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SAN GIOVANNI DI DIO – Lettere dal cielo – 05 FATEVI DISTRIBUTORI DI MISERICORDIA – Angelo Nocent

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FATEVI DISTRIBUTORI DI MISERICORDIA 

San Giovanni di Dio - sanjuandedios2Le vostre Fraternità assomiglino alle aree di servizio che s’incontrano lungo le autostrade. Ciascuno di voi si faccia “benzinaio”, diventi un distributore di misericordia, aperto ventiquattro ore al giorno, dove gli affaticati e stanchi viaggiatori trovino di che rifocillarsi, possano fare un pieno di carburante Super che è la carità di Dio e poi riprendere più speditamente il viaggio della vita. 

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Sento già qualcuno tra voi chiedersi il significato della parola “misericordia “. Avete ragione. Per gli uomini di potere di tante nazioni del mondo questa è una parola rivoluzionaria, che disturba, provoca, irrita. Il motivo è molto semplice: la  misericordia di Gesù è una pratica sovversiva. Il perché è subito detto: perché la misericordia si avvicini a quella manifestata da Dio in Gesù, è necessario che l’aiuto o il sostegno offerto sia capace di concedere il perdono prima che esso venga richiesto e di superare le barriere contro l’amore erette dalle discriminazioni religiose, morali, culturali, razziali e sessuali. 

 San Giovanni d'AvilaVoi capite che la misericordia, così praticata, il farsi prossimo,  ha un carattere di “trasgressione” religiosa e sociale, sovverte l’ordine stabilito. L’incontro con il Santo Giovanni D’Avila per me è stato un battesimo nello Spirito, una rinascita pasquale. Facendo l’esperienza del perdono di Dio che è misericordia, ero inconsapevole in  quel momento che  Lui, mentre operava in me un cambiamento di mentalità mi associava un carisma rivelatosi per gradi. Il Suo dono si è manifestato dandomi viscere di misericordia. E con queste nuove viscere sono finito al manicomio, perché Dio voleva farmi toccare con mano e condividere il disagio, la pena di tanti fratelli. 

Naturalmente quel mio cominciare a trasgredire le regole della convivenza con manifestazioni esteriori, per me era un bisogno di dire a mio modo il Magnificat: “grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e santo è il Suo nome. Ha guardato alla miseria del suo servo…gli ha usato misericordia”. Chi più di me si sentiva indegno di una simile esperienza di perdono che avevo sperimentato attraverso il Santo di Avila? 

 Inconsapevole di essere a mia volta chiamato ad esercitare il carisma della misericordia che si è poi manifestato più palesemente nella chiesa locale e universale, nonostante la mia debolezza e insignificanza,  che potevo fare se non gridare al mondo come un pazzo la mia riconoscenza? E così, nella logica delle cose umane, dove avrebbero dovuto mettermi se non in manicomio?

Quello è stato il sì pronunciato dal servo del Signore che si rendeva disponibile all’azione dello Spirito. Egli aveva coperto la mia anima della sua ombra. Agl’altri pareva di vedere una testa impazzita da riportare in senno a suon di nervate sulla schiena. E così fu, per grazia di Dio, la prima esperienza dell’essere crocifisso con Cristo.

La misericordia è sinonimo di compassione, soffrire con… vivere la passione con…miseris-cor-dare  (in senso lato, non solo soffrire, ma anche godere, rallegrarsi). Il termine normalmente usato nella Bibbia per esprimere l’idea di compassione, splagcnizomai (splanchnizomai), significa abbracciare visceralmente, con le proprie fibre interiori, i sentimenti o la situazione dell’ altro.

Fratelli miei amati, guardate Gesù: fa suo il dolore degli emarginati e degli esclusi della società del suo tempo, introducendolo nella Sua carne e nella Sua storia personale, pagandone il prezzo dell’esclusione e della maledizione. “Maledetto chi muore appeso al legno”, recita un detto del suo tempo.

Tutta la vita di Gesù è una vita “mossa a compassione”:

  • «Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro, e guarì i loro malati». (Mt, 14,14)
  • «Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore e si mise a insegnar loro molte cose». (Mc 6,34)
  • «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare». (Mc 8,2)
  • «Quando fu vicino alla porta della città, ecco che veniva portato al sepolcro un morto, figlio unico di madre vedova, e molta gente della città era con lei. Vedendola, il Signore ne ebbe compassione… ». (Lc 7,12-13)
  • « Gesù andava attorno per tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando la Buona Notizia del Regno e curando ogni malattia e infermità. Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore». (Mt 9,35-36)

La compassione di Gesù  costituisce una forma radicale di critica perché annuncia che ogni dolore deve essere preso sul serio, che nessuna ingiustizia né sofferenza deve essere “naturalizzata”, concepita come qualcosa di normale o naturale, ma che l’ingiustizia, e la sofferenza che provoca, è sempre una situazione inaccettabile dall’umanità.

Come vedete, fratelli, Cristo è Dio in modo umano; è uomo in modo divino. Di conseguenza l’amore umano di Cristo per gli uomini è la manifestazione e la comunicazione piena, personale e immediata, dell’amore di Dio agli uomini. E’ l’amore di Dio che ci raggiunge nella tenerezza di un cuore umano che è al tempo stesso cuore di Dio. “Poiché questo uomo che io posso indicare con un dito, esiste; posso dire che Dio mi ama e ama gli uomini“.

Di Gesù Cristo che  manifesta e comunica in modo unico l’amore salvatore di Dio, si può dire che Egli è il sacramento per eccellenza dell’amore di Dio. E, siccome questo amore è anzitutto misericordia, potete affermare con rigore che Gesù Cristo è il Sacramento della misericordia di Dio.

Questa non è una pura e fredda affermazione teologica. La condotta del Gesù terreno, testimonia dagli evangelisti, nei confronti di ogni tipo di indifesi, emarginati, peccatori della società del suo tempo è impregnata di questa intenzione esplicita: riflettere e attualizzare l’amore misericordioso del Padre, offrirgli la sua umanità perché in essa Dio si avvicini ai deboli della terra.

Le parabole della misericordia pronunciate da Gesù hanno, fra l’altro, la pretesa di fare un ritratto vivo del volto misericordioso del Padre. Questa affermazione sulla sacramentalità di Gesù è una trasposizione teologica della Parola della Scrittura: “Gesù è la epifania della filantropia di Dio” ( 3,4)

Se questo è il Gesù di cui vi siete fatti discepoli, allora con la stessa forza cercate di difendere e di giustificare il Suo comportamento davanti a coloro che si ribellano per la “scandalosa” accoglienza fatta dal Signore ai pubblicani, lebbrosi e prostitute.

Quelli non cessano di chiedergli: “Perché tratti con questa gente della quale nessuna persona perbene vuole saperne?”

La risposta di Gesù è rivelatrice: “Perché Dio è così: buono con i poveri, pieno di gioia nell’andare incontro a ciò che è perduto, guidato dall’amore paterno nei riguardi del figlio che aveva perso la sua dignità, clemente con quelli che non hanno speranza, con gli abbandonati e i bisognosi. Se Dio è così, vuole operare così attraverso di me che lo faccio presente”

Qualcuno di voi da me  invitato a fare il benzinaio forse si sta chiedendo: ma chi ci rifornirà del carburante da distribuire e del coraggio per attivare il distributore in questo contesto sociale?

Non voglio farvi ricoverare al neurologico. Però mi sta tanto a cuore di suggerivi un metodo formidabile e miracoloso per riempire le vostre cisterne: imparate  a vivere la Scuola della Parola davanti all’ Eucaristia esposta, perché qui è la sintesi di tutta la Bibbia.

Direte – e lo so bene – che già la meditazione quotidiana avviene ogni mattina davanti al tabernacolo. Capisco che sostanzialmente non cambia nulla;  ma il Sacramento esposto vi coinvolgerà maggiormente facendovi percepire con più intensità il lascito che il Signore Gesù, con tanto di testamento, ha fatto alla Sua Chiesa prima di morire. 

Il vero motivo è questo:

  • l’Eucaristia e la Parola di Dio contengono la stessa realtà: il       dono dell’amore di Dio per noi (cfr. 2 Tm 1, 6-7);
  • sotto forma di Parola nella Bibbia;
  • sotto forma di Sacramento nell’Eucaristia, nel segno del      pane che esprime la vita di Gesù trasformata in dono.

 Si può dire che l’Eucaristia è come la sintesi di tutta la Bibbia, tutto quello che la Bibbia racconta è donato nel gesto della passione e della morte del Signore, in quel gesto che l’Eucaristia contiene e rende attuale.

Allora, se vi metterete in adorazione dell’Eucaristia vi aiuterà a ritrovare sempre di nuovo il centro della Parola di Dio, cioè l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo (cfr. 1 Gv 4, 9).

eucaristia-34Fate in modo che la Scuola della Parola nel tempo del silenzio diventi adorazione. Epperò stare davanti al Signore, imparare a contemplare attraverso la meditazione della Parola del Signore, richiede molto tempo e molta pazienza. Provate pian piano a entrare in questa dimensione, che non è facilissima per chi non è molto abituato a tacere, al fare silenzio e sente il bisogno di riempire i silenzi con qualche parola o gesto. Per imparare ci vorrà tempo, pazienza e perseveranza, però dovete imparare a stare in silenzio davanti al Signore (cfr. Sal 37, 7) con un cuore che prega, che ascolta e risponde alla Parola del Signore con il suo ringraziamento e con la sua gioia.

Fratelli miei amatissimi, giovani o avanti negli anni di servizio al Signore, vi esorto a sperimentare tale proposta con una pagina del Vangelo. Vi suggerisco di leggere la conclusione del discorso escatologico cioè il  discorso che riguarda gli “ultimi tempi”, contenuto in Matteo, nei cap. 24 e 25, che si conclude con la descrizione del giudizio finale. Questo discorso escatologico chiude il ministero misericordioso di Gesù, cioè l’attività pubblica in cui Gesù ha predicato e operato segni, miracoli. Dopo c’è il racconto della passione.

Il significato di questo discorso è fondamentalmente un’esortazione a sintonizzare la vita sul futuro che viene svelato davanti.  Il Signore dice quale sarà il futuro della storia. E lo dice perché il discepolo impari a vivere il presente orientandolo verso quel futuro, perché si possa preparare vegliando, rimanendo svegli, senza lasciarsi addormentare o anestetizzare da tutte le diverse esperienze della vita quotidiana. Quindi, al centro di quel discorso c’è l’“invito a vegliare” (Mt 24, 42): «siate pronti» (Mt 24, 44).

Provate ad osservare come si articola il brano del giudizio finale: 

  • La scena del giudizio.
  •  Il dialogo tra il Re giudice e i giusti benedetti, che entrano a fare parte dell’eredità di Dio.
  • Lo stesso dialogo, al contrario, con i reprobi, che subiscono un giudizio di condanna
  • L’ultimo versetto, che conclude tutto l’affresco del racconto.

Provate a leggere insieme la prima scena del giudizio.

  • «[31]Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria.
  • [32]E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
  • [33]e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra» (Mt 25, 31-33).

Gli elementi del brano di questa scena sono:

 

a) Al centro c’è «il Figlio dell’uomo». Il “Figlio dell’uomo” è Gesù Cristo, di cui viene richiamata la figura umana umile e sofferente, perché “Figlio dell’uomo” richiama questa debolezza della condizione umana di Gesù (cfr. Mt 8, 20).

Ma quel Gesù che è passato in mezzo agli uomini conoscendo la sofferenza, ora è presentato come giudice: lui è il giudice della storia. Dunque, il giudizio ha una misura umana, è misurato su un uomo, e su quell’uomo concreto che è Gesù. L’uomo autentico, l’uomo compiuto, è Lui, per questo l’umanità è misurata a partire da Lui.

Osservate la scena. Sono richiamati: 

  • gli «angeli», che costituiscono la corte celeste,
  • il «trono», che è il simbolo del potere celeste, del potere di  Dio,
  • il Figlio dell’uomo «siede sul trono della sua gloria».

 b) Egli viene presentato come un re.  Qualche versetto dopo verrà proprio detto che è un Re che si insedia su quel posto di potere che gli spetta. Per due volte il brano del Vangelo ricorda che questo Re «viene con la sua gloria». La “gloria” è la sua bellezza, è il suo splendore, è la sua dignità; dunque, Gesù che è passato in mezzo a noi come povero e umile, adesso è circondato dalla bellezza e dal potere e dalla forza di Dio.

c) “Davanti a lui ci stanno tutte le genti”, quindi il potere di Gesù è universale, e il giudizio riguarda tutto, tutti gli uomini.

So che ci sono tra voi anche interpretazioni diverse ma per ora lasciatele da parte;  prendete il testo in questo significato: il potere di Gesù è universale e tutti gli uomini sono giudicati davanti a lui.

 d) Il “giudizio” è una separazione, una divisione: 

  • «il Figlio dell’uomo» al centro;
  • gli uomini divisi in due schiere: alla «sua destra» e alla «sua       sinistra»,
  • così «come il pastore separa le pecore dai capri».

Dopo questa scena si apre un duplice dialogo.

 Il primo è il dialogo del Re con i vincitori, che ricevono il premio della loro esistenza:

«[34]Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti dal Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. [35]Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, [36]nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. [37]Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? [38]Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? [39]E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? [40]Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25, 34-40). 

  • Il Re espone la sentenza: « Venite, benedetti del Padre mio».
  • “Venite”, quindi il premio si esprime in un avvicinamento al re, si possono accostare a lui, e da lui ricevono in eredità il Regno.
  • Notate, dice: “Il Regno, che il Padre ha preparato fin da prima della creazione del mondo, lo ha preparato proprio per loro”: «il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo».
  • Dio, il Padre, non aspettava né desiderava altro, se non potere consegnare in eredità il Regno agli uomini.
  • Siccome si parla di eredità, gli uomini sono pensati come figli di Dio, questo è quello che Dio desidera: avere una moltitudine di figli che abbiano davanti a lui i lineamenti del Figlio, il Figlio dell’uomo, Gesù, la misura dell’uomo.      

I benedetti ricevono il Regno. Perché? Perché hanno praticato la misericordia. 

  • Sono ricordate sei opere di misericordia, ma evidentemente sono degli esempi;
  • forse se ne potrebbero dire sette o quattordici o chissà quante, perché c’è una creatività immensa nella carità;
  • in ogni modo chi ha compiuto queste opere di misericordia è proclamato beato (cfr. Mt 5, 7).
  • Ma la cosa più interessante e più sorprendente è che le opere di misericordia queste persone le hanno fatte verso Gesù.
  • Non dice: “Avete dato da mangiare agli affamati, avete dato da bere agli assetati”.
  • Dice: «Mi avete dato da mangiare», «mi avete dato da bere», «mi avete        ospitato», «mi avete vestito»…
  • Questo è chiaramente quello che sorprende, e la sorpresa si esprime nelle parole di queste persone che dicono: «Signore, quando mai Ti abbiamo visto?»… “quando mai Ti abbiamo servito?”.
  • È il Re glorioso sul suo trono! Circondato dalla corte degli angeli! Quindi,     quando mai possono averlo visto quel re nella loro vita?
  • E qui c’è il paradosso: “Quando avete fatto uno di queste cose al più piccolo di        questi miei fratelli, l’avete fatto a me”. Cioè quel Re, infinitamente potente e bello e glorioso e santo della santità di Dio, si identifica con il piccolo, con il        debole, il bisognoso, il povero; questo è l’aspetto più sorprendente.
  • Di questo non c’è altro fondamento se non la Parola di Gesù; che le cose stiano così lo si può sapere solo perché lo ha detto il Signore e non per altri motivi, non per motivi filosofici, etici e psicologici, ma semplicemente perché così lo dice il Signore, il Re.
  • Non solo la misericordia è imitazione di Dio che è misericordioso, non solo quello che facciamo agli altri è fatto ad una creatura che è immagine di Dio, e quindi tocca in qualche modo Dio;
  • ma Gesù considera l’incontro con il bisognoso come un incontro con Lui, evidentemente perché Lui ha deciso di       identificarsi con il povero.
  • La sua Incarnazione è questa: «da ricco che era, si è fatto povero per voi,    perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8, 9), e proprio perché si è fatto povero, nel povero c’è la sua presenza, lui ce la pone.

 Poi c’è il secondo dialogo del Re con i reprobi, lo stesso dialogo ma capovolto.

«[41]Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. [42]Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; [43]ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. [44]Anch’ essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? [45]Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me» (Mt 25, 41-45).

  • Per i maledetti c’è un giudizio di punizione, che si esprime nella contrapposizione con l’altro.
  • Agli altri aveva detto: «Venite».
  • A questi dice: «Andatevene da me».
  • Quindi, la “vicinanza” e l’“allontanamento” dal Figlio dell’uomo sono l’immagine della beatitudine o della punizione.
  • E sono interpellati   con una parola durissima: «Allontanatevi da    me, maledetti nel fuoco eterno».

Perché questa tremenda espressione «maledetti»?

La maledizione è l’esperienza della morte, è il dominio della morte sulla vita dell’uomo (cfr. Ger 11, 21-23). La prima volta che nella Bibbia si esprime una maledizione rivolta all’ uomo è nel caso di Caino.

Quando Adamo commette il suo peccato c’è una maledizione, ma non riguarda Adamo, riguarda la terra: «Maledetta la terra per causa tua!» (Gen 3,17). Vuole dire: la terra porta misteriosamente il peso di morte che il peccato dell’uomo ha prodotto.

Ma quando si arriva a Caino il discorso diventa: «[11]Ora sii maledetto lungi dalla terra che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello» (Gen 4,11). Il senso è quello:

  • proprio perché ha ucciso, l’uomo è maledetto;
  • proprio perché ha fatto un patto con la morte, l’ha chiamata sopra di sé;
  • ammazzando, ha chiamato la morte.
  • Ed è questa la maledizione, non è altro che questa!
  • Non c’è da aggiungere una nuova maledizione che venga da lontano.
  • La maledizione sta dentro al comportamento dell’uomo che chiama la morte, che chiama la morte contro il suo fratello, ma che in realtà la prende sopra di sé;
  • ha fatto un patto con la morte.

Se questo sta dietro al nostro brano, evidentemente si suppone che

  • il non usare misericordia sia lo stesso che uccidere,
  • il non amare sia lo stesso che odiare. 

Cosa dice la prima Lettera di san Giovanni se non che  “l’odio è omicidio” (1 Gv 3, 15)?  S’intende che poi vanno fatte  tutte le distinzioni che si devono fare dal punto di vista etico, di gradi, di sfumature… Però il giudizio è durissimo e vale la pena che lo prendiate così; la mancanza di amore è questo. 

Proprio per questo dice: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli» (Mt 25, 41). Notate bene:

  • non si dice che il «fuoco eterno» sia stato preparato prima della creazione del mondo, come si diceva invece del Regno.
  • Il Regno è stato preparato da prima della creazione del mondo, mentre del fuoco eterno non si dice.
  • Del «Regno» si dice: «è stato preparato per voi» (Mt 25, 34).
  • Del «fuoco eterno» si dice: «è stato preparato per il diavolo» (Mt 25,41).

È significativo: quello che “Dio ha preparato per voi” è solo il Regno, è solo la Beatitudine. Dio ha creato l’uomo per la vita! Per la sua vita, solo per questo!

  • Il giudizio di condanna significa entrare nella logica diabolica. 
  • Ciò che è stato preparato per il diavolo diventa la punizione che l’uomo si infligge.
  • Il motivo è quello che abbiamo già visto: non hanno usato misericordia verso il Figlio dell’uomo, non usandola verso i fratelli.
  • Stesso stupore: «Signore, quando mai…».
  • Stessa risposta: «Tutte le volte che non avete fatto questo… non l’avete fatto a me». 

Conclusione: «[46]E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna».

Giudizio” vuole dire: separazione, divisione; e la conclusione del brano è proprio questo.

Per fortuna l’ultima parola, l’ultima immagine, è quella dei giusti e della vita. Perché questo è il disegno di Dio, e solo questo!

  • La Beatitudine è preparata da Dio per noi.
  • La punizione è costruita da noi per noi stessi, non da Dio,     non l’ha preparata lui; è una realtà di allontanamento da Dio      provocato dalla nostra libertà.

1. In conclusione il giudizio appartiene a Cristo; Lui è l’uomo completo e perfetto e quindi  la misura dell’umanità.

2. Il giudizio sarà sulla misericordia; Gesù ha dato la vita per noi, quindi Dio è amore; quindi la fraternità, l’amore, è l’unico senso per cui è creato il mondo; e il giudizio sarà esattamente su questo.

3. L’amore verso Dio, verso Cristo, si gioca in concreto nell’amore verso i fratelli. La vita religiosa, quindi il rapporto con Dio, si gioca  in concreto nel modo in cui trattiamo gli altri, nella misericordia donata o rifiutata.

Fratelli molto amati in Gesù Cristo, quando distribuite misericordia, voi trasmettete agli altri anche il senso della vita. Ma trovate anche voi stessi il senso della vostra esistenza e vi ponete davanti a Dio nell’atteggiamento della giustizia.

La riflessione può essere ulteriormente allargata.

  • Abbiamo detto che sono sei opere di misericordia,
  • ma ci potete mettere le sette opere di misericordia corporale,
  • le sette opere di misericordia spirituale della tradizione che avete alle spalle nel catechismo.
  • Ma ci potete mettere dentro tutta l’attività dell’uomo, perché in tutto quello che l’uomo fa, l’uomo può sostenere il fratello o impedire al fratello la vita con il lavoro, con la politica, con la parola…
  • Insomma, in tutti i modi la nostra vita è a contatto con gli altri, e con gli altri che si presentano sotto forme diverse come bisognosi in attesa di un granellino di vita che possiamo trasmettere a loro.
  • È questo “granellino di vita” che dà senso alla nostra esistenza e che ci pone davanti a Dio nell’atteggiamento della giustizia: “Egli (Abramo) credette al Signore che glielo accreditò come giustizia” (cfr. Gen 15, 6).

Potete allargare ancora a quello che diventa come il genio della comunità cristiana. Il “genio” nel senso dell’immagine tipica e bella della comunità cristiana, quella per cui le membra che sono le più deboli, sono considerate le più importanti semplicemente perché sono le più importanti davanti al Signore. Da questo punto di vista la comunità cristiana ha qualche cosa di strano, di proprio, appunto: il valore dato alla debolezza e alla piccolezza (cfr. Mt 25, 45). 

Fratelli sempre amati in Cristo, questo è il brano e questo è ciò che io ho capito ad un certo punto della mia vita, per grazia di Dio, per illuminazione dello Spirito. 

Che cosa dovete fare voi ora? 

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Cominciate col mettervi in adorazione, restate in silenzio. 

  • Potete leggere e rileggere due o tre volte il testo evangelico. Chi ancora non lo ha fatto, impari a memoria alcune frasi: «Quello che avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, lo avete fatto a me»; cioè imparare a memoria quelle che sono più preziose è una forma anche questa di preghiera.
  • Potete dialogare con il Signore e, siccome è il Re, potete dialogare con lui proprio così: riconoscendolo come vostro Re e desiderando che lo sia, che lo diventi; riconoscendo tutto quello che nella nostra vita è sottratto alla Sua sovranità, confessandoglielo con sincerità e umiltà. Noi e il nostro Re.
  • Poi potete ancora riprendere il brano identificandovi nei personaggi. Nei giusti, in quelli che “hanno dato da mangiare al Signore” o “hanno dato  da bere al Signore”. E se vi identificate con loro il Vangelo vuole dire: badate che le piccole o piccolissime cose della vostra vita, quei gesti semplicissimi di amore, di pazienza, di affetto e di dono che usate nei confronti degli altri, che sembrano cose banali e dappoco, in realtà sono gesti di amore verso il Signore, hanno un supplemento di significato immenso. Le piccole cose sono infinitamente degne davanti a lui: «[42]Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Mt 10, 42).
  • Quindi se potete identificarvi con quelli che hanno fatto il bene vi aiuterà a riconoscere il valore di ogni piccolo gesto.
  • Se per ipotesi qualcuno di voi si identifica invece con quelli che non l’hanno usata la misericordia: “Non mi avete dato da mangiare”, il sacramento della  Parola vi aiuterà a capire la gravità delle vostre omissioni. Non sono peccati di violenza nei confronti degli altri, ma dei peccati di indifferenza: non amare fa parte della sfera dell’odio e quindi della sfera dell’omicidio; è chiaro che non ha la stessa gravità, ma è di quella razza, e allora il rendervene conto vi aiuta a svegliarvi dall’ indifferenza e insensibilità.
  • Vi potete identificare anche con il povero, perché anche voi siete poveri, anche voi ricevete servizi dagli altri o a volte il rifiuto del servizio. Vale la pena che riconosciate che quello che gli altri fanno a voi in realtà è fatto al Signore. Vuole dire che potete lasciarvi amare e servire con un cuore libero, senza sentirvi imbarazzati per quello che qualcuno vi può donare. In fondo quel “qualcuno”, venendo incontro alla vostra povertà o debolezza, sta servendo il Signore e ha già in sé una ricompensa grande. Questo non perché in voi non ci debba essere riconoscenza, al contrario. S’intende, la riconoscenza nel vostro cuore ci deve essere, ma una riconoscenza libera, non imbarazzata, non bloccata  dal presupposto di non avere mai bisogno di nessuno.
  • È bello avere un Re così, un Re di misericordia che misura la sua sovranità con la misericordia che ha donato a tutti i popoli della terra e che,  in fondo non chiede altro che questo: di usare a loro volta misericordia. 

eucaristia-34Ecco, tutto questo dovrebbe aiutarvi a fare un dialogo di amore, di comunione con Lui, di richiesta di perdono dei vostri peccati di omissione con umiltà ma con fiducia grande, di abbandono alla Sua sovranità, perché domini lui la vostra vita, le nostre fraternità.

Siate dunque nel Regno generosi distributori della Super – Misericordia, non dimenticando mai di essere stati graziati per primi. E a proposito di Cristo Re, ricordatevi che siete figli di Re e, quindi, eredi al Trono.

Carlo_V              Isabella_II_di_Spagna

Io sono vissuto in tempi di monarchia. Ricordo bene Carlo quinto e l’amata Isabella. Appena uscito dall ’Ospedale Regio, dove ero stato internato, mi sono trovato sulla strada proprio quando passava il feretro della Sovrana.

Una giovane vita spezzata nel fior degl’anni. Dio mi ha dato di capire la vacuità delle cose è l’evento mi ha stimolato a utilizzare al meglio quella decina d’anni che mi restavano da vivere e da spendere per gl’altri. Anche se vivete in tempi di democrazie repubblicane, non vi dispiaccia proclamare Cristo quale Sovrano. Lasciatelo regnare sulle vostre democrazie per i secoli dei secoli e non vi pentirete. 

Ve lo ripeto, frequentate la Scuola della Parola davanti all’Eucaristia esposta. Lasciate

  • che vi disturbi e vi rassereni,
  • che vi inquieti e vi conforti,
  • che vi faccia male e vi guarisca,
  • che vi spaventi e vi dia coraggio.

Il Dio di ogni consolazione vi conceda il dono delle lacrime non solo per piangere sulle vostre miserie ma anche per la Misericordia che scorre nelle vostre vene e vi rende capaci di distribuire misericordia.

Siate pronti a rinunciare a ogni forma di potere diverso dalla Parola disarmata, cercate di essere cristiani che fanno prevalere la compassione sulla legge, che riescono a parlare al cuore di ogni uomo facendogli intravedere che la morte non è l’ultima parola.

Siate sentinelle della libertà, della giustizia e della pace. Il vostro futuro non è nella fede incerta di coloro che si aggrappano a false certezze ma nell’operare affinché ci sia una nuova pentecoste in cui lo Spirito santo porti comunione tra lingue e culture diverse. Siate cristiani liberati dalle paure del dispiegarsi di forze di morte, aperti a una speranza per tutti. Siate profeti, ma non  di sventura. Ognuno di voi trovi lo spazio  per ripresentare l’inaudito di una buona notizia sia per le singole persone che per la stessa convivenza civile.

San Paolo di Tarso

Vi lascio con la  benedizione di Dio che vi consolerà con le parole dell’Apostolo e vi sentirete spronati a imitarlo sui sentieri della missione:

  • 3Lodiamo Dio, Padre di Gesù Cristo, nostro Signore!, il Padre che ha compassione di noi, il Dio che ci consola.
  • 4Egli ci consola in tutte le nostre sofferenze, perché anche a noi sia possibile consolare tutti quelli che soffrono, portando quelle stesse consolazioni che egli ci dà.
  • 5Perché, se molto ci tocca soffrire con Cristo, molto siamo da lui consolati.
  • Se soffriamo, è perché voi riceviate quella consolazione che vi renderà forti nel sopportare le stesse avversità che anche noi sopportiamo.
  • 7Questa nostra speranza è ben fondata, perché sappiamo che condividete non solo le nostre sofferenze ma anche le nostre consolazioni.
  • 8Dovete sapere, fratelli, che in Asia ho dovuto sopportare sofferenze grandissime, addirittura superiori alle mie forze. Temevo di non potere sopravvivere.
  • 9Mi sentivo già un condannato a morte. Dio ha voluto così, per insegnarmi a mettere la mia fiducia non in me stesso ma in colui che dà vita ai morti.
  • 10Egli mi ha liberato da un grande pericolo di morte, e mi libererà ancora. Sì! Sono sicuro che mi libererà ancora
  • 11con l’aiuto delle vostre preghiere. Dio risponderà alle preghiere che molti faranno per me. Così, molti lo ringrazieranno per avermi liberato.” (“ 2 Cor 1-11)

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HACER DE DISTRIBUIDORES DE MISERICORDIA San Juan de Dios – sanjuandedios2Le sus fraternidades son similares a las áreas de servicio que se encuentran a lo largo de las carreteras. Cada uno de ustedes, “estación de servicio”, te conviertes en un distribuidor de la misericordia, abiertos las veinticuatro horas del día, donde los viajeros cansados ​​y fatigados encuentran que refrescarse, se puede hacer un depósito lleno de combustible súper, que es la caridad de Dios y luego retomar con mayor rapidez el viaje de la vida.Gasolina de llenadoYa puedo escuchar a algunos de ustedes se preguntan sobre el significado de la palabra “misericordia”. Usted tiene razón. Para los hombres del poder de muchas naciones del mundo, ésta es una palabra revolucionaria, que perturba, provoca, irrita. La razón es muy simple: la misericordia de Jesús es una práctica subversiva. La razón se dice de inmediato, porque la misericordia próxima a la de Dios manifestado en Jesús, es necesario que la ayuda o el apoyo es capaz de conceder el perdón antes de que sea necesario y para superar las barreras erigidas contra el amor discriminación religiosa, moral, cultural, racial y sexual.

 San Giovanni d’AvilaVoi entender que la misericordia, de manera práctica, será el próximo, tiene un carácter de “transgresión” religiosa y social, subvierte el orden establecido. El encuentro con el Santo Giovanni D’Avila para mí fue un bautismo en el Espíritu, un renacimiento de la Pascua. Al experimentar el perdón de Dios es misericordia, no me di cuenta en el momento en que, al operar en mí un cambio de mentalidad que asocia un carisma revelado por grados. Su don se manifestó darme las entrañas de misericordia. Y con estas nuevas entrañas se terminó al manicomio, porque Dios quería que yo toco y comparto el malestar, el dolor de tantos hermanos.

Por supuesto que empiezo a romper las reglas de convivencia con ostentación para mí era una necesidad de decir en mi opinión el Magnificat: “ha hecho obras grandes por mí: ¡Santo es su nombre. Miró a la miseria de su siervo … tuvo misericordia. ” ¿Quién más que me sentía indigno de tal experiencia del perdón que había experimentado a través de la Santa de Avila?

 Sin darse cuenta de que a su vez llama a ejercer el carisma de la misericordia que luego se manifiesta más claramente en la iglesia local y lo universal, a pesar de mi debilidad e insignificancia, si podía hacer para no gritar como un loco mi gratitud? Y así, en la lógica de las cosas humanas, salvo que se tenían que poner en un manicomio?

Ese fue el “sí”, dijo el siervo del Señor que estaba disponible a la acción del Espíritu. Él había cubierto mi alma con su sombra. Agl’altri pareció ver una cabeza loca en retrospectiva que se informó al son de crucería en la parte posterior. Y así fue, por la gracia de Dios, la primera experiencia de haber sido crucificado con Cristo.

La misericordia es sinónimo de compasión, sufren con … vivir la pasión con … miseris-cor-dar (en el sentido amplio, no sólo sufren, sino también disfrutar, alegrarse). El término comúnmente usado en la Biblia para expresar la idea de la compasión, splagcnizomai (splanchnízomai), significa abrazar visceralmente, con sus fibras sentimientos internos o la situación del “otro.

Mis queridos hermanos, mira Jesús la hace el dolor de los marginados y excluidos de la sociedad de su tiempo, con lo que en su carne y en su historia personal, pagando el precio de la exclusión y la maldición. “Maldito todo el que es colgado en un árbol muere,” un dicho de su tiempo.

Toda la vida de Jesús es una vida “movido a misericordia”:

“Desembarcar, vio una gran multitud, y tuvo compasión de ellos, y sanó a los enfermos.” (Mt 14:14)
“Él desembarcó y vio la gran multitud, y tuvo compasión de ellos, porque eran como ovejas que no tienen pastor, y se puso a enseñarles muchas cosas.” (Mc 06:34)
“Tengo compasión de la multitud, porque para mí ya hace tres días y no tienen qué comer.” (Mc 08:02)
“Cuando llegó cerca de la puerta de la ciudad, he aquí que un hombre muerto se llevaba a la tumba, el hijo único de una viuda, y mucha gente de la ciudad estaba con ella. Al verla, el Señor tuvo compasión … “. (Lc 7,12-13)
“Jesús recorría todas las ciudades y aldeas, enseñando en las sinagogas de ellos, y predicando el evangelio del reino, y sanando toda enfermedad y toda dolencia. Al ver las multitudes, tuvo compasión de ellas, porque estaban desamparadas y dispersas como ovejas que no tienen pastor “. (Mt 9:35-36)
La compasión de Jesús es una forma radical de crítica, ya que anuncia que todo el dolor debe ser tomado en serio, que hay injusticia o el sufrimiento deben ser “naturalizado”, concebido como algo normal o natural, sino que la injusticia y el sufrimiento que causas, siempre es inaceptable para la humanidad.

Como puede ver, hermanos, Cristo es Dios de una manera humana, es un hombre de una manera divina. En consecuencia, el amor humano de Cristo para los hombres es la manifestación y la comunicación plena, inmediata y personal, del amor de Dios a los hombres. Y ‘el amor de Dios que viene a nosotros en la ternura de un corazón humano, que es a la vez el corazón de Dios “Porque este hombre que yo pueda señalar con el dedo, no, no puedo decir que Dios me ama y ama a los hombres” .

De Jesucristo que se manifiesta y se comunica de una manera única el amor de Dios, Salvador, se puede decir que es el sacramento por excelencia del amor de Dios, porque este amor es ante todo misericordia, se puede decir con rigor que Jesucristo es el sacramento de la misericordia de Dios

Esto no es una afirmación teológica puro y frío. La conducta del Jesús terreno, da testimonio de los evangelistas, en relación con cada tipo de los grupos vulnerables, marginados, los pecadores de la sociedad de su tiempo se impregna con esta intención explícita: para reflexionar y actualizar el amor misericordioso del Padre, para ofrecer su humanidad, porque en ella Dios es lo más cercano a los débiles de la tierra.

Las parábolas pronunciadas por Jesús, ten piedad, entre otras cosas, la pretensión de hacer un retrato viviente del rostro misericordioso del Padre. Esta afirmación sobre la naturaleza sacramental de Jesús es una adaptación de la palabra teológica de la Escritura: “Jesús es la epifanía de la filantropía de Dios” (3:04)

Si este es el Jesús de la que ha hecho discípulos, a continuación, con la misma fuerza tratan de defender y justificar su comportamiento frente a los que se rebelan en contra de la “escandalosa” la bienvenida dada por el Señor a los recaudadores de impuestos, leprosos y prostitutas.

Ellos no dejan de preguntar: “¿Por qué tiene que tratar con estas personas, que ninguna persona decente quiere saber?”

La respuesta de Jesús es revelador: “¿Por qué es Dios tan: buena a los pobres, lleno de alegría en el cumplimiento de lo que se pierde, impulsado por el amor de su hijo hacia su padre que había perdido su dignidad, indulgente con los que no tienen esperanza, con los abandonados y necesitados. Si Dios es así, quiere trabajar a través de mí para que yo hago “

Algunos de ustedes de mí invitados a la estación de servicio tal vez usted se está preguntando, pero ¿quién va a suministrar el combustible a distribuir y el coraje de convertir el distribuidor en este contexto social?

No quiero que admitas a la neurológica. Pero tengo tanto en el seno de un método excelente que usted sugirió y milagrosa para llenar sus tanques: aprender a vivir en frente de la escuela de la Eucaristía la Palabra ‘expuesta, porque aquí es el resumen de toda la Biblia.

Usted dirá – y sé muy bien – que ya se lleva a cabo la meditación diaria cada mañana delante del tabernáculo. Entiendo que básicamente no cambia nada, pero el Sacramento expuesto implicará que hacer que se sienta mejor, con más intensidad la herencia que el Señor Jesús, con una voluntad y testamento, hecho a su Iglesia antes de morir.

La verdadera razón es la siguiente:

la Eucaristía y la Palabra de Dios contiene la misma realidad: el don del amor de Dios por nosotros (cf. 2 Tm 1, 6-7);
en la forma de la Palabra en la Biblia;
en la forma de la Eucaristía sacramento, el signo del pan que expresa la vida de Jesús transforma en un regalo.
 Se puede decir que la Eucaristía es como un resumen de toda la Biblia, todo lo que la Biblia dice que se da en el gesto de la pasión y muerte del Señor, en ese gesto que la Eucaristía contiene y hace que sea actual.

Por lo tanto, si usted pone en la adoración de la Eucaristía nos ayudará a encontrar una y otra vez la centralidad de la Palabra de Dios, que el amor de Dios para con nosotros en Cristo Jesús (cf. 1 Jn 4, 9).

Eucaristía-34Fate para que la Escuela de la Palabra en el tiempo convertirse en adoración silenciosa. Epper pie delante del Señor, aprender a contemplar a través de la meditación de la Palabra del Señor, toma mucho tiempo y mucha paciencia. Trate de conseguir poco a poco en esta dimensión, que no es fácil para aquellos que no están muy acostumbrados al silencio, que se calle y se siente la necesidad de llenar el silencio con alguna palabra o gesto. Para aprender tomará tiempo, paciencia y perseverancia, pero hay que aprender a estar en silencio ante el Señor (cf. Sal 37, 7), con un corazón que ora, escucha y responde a la Palabra del Señor con sus gracias y sus alegría.

Mis queridos hermanos y hermanas, jóvenes o de edad avanzada de servicio al Señor, le insto a experimentar esta propuesta con una página del Evangelio. Le sugiero que lea la conclusión del discurso escatológico, es decir, el discurso sobre los “últimos tiempos”, que figura en Mateo, en el cap. 00:25, que termina con la descripción del juicio final. Este discurso escatológico cierra el ministerio misericordioso de Jesús, que la actividad pública en la que Jesús predicó y señales y prodigios funcionó. Después está la historia de la pasión.

El significado de esta palabra es, básicamente, una exhortación a sintonizar en la vida de un futuro que se revela en el frente. Dice el Señor: ¿cuál será el futuro de la historia. Y lo dice porque el discípulo aprende a vivir el presente de dirección hacia ese futuro, para que podamos preparar la vigilia, para mantenerse despierto, sin ser puesto a dormir o adormecer a las diferentes experiencias de la vida cotidiana. Así, en medio de ese discurso es l ‘”invitación a ver” (Mt 24, 42): “estar preparado” (Mt 24, 44).

Trate de observar cómo se articula el pasaje de la sentencia definitiva:

La escena del juicio.
 El diálogo entre el Rey y el justo juez bendito, que se convierten en parte de la herencia de Dios
El mismo cuadro de diálogo, por el contrario, con los réprobos, que sufren de una sentencia de condena
El último verso, que concluye todo el fresco de la historia.
Trate de leer juntos la primera escena del juicio.

“[31] Cuando el Hijo del hombre venga en su gloria con todos sus ángeles, se sentará en su trono glorioso.
[32] Y delante de él serán juntadas todas las naciones, y él separará a unos de otros, como el pastor separa las ovejas de las cabras,
[33] Y pondrá las ovejas a su derecha y los cabritos a su izquierda “(Mt 25, 31-33).
Los elementos de la canción en esta escena son:

 

a) En el centro es “el Hijo del Hombre.” El “Hijo del Hombre” es Jesucristo, que se llama la figura humana humilde y sufrimiento, porque “Hijo del Hombre”, recuerda la debilidad de la condición humana de Jesús (cf. Mt 8, 20).

Pero el Jesús que anduvo entre los hombres que saben el sufrimiento, ahora se presenta como un juez: él es el juez de la historia. Por lo tanto, el juicio es una medida humana, que se mide en un hombre, y ese hombre concreto que es Jesús el hombre auténtico, el hombre hizo, Él es, por esta razón, la humanidad se mide de Él

Observa la escena. Se les llama:

los “ángeles”, que son la corte celestial,
el “trono”, que es el símbolo del poder divino, el poder de Dios,
el Hijo del Hombre “se sienta en el trono de su gloria.”
 b) Se presenta como un rey. Serán sólo unos pocos versículos más adelante dijo que era un rey que tome posesión del cargo en ese lugar de poder que se merecen. Dos veces el pasaje del Evangelio recuerda que este Rey “viene de su gloria.” La “gloria” es su belleza, es su gloria, es su dignidad, por lo tanto, Jesús anduvo entre nosotros como pobres y humildes, ahora está rodeado por la belleza y el poder y el poder de Dios

c) “Delante de él hay toda la gente”, y el poder de Jesús es universal, y el juicio de todo, todos los hombres.

Sé que hay los que entre vosotros también diferentes interpretaciones, pero por ahora los dejan a un lado, toman el texto para decir: el poder de Jesús es universal y que todos los hombres son juzgados en frente de él.

 d) El “juicio” es una separación, una división:

“El Hijo del Hombre”, en el centro;
hombres divididos en dos grupos: “su mano derecha” e “izquierda”
por lo que “como el pastor separa las ovejas de las cabras.”
Después de esta escena se abre una caja dual.

 El primero es el diálogo del Rey con los ganadores, que reciben la recompensa de su existencia:

“[34] Entonces el Rey dirá a los de su derecha: Venid, benditos de mi Padre, heredad el reino preparado para vosotros desde la fundación del mundo. [35] Porque tuve hambre, y me disteis de comer, tuve sed y me disteis de beber, fui forastero y me acogisteis, [36] desnudo y me vestisteis, enfermo y me visitasteis, en la cárcel y vino a mí. [37] Entonces los justos le responderán diciendo: Señor, ¿cuándo te vimos hambriento y te alimentamos, o sediento y te dimos de beber? [38] ¿Cuándo te vimos forastero, y te, o desnudo, y te vestimos? [39] Y cuando te vimos enfermo o en la cárcel y fuimos a verte? [40] En respuesta, el Rey dirá: De cierto os digo que en cuanto lo hicisteis a uno de estos mis hermanos, me lo hicieron a mí “(Mt 25, 34-40).

El rey expone la sentencia: “Venid, benditos de mi Padre.”
“Ven”, y el premio se expresa en una aproximación al rey, se puede combinar con él, y recibir de él heredó el reino.
Tenga en cuenta, dice: “El reino que el Padre ha preparado desde antes de la creación del mundo, ha preparado para ellos”, “el reino preparado para vosotros desde la fundación del mundo”.
Dios, el Padre, no se prevé ni quería nada más, si no es capaz de entregar heredarán el reino de los hombres.
Al hablar de la herencia, se cree que los hombres de los hijos de Dios, esto es lo que Dios quiere: tener una gran cantidad de niños que tienen ante sí los rasgos del Hijo, el Hijo del Hombre, Jesús, la medida del hombre .
El bendito reciba el reino. ¿Por qué? ¿Por qué han practicado la misericordia.

Se recuerdan seis obras de misericordia, pero al parecer son ejemplos;
tal vez podría decir siete o catorce o quién sabe cuántos, porque hay una enorme creatividad de la caridad;
en todos los aspectos a los que han cometido estos actos de piedad se proclamó bienaventurados (cf. Mt 5, 7).
Pero lo más interesante y lo más sorprendente es que las obras de misericordia que estas personas han hecho a Jesús
No dice: “¿Has alimentado a los hambrientos, le dio de beber al sediento.”
Él dice: “Me diste de comer”, “me disteis de beber”, “me dio la bienvenida”, “me vestisteis” …
Esto es claramente lo que es sorprendente, y la sorpresa se expresa en las palabras de estas personas que dicen: “Señor, ¿cuándo te vimos?” … “Cuando alguna vez te has servido?”.
Es el glorioso Rey en su trono! Rodeado por el tribunal de los ángeles! Así que, cuando usted puede nunca haber visto al rey en sus vidas?
Y aquí está la paradoja: “Cuando usted ha hecho una de esas cosas que los más pequeños de estos mis hermanos más pequeños, lo habéis hecho a mí.” Es decir, el Rey, infinitamente poderosa y hermosa y gloriosa y santa de la santidad de Dios, se identifica con los pequeños, los débiles, los necesitados, los pobres, y este es el aspecto más sorprendente.
De esto no hay otro fundamento sino la Palabra de Jesús que las cosas son lo que pueden saber porque me dijeron que el Señor y no por otras razones, no por razones filosóficas, éticas y psicológicas, sino simplemente porque lo dice el Señor, el Rey
No sólo es imitación de la misericordia de Dios, que es misericordioso, no sólo lo que hacemos a los demás se hace a una criatura que es la imagen de Dios, y después pulse en alguna manera Dios;
pero Jesús ve el encuentro con los pobres como encuentro con Él, porque Él ha decidido evidentemente a identificarse con los pobres.
La Encarnación es la siguiente: “siendo rico, se hizo pobre por vosotros, ya que podría ser ricos con su pobreza” (2 Cor 8, 9), y porque se hizo pobre, a los pobres se su presencia, él dice allí.
 Luego está el segundo diálogo del Rey con los réprobos, el mismo diálogo, pero al revés.

“[41] Entonces dirá también a los de su izquierda:” Apartaos de mí, malditos, al fuego eterno preparado para el diablo y sus ángeles. [42] Porque tuve hambre, y me disteis de comer, tuve sed y ustedes me dieron de beber; [43] fui forastero, y me acogisteis, estaba desnudo, y me vestisteis, enfermo y en la cárcel, y no me visitasteis. [44] Anch ‘entonces ellos responderán diciendo: Señor, ¿cuándo te vimos hambriento, sediento, forastero, desnudo, enfermo o en la cárcel, y no te ayudamos? [45] Pero él les dirá: De cierto os digo, que no lo hicisteis a uno de estos mis hermanos más pequeños, no lo hicisteis a mí “(Mt 25, 41-45).

Para el maldito no es un juicio de castigo, que se expresa en oposición entre sí.
Los otros habían dicho: “Ven.”
A ellos, dice, “¡Apártate de mí.”
Por lo tanto, la “cercanía” y “eliminación” del Hijo del hombre son la imagen de la felicidad o castigo.
Y ellos tienen el desafío de una palabra difícil: “Apartaos de mí, malditos, al fuego eterno.”
¿Por qué esta tremenda expresión “maldita”?

La maldición es la experiencia de la muerte, es el dominio de la vida y la muerte del hombre (cf. Jer 11, 21-23). La primera vez en la Biblia expresa una maldición dirigida a «el hombre es en el caso de Caín.

Cuando Adán cometió el pecado no es una maldición, pero no acerca de Adam, se refiere a la tierra: “Maldita sea la tierra por tu causa” (Gen 3:17). Esto significa: la tierra trae misteriosamente el peso de la muerte que el pecado del hombre ha producido.

Pero cuando se trata de Caín discurso se convierte en: “[11] Ahora, maldito seas tú de la tierra a través de la obra de tus manos que ha bebido la sangre de tu hermano” (Gn 4:11). La sensación es que:

sólo porque él mató al hombre está maldito;
sólo porque él hizo un pacto con la muerte, la llamó encima de él;
muerte, llamó a la muerte.
Y esta es la maldición, no es más que esto!
Yo no tengo que añadir una nueva maldición que viene de muy lejos.
La maldición está en el comportamiento de la persona que llama a la muerte, que él llama la muerte a su hermano, pero que en realidad se toma a sí mismo;
hecho un pacto con la muerte.
Si eso está detrás de nuestra canción, obviamente, se supone que

la falta de uso es el mismo que muerte misericordiosas,
el amor no es lo mismo que el odio.
¿Qué dice la primera carta de San Juan, excepto que “el odio es un asesinato” (1 Jn 3, 15)? Se entiende que a continuación se debe hacer todas las distinciones que hay que hacer desde el punto de vista ético, grados, matices … Pero el juicio es duro y merece la pena que lo tome así, y la falta de amor es éste.

Precisamente por esta razón, dice, “Apartaos de mí, malditos, al fuego eterno preparado para el diablo y sus ángeles” (Mt 25, 41). Tenga en cuenta también:

no se dice que el “fuego eterno” se ha preparado antes de la fundación del mundo, como lo fue en lugar del Reino.
El reino estaba preparado desde antes de la fundación del mundo, y del fuego eterno no lo dice.
El “reino”, dice, “ha sido preparado para vosotros” (Mt 25, 34).
El “fuego eterno” usted dice, “fue preparado para el diablo” (Mateo 25:41).
Es significativo: que “Dios ha preparado para usted” es la única Unidas, es sólo felicidad. Dios creó al hombre para la vida! Durante su vida, solo por esto!

La sentencia condenatoria es entrar en la lógica diabólica.
Lo que ha sido preparado para el diablo recibe el castigo que el hombre inflige.
La razón es que ya hemos visto: no tienen piedad porque el Hijo del hombre, y no usarlo para sus hermanos.
Igual asombro: “Señor, ¿cuándo te …”.
La misma respuesta: “Cada vez que no lo hizo … me lo hicieron a mí.”
Conclusión: “. [46] Y éstos irán al castigo eterno, y los justos a la vida eterna”

“Sentencia” significa: separación, división, y el final de la canción es sólo eso.

Por suerte la última palabra, la última imagen es la de la vida justa y de. Debido a que este es el plan de Dios, y sólo esto!

Felicidad es preparado por Dios para nosotros.
El castigo es construido por nosotros para nosotros mismos, no de Dios, que lo ha preparado es una realidad de la separación de Dios causada por nuestra libertad.
1. En conclusión, el juicio pertenece a Cristo, Él es el hombre completo y perfecto, por lo que la medida de la humanidad.

2. El juicio será en la misericordia que Jesús dio su vida por nosotros, entonces Dios es el amor, la fraternidad, el amor es el único camino por el que ha creado el mundo, y el juicio será exactamente eso.

3. El amor a Dios, a Cristo, para jugar en el amor concreto a los hermanos. La vida religiosa, y la relación con Dios, que desempeñan en la práctica, en la forma en que tratamos a los demás, en la misericordia dado o negado.

Hermanos muy queridos en Jesucristo, cuando se distribuye la misericordia, que transmiten a los demás el sentido de la vida. Pero usted también encontrará el significado de su existencia y colocarse delante de Dios en la actitud de la justicia.
La reflexión puede ser más ampliada.

Hemos dicho que hay seis obras de misericordia,
pero podemos poner las siete obras de misericordia corporales,
las siete obras de misericordia espirituales de la tradición que tiene detrás en el catecismo.
Pero podemos poner en todas las actividades del hombre, porque en todo lo que el hombre hace, el hombre puede apoyar a su hermano o impedir la vida de su hermano con el trabajo, con la política, con la palabra …
En resumen, en todas las formas en que nuestras vidas están en contacto entre sí y con otros que se presentan en diferentes formas como necesitados esperando un grano de vida que podemos enviar a ellos.
Este es el “grano de la vida” que da sentido a nuestra existencia y que nos coloca en la actitud de la justicia ante Dios: “Él (Abraham) creyó al Señor que por justicia” (cf. Gen 15, 6).
Usted puede aumentar de nuevo en lo que se convirtió como el genio de la comunidad cristiana. El “genio” en el sentido propio de la imagen y hermosa de la comunidad cristiana, para que los miembros que son los más vulnerables, son considerados los más importantes, simplemente porque son los más importantes ante el Señor. Desde este punto de vista, la comunidad cristiana tiene algo raro, de verdad, de hecho: el valor dado a la pequeñez y debilidad (cf. Mt 25, 45).

Hermanos siempre amó en Cristo, esta es la canción y esto es lo que yo entiendo hasta cierto punto de mi vida, por la gracia de Dios, para la iluminación del Espíritu.

Lo que hay que hacer ahora?

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Comience por poner en el culto, permanecer en silencio.

Usted puede leer y volver a leer dos o tres veces en el texto del Evangelio. Que todavía no lo ha hecho, se aprende a memorizar algunas frases: “Lo que ha hecho al más pequeño de mis hermanos, me lo hicieron a mí”, es memorizar los que son más valiosos esto también es una forma de oración.
Puede conversar con el Señor, y al igual que el rey, se puede conversar con él más que eso: él reconoce como su Rey y deseando que sea, se convierte, reconociendo todo en nuestras vidas se resta de su soberanía, confessandoglielo con sinceridad y humildad. Nosotros y nuestro Rey
Entonces todavía se puede reiniciar la canción y se identifica con los personajes. En los justos, aquellos que “han alimentado el Señor” o “han regado el Señor.” Y si usted se identifica con ellos el Evangelio significa: cuenta que las cosas pequeñas o muy pequeñas en su vida, los simples gestos de amor, la paciencia, el cariño y el regalo que se utiliza para otros, las cosas que parecen triviales y sin valor, de hecho, son gestos de amor hacia el Señor, tienen un suplemento de gran importancia. Las pequeñas cosas son infinitamente digno delante de él: “[42] El que dé siquiera un vaso de agua fresca a uno de estos pequeños por ser mi discípulo, de cierto os digo que no perderá su recompensa” (Mt 10 , 42).
Así que si usted puede identificar con los que hicieron lo bueno, le ayudará a reconocer el valor de cada pequeño gesto.
Asumiendo que alguno de ustedes en vez identifica con aquellos que no han recurrido a la misericordia: “No me diste de comer”, el sacramento de la Palabra le ayudará a entender la gravedad de sus omisiones. Hay pecados de la violencia contra los demás, sino por los pecados de la indiferencia: no amar es parte de la esfera de la esfera del odio y el asesinato, entonces es claro que no tiene la misma gravedad, pero de esa raza, y luego al darse cuenta que le ayuda a despertar de “indiferencia e insensibilidad.
También podemos identificar con los pobres, por lo que se es pobre, también recibe servicios de otros o, a veces la negativa del servicio. Cabe usted reconoce que lo que otros te hagan a ti se hace realidad al Señor. Esto significa que usted puede dejar el amor y servir con un corazón libre, sin sentir vergüenza por lo que alguien puede donar. Al final de ese “alguien”, la reunión de su pobreza o debilidad, es servir al Señor y tiene una gran recompensa en sí misma. Esto no se debe a que no se debe gratitud, por el contrario. Por supuesto, la gratitud en su corazón no debe ser sino un reconocimiento libre, no avergonzado, no bloqueado por la suposición de que él nunca ha necesitado a nadie.
Es tan agradable tener un rey, un rey de la misericordia, que mide su soberanía con la misericordia nos ha dado a todos los pueblos de la tierra y que pide, básicamente, por nada más que esto: utilizar a su vez la misericordia.
Eucaristía-34Ecco, esto debería ayudar a hacer un diálogo de amor, la comunión con Él, pidiendo perdón de sus pecados de omisión con humildad, pero con gran confianza y abandono a su soberanía, porque él tu vida dominios, nuestra fraternidad.

Por lo tanto, sean generosos en el Reino de los distribuidores de Super – Mercy, sin olvidar nunca que fueron indultados primero. Y hablando de Cristo Rey, recuerda que son hijos del Rey y, por lo tanto, los herederos al trono.

Carlo_V Isabella_II_di_Spagna

He vivido en tiempos de la monarquía. Me acuerdo muy bien de la persona amada Carlos V e Isabel. Acabo de ‘Hospital Regional, donde estaba internado, me encontré en la calle justo cuando pasaba el ataúd del Soberano.

Un joven vida destruida en los primeros años mayores. Dios me ha dado a entender el vacío de las cosas el caso se le pide que haga el mejor uso que diez años que había dejado de vivir y pasar gl’altri. Incluso si usted vive en la época de las democracias republicanas, que no te importe que proclama a Cristo como el Soberano. Que reine en sus democracias por los siglos de los siglos y no te arrepentirás.

Repito, asistió a la Escuela de la Palabra antes de la Eucaristía expuesta. Dejar

no va a molestar a usted y alegrar,
te inquietas y te consuele,
que le hará daño y sanar,
que asusta y le dan valor.
El Dios de todo consuelo les conceda el don de las lágrimas no sólo para llorar por sus miserias, sino también para la misericordia que fluye a través de las venas, lo que le permite distribuir misericordia.

Esté preparado para renunciar a todas las formas de energía que no sea la Palabra sin armas, trata de ser cristianos que dan prioridad a la compasión de la ley, que puede hablar al corazón de cada hombre haciéndole una idea de que la muerte no es la última palabra.

Ser los guardianes de la libertad, la justicia y la paz. Su futuro no está en la fe incierta de los que se aferran a las falsas certezas, sino en trabajar para asegurarse de que hay un nuevo Pentecostés en que el Espíritu Santo lleva a la comunión entre las diferentes lenguas y culturas. Ser cristianos liberados de los temores de las fuerzas que se desarrollan de la muerte, se abren a una esperanza para todos. Tenga los profetas, pero no para el mal. Cada uno de ustedes tiene el espacio para volver a presentar la inaudita buena noticia tanto para los individuos como para la estructura misma de la sociedad.

San Pablo de Tarso

Os dejo con la bendición de Dios te consolarse con las palabras del Apóstol y se sentirá animado a imitar los caminos de la misión:

3Lodiamo Dios, el Padre de Jesucristo, nuestro Señor, el Padre que tiene compasión de nosotros, el Dios que nos consuela.
4Egli nos consuela en todas nuestras tribulaciones, para nosotros es posible para consolar a todos los que sufren, con lo que esos mismos consuelos que él nos da.
5Perché, aunque mucho lo que tenemos que sufrir con Cristo, estamos muy confortado por él.
Si sufrimos, es porque recibe el consuelo que le hará fuerte en soportar las mismas dificultades que nosotros sufrimos.
7Questa Nuestra esperanza está bien fundada, porque sabemos que no sólo comparte nuestro sufrimiento, sino también nuestra consolación.
8Dovete saber, hermanos, que en Asia, tuve que soportar un gran sufrimiento, incluso más allá de mis fuerzas. Tenía miedo de no ser capaz de sobrevivir.
9mi ya se sentía un hombre condenado a muerte. Dios lo ha querido así, que me enseñe a poner mi confianza en mí mismo, pero no el que da vida a los muertos.
10Egli me liberó de gran peligro de muerte, y líbrame. ¡Sí! Estoy seguro de que me entregues
11con la ayuda de sus oraciones. Dios contestará la oración que muchos lo harán por mí.

 

Una risposta a “SAN GIOVANNI DI DIO – Lettere dal cielo – 05 FATEVI DISTRIBUTORI DI MISERICORDIA – Angelo Nocent”

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