Crea sito

SAN GIOVANNI DI DIO – Lettere dal Cielo – ( 12 ) L’EREDITA’ NASCOSTA – Angelo Nocent

REGOLA AGOSTINIANA

L’EREDITA’ NASCOSTA 


San Giovanni di Dio 06Fratelli miei carissimi, per testamento vi ho lasciato quale preziosa eredità solo Cristo crocifisso nei poveri della terra, non avendo null’altro che debiti da pagare, contratti per coloro che sono le pupille di Dio. A saldarli si è impegnato il buon arcivescovo di Granata Pietro Guerrero al quale sul letto di morte ho confidato la pena.
 

Assetati di miei scritti e memorie, tendete ad aggrapparvi alle mie poche lettere che avete scovato chissà dove e al mio primo biografo che vi ha trasmesso l’esperienza di fede da me vissuta in solitudine all’inizio e poi, per grazia di Dio, con alcuni fratelli. Vorrei assicurarvi che, ben più delle mie parole valgono quelle di Gesù perché sono di vita eterna, come pure gli esempi del Maestro che ha messo la Sua schiena a totale disposizione del Padre, assumendosi il peso inaudito del peccato del mondo. Quando ci penso, mi viene da piangere perché la pur straziante croce di legno da Lui portata sul Golgota, a confronto, non è che un fuscello, un’inezia.


Lasciate però che vi muova un affettuoso rimprovero per aver posto poca attenzione agli scritti del Santo Padre Agostino, Vescovo d’Ippona e Dottore della Chiesa. Le vostre Fraternità sono state poste fin dalle origini sotto la sua Regola che è Vangelo applicato. Lo spirito che avete ereditato è racchiuso in quel patrimonio della sua predicazione e riflessione che avete prudenzialmente tenuto in soffitta, al riparo dai topi, invece di farne largo uso e consumo.
 

Fratelli, siete davanti a un genio universale e profondo, a un’intelligenza penetrante, una fantasia fervida, un gran cuore. Ha rielaborato la tradizione teologica anteriore e vi ha impresso la sua impronta originale. Col suo carattere generoso e simpatico, la sua sensibilità, l’indulgenza e la capacità di perdonare, ha legato a sé persino degli avversari. Sapeva parlare, anzi dialogare col popolo con parola facile, familiare, con senso di umorismo. Tutto quello che ha detto e scritto è stato capace anche di riassumerlo in una pillola: “Ama e fa quel che vuoi.”(Comm,Lett.giov..tratt VII 8)

Nel vostro tempo, la sollecitazione del visibile, del controllabile, è cresciuta ancora di più, al punto che oggi rischiate di credervi più emancipati, più assennati perché prendete sul serio solo ciò che è visibile e ciò che potete dominare. In realtà, ciò diminuisce la capacità visiva della vostra mente e del vostro cuore. Non riuscite più a guardare l’invisibile e l’eterno, senza il quale in realtà tutto il visibile non potrebbe sussistere ed esistere. Fratelli miei, Agostino è attuale anche per questo. Perché la sua figura è un’esortazione a fidarvi dell’invisibile, a riconoscere ciò che veramente è importante e determinante per la vostra vita.

 Sant'Agostino - Carlo_CrivelliConfidenza per confidenza, devo dirvi che anche in Paradiso a discorrere con lui è sempre un piacere dello spirito. Egli è un trascinatore che non ha finito di “confessare” Dio e coinvolgere il cielo nella lode, capace com’è di suscitare pensieri di stupore indicibile. E’ proprio del suo carisma che vorrei farvi partecipi e attenti. Scopritelo, attingete alla sapienza di questo cristiano cresciuto alla scuola del santo vescovo Ambrogio di Milano, istruitevi alla sua scuola. Egli, spezzandovi il pane della Parola di Dio, stimolerà il vostro appetito e ritemprerà il vostro spirito per le fatiche della carità. Perciò, più che parlare io, vorrei che vi conquistasse lui, così giovane e attuale anche a distanza di secoli. Quello che segue è solo un antipasto di fede e di amore condito con la speranza dell’ottavo giorno.

 Ma chi siete voi ai suoi occhi? Ecco:

“ O carissimi! O frumento di Cristo! O spighe rigonfie della santa Chiesa! O grani di Dio!” (Ser.Gaillau-Yves II 5,2) 

Voi, o giovani, io esorto perché vi lasciate attrarre dalla bellezza della virtù, la vera bellezza. Non c’è altra bellezza che promani da splendore di metalli preziosi, da amenità di boschi, da porpora di rose; nessun ornamento naturale o artificioso che abbellisca un volto, nessuna melodia , nessun profumo, nessun sapore, nessun amplesso che possa paragonarsi alla bellezza e all’ispirazione e alla dolcezza che la sapienza alimenta in noi!” (Ser. CCCXC 14)

 “ Conosco i vostri problemi, ci sono passato anch’io, o giovani!

Sono invecchiato in questa battaglia, ho gli stessi vostri nemici. Più deboli, ora che sono vecchio, e tuttavia non cessano di turbare la quiete della mia vecchiaia. Lo so, più violenta è la vostra battaglia. Ma che volete, o buoni e santi combattenti? O forti soldati di Cristo che volete? Che non esistano concupiscenze cattive? Non è possibile. Continuate la battaglia e sperate il trionfo.”(Ser CXXVII 9,11) 

Nessuno deve essere così contemplativo da non pensare, nella contemplazione, ad essere utile al prossimo; né così attivo da non ricercare la contemplazione di Dio. Nella vita contemplativa non deve attrarci l’inerzia della quiete, bensì la ricerca e la scoperta della verità; come nella vita attiva non dobbiamo amare gli onori o il potere… 

L’amore della verità cerca la contemplazione; la necessità della carità accetta l’azione. Se nessuno ci impone il peso dell’azione, dobbiamo attendere alla ricerca della verità; ma se viene imposto,dobbiamo accettarlo per il dovere della carità. Neppure in questo caso, tuttavia, abbandonando del tutto la dolcezza della verità. “ (Città di Dio XIX 19)

Ed ora ascoltate cosa dice a voi, figli della Chiesa cattolica:

  • Onorate, amate, predicate la santa Chiesa, madre vostra, come la santa città di Dio, la celeste Gerusalemme.
  • È lei che in questa fede che avete ascoltato porta frutti e cresce in tutto il mondo, Chiesa del Dio vivente, colonna e fondamento della verità.
  • Nella comunione dei sacramenti essa tollera i cattivi, che alla fine dovranno essere separati, ma da cui già prende le distanze con la diversità dei costumi.
  • A beneficio del suo frumento (che geme ancora in mezzo alla pula e la cui massa, destinata ai granai, si manifesterà solo nell’ultima ventilazione), essa ha ricevuto le chiavi del regno dei cieli, e così in lei, per mezzo del sangue di Cristo, ad opera dello Spirito Santo, si ha la remissione dei peccati.
  • In questa Chiesa infatti l’anima, che era morta a causa dei peccati, riprende a vivere e così risuscita insieme a Cristo, per la cui grazia siamo stati salvati.” (Sermo 214, 11)
  • E ancora:
  • La barca che trasporta i discepoli, cioè la Chiesa, è agitata e scossa dalle tempeste delle avversità, e non cessa il vento contrario, cioè il diavolo che le si oppone e si sforza d’impedirle di giungere alla tranquillità del porto.
  • Ma più potente è Colui che intercede per noi. Poiché in mezzo a queste nostre tempeste, che ci travagliano, egli ci dà fiducia venendo verso di noi e confortandoci; quando siamo turbati badiamo soltanto di non uscire dalla barca e gettarci in mare.
  • In realtà anche se la barca è sbattuta è tuttavia sempre una barca. Essa sola porta i discepoli e accoglie Cristo. È vero, essa corre pericolo nel mare, ma senza di essa uno va in perdizione.
  • Rimani perciò ben saldo nella barca e prega Dio.
  • Quando non approdano ad alcun risultato tutti gli accorgimenti e sono insufficienti le manovre del pilota e le stesse vele spiegate possono apportare più pericolo che utilità;

quando non si può più fare affidamento su ogni specie di aiuti e di forze dell’uomo, ai passeggeri non resta altro che intensificare le preghiere e implorare l’aiuto di Dio. (Sermo 75, 3.4)
Colui il quale dà ai naviganti la possibilità di arrivare al porto, abbandonerà forse la propria Chiesa senza condurla alla tranquillità? (Sermo 75, 3.4)
Lavoriamo ora nella Chiesa; verrà giorno in cui erediteremo la Chiesa.”(Sermo 45)


Agostino sapeva perdere tempo davanti a Dio. Dai suoi soliloqui 1, 1, 2-6 potete ricavare un solido alimento per i vostri soliloqui di tiepidi amanti:

  • O Dio, creatore dell’universo, concedimi prima di tutto che io ti preghi bene, quindi che mi renda degno di essere esaudito, ed infine di ottenere da te la redenzione.
  • O Dio, per la cui potenza tutte le cose che da sé non sarebbero, si muovono verso l’essere;
  • o Dio, il quale non permetti che cessi d’essere neanche quella realtà i cui elementi hanno in sé le condizioni di distruggersi a vicenda;
  • o Dio, che hai creato dal nulla questo mondo di cui gli occhi di tutti avvertono l’alta armonia;
  • o Dio, che non fai il male ma lo permetti perché non avvenga il male peggiore; o Dio, che manifesti a pochi, i quali si rivolgono a ciò che veramente è, che il male non è reale.
  • O Dio, per la cui potenza l’universo, nonostante la parte non adatta al fine, è perfetto;
  • o Dio, dal quale la dissimilitudine non produce l’estrema dissoluzione poiché le cose peggiori si armonizzano con le migliori;
  • o Dio, che sei amato da ogni essere che può amare, ne sia esso cosciente o no;
  • o Dio, nel quale sono tutte le cose ma che la deformità esistente nell’universo non rende deforme né il male meno perfetto né l’errore meno vero;
  • o Dio, il quale hai voluto che soltanto gli spiriti puri conoscessero il vero;
  • o Dio, padre della verità, padre della sapienza, padre della vera e somma vita, padre della beatitudine, padre del bene e del bello, padre della luce intelligibile, padre del nostro risveglio e della nostra illuminazione, padre della caparra mediante la quale siamo ammoniti di ritornare a te: ti invoco.
  • O Dio verità, fondamento, principio e ordinatore della verità di tutti gli esseri che sono veri.
  • O Dio sapienza, fondamento, principio e ordinatore della sapienza di tutti gli esseri che posseggono sapienza.
  • O Dio, vera e somma vita, fondamento, principio e ordinatore della vita degli esseri che hanno vera e somma vita.
  • O Dio beatitudine, fondamento, principio e ordinatore della beatitudine di tutti gli esseri che sono beati.
  • O Dio bene e bellezza, fondamento, principio e ordinatore del bene e della bellezza di tutti gli esseri che sono buoni e belli.
  • O Dio luce intelligibile, fondamento, principio e ordinatore della luce intelligibile di tutti gli esseri che partecipano alla luce intelligibile.
  • O Dio, il cui regno è tutto il mondo che è nascosto al senso; o Dio, dal cui regno deriva la legge per i regni della natura.
  • O Dio, dal quale allontanarsi è cadere, verso cui voltarsi è risorgere, nel quale rimanere è aver sicurezza; o Dio, dal quale uscire è morire, al quale avviarsi è tornare a vivere, nel quale abitare è vivere.
  • O Dio, che non si smarrisce se non si è ingannati, che non si cerca se non si è chiamati, che non si trova se non si è purificati.
  • O Dio, che abbandonare è andare in rovina, a cui tendere è amare, che vedere è possedere.
  • O Dio, al quale ci stimola la fede, ci innalza la speranza, ci unisce la carità.
  • O Dio, con la cui potenza vinciamo l’Avversario: ti scongiuro.
  • O Dio, che abbiamo accolto per non soggiacere a morte totale; o Dio, dal quale siamo stimolati alla vigilanza.
  • O Dio, col cui aiuto sappiamo distinguere il bene dal male;
  • o Dio, col cui aiuto fuggiamo il male e operiamo il bene.
  • O Dio, col cui aiuto non cediamo ai perturbamenti.
  • O Dio, col cui aiuto siamo soggetti con rettitudine al potere e con rettitudine l’esercitiamo.
  • O Dio, col cui aiuto apprendiamo che sono anche di altri le cose che una volta reputavamo nostre e sono anche nostre le cose che una volta reputavamo di altri.
  • O Dio, col cui aiuto non ci attacchiamo agli adescamenti e irretimenti delle passioni.
  • O Dio, col cui aiuto la soggezione al plurimo non ci toglie l’essere uno.
  • O Dio, col cui aiuto il nostro essere migliore non è soggetto al peggiore.
  • O Dio, col cui aiuto la morte è annullata nella vittoria.
  • O Dio, che ci volgi verso di te.
  • O Dio, che ci spogli di ciò che non è e ci rivesti di ciò che è.
  • O Dio, che ci rendi degni di essere esauditi; o Dio, che ci unisci.
  • O Dio, che ci induci alla verità piena.
  • O Dio, che ci manifesti la pienezza del bene e non ci rendi incapaci di seguirlo né permetti che altri lo faccia.
  • O Dio, che ci richiami sulla via.
  • O Dio, che ci accompagni alla porta.
  • O Dio, il quale fai sì che si apra a coloro che picchiano.
  • O Dio, che ci dai il pane della vita 3.
  • O Dio, che ci asseti di quella bevanda sorbendo la quale non avremo più sete;
  • O Dio, che accusi il mondo sul peccato, la giustizia e il giudizio.
  • O Dio, col cui aiuto non ci sottraggono la convinzione coloro che non credono.
  • O Dio, col cui aiuto riproviamo coloro i quali affermano che le anime non possono meritare presso di te.
  • O Dio, col cui aiuto non diveniamo schiavi degli elementi che causano debolezza e privazione.
  • O Dio, che ci purifichi e ci prepari ai premi divini: viemmi incontro benevolo.

In qualsiasi modo io possa averti pensato, il Dio Uno sei tu e tu vieni in mio aiuto, una eterna e vera sussistenza, dove non ci sono discordia, oscurità, cangiamento, bisogno, morte, ma somma concordia, somma chiarezza, somma attuosità, somma ricchezza, somma vita, dove nulla manca, nulla ridonda, dove colui che genera e colui che è generato sono una medesima cosa.

  • O Dio, cui sono soggette tutte le cose prive di autosufficienza, cui obbedisce ogni anima buona; per le cui leggi ruotano i poli, le stelle compiono le loro orbite, il sole rinnova il giorno, la luna soffonde la notte, e tutto il mondo, mediante le successioni e i ritorni dei tempi, conserva, per quanto la materia sensibile lo comporta, la grande uniformità dei fenomeni attraverso i giorni con l’alternarsi del giorno e della notte, attraverso i mesi con le lunazioni, attraverso gli anni con i ritorni di primavera, estate, autunno e inverno, attraverso i lustri col compimento del corso solare, attraverso i secoli col ritorno delle stelle alle loro origini.
  • O Dio, per le cui leggi esistenti per tutta la durata della realtà non si permette che il movimento difforme delle cose mutevoli sia turbato, ma che venga ripetuto, sempre secondo uniformità, nella dimensione rotante dei tempi; per le cui leggi è libera la scelta dell’anima e sono stati stabiliti premi per i buoni e pene per i cattivi con leggi fisse e universali.
  • O Dio dal quale provengono a noi tutti i beni e sono allontanati tutti i mali.
  • O Dio, sopra del quale non c’è nulla, fuori del quale nulla e senza del quale nulla.
  • O Dio, sotto il quale è il tutto, nel quale il tutto, col quale il tutto.

Che hai fatto l’uomo a tua immagine e somiglianza, il che può comprendere chi conosce se stesso: ascolta, ascolta, ascolta me, mio Dio, mio signore, mio re, mio padre, mio fattore, mia speranza, mia realtà, mio onore, mia casa, mia patria, mia salvezza, mia luce, mia vita; ascolta, ascolta, ascolta me nella maniera tua, soltanto a pochi ben nota.

Ormai io te solo amo, te solo seguo, te solo cerco e sono disposto ad essere soggetto a te soltanto, poiché tu solo con giustizia eserciti il dominio ed io desidero essere di tuo diritto. Comanda ed ordina ciò che vuoi, ti prego, ma guarisci ed apri le mie orecchie affinché possa udire la tua voce.

Guarisci ed apri i miei occhi affinché possa vedere i tuoi cenni. Allontana da me i movimenti irragionevoli affinché possa riconoscerti.

Dimmi da che parte devo guardare affinché ti veda, e spero di poter eseguire tutto ciò che mi comanderai.

Riammetti, ti prego, il tuo schiavo fuggitivo, o Signore e Padre clementissimo. Dovrei ormai aver sufficientemente scontato, abbastanza dovrei esser stato schiavo dei tuoi nemici che tu conculchi sotto i tuoi piedi, abbastanza dovrei esser stato ludibrio di cose ingannevoli.

Ricevi me tuo servo che fugge da queste cose che mi accolsero non tuo mentre da te fuggivo. Sento che devo ritornare a te; a me che picchio si apra la tua porta; insegnami come si può giungere fino a te. Non ho altro che il buon volere; so soltanto che le cose caduche e passeggere si devono disprezzare, le cose immutabili ed eterne ricercare.

Ciò so, o Padre, poiché questo solo ho appreso, ma ignoro da dove si deve partire per giungere a te. Tu suggeriscimelo, tu mostrami la via e forniscimi ciò che necessita al viaggio. Se con la fede ti ritrovano coloro che tornano a te, dammi la fede; se con la virtù, dammi la virtù; se con il sapere, dammi il sapere.

Aumenta in me la fede, aumenta la speranza, aumenta la carità. O bontà tua ammirevole e singolare.

A te io anelo e proprio a te chiedo i mezzi con cui il mio anelito sia soddisfatto.

Infatti se tu abbandoni, si va in rovina; ma tu non abbandoni perché sei il sommo bene che sempre si è raggiunto se si è rettamente cercato; ed ha rettamente cercato chiunque sia stato da te reso capace di cercare rettamente.

Fa’, o Padre, che anche io ti cerchi, ma difendimi dall’errore affinché mentre io ti cerco, nessun’altra cosa mi venga incontro in vece tua.

Se non desidero altra cosa che te, ti ritrovi al fine di grazia, o Padre.

Ma se in me v’è il desiderio di qualche cosa di superfluo, purificami e rendimi degno di vederti.

Per il resto affido alle tue mani, o Padre sapientissimo ed ottimo, la salute di questo mio corpo fintantoché non so quale vantaggio posso avere da esso per me e per coloro che amo. Per esso ti chiederò ciò che secondo l’opportunità tu m’ispirerai. Prego soltanto l’altissima tua clemenza che tu mi volga tutto verso di te e che non mi si creino ostacoli mentre tendo a te e mi conceda che io, mentre ancora porto e trascino questo mio corpo, sia temperante, forte, giusto e prudente, perfetto amatore e degno di apprendere la tua sapienza e degno di abitare e abitatore del beatissimo tuo regno. Amen, amen.

Ed ora lasciatevi trasportare nel seno de La Trinità, 15.28.51:

Signore nostro Dio, crediamo in te, Padre e Figlio e Spirito Santo. Perché la Verità non avrebbe detto: Andate, battezzate tutte le genti nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, se Tu non fossi Trinità. Né avresti ordinato, Signore Dio, che fossimo battezzati nel nome di chi non fosse Signore Dio. E una voce divina non avrebbe detto: Ascolta Israele: Il Signore Dio tuo è un Dio unico, se Tu non fossi Trinità in tal modo da essere un solo Signore e Dio. E se Tu fossi Dio Padre e fossi pure il Figlio tuo Verbo, Gesù Cristo, e il Vostro Dono lo Spirito Santo, non leggeremmo nelle Sacre Scritture: Dio ha mandato il Figlio suo, né Tu, o Unigenito, diresti dello Spirito Santo: Colui che il Padre manderà in mio nome e: Colui che io manderò da presso il Padre.

Dirigendo la mia attenzione verso questa regola di fede, per quanto ho potuto, per quanto tu mi hai concesso di potere, ti ho cercato ed ho desiderato di vedere con l’intelligenza ciò che ho creduto, ed ho molto disputato e molto faticato. Signore mio Dio, mia unica speranza, esaudiscimi e fa sì che non cessi di cercarti per stanchezza, ma cerchi sempre la tua faccia con ardore. Dammi Tu la forza di cercare, Tu che hai fatto sì di essere trovato e mi hai dato la speranza di trovarti con una conoscenza sempre più perfetta.

Davanti a Te sta la mia forza e la mia debolezza: conserva quella, guarisci questa. Davanti a Te sta la mia scienza e la mia ignoranza; dove mi hai aperto ricevimi quando entro; dove mi hai chiuso, aprimi quando busso. Fa’ che mi ricordi di te, che comprenda te, che ami te. Aumenta in me questi doni, fino a quando Tu mi abbia riformato interamente.

So che sta scritto: Quando si parla molto, non manca il peccato, ma potessi parlare soltanto per predicare la tua parola e dire le tue lodi! Non soltanto eviterei allora il peccato, ma acquisterei meriti preziosi, pur parlando molto. Perché quell’uomo di cui Tu fosti la felicità non avrebbe comandato di peccare al suo vero figlio nella fede, quando gli scrisse: Predica la parola, insisti a tempo e fuori tempo. Non si dovrà dire che ha molto parlato colui che non taceva la tua parola, Signore, non solo a tempo, ma anche fuori tempo? Ma non c’erano molte parole, perché c’era solo il necessario. Liberami, o mio Dio, dalla moltitudine di parole di cui soffro nell’interno della mia anima misera alla tua presenza e che si rifugia nella tua misericordia. Infatti non tace il pensiero, anche quando tace la mia bocca. Se almeno non pensassi se non ciò che ti è grato, certamente non ti pregherei di liberarmi dalla moltitudine di parole. Ma molti sono i miei pensieri, tali quali Tu sai che sono i pensieri degli uomini, cioè vani. Concedimi di non consentirvi e, anche quando vi trovo qualche diletto, di condannarli almeno e di non abbandonarmi ad essi come in una specie di sonno. Né essi prendano su di me tanta forza da influire in qualche modo sulla mia attività, ma almeno siano al sicuro dal loro influsso i miei giudizi, sia al sicuro la mia coscienza, con la tua protezione.

Parlando di Te un sapiente nel suo libro, che si chiama Ecclesiastico, ha detto: Molto potremmo dire senza giungere alla meta, la somma di tutte le parole è: Lui è tutto. Quando dunque arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te.

Signore, unico Dio, Dio-Trinità, sappiano essere riconoscenti anche i tuoi per tutto ciò che è tuo di quanto ho scritto in questi libri. Se in essi c’è del mio, siimi indulgente Tu e lo siano i tuoi. Amen.”

La Liturgia in memoria di Agostino così sintetizza la sua esperienza di Dio:

”Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tu guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.


O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi parve di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».


Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.


Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l`ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.”

(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)

Nel libro delle sue Confessioni ognuno può ritrovare se stesso:

  • Tu sei grande, Signore, e ben degno di ogni lode; grande è la tua virtù, e la tua sapienza incalcolabile.
  • E l’uomo vuole lodarti, una particella del tuo creato, che si porta dietro il suo destino mortale, che si porta dietro la prova del suo peccato e la prova che tu resisti ai superbi.
  • Eppure, l’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te.
  •  Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo.
  • Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse (Rom. 1,20).
  • Più profonda misericordia avrai di colui, del quale avesti misericordia e userai misericordia a colui, verso il quale fosti misericordioso (cf, Rom 9,15).Altrimenti cielo e terra ripeterebbero le tue lodi a sordi ( cf. al 68,35).Ma che amo, quando amo te?
  • Non una bellezza corporea, né una grazia temporale;
  • non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi,
  • non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono,
  • non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi,
  • non la manna e il miele,
  • non le membra accette agli amplessi della carne.
  • Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio.
  • Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio; la luce, la voce, l’odore il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove si avverte un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio .“(Confessioni X, 6,8)

Sant'Agostino -Vittore_Carpaccio

CUORE A CUORE CON DIO, AGOSTINO VI FA PRESAGIRE CHE LA VITA ETERNA È GIÀ COMINCIATA:

Ti amo

Ciò che sento in modo non dubbio, anzi certo, Signore, è che ti amo. Folgorato al cuore da te mediante la tua parola, ti amai, e anche il cielo e la terra e tutte le cose in essi contenute, ecco, da ogni parte mi dicono di amarti, come lo dicono senza posa a tutti gli uomini, affinché non abbiano scuse. Più profonda misericordia avrai di colui, del quale avesti misericordia, userai misericordia a colui, verso il quale fosti misericordioso. Altrimenti cielo e terra ripeterebbero le tue lodi a sordi. Ma che amo, quando amo te?

Non una bellezza corporea, né una grazia temporale: non lo splendore della luce, così caro a questi miei occhi, non le dolci melodie delle cantilene d’ogni tono, non la fragranza dei fiori, degli unguenti e degli aromi, non la manna e il miele, non le membra accetteagli amplessi della carne. Nulla di tutto ciò amo, quando amo il mio Dio.

Eppure amo una sorta di luce e voce e odore e cibo e amplesso nell’amare il mio Dio: la luce, la voce, l’odore, il cibo, l’amplesso dell’uomo interiore che è in me, ove splende alla mia anima una luce non avvolta dallo spazio, ove risuona una voce non travolta dal tempo, ove olezza un profumo non disperso dal vento, ov’è colto un sapore non attenuato dalla voracità, ove si annoda una stretta non interrotta dalla sazietà. Ciò amo, quando amo il mio Dio.” ( 10, 6, 8).

La felicità

Come ti cerco, dunque Signore? Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della vita. Ti cercherò perché l’anima mia viva. Il mio corpo vive della mia anima e la mia anima vive di te.” (10, 20, 29).

La vera felicità

Lontano, Signore, lontano dal cuore del tuo servo che si confessa a te, lontano il pensiero che qualsiasi godimento possa rendermi felice. C’è un godimento che non è concesso agli empi, ma a coloro che ti servono per puro amore, e il loro godimento sei tu stesso. E questa è la felicità, godere per te, di te, a causa di te, e fuori di questa non ve n’è altra. Chi crede ve ne sia un’altra, persegue un altro godimento, non il vero. Tuttavia da una certa immagine di godimento la loro volontà non si distoglie.” (10, 22, 32).

Dio, di te mi ricordo…

Ecco quanto ho spaziato nella mia memoria alla tua ricerca, Signore; e fuori di questa non ti ho trovato. Nulla di te ho trovato, dal giorno in cui ti conobbi, che non sia stato un ricordo; perché dal giorno in cui ti conobbi, non ti dimenticai. Dove ho trovato la verità, là ho trovato il mio Dio, la Verità persona; e non ho dimenticato la Verità dal giorno in cui la conobbi. Perciò dal giorno in cui ti conobbi, dimori nella mia memoria, e là ti trovo ogni volta che ti ricordo e mi delizio di te. E’ questa la mia santa delizia, dono della tua misericordia, che ebbe riguardo per la mia povertà.” (10, 24, 35).

Tu abiti nella mia memoria

  • Ma dove dimori nella mia memoria, Signore, dove vi dimori?
  • Quale stanza ti sei fabbricato, quale santuario ti sei edificato?
  • Hai concesso alla mia memoria l’onore di dimorarvi, ma in quale parte vi dimori?

A ciò sto pensando. Cercandoti col ricordo, ho superato le zone della mia memoria che possiedono anche le bestie, poiché non ti trovavo là, fra immagini di cose corporee. Passai alle zone ove ho depositato i sentimenti del mio spirito, ma neppure li ti trovai.

Entrai nella sede che il mio spirito stesso possiede nella mia memoria, perché lo spirito ricorda anche se medesimo, ma neppure là tu eri, poiché, come non sei immagine corporea né sentimento di spirito vivo, quale gioia, tristezza, desiderio, timore, ricordo, oblio e ogni altro, così non sei neppure lo spirito stesso, essendo il Signore e Dio dello spirito, e mutandosi tutte queste cose, mentre tu rimari immutabile al di sopra di tutte le cose.

E ti sei degnato di abitare nella mia memoria dal giorno in cui ti conobbi! Perché cercare in quale luogo vi abiti? come se colà vi fossero luoghi. Vi abiti certamente, poiché io ti ricordo dal giorno in cui ti conobbi, e ti trovo nella memoria ogni volta che mi ricordo di te.” (10, 25, 36).

Dove ti trovai?

Dove dunque ti trovai, per conoscerti? Certo non eri già nella mia memoria prima che ti conoscessi. Dove dunque ti trovai, per conoscerti, se non in te, sopra di me? Lì non v’è spazio dovunque: a allontaniamo, ci avviciniamo, e non v’è spazio dovunque.

Tu, la Verità, siedi alto sopra tutti coloro che ti consultano e rispondi contemporaneamente a tutti coloro che ti consultano anche su cose diverse. Le tue risposte sono chiare, ma non tutti le odono chiaramente. Ognuno ti consulta su ciò che vuole, ma non sempre ode la risposta che vuole. Servo tuo più fedele è quello che non mira a udire da te ciò che vuole, ma volere piuttosto ciò che da te ode.” (10, 26, 37).

Tardi ti amai…

Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai.

  • Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.
  • Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature.
  • Eri con me, e non ero con te.
  • Mi tenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te.
  • Mi chiamasti, e il tuo grido sfondò la mia sordità;
  • balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità;
  • diffondesti la tua fragranza, e respirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace.” (10, 27, 38)

La vera vita

Quando mi sarò unito a te con tutto me stesso, non esisterà per me dolore e pena dovunque. Sarà vera vita la mia vita, tutta piena di te. Tu sollevi chi riempi; io ora, non essendo pieno di te, sono un peso per me; le mie gioie, di cui dovrei piangere, contrastano le afflizioni, di cui dovrei gioire, e non so da quale parte stia la vittoria; le mie afflizioni maligne contrastano le mie gioie oneste, e non so da quale parte stia la vittoria.

Ahimè, Signore, abbi pietà di me! Ahimè! Vedi che non nascondo le mie piaghe. Tu sei medico, io sono malato: tu sei misericordioso, io sono misero. Non è, forse, la vita umana sulla terra una prova? Chi vorrebbe fastidi e difficoltà? Il tuo comando è di sopportarne il peso, non di amarli. Nessuno ama ciò che sopporta, anche se ama di sopportare; può godere di sopportare, tuttavia preferisce non avere nulla da sopportare.

Nelle avversità desidero il benessere, nel benessere temo le avversità. Esiste uno stato intermedio fra questi due, ove la vita umana non sia una prova? Esecrabili le prosperità del mondo, una e due volte esecrabili per il timore dell’avversità e la contaminazione della gioia. Esecrabili le avversità del mondo, una e due volte esecrabili per il desiderio della prosperità e l’asprezza dell’avversità medesima e il pericolo che spezzi la nostra sopportazione. La vita umana sulla terra non è dunque una prova ininterrotta?” (10, 28, 39).

Da’ ciò che comandi

Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia. Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. Ci comandi la continenza e qualcuno disse: “Conscio che nessuno può essere continente se Dio non lo concede, era già un segno di sapienza anche questo, di sapere da chi ci viene questo dono”.

La continenza in verità ci raccoglie e riconduce a quell’unità, che abbiamo lasciato disperdendoci nel molteplice. Ti ama meno chi ama altre cose con te senza amarle per causa tua. O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti, carità, Dio mio, infiammami. Comandi la continenza. Ebbene, da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi.” (10, 29, 40).

Fortificami, affinché io sia potente

Ricordati, Signore, che siamo polvere, e con la polvere hai creato l’uomo, e si era perduto e fu ritrovato. Neppure l’Apostolo trovò in sé il suo potere, essendo polvere anch’egli, ma il tuo soffio gli ispirò le parole che tanto amo, quando disse: Tutto posso in colui che mi fortifica. Fortificami, affinché io sia potente; da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. Quest’uomo riconosce i doni ricevuti, e, se si gloria, si gloria nel Signore; da un altro udii chiedere questa grazia: “Toglimi la concupiscenza del ventre”. Ne risulta, santo Dio mio, che è un dono tuo, se facciamo ciò che ordini di fare”. (10, 31, 45).

Liberami da ogni tentazione

Tu, Padre buono, mi insegnasti che “tutto è puro per i puri”, ma fa “male un uomo a mangiare con scandalo degli altri”; che ogni tua creatura è buona, e non si deve “respingere nulla di ciò che si prende rendendo grazie”; che “non è l’alimento a raccomandarci a Dio”; che “nessuno ci deve giudicare dal cibo o dalla bevanda che prendiamo”, e “chi mangia non deve disprezzare chi non mangia, come chi non mangia non deve giudicare chi mangia”. Ora lo so, e ti siano rese grazie e lodi, Dio mio, mio maestro, per aver bussato alle mie orecchie e illuminato la mia intelligenza. Liberami da ogni tentazione. Io non temo l’impurità delle vivande, temo l’impurità del desiderio.” (10, 31, 46).

O luce!

O Luce, che vedeva Tobia quando, questi occhi chiusi, insegnava al figlio la via della vita e lo precedeva col piede della carità senza mai perdersi; che vedeva Isacco con i lumi della carne sommersi e velati dalla vecchiaia, quando meritò non già di benedire i figli riconoscendoli, ma di riconoscerli benedicendoli; che vedeva Giacobbe quando, privato anch’egli della vista dalla grande età, spinse i raggi del suo cuore illuminato sulle generazioni del popolo futuro prefigurate nei suoi figlioli, e impose sui nipoti avuti da Giuseppe le mani arcanamente incrociate, non come il loro padre cercava di correggerlo esternamente, ma come lui distingueva internamente. Questa è la Luce, è l’unica Luce, è un’unica cosa coloro che la vedono e l’amano.

Viceversa questa luce corporale di cui stavo parlando insaporisce la vita ai ciechi amanti del secolo con una dolcezza suadente, ma pericolosa. Quando invece hanno imparato a lodarti anche per essa, Dio creatore di tutto, l’attirano nel tuo inno anziché farsi catturare da lei nel loro sonno. Così vorrei essere. Resisto alle seduzioni degli occhi nel timore che i miei piedi, con cui procedo sulla tua via, rimangano impigliati, e sollevo verso di te i miei occhi invisibili, affinché tu strappi dal laccio i miei piedi, come fai continuamente, poiché vi si lasciano allacciare. Tu non cessi di strapparli di là, mentre io ad ogni passo son fermo nelle tagliole sparse dovunque, perché tu non dormirai né sonnecchierai, custode d’Israele.” (10, 34, 52).

Sii tu la nostra gloria

Ma noi, Signore, siamo, ecco, il tuo piccolo gregge. Tienici dunque, stendi le tue ali, e ci rifugeremo sotto di esse. Sii tu la nostra gloria. Ci si ami per te, e in noi sia temuta la tua parola .”(10, 36, 59).

Signore, rivelami il mio animo

Ma ecco che in te, Verità, vedo come le lodi che mi si tributano non debbano scuotermi per me stesso, ma per il bene del prossimo. Se io sia già da tanto, non lo so. Qui conosco me stesso meno di come conosco te. Ti scongiuro, Dio mio, di rivelarmi anche il mio animo, affinché possa confessare ai miei fratelli, da cui aspetto preghiere, le ferite che vi scoprirò. M’interrogherò di nuovo, con maggiore diligenza: se nelle lodi che mi vengono tributate è l’interesse del prossimo a scuotermi, perché mi scuote meno un biasimo ingiusto rivolto ad altri che a me? perché sono più sensibile al morso dell’offesa scagliata contro di me, che contro altri, e ugualmente a torto, davanti a me? Ignoro anche questo? Non rimane che una risposta: io m’inganno da solo e non rispetto la verità davanti a te nel mio cuore e con la mia lingua. Allontana da me una simile follia, Signore, affinché la mia bocca non sia per me l’olio del peccatore per ungere il mio capo.” (10, 37)

O verità, vieni!

O Verità, quando non mi accompagnasti nel cammino, insegnandomi le cose da evitare e quelle da cercare, mentre ti esponevo per quanto potevo le mie modeste vedute e ti chiedevo consiglio? Percorsi con i sensi fin dove potei il mondo fuori di me, esaminai la vita mia, del mio corpo, e gli stessi miei sensi.

Di lì entrai nei recessi della mia memoria, vastità molteplici colme in modi mirabili d’innumerevoli dovizie, li considerai sbigottito, né avrei potuto distinguervi nulla senza il tuo aiuto; e trovai che nessuna di queste cose eri tu. E neppure questa scoperta fu mia. Perlustrai ogni cosa, tentai di distinguerle, di valutarle ognuna secondo il proprio valore, quelle che ricevevo trasmesse dai sensi e interrogavo, come quelle che percepivo essendo fuse con me stesso. Investigai e classificai gli organi stessi che me le trasmettevano: infine entrai nei vasti depositi della memoria e rivoltai a lungo alcuni oggetti, lasciai altri sepolti e altri portai ana luce. Ma nemmeno la mia persona, impegnata in questo lavorio, o meglio, la stessa mia forza con cui lavoravo non erano te.

Tu sei la luce permanente, che consultavo sull’esistenza, la natura, il valore di tutte le cose. Udivo i tuoi insegnamenti e i tuoi comandamenti. Spesso faccio questo, è la mia gioia, e in questo diletto mi rifugio, allorché posso liberarmi della stretta delle occupazioni. Ma fra tutte le cose che passo in rassegna consultando te, non trovo un luogo sicuro per la mia anima, se non in te. Soltanto lì si raccolgono tutte le mie dissipazioni, e nulla di mio si stacca da te.

Talvolta m’introduci in un sentimento interiore del tutto sconosciuto e indefinibilmente dolce, che, qualora raggiunga dentro di me la sua pienezza, sarà non so cosa, che non sarà questa vita. Invece ricado sotto i pesi tormentosi della terra. Le solite occupazioni mi riassorbono, mi trattengono, e molto piango, ma molto mi trattengono, tanto è considerevole il fardello dell’abitudine. Ove valgo, non voglio stare; ove voglio, non valgo, e qui e là sto infelice.” ( 10, 40, 65).

Tu sei la Verità

Perciò considerai le mie debolezze peccaminose sotto le tre forme della concupiscenza e invocai per la mia salvezza l’intervento della tua destra. Vidi, pur col cuore ferito, il tuo splendore e, abbagliato, dissi: “Chi può giungervi?”. Fui proiettato lontano dalla vista dei tuoi occhi. Tu sei la verità che regna su tutto, io nella mia avidità non volevo perderti, ma volevo possedere insieme a te la menzogna, come nessuno vuole raccontare il falso al punto d’ignorare egli stesso quale sia il vero. Così ti persi, poiché tu non accetti di essere posseduto insieme alla menzogna (10, 41, 66).

Quanto amasti noi!

Quanto amasti noi, Padre buono, che non risparmiasti il tuo unico Figlio, consegnandolo agli empi per noi! Quanto amasti noi, per i quali egli, non giudicando una usurpazione la sua uguaglianza con te, si fece suddito fino a morire in croce, lui, l’unico a essere libero fra i morti, avendo il potere di deporre la sua vita e avendo il potere di riprenderla, vittorioso e vittima per noi al tuo cospetto, e vittorioso in quanto vittima; sacerdote e sacrificio per noi al tuo cospetto, e sacerdote in quanto sacrificio; che ci rese, da servi, tuoi figli nascendo da te e servendo a noi!

A ragione è salda la mia speranza in lui che guarirai tutte le mie debolezze grazie a Chi siede alla tua destra e intercede per noi presso di te. Senza di lui dispererei. Le mie debolezze sono molte e grandi, sono molte, e grandi. Ma più abbondante è la tua medicina. Avremmo potuto credere che il tuo Verbo fosse lontano dal contatto dell’uomo, e disperare di noi, se non si fosse fatto carne e non avesse abitato fra noi.” (10, 43, 69).

Signore, che io viva per te!

Atterrito dai miei peccati e dalla mole della mia miseria, avevo ventilato in cuor mio e meditato una fuga nella solitudine. Tu me lo impedisti, confortandomi con queste parole: “Cristo morì per tutti affinché i viventi non vivano più per se stessi, ma per Chi morì per loro”. Ecco, Signore, lancio in te la mia pena, per vivere; contemplerò le meraviglie della tua legge.

Tu sai la mia inesperienza e la mia infermità, ammaestrami e guariscimi. Il tuo unigenito, in cui sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza, mi riscattò col suo sangue. Gli orgogliosi non mi calunnino, se penso al mio riscatto, lo mangio, lo bevo e lo distribuisco; se, povero, desidero saziarmi di lui insieme a quanti se ne nutrono e saziano. Loderanno il Signore coloro che lo cercano.” (10, 43, 70).

Confesso le mie miserie e le tue misericordie

Ignori forse, Signore, per essere tua l’eternità, ciò che ti dico, o vedi per il tempo ciò che avviene nel tempo? Perché dunque ti faccio un racconto particolareggiato di tanti avvenimenti? Non certo perché tu li apprenda da me. Piuttosto eccito in me e in chi li leggerà l’amore verso la tua persona.

Tutti dovremo dire: “E’ grande il Signore e ben degno di lode”. Già lo dissi e lo dirò di nuovo: per amore del tuo amore m’induco a tanto. Noi preghiamo, certo; però la Verità dice: “Il Padre vostro sa cosa vi occorre prima ancora che glielo domandiate”. Confessandoti dunque le nostre miserie e le tue misericordie su di noi, noi manifestiamo i nostri sentimenti verso di te, affinché tu possa completare la nostra liberazione già da te iniziata: affinché noi cessiamo di essere infelici in noi e ci rallegriamo in te che ci chiamasti a essere poveri nello spirito, e miti e piangenti, e affamati e assetati di giustizia, e misericordiosi e mondi in cuore, e pacifici.

Ecco dunque ch’io ti narrai molti fatti, come potei e volli. Il primo a volere che mi confessassi a te, Signore Dio mio, poiché sei buono, poiché la tua misericordia è eterna, fosti tu.” (11, 1, 1).

Dammi ciò che amo!

Signore Dio mio, presta ascolto alla mia preghiera: la tua misericordia esaudisca il mio desiderio, che non arde per me solo, ma vuole anche servire alla mia carità per i fratelli. Tu vedi nel mio cuore che è così. Lascia che ti offra in sacrificio il servizio del mio pensiero e della mia parola, e prestami la materia della mia offerta a te. Sono misero e povero, tu ricco per tutti coloro che ti invocano, tu senza affanni, che ti affanni per noi.

Recidi tutt’intorno alle mie labbra, dentro e fuori, ogni temerità e ogni menzogna. Siano le tue Scritture le mie caste delizie; ch’io non m’inganni su di esse, né inganni gli altri con esse. Signore, guarda e abbi pietà. Signore Dio mio, luce dei ciechi e virtù dei deboli, e tosto luce dei veggenti e virtù dei forti; volgi la tua attenzione sulla mia anima e ascolta chi grida dall’abisso. Se non fossero presenti anche nell’abisso le tue orecchie, dove ci volgeremo? a che grideremo?

Tuo è il giorno e tua la notte, al tuo cenno trasvolano gli istanti. Concedimene un tratto per le mie meditazioni sui segreti della tua legge, non chiuderla a chi bussa. Non senza uno scopo, certo, facesti scrivere tante pagine di fitto mistero; né mancano, quelle foreste, dei loro cervi, che vi si rifugiano e ristorano, vi spaziano e pascolano, vi si adagiano e ruminano. O Signore, compi la tua opera in me, rivelandomele.

Ecco, la tua voce è la mia gioia, la tua voce una voluttà superiore a tutte le altre. Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata. Ti confesserò quanto scoprirò nei tuoi libri. Oh, udire la voce della tua lode, abbeverarsi di te, contemplare le meraviglie della tua legge fin dall’inizio, quando creasti il cielo e la terra, e fino al regno eterno con te nella tua santa città.” (11, 2, 3).

Signore, apri i recessi delle tue parole

Signore, abbi pietà di me ed esaudisci il mio desiderio. Non credo sia desiderio di cose terrene, di oro e argento e pietre preziose, o di vesti fastose, o di onori e potere, o di piaceri carnali, o di beni necessari al corpo durante il nostro pellegrinaggio in questa vita. Tutte queste cose ci vengono date in aggiunta, se cerchiamo il tuo regno e la tua giustizia. Vedi, Dio mio, ove s’ispira il mio desiderio. Gli empi mi hanno descritto le loro voluttà, difformi però dalla tua legge, Signore, e a questa s’ispira il mio desiderio. Vedi, Padre, guarda e vedi e approva, e piaccia agli occhi della tua misericordia che io trovi favore presso di te, affinché si aprano i recessi delle tue parole, a cui busso.

Ti scongiuro per il Signore nostro Gesù Cristo, figlio tuo, eroe della tua destra, figlio dell’uomo, che stabilisti per te mediatore fra te e noi, per mezzo del quale ci cercasti mentre non ti cercavamo, e ci cercasti affinché ti cercassimo; il tuo Verbo, con cui creasti l’universo, e in esso me pure; il tuo Unigenito, per mezzo del quale chiamasti all’adozione il popolo dei credenti, e fra esso me pure. Per lui ti scongiuro, che siede alla tua destra e intercede per noi presso di te; in cui sono ascosi tutti i tesori della sapienza e della scienza. Questi tesori appunto cerco nei tuoi libri. Mosè ne scrisse, egli stesso lo afferma, lo afferma la Verità. “ (11, 2, 4).

Dammi ciò che amo!

Il mio spirito si è acceso dal desiderio di penetrare questo enigma intricatissimo. Non voler chiudere, Signore Dio mio, padre buono, te ne scongiuro per Cristo, non voler chiudere al mio desiderio la conoscenza di questi problemi familiari e insieme astrusi. Lascia che vi penetri e s’illuminino al lume della tua misericordia, Signore. Chi interpellare su questi argomenti, a chi confessare la mia ignoranza più vantaggiosamente che a te, cui non è sgradito il mio studio ardente, impetuoso delle tue Scritture?

Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Dammi, o Padre, che davvero sai dare ai tuoi figli doni buoni; dammi, poiché mi sono proposto di conoscere e mi attende un lavoro faticos, finché tu mi schiuda la porta. Per Cristo ti supplico, in nome di quel santo dei santi nessuno mi disturbi. Anch’io ho creduto, perciò anche parlo. Questa è la mia speranza, per questa vivo: di contemplare le delizie del Signore .“(11, 22, 28).

Nel piccolo il grande

  • O Dio, concedi agli uomini di scorgere in un fatto modesto i concetti comuni delle piccole come delle grandi realtà. “ (11, 23, 29).
  • Dio mio, non mento!
  • Ecco, Dio mio, davanti a te che non mento: quale la mia parola, tale il mio cuore. Tu, Signore Dio mio, illuminando la mia lucerna illuminerai le mie tenebre.” (11, 25, 32).
  • Insisti, spirito mio
  • “Insisti, spirito mio, e fissa intensamente il tuo sguardo. Dio è il nostro aiuto, egli ci fece, e non noi. Fissa il tuo sguardo dove albeggia la verità.” (11, 27, 34).

Signore, padre mio eterno!

Ma poiché la tua misericordia è superiore a tutte le vite, ecco che la mia vita non è che distrazione, mentre la tua destra mi raccolse nel mio Signore, il figlio dell’uomo, mediatore fra te, uno, e noi, molti in molte cose e con molte forme, affinché per mezzo suo io raggiunga Chi mi ha raggiunto e mi ricomponga dopo i giorni antichi seguendo l’Uno.

Dimentico delle cose passate, né verso le future, che passeranno, ma verso quelle che stanno innanzi non disteso, ma proteso, non con distensione, ma con tensione inseguo la palma della chiamata celeste. Allora udrò la voce della tua lode e contemplerò le tue delizie, che non vengono né passano. Ora i miei anni trascorrono fra gemiti, e il mio conforto sei tu, Signore, padre mio eterno. Io mi sono schiantato sui tempi, di cui ignoro l’ordine, e i miei pensieri, queste intime viscere della mia anima, sono dilaniati da molteplicità tumultuose. Fino al giorno in cui, purificato e liquefatto dal fuoco del tuo amore, confluirò in te.” (11, 29, 39).

Signore, quale abisso il tuo segreto!

Signore Dio mio, quale abisso il tuo profondo segreto, e come me ne hanno gettato lontano le conseguenze dei miei peccati! Guarisci i miei occhi, e parteciperò alla gioia della tua luce.

Certo, se esistesse uno spirito di scienza e prescienza così potente da conoscere tutto il passato e il futuro come io una canzone delle più conosciute, susciterebbe, questo spirito, meraviglia e quasi sacro terrore, poiché nulla gli sfuggirebbe sia delle età già concluse, sia di quelle che rimangono: come a me che canto non sfugge sia la parte della canzone già passata dopo l’esordio, sia quella che resta fino alla fine.

Lontana invece l’idea che, creatore dell’universo, creatore delle anime e dei corpi, tu così conosci tutto il futuro e il passato! Tu assai, assai più mirabilmente e assai più misteriosamente. A chi canta o ascolta una canzone conosciuta, l’attesa delle note future e il ricordo delle passate modifica il sentimento e tende il senso. Nulla di simile accade a te, immutabilmente eterno, ossia davvero eterno creatore delle menti.

Come conoscesti in principio il cielo e la terra senza modificazione della tua conoscenza, così creasti in principio il cielo e la terra senza tensione della tua attività. Chi lo capisce ti confessi, e anche chi non lo capisce ti confessi. Oh, quanto sei elevato! Eppure quanti si abbassano in cuore sono la tua casa. Tu infatti sollevi gli abbattuti, e non cadono quanti hanno in te la loro elevatezza.” (11, 31, 41).

monica e agostino

Mi unisco all’invito di Agostino a guardare in alto, a vivere il già e non ancora, in attesa che si compia per voi la beata speranza:

  • La settima età sarà il nostro Sabbato e questo Sabbato non avrà tramonto, ma sarà il giorno del Signore e, per così dire, un ottavo giorno, la Domenica consacrata alla resurrezione di Cristo a prefigurare il riposo eterno dello spirito e del corpo.
  • Là riposeremo e vedremo; vedremo e ameremo; ameremo e loderemo.
  • Ecco ciò che sarà alla fine!
  • E qual è infatti il nostro fine se non quello di pervenire al regno che non ha fine?” (Città di Dio XXII 30,5)

sant-agostino (2)