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SAN RICCARDO PAMPURI: LA MISTICA DELL’ORDINARIO – Angelo Nocent

San Riccardo Pampuri - Chiesa di Zeloforamagno (MI)

Sballottato tra una religione troppo intimista e un impegno chiuso nell’orizzontalismo, l’uomo d’oggi deve ritrovare il giusto equilibrio. È valido per tutti l’imperativo della lettera pastorale del Cardinal Martini: “Ripartiamo da Dio!”, per riconoscerlo poi nei fratelli e portarlo loro. “Chi non conosce il volto di Dio attraverso la contemplazione, non lo potrà riconoscere nell’azione, sebbene risplenda sul volto degli umiliati e oppressi”.

 Esperienza ed esperienze di Cristo 

Parlando dell’esperienza di Cristo, ci si riferisce non ad esperienze o momenti speciali di presenza avvertita, ma ad una maturazione crescente in noi di tutta la vita cristiana, centrata sulla persona di Cristo. E’ un percorso lento e graduale che converte la conoscenza in incontro, l’incontro in amicizia, l’amicizia in trasformazione”.  

È la “mistica dell’ordinario”, è la religiosità dei poveri, è la santità di tutti e per tutti, come la “piccola via” di santa Teresa di Gesù Bambino , di San Riccardo Pampuri e di Charles de Foucauld. 

  1. «Le cose che hai udite da me, trasmettile a persone fidate, le quali siano in grado di ammaestrare a loro volta anche altri» (2 Tim 2,2).

  2. Ma tu, uomo di Dio, … tendi alla giustizia, alla pietà, alla fede, alla carità, alla pazienza, alla mitezza. Combatti la buona battaglia della fede.» (1 Tm 6,11-12)

  3. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all’Amore che Dio ha per noi.” (1Gv 4, 16)

  4. Quando Colui che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia si compiacque di rivelare a me suo Figlio perché lo annunziassi … subito … partii …” (Gal 1, 15-17)

  5. Ed essi si dissero l’un l’altro: Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24, 32)

  6. Maestro io ti seguirò dovunque andrai!” Gesù gli rispose: Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli dell’aria i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo.” (Mt 8, 19-20)

  7. Cammina umilmente con il tuo Dio!” (Mi 6, 8)

  8. Ho sentito la voce del Signore che diceva: “Chi potrò mandare? Chi andrà per noi? E io dissi: Eccomi manda me!” (Is 6, 8)

  9. Mi fu rivolta la Parola del Signore: “Prima di formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce, ti avevo consacrato …” (Gr 1, 4-5)

  10. Ecco io sono con te e ti proteggerò dovunque tu andrai; poi ti farò ritornare in questo paese, perché non ti abbandonerò senza aver fatto tutto quello che ti ho detto”. (Gn 28,15)

  11. Il Signore disse ad Abram: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre, verso il paese che io ti indicherò!” (Gn 12, 1) 

San Riccardo Pampuri medico 2

S. RICCARDO PAMPURI IN BREVE 

San Riccardo nasce il 2 agosto 1897 a Trivolzio (PV). Rimasto orfano a soli tre anni, fu accolto nella casa di due zii materni che lo allevarono come un figlio, dandogli una solida formazione religiosa unita all’esempio di una generosa carità. Durante gli studi universitari e il servizio militare approfondì la sua spiritualità facendosi terziario francescano e impegnandosi attivamente anche nell’apostolato della cultura. 

Nel 1915 si iscrive alla facoltà di Medicina presso l’Università di Pavia dove si laurea a pieni voti nel 1921. Più che un medico, il Pampuri era un istituzione di carità, come confermano le molte testimonianze dei pazienti che furono curati da lui. Professionalmente preparato, generoso e instancabile ad ogni chiamata, si era proposto di vedere Gesù nei suoi malati, che lo amavano e lo seguivano anche come indiscusso “leader” spirituale. 

La decisione di abbracciare la vita religiosa era andata maturando nel dottor Pampuri mano a mano che egli approfondiva la sua esperienza di fede. Trovò nell’Ordine dei Fatebenefratelli il modo ideale di conciliare la sua professione di medico con la sete di Dio che lo bruciava da sempre.

Gli bastarono tre anni per sigillare la sua intensa esperienza di fede e di amore con una morte serena. Fra Riccardo Pampuri morì a Milano il 1 maggio 1930, a soli 33 anni. I suoi funerali furono un autentico trionfo popolare, a conferma della sua fama di santità. Il 1 aprile 1949 l’Arcivescovo di Milano, Cardinal Schuster, apriva il processo di canonizzazione di Fra Riccardo Pampuri. 

Il 4 ottobre 1981, Fra Riccardo veniva dichiarato beato. Il 1 novembre 1989 fu canonizzato con una solenne cerimonia presieduta da Papa Giovanni Paolo II (fu la prima canonizzazione dopo l’attentato che il Papa subì in Piazza San Pietro). San Riccardo è il Santo del nostro tempo: semplice, umile, preparato, dedito ai malati, apostolo, sereno, credente, Un testimone in tutto e per tutto. 

  • A lui possono salutarmente guardare, per la sua ardente fede, i medici cattolici;
  • a lui possono utilmente ispirarsi tutti gli operatori sanitari per la sua rigorosa coscienza professionale;
  • a lui possono fiduciosamente rivolgersi tutti gli ammalati per apprendere come vivere la loro sofferenza e per chiederne l’intercessione;
  • come lui i giovani possono generosamente dare un senso allo loro vita e incarnare i veri ideali umani e cristiani. 

Sono le parole del Santo Padre, Giovanni Paolo II: «Voi siete chiamati a umanizzare la malattia». Un messaggio rivolto all’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio per la promozione di una medicina più umana, con il malato e per il malato. Un messaggio che deve essere trasformato in progetto di vita da chi vede nella malattia – fisica, mentale, morale che sia – un’ opportunità di crescita e non solo uno spiacevole incidente di percorso. 

Nessun uomo sano si riconosce nella malattia e nei malati. E’ estranea la malattia, come una condizione cui non si appartiene, ed estranei sono i malati, perché privati di quelle facoltà che si ritengono normali: 

  • parola,
  • vista,
  • udito,
  • libertà nei movimenti,
  • autonomia nell’espletare le funzioni fisiologiche…

Eppure tutti, prima o poi, facciamo l’esperienza di un ricovero in ospedale: quando va bene, per il classico piccolo intervento;ancora meglio, se al nostro fianco ci sono i familiari, ad assisterci con l’amore che addolcisce ogni sofferenza. E’ allora che si pensa: “per fortuna non sono solo.” 

Qui si fonda tutta l’antropologia e l’eccelsa dignità spirituale dell’essere umano. Di questo annuncio i mistici sono gli araldi più convincenti. Questa grazia è specialissima, straordinaria e non ha niente a che vedere con fenomeni miracolosi di vario genere (aure luminose, levitazione, stimmate ecc.). Neppure consiste nelle visioni o nelle locuzioni interiori. 

Giovanni Paolo II con il suo infermoere ra Cesare Gnocchi

BEATIFICAZIONE 

Giovanni Paolo II: “Erminio Filippo Pampuri, decimo di undici figli, a 24 anni è medico condotto e a 30 anni entra nell’Ordine Ospedaliero di san Giovanni di Dio (Fatebenefratelli). Solo tre anni dopo moriva. 

È una figura straordinaria, vicina a noi nel tempo, ma più vicina ancora ai nostri problemi ed alla nostra sensibilità. Noi ammiriamo in Erminio Filippo, diventato nell’Ordine Fra Riccardo Pampuri, il giovane laico cristiano, impegnato a rendere testimonianza nell’ambiente studentesco, come membro attivo del Circolo Universitario “Severino Boezio” e socio della Conferenza di san Vincenzo de’ Paoli; il dinamico medico, animato da una intensa e concreta carità verso i malati e i poveri, nei quali scorge il volto del Cristo sofferente. 

Egli ha realizzato letteralmente le parole, scritte alla sorella suora, quando era medico condotto: “Prega affinché la superbia, l’egoismo e qualsiasi altra mala passione non abbiano ad impedirmi di vedere sempre Gesù sofferente nei miei malati, Lui curare, Lui confortare. Con questo pensiero sempre vivo nella mente, quanto soave e quanto fecondo dovrebbe apparirmi l’esercizio della mia professione!”. 

Lo ammiriamo anche come religioso integerrimo di un benemerito Ordine, che, nello spirito del suo Fondatore san Giovanni di Dio, ha fatto della carità verso Dio e verso i fratelli infermi la propria missione specifica e il proprio carisma originario. “Voglio servirti, o mio Dio, per l’avvenire con perseveranza ed amore sommo: nei miei superiori, nei confratelli, nei malati tuoi prediletti: dammi la grazia di servirli come servirei Te”: così scriveva nei propositi in preparazione alla professione religiosa. 

La vita breve, ma intensa, di Fra Riccardo Pampuri è uno sprone per tutto il Popolo di Dio, ma specialmente per i giovani, per i medici, per i religiosi. Ai giovani contemporanei egli rivolge l’invito a vivere gioiosamente e coraggiosamente la fede cristiana; in continuo ascolto della Parola di Dio, in generosa coerenza con le esigenze del messaggio di Cristo, nella donazione verso i fratelli. 

Ai medici, suoi colleghi, egli rivolge l’appello che svolgano con impegno la loro delicata arte animandola con gli ideali cristiani, umani, professionali, perché sia una autentica missione di servizio sociale, di carità fraterna, di vera promozione umana. Ai religiosi ed alle religiose, specialmente a quelli e quelle che, nell’umiltà e nel nascondimento, realizzano la loro consacrazione fra le corsie degli ospedali e nelle case di cura, Fra Riccardo raccomanda di vivere lo spirito originario del loro Istituto, nell’amore di Dio e dei fratelli bisognosi.” (04. 10. 1981) 

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALL’ASSEMBLEA DEI SUPERIORI E DELLE SUPERIORE D’ITALIA 

Castelgandolfo, 15 ottobre 1981 

1. Desidero manifestarvi anzitutto, la mia sincera gioia per questo incontro con voi, esponenti qualificati degli Ordini e Congregazioni maschili e femminili d’Italia, qui accompagnati dal Segretario della Sacra Congregazione per i religiosi, che rappresentate centoventi Istituti maschili, con trentasettemila religiosi, e seicentocinquanta Istituti femminili, con centoquarantacinquemila religiose. 

Alla legittima letizia per questo incontro desidero aggiungere anche il vivo compiacimento per codesta assemblea nazionale congiunta che si realizza per la prima volta in Italia e che è stata preparata dagli Organismi interessati con ammirevole impegno sia per quanto concerne la parte liturgica – preghiera comunitaria e celebrazioni eucaristiche – sia per il numero, l’ampiezza e la profondità dei temi meditati e studiati insieme, che vertono sulla presenza e il valore della vita religiosa nella Chiesa e nel mondo, sull’efficacia e l’apporto della vita religiosa nella costruzione della Chiesa, nonché sul tema specifico della vita religiosa di fronte ai mutamenti culturali e strutturali della società italiana, nella quale voi tutti, fratelli e sorelle, siete chiamati ad operare apostolicamente ed a rendere esemplare ed incisiva testimonianza della fecondità della vostra donazione totale a Dio. 

2. Questi temi di fondo, nonché i molteplici argomenti di studio, che sono in questi giorni trattati dai lavori di gruppo – quali, ad esempio, la spiritualità dell’azione, la pastorale vocazionale, le comunicazioni sociali e la vita religiosa, il coordinamento per un migliore servizio ecclesiale, eccetera – affrontati congiuntamente, sono rivolti a sottolineare il fatto che, se distinta è l’organizzazione, la vita, l’attività apostolica dei religiosi e delle religiose, comune ne è tuttavia la formazione religiosa, in quella fondamentale ed ineliminabile “dimensione contemplativa”, che sta alla base della consacrazione religiosa, la quale è una risposta generosa e totalizzante alla chiamata di Gesù: “Sequere me” (cf. Mc 2,14; Lc 5,27). 

Questa dimensione originaria della vita religiosa è stata sottolineata dal Concilio Vaticano II, che ha raccomandato ai religiosi ed alle religiose il primato della vita spirituale, e quindi l’amore a Dio, che per primo ci ha amato, la vita nascosta con Cristo in Dio, lo spirito di preghiera, l’amore per il prossimo per la salvezza e per l’edificazione della Chiesa (cf. , 6); è stata ancora ribadita dal mio predecessore Paolo VI nella sua esortazione apostolica circa il rinnovamento della vita religiosa secondo l’insegnamento del Concilio, quando vi ha detto: “Un’attrattiva irresistibile vi trascina verso il Signore. 

Afferrati da Dio, voi vi abbandonate alla sua azione sovrana, che verso di Lui vi solleva ed in Lui vi trasforma, mentre vi prepara a quella contemplazione eterna, che costituisce la nostra comune vocazione” (Paolo VI, , 8); è stata inoltre ampiamente illustrata dal recente documento, emanato nel marzo dello scorso anno dalla Sacra Congregazione per i religiosi e gli Istituti Secolari sulla “dimensione contemplativa della vita religiosa”, che è uno dei testi, che in questi giorni state analizzando e meditando nella riflessione congiunta. 

È comune l’impegno per la promozione della persona, mediante l’inserimento nei molteplici aspetti della vita sociale, la varietà delle opere e delle attività condotte dai religiosi e dalle religiose a favore dell’uomo, nella organica comunione ecclesiale e in fedeltà dinamica alla propria consacrazione, secondo il carisma del Fondatore, come è ricordato dalla istruzione “Religiosi e promozione umana”, promulgata dalla Plenaria del menzionato Dicastero nell’aprile del 1978. “II compimento della missione dell’evangelizzazione – si legge in tale Documento – domanda alla Chiesa di scrutare i segni dei tempi, interpretati alla luce del Vangelo, rispondendo così ai perenni interrogativi dell’uomo. Di questa dimensione profetica i religiosi sono chiamati a rendere singolare testimonianza. 

La continua conversione del cuore e la libertà spirituale, che i consigli del Signore stimolano e favoriscono, li rendono presenti ai loro contemporanei in modo tale da ricordare a tutti che l’edificazione della città terrena non può che essere fondata sul Signore e a lui diretta” (Religiosi e promozione umana, Introd.). 

Comune è infine l’inserimento orante e fattivo nella Chiesa locale, dalla quale i religiosi e le religiose sono nati ed alla quale prestano unitariamente il proprio servizio, nella testimonianza e nell’annuncio del Vangelo, nella reciproca collaborazione, nel coordinamento della pastorale diocesana sotto la guida del Vescovo, il cui ministero rappresenta quello di Cristo capo della Chiesa, come è lucidamente descritto nel Documento “Criteri sui rapporti tra Vescovi e religiosi nella Chiesa”, emanato nel maggio del 1978 dalla Sacra Congregazione per i Vescovi e dalla Sacra Congregazione per i religiosi e gli Istituti Secolari, in applicazione dei Documenti conciliari . 

3. Carissimi fratelli e sorelle! La vostra consacrazione religiosa è un segno spirituale e privilegiato per la Chiesa e per il mondo! Voi seguite Cristo che, vergine e povero, redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza spinta fino alla morte in croce. La castità, la povertà, e l’obbedienza consacrate, vissute in piena letizia, sono testimonianze prefigurative della dimensione escatologica della Chiesa e del cristiano.

La fede ci dona la certezza che la dedizione a Dio nelle varie forme di vita consacrata, pur tra difficoltà, delusioni e pericoli, non potrà non incidere nell’autentica promozione ed evoluzione culturale e sociale dell’umanità, come il grano di frumento gettato a marcire nel terreno (cf. Gv 12,24) e come il pugno di lievito confuso nella massa di farina (cf. Mt 13,33). 

Ne danno piena dimostrazione i tre novelli Beati 

  • Alain de Solminihac,
  • Luigi Scrosoppi,
  • Riccardo Pampuri

e le due novelle Beate 

  • Claudine Thévenet e
  • Maria Repetto,

 che ho avuto la gioia di elevare in questi giorni agli onori degli altari. Gesù Cristo dia continuamente a voi l’abbondanza della sua grazia, perché lo possiate seguire con generosa letizia, e metta altresì nel cuore di tanti e tante giovani il germe della vocazione religiosa e doni loro la forza di farla germogliare in una generosa risposta. Affido questi voti alla materna intercessione della Vergine santissima. A voi tutti la mia benedizione apostolica.

 ( Santa Sede del 15/10/1981 )