SAN GIOVANNI DI DIO – Lettere dal Cielo – ARRIVEDERCI A GERUSALEMME – Angelo Nocent

 

ARRIVEDERCI A GERUSALEMME 

Alle Fraternità di Dio che sono nel mondo, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: 3 grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo.” (1 Cor 1)

Fratelli miei sempre amati da Colui che ci conforta, in occasione di questo anniversario di cui abbiamo voluto insieme fare memoria, vorrei riassumere in un augurio quanto vi ho scritto: “La vostra gioia sia perfetta”.

Non sono qui a regalarvi illusioni. Sono consapevole che avete tanti motivi di preoccupazione perché tante sono le situazioni sbagliate in cui vi trovate a vivere fuori e dentro di voi. Guerre, sofferenze, tensioni, crisi economiche, fame, miseria, emigrazione, nuove epidemie, crisi religiose, crisi vocazionali, riforme sanitarie, crisi sociali … non possono lasciarvi indifferenti e questi motivi potrebbero offuscare la vostra perfetta gioia, vanificando l’augurio sul nascere. Ma gioia perfetta non vuol dire non condividere la sofferenza, il dolore per l’ingiustizia, la fame nel mondo, la desolazione di tanti popoli della terra e lo stesso travaglio d’identità che vi assilla.

Non siate tristi come coloro che non hanno speranza ma guardate a Cristo che è risurrezione e vita. Scoprite la gioia come gioia che non disdegna di piegarsi sulle sofferenze proprie ed altrui, perché ne avete scoperto il segreto, quello di avere toccato il Verbo della vita che risana ogni esperienza di sofferenza, di malattia, di povertà, di ingiustizia, di morte.

Nel mondo, le vostre Fraternità appaiono come un piccolo gruppo insignificante. Mi piace paragonarvi alla piccola comunità di Efeso alla quale l’Apostolo Paolo ha scritto una preziosa lettera che vorrei fare mia. Egli presenta una grande visione del disegno di Dio sul mondo, uno sguardo cosmico sul futuro dell’umanità. La sua lettera, che si fa profezia, prevede uno svolgimento della storia che ha il suo centro in Cristo e si rivela vittoriosamente al di là di ogni resistenza umana: è il disegno di ricapitolare in Cristo tutte le cose.

Siate consapevoli di essere uomini privilegiati perché conoscete il disegno d’amore del Padre “che ci ha benedetti nei cieli in Cristo, in Lui scelti prima della creazione del mondo, predestinati ad essere suoi figli adottivi”.

La vostra visione del mondo non sia piena di lamenti, di paure, di recriminazioni, di previsioni fosche che vi schiacciano ma sappiate leggere in positivo il mistero di Dio che in maniera vittoriosa si manifesta anche nel silenzio e nel nascondimento.

La comunità di Efeso, nonostante la sua esperienza cristiana, schiacciata dall’opulenza, dal paganesimo, dalle manifestazioni della forza di Roma e della sapienza pagana è andata in rovina. Nessuno perciò si senta invincibile. Non dimenticate però che, con un briciolo di fede, possono essere spostate anche le montagne. Perciò “siate forti nella fede”, nell’attesa che ritorni il Signore.

In questa pagina di commiato e di ultime raccomandazioni, mi appoggio alla forza persuasiva delle parole di Paolo;

Da Milèto mandò a chiamare subito ad Efeso gli anziani della Chiesa.

18 Quando essi giunsero disse loro: “Voi sapete come mi sono comportato con voi fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia e per tutto questo tempo:

19 ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e tra le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei.

20 Sapete come non mi sono mai sottratto a ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi in pubblico e nelle vostre case,

21 scongiurando Giudei e Greci di convertirsi a Dio e di credere nel Signore nostro Gesù.

22 Ed ecco ora, avvinto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme senza sapere ciò che là mi accadrà.

23 So soltanto che lo Spirito Santo in ogni città mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni.

24 Non ritengo tuttavia la mia vita meritevole di nulla, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di rendere testimonianza al messaggio della grazia di Dio.

25 Ecco, ora so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunziando il regno di Dio.

26 Per questo dichiaro solennemente oggi davanti a voi che io sono senza colpa riguardo a coloro che si perdessero, 27 perché non mi sono sottratto al compito di annunziarvi tutta la volontà di Dio. 28 Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è acquistata con il suo sangue.

29 Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge;

30 perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse per attirare discepoli dietro di sé.

31 Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.

32 Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l`eredità con tutti i santificati.

33 Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno.

34 Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani.

35 In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse: Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!”.

36 Detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò.

37 Tutti scoppiarono in un gran pianto e gettandosi al collo di Paolo lo baciavano,

38 addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.”(At 20,17-38)

L’Apostolo può affermare di aver servito il Signore con tutta umiltà, di non essersi mai sottratto a quanto poteva essere utile. Poiché io ho già terminato la corsa, l’invito ad un esame di coscienza è rivolto a voi. Io, il vostro fratello Giovanni, che per primo ho sperimentato la fragilità e l’inadeguatezza, vi invito a confidare nel Signore misericordioso che, mediante il suo sangue, ci ha redenti e salvati da ogni insufficienza e fragilità. Umiltà, quindi, fiducia, gratitudine e affidamento alle parole di Gesù: “Chi perde la sua vita la ritroverà”.

Vigilate e vegliate, fratelli miei molto amati in Gesù Cristo. Anch’io “vi affido al Signore e alla Parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati.” Ribadisco: “vi affido alla Parola”. Perché la Parola è potente, vi ha creati, vi chiama, vi forma, vi plasma, vi guida ogni giorno.

Affido al Signore tutte le generazioni, soprattutto quella dei giovani, tutte le vocazioni che stanno nascendo, tutti i vostri collaboratori e benefattori, tutti i cuori nei quali il Signore parla silenziosamente chiamando al dono di sé. Affido a Dio tutte le intenzioni vostre, di malati, di sofferenti, di parenti, di amici, di figli, di fratelli, di genitori che voi portate in questo momento nel cuore.

E non scordatevi mai di soccorrere i deboli, di prendervi cura di coloro che soffrono più di voi, di coloro che sono in maggiore difficoltà. Fatelo sempre gratuitamente e con gioia perché, secondo la parola di Gesù, “vi è più gioia nel dare che nel ricevere”. E’ una gioia che non verrà mai meno perché è anticipo della vita eterna.

Vi affido alla nostra sorella Maria che il Concilio di Efeso ha esaltato come Madre di Dio, perché vegli sulle vostre Fraternità, raccolga le vostre preghiere e le presenti al Padre.

Vi aspetto tutti con trepidazione nella Gerusalemme Celeste. La gioia e la pace del Signore Gesù sia sempre con voi. Ve lo ripeto ancora una volta:“Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese”(Ap 2,7.11.17.29; 3,6.13.22). Amen Gesù. Vi salutano i santi ed i martiri che hanno condiviso la nostra fede, speranza e carità nei luoghi dove il Signore li ha designati. Vi invito a cantare con noi l’inno della gloriosa Carità di Dio che per primo ci ha amati:

  • Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli,
  • ma non avessi la carità, (Cristo)
  • sono come un bronzo che risuona
  • o un cembalo che tintinna.
  • 2 E se avessi il dono della profezia
  • e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
  • e possedessi la pienezza della fede
  • così da trasportare le montagne,
  • ma non avessi la carità, (Cristo)
  • non sono nulla.
  • 3 E se anche distribuissi tutte le mie sostanze
  • e dessi il mio corpo per esser bruciato,
  • ma non avessi la carità, (Cristo)
  • niente mi giova.
  • 4 La carità (Cristo) è paziente,
  • è benigna la carità;
  • non è invidiosa la carità,
  • non si vanta,
  • non si gonfia,
  • 5 non manca di rispetto,
  • non cerca il suo interesse,
  • non si adira,
  • non tiene conto del male ricevuto,
  • 6 non gode dell`ingiustizia,
  • ma si compiace della verità.
  • 7 Tutto copre,
  • tutto crede,
  • tutto spera,
  • tutto sopporta.
  • 8 La carità non avrà mai fine.
  • Le profezie scompariranno;
  • il dono delle lingue cesserà
  • e la scienza svanirà.
  • 9 La nostra conoscenza è imperfetta
  • e imperfetta la nostra profezia.
  • 10 Ma quando verrà ciò che è perfetto,
  • quello che è imperfetto scomparirà.
  • 11 Quand`ero bambino,
  • parlavo da bambino,
  • pensavo da bambino,
  • ragionavo da bambino
  • . Ma, divenuto uomo, ciò che era da bambino
  • l`ho abbandonato.
  • 12 Ora vediamo come in uno specchio,
  • in maniera confusa;
  • ma allora vedremo a faccia a faccia.
  • Ora conosco in modo imperfetto,
  • ma allora conoscerò perfettamente,
  • come anch`io sono conosciuto.
  • 13 Queste dunque le tre cose che rimangono:
  • la fede, la speranza e la carità;
  • ma di tutte più grande è la carità!

Ora provate a rileggere l’inno sostituendo la parola carità con Cristo. Poi sappiatemi dire l’effetto nel cuore.