puede pensar que su pobreza vivida en solidaridad es una actitud virtuosa. Jesús no sólo es manso y humilde de corazón, pero lo que realmente hizo pobre.

 El cargo que se le da a la Iglesia de su tiempo es que ya no habla a grandes, de gran alcance. Pero también existe la acusación por el contrario, que no es hablar con los pobres. Siempre tienen un sentido de pertenencia a la Iglesia no es sólo jerárquica. Cuando hablamos de los pobres toda acusación de ti porque no es sólo la Iglesia a un alto nivel, el de las encíclicas y documentos del Magisterio. La Iglesia es el pueblo de Dios, reunido en el Espíritu con los pastores, que son un signo de la presencia y un solo Pastor. Como resultado, mis hermanos, como Iglesia, pregunta en persona si usted habla con grande y poderoso. , Pregunta ahora si hablas con los pobres, o simplemente hablar de los pobres, para los pobres. La relación de la Iglesia con los pobres no es sólo una cuestión de tiempo. Tiene que ver con la misma imagen de Dios, con su estilo. Así que déjate guiar por la Palabra de Dios para aprovechar el amor preferencial por los pobres desde la perspectiva del Éxodo y el Pacto, en la perspectiva del Reino de Dios y seleccionar o elegir el amor de los pobres en la experiencia del Espíritu, es decir, que de la Iglesia primitiva. Las deducciones por la relación de fraternidad con los pobres saldrán de él.

 Tú sabes que yo personalmente siempre he hablado con los poderosos y los ricos, pero siempre con la bolsa en la mano o que lo complete con la lista de deudas que me cobraron.

Si quieres mi consejo, no tenga miedo de subir las escaleras de los poderosos, a llamar a las puertas de los ricos. Apriete sus manos y decir: “Haz el bien a sí mismo hermanos, por el amor de Dios.”

Por otra parte, el apóstol Pablo dio valiosas sugerencias a la comunidad de Corinto a ser retransmitido: “Esta colección no pretende que reducir en la miseria porque los demás tienen razón: lo hacen para lograr una cierta igualdad. En este momento se encuentra en abundancia y puede traer ayuda a los que están en necesidad de … (2 Cor 8:13)

Tenga en cuenta que el que siembra escasamente, también segará escasamente, y el que siembra generosamente, generosamente también segará. 7 Cada uno dé como propuso en su corazón: no con tristeza, ni por necesidad, porque Dios ama al dador alegre. 8 Y Dios puede hacer que toda gracia abunde en vosotros porque, habiendo siempre tener suficiente de todo y puede proporcionar en abundancia para toda buena obra, 9 como está escrito:

se desparrama, da a los pobres;
su generosidad permanece para siempre. “(2 Cor 9,6-9)
Lo que haces es una obra de misericordia. Cada rico, en el acto de privar algo para los hermanos, el alma se sentirá más ligero, menos árida en el corazón y será ocupado por la dicha del Señor ha prometido que “más bienaventurado es dar que recibir.”

 ¿Amas a los ricos, porque ellos necesitan que usted tiene su corazón libre de las ataduras con las cosas y con el dinero y por lo tanto ya no está disponible. La riqueza puede producir a veces en los que la poseen: la insensibilidad, el egoísmo, la arrogancia, la anarquía, la lujuria, la inquietud, … ceguera espiritual, ya que el Señor mismo ha hecho la consideración pesado sobre la riqueza: “No acumulen para sí tesoros en la tierra, donde la polilla y el orín y donde ladrones minan y hurtan; 20 sino acumulen para sí tesoros en el cielo, donde ni la polilla ni el orín corrompen, y donde ladrones no minan ni hurtan. 21 Porque donde `s está tu tesoro, allí también estará vuestro corazón.” (Mt 6, 19-20)

 Y de nuevo: “De cierto os digo difícil para un rico entrar en el reino de los cielos. 24 Lo repito: es más fácil que un camello pase por el ojo de una aguja que un rico entre en el reino de los cielos “(Mt 19, 19-21).

 Pobre con los pobres, así que no se avergüenza de llegar a los pobres de Dios

E ‘ahora debe llegar a la palabra, sin entrar en detalles, para recibir el don de la iluminación que el Espíritu quiere dar.

Pobre

1. El amor preferencial por los pobres, en vista de la alianza éxodo

El momento fundacional de la fe bíblica es el éxodo. Este punto de partida no depende de una visión populista. No es ni puede ser incluso una sola respuesta a las necesidades de los seres humanos que están en espera de ayuda y solidaridad. Los creyentes responden en primer lugar a la palabra de Dios Dios educa a tener este foco de amor a los pobres.

Dios está en la solidaridad con los pobres

El momento fundacional de la fe bíblica no es la creación, pero la constitución del Pueblo de Dios

Es una nación de pobres liberados.
Los pobres son los oprimidos, la curva, de acuerdo con una palabra hebrea que ha pasado a formar parte de la espiritualidad cristiana.
Los pobres son los anawim, los subordinados, en contra de lo que Dios se inclina, se convierte en los misericordiosos, porque vuelve la mirada hacia los pobres.
El comienzo de esta aventura épica del Éxodo es el tercer capítulo del Éxodo inmediatamente después de la manifestación de Dios a Moisés en el monte santo: “El Señor dijo:” Ciertamente he visto la aflicción de mi pueblo en Egipto y he oído su clamor a causa de sus opresores. Yo conozco sus sufrimientos “(Ex 3, 7).

Él es un Dios de la solidaridad.
En el fondo es la imagen del “redentor”, el que actúa en virtud de un vínculo, un lazo de sangre, un vínculo social como en el familiar o amigo que hace libres a los oprimidos.
El texto continúa: “Yo conozco sus sufrimientos, así que estoy descendido para librarlos de mano de los egipcios y sacarlos de ese país, a una tierra buena y espaciosa” (Ex 3, 8).

La historia de la liberación, que es también el primer artículo del credo fundamento bíblico de la creencia cristiana comienza de la siguiente manera. En el centro de la fe cristiana es la encarnación, la pasión y resurrección de Jesucristo. En él Dios se inclina sobre la miseria humana. Sin embargo, la encarnación de la Palabra de Dios comienza desde lejos. Belén o Nazaret no es la primera encarnación. Es el año cero de la historia cristiana ha comenzado, pero esta curva de Dios sobre los oprimidos de la tierra de Egipto. De este modo se ofrece a la modelo para todo ser humano.

Dios es el garante de la libertad y la dignidad de los pobres

Esto es seguido por la salida y la constitución del pueblo en su conjunto sobre la base de las “diez palabras” o Decálogo. Se pueden resumir en dos principios:

fidelidad a Dios como único Señor
y la lealtad a la siguiente.
Son inseparables, “No prostrarrai delante de las imágenes falsas y reducirá el otro para oponerse.” Estas son las condiciones para vivir en libertad. El pacto con Dios es la fuente de la libertad. En el marco de la alianza es una antigua colección de normas llamado “Código de la alianza.” Ellos expresan el compromiso de vivir el pacto, que establece y protege el derecho de los pobres.

La regla se formula con la misma autoridad que las “diez palabras” o Decálogo. El texto del Éxodo dice: “no enfadar a un extraño, ni oprimirás, porque extranjeros fuisteis vosotros en la tierra de Egipto. No afligirán alguna viuda y al huérfano. Si ellos no afliges y ellos claman a mí, ciertamente oiré su clamor “(Ex 22, 20-22).

El Éxodo comienza cuando Dios escucha el clamor de los Judios en Egipto: “Y oyó Dios el gemido de ellos, se acordó de su pacto … Dios vio su condición … si él se piensa” (Ex. 2, 24-25).

A partir de aquí comienza la aventura de salir a la libertad. Incluso en el código de la alianza, Dios dice: “Yo oiré su clamor y mi ira se encenderá y voy a morir por la espada. Pero ciertamente yo escucharé su clamor porque soy un Dios misericordioso “(Ex 22, 23). La protección de los pobres está en las manos de Dios a los pobres como parte de la comunidad judía puede contar con esta intervención misericordiosa de Dios

Una colección definitiva de estas normas para proteger a los pobres en el libro de Deuteronomio. Se ve de nuevo en la larga historia de invasiones, la deportación, el exilio, el exilio hasta la época de Moisés, desde el siglo XIII hasta el siglo VI aC Es una historia de la violencia, que se refleja en los textos proféticos. Al recoger el más humanitario del Deuteronomio, que es la nueva edición o la segunda ley, usted tiene la motivación de este trabajo más explícito favorable a los pobres con una razón teológica, que se refiere a la acción de Dios

No es sólo un reflejo de la fe. Pero es el acto de Dios, que fundó el comportamiento de aquellos que forman parte de la alianza: «No pervertir el derecho del extranjero ni del huérfano, ni tomarás la ropa de la viuda en prenda” (Deut. 24, 17). Los pobres ya no son Judios, sometidos a la explotación del faraón, pero los que están privados de la dignidad y la libertad en la tierra de Canaán. Yo soy el huérfano, la viuda y al extranjero.

Por lo tanto, se puede cambiar las cifras. Hoy – por ejemplo – sería poner los nombres de las otras categorías. Todavía quedan las viudas, los huérfanos aún permanecen, pero sobre todo extranjeros, que no tienen la protección y la recepción. El desconocido se expone a la ofensa y al chantaje. El texto bíblico sigue: “(Usted no va a hacer eso), sino que te acordarás que fuiste siervo en Egipto, y os ha librado de allí el SEÑOR tu Dios: por tanto, yo te mando que hagas esto (Deut. 17, 18). Algunos ven el interés de la Iglesia por los pobres, los inmigrantes, los extranjeros, de todas las categorías débiles, sólo la satisfacción de una necesidad social.

Hacer que la asistencia y la caridad es vista como una dimensión moral y social de los cristianos. Creo que nos olvidamos de lo que es la raíz teológica de esta ley. No es sólo un bien social o ético o moral, sino que es la reproducción del modo de actuar de Dios: “Por tanto, yo te mando que hagas esto,” porque el Señor me ha liberado. Usted debe defender, defender a los pobres, ya que ha tenido una experiencia de la libertad y el amor de Dios, y por lo tanto usted tiene que declarar y hacer esto con una actitud y una manera de actuar en consecuencia. Se podría decir que la profesión de la fe bíblica no está hecho, como veremos en el Evangelio, por un conjunto de declaraciones verbales o por un teórico coherente y perfecto, pero se vuelve amor hizo comportamiento activo y práctico.

Dios interviene en la defensa de los pobres

A partir de este primer encuentro con la Palabra de Dios es que yo creo que la Biblia se basa en la experiencia del Éxodo. A su vez se da el impulso que corresponde a una forma de actuar. Las normas que rigen esta acción son el fundamento de una sociedad donde los pobres a recuperar su dignidad. Esto es confirmado por los escritos de los profetas, en los que vemos a Dios que interviene en defensa de los pobres.

Después de la experiencia del Éxodo, la entrada a la tierra prometida era garantizar a todos la libertad y la dignidad. Pero no fue así. Los intentos de compartir la experiencia del Éxodo con el jubileo, es decir, con la redistribución de la tierra, la propiedad y la liberación de los esclavos cada siete años y luego cada cuarenta y nueve años no tuvieron éxito. El contenido del jubileo bíblico todavía puede estar presente en el próximo jubileo cristiano. Una de las propuestas, que ha escapado a la atención de los expertos en finanzas internacionales o la política económica es “remisión” de la deuda externa de los países pobres. Las conversaciones de la Iglesia al respecto, pero la pelota rebota. Sin embargo, esta elección es una manera de vivir la fe y no sólo un acto social para hacer una buena impresión.

Es la respuesta de fe al Dios del Éxodo que da libertad a los oprimidos.
Él es el garante de esta libertad y la dignidad en la tierra de Canaán.
Iba a ser una tierra de libertad, sino que se convierte en la tierra de la esclavitud cuando los campos son comprados por los grandes propietarios de tierras y las casas de los ricos terratenientes.
Luego vuelve a la condición de la esclavitud en Egipto.
En este punto se intenta reiniciar el éxodo con el jubileo, que con la remisión de deudas, la restitución de las viviendas, campos y en especial con la liberación del pueblo.
Probablemente el jubileo en esta forma nunca se ha aplicado debido a las complicaciones implicadas en el desarrollo económico y social.
En este contexto participan los profetas, los hombres del Espíritu. Ellos son la conciencia crítica del pueblo de Dios, estamos acostumbrados a llamar a esos profetas que predicen el futuro. Profetas bíblicos son los que miran al pasado para juzgar el presente. El futuro es la esperanza de que se abren. No son premonitorias en el sentido de nuestra oroscopanti intenta hipotecar el futuro. Para el profeta, el futuro está en las manos de Dios En cambio, mira hacia el presente para cambiarlo. Y el modelo de referencia es el pasado.
En este contexto se puede entender la intervención del profeta Amós, un administrador de la granja que se convierte en un profeta. Él no sólo es un ganadero, pero un personaje atrapado que interviene en el Reino del Norte en un momento crítico, cuando se propaga por el latifundismo fiscalismo improverisce que los pequeños agricultores y comerciantes.

Escuche estas palabras de Amós: “Por tres pecados de Israel, y por cuatro, no revocaré su castigo, porque venden al justo por dinero y al pobre por un par de sandalias: pisotean sobre el polvo de la tierra, como la cabeza de los pobres; tuercen el camino de los pobres “(Am 2, 6-7). Este pecado de la injusticia es conjunta con el culto idolátrico, la adoración de los dioses extranjeros y las fuerzas cósmicas. De hecho, cuando se pierde el contacto con el Señor, que no es la energía del cosmos y de la energía, incluso psíquica e incluso la influencia de los astros o la energía atómica o el dólar o el marco alemán, a continuación, se pierde de vista, incluso los pobres. Cuando el lugar de Dios pone en una fuerza política, económica, social, o de la naturaleza divinizada, entonces el ser humano se degrada y desfigurados.

Ahora se entiende por qué los profetas recuerdan la fidelidad al único Dios, el Dios del Éxodo, que es el garante de la vida de los pobres: “Yo te saqué de la tierra de Egipto, han traído cuarenta años para dar la posesión de la país … “(Am 2, 10).

Usted no es el dueño del país, dice el profeta. La tierra pertenece a los que son liberados. Los profetas no son demagogos y populistas. Se refieren a la acción de Dios en la denuncia de las injusticias. A su vez, la injusticia de los profetas es la infidelidad a la relación con el único Dios se solapa como la opresión de los pobres y necesitados. Amós dice: “Yo he conocido de todas las familias de la tierra (Amos 3, 2). Pero la elección no es un privilegio, sino un compromiso de vivir en una relación de amor con la respuesta de Dios a este amor que hemos elegido es el amor a los pobres.

Unos cuantos consejos a esta historia que es la base de la primera parte de la biblioteca del pueblo de Dios, es su memoria histórica, basada en la acción de Dios no es de extrañar que al final de esta historia está en la fuerte palabra de Jesús que identifica el destino del Hijo de Dios con sus hermanos menores. Él es grande en este marco de la acción de Dios que cuida de los pobres. Los profetas se convierten en el portavoz de esta manera de juzgar la historia humana de las palabras de los profetas de Dios nos ayudan a poner en el amor preferencial marco adecuado para los pobres.

Los invito a leer los textos de Isaías, un ciudadano de Jerusalén, culto y refinado, que conoce muy bien los oficios que hacen que los grandes propietarios de casas y campos en Jerusalén.

Se magnifican su propiedad hasta no dejar lugar a nadie en la ciudad y luego gastar el dinero acumulado por la compra de los jueces – no ha cambiado mucho desde el año 800 aC hasta la actualidad – o en la vida nocturna de Jerusalén.
Se encienden en la cara, el placer de escuchar música, beber sidra! (Cf. Isaías 5, 8-24).
Isaías, que conoce estas formas de injusticia, denuncia un culto que él llama “una abominación”. Es el culto realizado en el templo, consagrado por Salomón, descendiente de David, de acuerdo con los requisitos de los levitas.
Es una abominación porque Isaías dice: “usted levanta sus manos manchadas de sangre, pero no la sangre de las víctimas, pero la sangre de la violencia. Dejar de practicar el mal, hacer el bien, hacer justicia al huérfano ya la viuda (cf. Isaías 1: 13-17).
Esto es sólo un texto de entre muchos. Para el profeta la defensa de los pobres no es una moda pasajera, sino que es el resultado de la fe en el Dios del Éxodo.

Concluimos esta primera parte del Antiguo Testamento hebreo, que significa Jesús y sus discípulos judíos se convirtió en el nuestro, con un texto del profeta Jeremías. Es quizás menos un hombre decidido a Isaías, pero más profundo en conectar entre sí la fidelidad a Dios y la fidelidad al ser humano pobre que Dios es el garante. Jeremías se dirige a los responsables de la justicia, que los miembros de la familia real y, en particular, el rey de Judá, descendiente de David, que debe ejercer el juicio y la justicia en defensa de los pobres. Esta es la condición para que pueda continuar con el linaje de David. La promesa de Dios está ligada a la fidelidad a la alianza.

Jeremías se dirige a uno de los hijos de Josías, que había construido la residencia de verano de los trabajadores que realizan trabajo sin remuneración.

El profeta le ordena así: “¡Ay del que edifica su casa sin justicia y el piso de arriba sin equidad (las casas de dos plantas son las de los señores, en este caso la del rey).”

Que dice: “Me edificaré una casa grande con un amplio piso de arriba” y abre las ventanas y la importancia de tablones de cedro y la pinta de bermellón (Jer. 22: 13-14).

Jeremías dice: “Tal vez de actuar como un rey, ya publicar su pasión por el cedro? Tal vez su padre – Josías – no comer y beber? Pero él ejerció el derecho y la justicia, y todo estaba bien. Juzgó la causa del pobre y del menesteroso, y todo estaba bien: de hecho, esto no quiere decir que me conoces “(Jer. 22: 15-16)?.

El término “conocer” a Jeremías, el profeta como los años anteriores, Oseas, es la relación intensa y profunda con Dios Corresponde a la fe unida con el amor. La fe y el amor están juntos el conocimiento de Dios

Por lo tanto “conocer” a Dios, se adhieren a él significa hacer justicia. Y “la fe en el Dios inseparable del compromiso Éxodo para proteger los derechos de los pobres. Para Jeremías los pobres huérfanos, las viudas, los más extraños, como en el conjunto de reglas o leyes de Deuteronomio.

Entre los “sabios” del texto de la Biblia del maestro Jesús Ben Sira de Jerusalén, el Eclesiástico, merece una atención especial. Lo ‘un texto que se puede comparar con la lengua en el Nuevo Testamento, especialmente los textos de James. Ben Sira dice que no sólo hace la oferta con los bienes de los pobres es una abominación, algo que rechaza a Dios, pero eso no le da los salarios a los trabajadores, es decir, para su explotación, es equivalente al asesinato (cf. Sir 34, 22). Esta palabra es la primera carta de Juan: Todo aquel que aborrece a su hermano es un asesino (cf. 1 Jn 3, 15). Este discurso se encuentra ya en los ensayos y en los profetas del Antiguo Testamento primero. Jesús Ben Sira de Jerusalén, tiene sus discursos a los hijos de buenas familias que serán los jueces del mañana, los líderes de la sociedad judía. Denuncia la explotación de los pobres, al equiparar el asesinato injusticia: “El que lleva la comida a los pobres – dice – es como los que derraman sangre (cf. Sir 34, 21). Ahora estamos en el umbral del Nuevo Testamento. Jesús se hace eco en el bien de Jerusalén Sira las exigencias de la fe en el Dios del Éxodo, definidos por el manual para aquellos que viven dentro de la alianza.

2. El amor preferencial por los pobres en el horizonte del reino de Dios

El amor preferencial por los pobres está expresada en las elecciones y en las palabras de la nota de Jesús su palabra programática: “Bienaventurados vosotros los pobres, porque vuestro es el reino de Dios” (Lc 6, 20). Para entender estas palabras de Jesús en toda su fuerza de la provocación y el estímulo debe tener en cuenta el mundo bíblico.

Alguien dijo que el Nuevo Testamento habla bien de los pobres, porque en realidad los primeros discípulos de Jesús no tienen ninguna responsabilidad para el desarrollo económico, político y social. Se forman pequeñas comunidades en las que resolver el problema de la incomodidad física, psicológica o la falta de bienes de ayuda, dándose la mano. Lo que falta es un diseño que satisfaga las necesidades económicas y sociales de los pobres mediante la eliminación de las causas que se reproducen continuamente la miseria.

Las palabras de Éxodo y Deuteronomio, el maestro de los profetas y de Jesús Ben Sira de Jerusalén se colocan en el contexto de una sociedad en la que la alianza y el credo del éxodo son el punto de referencia fundamental. En la historia bíblica de Israel luego tratar de construir una sociedad y una economía que tenga en cuenta el principio de la alianza. Si este proyecto tiene éxito, es otro problema.

Si la investigación sobre los textos bíblicos no quiere entregar el entusiasmo o fomentar saltos hacia adelante desde su Fraternidad, lo que importa es encontrar al menos las causas de acción que no sólo moral, incluso si tienen una solapa en el campo moral. No estoy siquiera razones sociales, sino religiosa y teológica. Algunos podrían argumentar: ¿Y después de eso, descubrimos las raíces, no pasa nada si no contamos con las herramientas para actuar.

Dejemos de lado por ahora la cuestión de la forma de aplicar el compromiso en la fe al Dios de amor que se revela en el éxodo y el pacto, que hace presente a Jesús crucificado y resucitado y que comunica este amor en el Espíritu. Esta fe debe estar conectado con las opciones y prácticas de la pequeña comunidad, que tiene sus pobres, tanto con los de la gran comunidad que tiene que ocuparse de los pobres del mundo que son la mayoría.

Este es el drama de hoy y, probablemente, también el escándalo de una iglesia o algo de su fraternidad formada por cristianos que se van a proclamar el evangelio en una situación de desigualdad que los hace muy creíble. ¿Cómo se dice a los pobres, “Dios te ama” y al mismo tiempo sin hacer nada para comunicar este amor?

Este problema debe ser abordado no crear culpabilidad, sino simplemente para empezar a pedir perdón y considerar en primer lugar los pobres que necesitan ser amados por Dios de nuevo Tal vez ayudar a los pobres es la condición para volver a descubrir el Evangelio como buena noticia para nosotros.

Jesús anuncia la “buena noticia” para los pobres

Pero continuamos nuestro viaje hablando de la elección de Jesús y la Iglesia primitiva. Jesús organizó su actividad pública, que se reduce a un par de años, de acuerdo con el programa de las bienaventuranzas que se recupera de la tradición bíblica. Se anuncia que el Reino de Dios, que es su acción soberana, es gratuita y abierta a los pobres. Los “pobres” son las del éxodo. Los que leen la Biblia, escucha a Isaías y Jeremías, sino también la mayor parte de los Salmos sabe quiénes son los pobres.

Cuando escuche las colinas de Galilea: “Bienaventurados vosotros los pobres, porque vuestro es el reino de Dios”, se oye una voz en plena armonía con el lenguaje bíblico. Jesús no dice nada nuevo. Su novedad consiste en esto:

Él dice que el reino de Dios no es el futuro, no es más que un sueño para animar y consolar a los pobres, sino que este reino comienza a manifestarse aquí y ahora.
Él dice a los pobres: “Tienes suerte, feliz, levanta la cabeza para el reino de Dios es para ti!”
El Reino de Dios significa no sólo un paraíso en la otra vida, no sólo la vida eterna, pero la acción del soberano Dios del Éxodo, el Dios de la creación, el Dios de los profetas que Jesús se hace presente con sus opciones.
Es s cierto! No todo el reino se realiza aquí y ahora. En la víspera de su muerte, Jesús todavía habla del reino de Dios, por la que se espera para los discípulos. Él nos invita a pedir que venga el reino de Dios, pero este reino tiene sus signos ya en los gestos y la elección que hace Jesús
Para interpretar utiliza su misión que Jesús la palabra profética de Isaías ganó en el exilio después de la hora de la reconstrucción y el renacimiento. Los retornados del exilio se deje intimidar por el contraste con la gente y con los samaritanos. El texto de Isaías dice: “El espíritu del Señor está sobre mí …” El Espíritu es el poder o el poder de Dios “, es por eso que estaba ungido” La unción estaba reservada para el rey, entonces, cuando Atrás quedaron los reyes, también fue dado a los sacerdotes ya los profetas, pero originalmente estaba destinado exclusivamente a los reyes. El ungido o consagrado era rey.

Jesús como el Mesías o rey, se da cuenta de el reino de Dios con la fuerza del Espíritu, no por el vertido como Saúl o David. Él es el rey, ya que tiene el mandato por el poder del Espíritu de Dios para esta misión: “Me ha enviado para dar la buena noticia a los pobres.” El texto del Evangelio de Lucas continúa: “a proclamar la liberación a los cautivos y vista a los ciegos, a poner en libertad a los oprimidos y proclamar un año de gracia del Señor (Lc 4, 18-19). El año de gracia es la que consiste en la remisión de redistribución de la tierra, el retorno a los propietarios de sus viviendas y sobre todo en la liberación de los esclavos de la deuda.

La lectura que propone el evangelista Lucas es más espiritual. L ‘”año de gracia”, es la liberación de todas las formas de esclavitud.

Pero no me gustaría que se lee en un espiritista – espiritual es otra cosa – la propuesta de Jesús, porque cuando él dice:

“Usted me envió a llevar la buena nueva a los pobres, para dar vista a los ciegos”, no acaba de decir: “Mira, no lo está espiritualmente ciego.”
Conoce a los enfermos y los sanaban. Y esto no es sólo un buen trabajo para mostrar que Dios es bueno.
Jesús no sólo las obras de caridad, pero cumple con su promesa de que el Reino de Dios es de los pobres.
Se confirma la acción soberana de Dios en el Éxodo, que llevó a los esclavos de Egipto.
Jesús interviene en favor de los pobres

Con sus actos de curación de Jesús quita a los pobres de la esclavitud, que es la condición del paciente. Falto de dignidad y libertad Cura. En una sociedad y cultura teocrática la víctima está excluido de la vida civil y religiosa. Jesús lo libera de esta condición. Él dice: “Anda, mira con tus ojos, ser purificado, ser reintegrado en su dignidad.” Estos son los discursos que Jesús dio a los enfermos. “Estás libre de tu sufrimiento! Hija Trust, tu fe te ha salvado “. Y “las palabras dirigidas a la mujer que vive en la segregación femenina debido a una ley y que le impide tener contacto debido a su condición de resta no sólo las relaciones sociales, sino también a la vida religiosa. La mujer impura no tiene dignidad. Jesús deja fuera de este estado de dependencia y la exclusión.

Este modo de acción de Jesús refleja su proyecto. Las veinte historias de curación y otros milagros registrados en los Evangelios son la parte esencial del ministerio de Jesús:

liberación de los endemoniados,
la curación de los enfermos,
distribuye el pan a los hambrientos,
regresado a la dignidad de las mujeres y los inmigrantes.
Esta actividad de Jesús se interpreta de una oración que se encuentra en el corazón del evangelio de Mateo y Lucas. Es una de las pocas oraciones de Jesús La segunda es la que los prepara para hacer frente a la muerte de la libertad filial. En la primera oración que dice: “Yo te alabo, oh Padre, Señor del cielo y de la tierra, porque … has revelado estas cosas – que son los del reino, su proyecto – los más pequeños. Sí, Padre, pues tal ha sido tu beneplácito “(Mt 11, 25-26). También está la palabra: “Porque has escondido estas cosas a los sabios y de los entendidos.” Estos son los que creen que pueden controlar la acción de Dios, son los secretarios de Dios, los que tienen el teléfono directamente con el ” “escribas y fariseos Todopoderoso, que mediante el control de las Escrituras y las maniobras de las leyes pueden decir lo que hace y lo que Dios piensa

“Gracias, Padre – dice Jesús – porque no han puesto de manifiesto las cosas del Reino, el acto soberano de estos, pero a los niños pequeños”. Los “pequeños” no son sólo los niños, pero son los oprimidos y fatigados mencionados inmediatamente después (Mt 11, 28-30).

Son oprimidos por una religión de la forma propuesta por las que impongan cargas insoportables a la gente y que no se muevan con el dedo. Tienen la autoridad para hacer esto, ya que se sientan en la cátedra de Moisés (cf. Mt 23, 1-4).
Los oprimidos y los pobres están cansados, lo que con el lenguaje de la época se llamaba “el pueblo de la tierra”, ignorantes y por lo tanto incapaz de conocer y observar la ley (cf. Jn 7, 49). A ellos Jesús dirige su atención.
Son pecadores, mujeres, niños, enfermos, los extranjeros. Jesús ve en esto la realización del plan del Padre: “Gracias por esto, por esto ha sido tu beneplácito.”
Aquí vemos a la “elección” de Dios, no se traducen “elección”, pero tal vez mejor con amor. Y el amor libre, Dios libre y soberana Pero alguien puede decir: “¿Qué pasa con los otros, entonces no están elegidos?”. Bueno, estos son también los destinatarios del reino de Dios, pero sólo a través de la actitud de aquellos que lo aceptan como un regalo y no como un derecho.

Jesús deja claro en la parábola: “El último nombre que recibe el sueldo completo, no porque ellos tienen el derecho, sino porque yo soy bueno” (cf. Mt 20, 1-15). It ‘s muy claro. Pero ¿dónde está la justicia que prescribe para dar a cada uno lo suyo? ¡Es cierto! Hay una justicia contractual, pero también existe la justicia de Dios es fiel, porque él es justo, porque otorga donde no hay derechos.

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Ahora que usted entiende la propuesta que Jesús hace al joven rico. No dice simplemente regalar los bienes (cf. Mt 19, 16-22). A menudo, la palabra del evangelio se interpreta bien y se espera que la aplicación de la pobreza, simplemente porque usted renuncia a los bienes. Si quieres imitar el único “bueno”, dice Jesús, lo da, donde no hay derechos, debería ser ‘, vende lo que tienes y dáselo a los pobres “.

Esto es diferente de simplemente renunciar a los bienes. La renuncia también hacen los filósofos estoicos. El también son los maestros espirituales de las religiones orientales no tener problemas con las cosas materiales. La espiritualidad bíblica, cristiana y evangélica no desprecia la riqueza.

Algunos dicen, “La Iglesia y los cristianos tienen el complejo de no ser capaz de hacer frente con realismo el problema de la riqueza.” El evangelio propone utilizar la propiedad como un signo de amor libre. Los bienes no pueden ser tan concentrado el poder de controlar a otros, sino que debe ser compartida como signo de comunión. Esta es la manera de vivir la pobreza evangélica.

Actualmente nos encontramos en esta situación paradójica. Por un lado, en el nombre del Dios del Éxodo y los cristianos Jesús tratará de luchar contra la pobreza! Por otro están invitados a elegir a los pobres y no se explican cuáles son las razones de esta elección.

Luego dice: “Si todos somos pobres, no podemos ayudar a los pobres.” ¿Cuál es el significado de la simple renuncia a las posesiones? La respuesta evangélica, que se deriva de la tradición profética y la sabiduría, es la siguiente: “Los productos pueden ocupar el corazón, convertido al dinero, el ídolo que toma el lugar de Dios” (cf. Mt 6, 24). Pero desde la perspectiva de seguir a Jesús, el problema no es la posesión o el control de los activos, pero la imitación del “bien”, Dios, que se comunica a todos los bienes de los pobres, por los que no tiene derecho.

Jesús está en la solidaridad con los pobres

Completamos esta lectura del proyecto de Jesús con el momento final, cuando se reconstruye la escena en una parábola de la corte, y los criterios para el reconocimiento de la verdad propia de los seres humanos, independientemente de cualquier afiliación religiosa.

Esta página del Evangelio de Mateo nos impresiona a todos, creyentes o no, los profesionales y los no profesionales (Mt 25, 31-46). “Cuando el Hijo del Hombre se siente en el trono de su gloria.”

El “Hijo del Hombre” es Jesús en solidaridad con la condición humana: el crucifijo es exaltado por Dios, él colocará a su derecha ya la izquierda de todas las naciones que serán llamados delante de él Así que no me invitaron a la resolución sólo cristianos, sino a todas las personas. El juicio de Dios preocupación de todos los pueblos.

El juez dirá a los de su derecha: “Venid, benditos, heredad el reino preparado para vosotros desde la creación del mundo.” No es un reino conquistado, pero desde que la vida. ¿Qué hemos hecho para merecer vivir saludable a pesar de todos los males que están ahí? Lo ‘un regalo!

La razón de ser recibidos en el reino del Padre es esta: Jesús recibe como hijo de Dios y de sus hermanos que han hecho un gesto de bienvenida, “para alimentar, dar de beber, acoger al peregrino, visitar a los enfermos, los prisioneros” . Estos son los gestos de amor que trabajan, que no tienen nada heroico. “Cada vez que lo hicisteis a uno de estos mis hermanos …”. Aquí nos encontramos con los “pequeños” de la oración de Jesús: “Yo te alabo, Padre, ¿por qué elegiste, te gustan los pequeños como los destinatarios de su amor.” Lo único bueno, Dios está interesado en lo que necesitan.

Al final de las naciones o pueblos como los niños serán recibidos en el reino de Dios, ya que han puesto en práctica el amor por los más pequeños con los que se identifica a Jesús, el Hijo del Hombre. Ahora que usted entiende cómo esta identificación no es sólo una forma de hablar. Jesús realmente puede figurar entre los más pequeños, entre los últimos. Esta identificación es la sustancia de la fe cristiana, porque Jesús crucificado es el último de la escala social.

Así que se puede decir: “El que reciba a un niño como éste en mi nombre, a mí me recibe. Y el que me recibe a mí, recibe al que me envió “(Mc 9, 37). Esta es la escala de la clasificación según el Evangelio:

Dios el Creador,
Jesús,
la pequeña.
Jesús se identifica con el pequeño, con todos los crucifijos en la historia de ayer y de hoy. Esta es la teología, no sólo es moral, no es sociología vetas doradas romántico sentimental. Y “la sustancia de la fe en Dios Creador, el Dios del Éxodo, en el que Dios identifica a Jesús que fue crucificado. Dios no tiene otra cara que la de Jesús crucificado en el Gólgota. Y los más pequeños son el “sacramento”, el signo visible de la presencia permanente de Jesús crucificado y resucitado.

3. El amor preferencial por los pobres en la iglesia primitiva

El primer acto de la Iglesia es guiada por el Espíritu comunicada por el Jesús resucitado. En Pentecostés se fundó una comunidad que, según Lucas, y también se da cuenta de la fraternidad griego bíblico ideal y la amistad: “Eran un solo corazón y una sola alma” (Hch 4, 32)

La amistad y la fraternidad imaginada por Platón y Aristóteles se convierten en una realidad. En la comunidad de los discípulos de Jesús en Jerusalén manifiesta el Espíritu de Dios que bajaba en el día de Pentecostés. Y ‘el Espíritu de Jesús que une a los discípulos bajo el mismo amor que lo llevó a dar la vida para ellos. Lucas describe esta comunidad: ¿Quién tenía su propiedad y se vende y lo repartían entre todos, según la necesidad de cada uno (Hch 2, 45). Y después, hace la aclaración de que ayuda a resolver el problema de los pobres y los ricos, el primero y el último en la iglesia. Ninguno de sus miembros estaba en la necesidad de que todos los que poseían heredades o casas, las vendían, y traían el precio de lo vendido, y lo puso a los pies de los apóstoles, y se repartía a cada uno según su necesidad (Hch 4, 34-35) .

El objetivo no es tener a los pobres a ser capaz de hacer el bien, sino para hacerlas desaparecer. Pero esto no es en nombre de la planificación económica, sino en el poder del amor, que reconoce el derecho a vivir con dignidad en todos los seres humanos del pasado.

Incluso hoy en día, hermanos muy queridos, no sé si es posible construir una sociedad o buscó la creación de una economía teniendo en cuenta estas coordenadas o el horizonte de la fe bíblica y el Evangelio. La palabra de Dios no nos da sino un horizonte, no da ningún modelo de operación, ya sea en términos de la sociedad o la economía política. Pero el objetivo indicado por la Palabra de Dios es clara. Los pobres no habrá más cuando se distribuirán los bienes. Y los santos de su tiempo, Chiara Lubich se han dado cuenta de que el camino es posible que la “Economía de Comunión”

Es un ideal y una promesa ya presente en el Deuteronomio (cf. Dt 15, 4). No se trata de hacer una regla sobre la propiedad y el uso de la propiedad, según lo propuesto por los Judios de Jerusalén separatisi en las orillas del Mar Muerto en Qumran. El proyecto que viene del Espíritu de Pentecostés nace del amor que hace que encontrar los caminos y los medios para librarse de la pobreza y devolver la dignidad a todos los seres humanos.

Como conclusión, propongo un texto de la primera carta de Juan muestra que el amor de Dios como fuente y modelo de amor humano. Se inicia con la contemplación de la Palabra de vida, que era con Dios y se manifestó, por lo que pudimos ver, no sólo escuchar, pero hemos tocado con nuestras manos (1 Jn 1, 1-4).

La palabra de Dios es Jesús crucificado y resucitado, el Señor, que comunica el Espíritu. En esta meditación, el autor dice: “Dios es amor, el que permanece en amor, permanece en Dios, que no ama no conoce a Dios” (cf. 1 Jn 4, 7-8). En el contexto de esta meditación podemos entender el significado de estas palabras que el autor de la primera carta de san Juan escribe a los cristianos como un signo de reconocimiento de su fe en Jesús, el Hijo de Dios venido en carne.

Como se puede ver, no se reduce a un Espíritu de Jesús, un mensaje o una doctrina. Jesús Crucificado revela su amor a la cruz en su auto: En esto hemos conocido el amor (1 Jn 3, 16). En Jesucristo revela el rostro de un Dios amoroso. Él dio su vida por nosotros: también nosotros debemos poner nuestras vidas por los hermanos. Pero si uno tiene en este mundo, y ve a su hermano padecer necesidad y le cierra su corazón, ¿cómo mora el amor de Dios en él? (1 Jn 3, 16-17). No tiene oportunidad de demostrarlo, si no es por medio de un amor de sí.

También dice Santiago en su carta: “Si tienes fe y yo tengo obras de amor, ¿cómo puedo demostrar mi fe? Es como si le dijera a los que vienen a mi casa y me pide pan y la ropa: “Id en paz, pruebe el vestido y el pan” (cf. St 2, 14-17). Estas palabras son inútiles.

Así que la fe se expresa a través del amor. Esta es la fe en Dios, el Dios del Éxodo, que se revela en Jesús crucificado resucitado de entre los muertos.

Conclusiones

El propósito de esta meditación sobre los textos bíblicos sobre el amor a los pobres en el quinto centenario de mi nacimiento al cielo es ayudar a redescubrir las raíces y las razones de su ser en la fraternidad en la Iglesia. Toda la iglesia que sigue a su pastor, Jesucristo, tiene una vocación pastoral. Él es el modelo de todos los pastores y los deberes pastorales de todo bautizado. Por lo tanto, la pastoral no está reservada sólo para los pastores que han recibido el sacramento del Orden, sino a toda la Iglesia está llamada a desempeñar el amor del pastor que es Dios, que se revela en la auténtica pastor que es Jesús

La conclusión de la investigación sobre el amor a los pobres en la Biblia, entonces, se puede resumir en estas palabras:

la novedad de la Biblia que todos los puntos de vista de la investigación en humanos sobre el problema de la falta de activos, el sufrimiento y el dolor que afligen a la humanidad, es que Dios se hizo pobre.
Dios no se parece a los pobres, pero se hizo pobre por amor a los pobres.
Este es el amor preferencial, que no sólo hacen discursos sobre los pobres o los pobres. Dios por causa se hizo pobre con los pobres.
Así que si quieres conocer a Dios del Éxodo, crucificado resucitado en Jesucristo, no sólo tenemos que ayudar a los pobres, pero se convierten en destinatarios de este amor de Dios por los pobres. La salvación que se le dará de forma gratuita,

si se queda “pobre” que lo libere de su riqueza;
si usted deja de ser considerado como un derecho que son y lo que tienen;
si lo que eres y que vive como un regalo para compartir con alegría y generosidad con los demás.
El mejor regalo que puede meterme en este quinto centenario es ver a crecer en la conciencia de que los pobres son importantes para usted, ya que tienen la opción del mismo Dios, el Dios de Jesús

No olvide que sus hijos – la mayoría – se les impide ser sistemas totalmente humanos a causa de la intimidación y la exclusión: la opción por los pobres debe ser “para los pobres”, es decir,

para aquellos que no poseen,
los que no pueden, q
las deficiencias de los que viven una vida normal y económicamente:
la falta de tierras,
las necesidades de la vida,
la salud,
educación,
de la inversión.
Se les impide vivir plenamente su dignidad como hijos e hijas de Dios, hermanos y hermanas.
La opción no siempre significa

“A su vez a”
dedicar,
comprometida.
Cuando se opta por los pobres se opta contra las causas, las estructuras, los sistemas que hacen pobres a los pobres y les impiden vivir con dignidad esta condición humana, histórica, hijos e hijas de Dios, como hermanos y hermanas.

Entre los ricos, sino también en la conciencia cansado o con sueño o egoístas demasiados cristianos – y no tenemos la intención de retirarse, pero poner en primer lugar, – que tienden a dis-actualizar el tema en un momento en que el fenómeno es más crecimiento. Hay muchos que están cansados ​​de oír hablar de la opción por los pobres. Tal vez no hay que olvidar que los pobres son sin duda cansado de ser pobre.

Si bien es cierto que “los pobres siempre los tendréis con vosotros”, esto significa dos cosas:

que nunca va a desempleados;
que no está escrito en el Evangelio que ellos deben aumentar gradualmente.
Sea sensibilizadores de la humanidad tan injusto, pero sigue siendo un hijo de Dios y orar para que el Dios de la mayoría, los pobres, los jóvenes, los excluidos, es necesario, gracias a Dios, en el camino de esta historia hoy tan egoísta, tan exclusivo.

Te repito que a usted respecta, ser generosos disponibles espaldas a Dios, que cuenta con cada uno de ustedes por la liberación de los prisioneros de toda esclavitud.

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